E' online il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

24

Mar

Seminario: "La socializzazione fascista e il comunismo"
Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo
via del Suffragio 18 (VT) - ore 15.30

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  13 giugno 2017

Il secondo principio

La teleconferenza di martedì, presenti 13 compagni, è iniziata commentando le relazioni svolte durante l'ultimo incontro redazionale a Torino.

La prima relazione ha affrontato il tema della salute nella società capitalista. Oggi la medicina vive una pesante dicotomia: da una parte esiste una conoscenza di tipo "occidentale" che prende origine da Galileo, dall'altra quella che abbiamo definito di stampo "leonardesco-orientale". In questa situazione, c'è chi attacca la prima utilizzando pedestremente la seconda, oppure, viceversa, chi si barrica dietro a concezioni e principi cartesiani e riduzionisti. In entrambi i casi domina l'omologazione e la scienza viene piegata all'ideologia, come accaduto con la tifoseria pro o contro vaccini. Il massimo a cui è giunta la nostra epoca è l'interdisciplinarità, ovvero la conferma dell'esistenza di discipline che in qualche modo devono dialogare fra loro. Tutt'altra cosa è invece l'identità monistica e materialistica della conoscenza umana propugnata dalla nostra corrente.

La relazione "L'amministrazione Trump e i problemi di identità del capitale mondiale" ha preso le mosse da alcuni quesiti: la nuova dottrina degli Usa è isolazionista e protezionista? Possono gli Usa abdicare al loro ruolo di poliziotto globale senza causare sconquassi a livello mondiale? Difficile. Tanto per fare un esempio: il Qatar ospita ad Al Udeid la più grande base militare statunitense del Medio Oriente, che con oltre 11.000 soldati e circa 100 aerei fa parte del sistema di presidi permanenti sparsi in tutto il pianeta. Le basi sono territorio statunitense in terra altrui e sono dotate di costruzioni stabili come aeroporti, magazzini, media center, ecc. Anche se questo tipo di organizzazione, nata e progettata sulla base della dottrina militare di alcuni decenni fa, risulta oggi dispendioso di fronte alla guerra diffusa, è evidente che gli Stati Uniti non possono rinchiudersi in sé stessi, così come vorrebbe parte della popolazione. Ma, allo stesso tempo, stanno retrocedendo rispetto ad altri poli mondiali. Una contraddizione esplosiva per il mondo intero.

La guerra di tutti contro tutti si espande e lo scenario mediorientale ne rappresenta il paradigma. A Mosul e Raqqa le forze in campo, statali e non, sono molteplici: Usa, Russia, Turchia, Iran, Arabia, Siria, e poi curdi, milizie sciite, jihadisti, gruppi turcomanni, ecc. Inoltre molti degli attori statali coinvolti con truppe nell'area si ritrovano ora a fare i conti con i crescenti problemi interni.

In Russia le manifestazioni del 12 giugno scorso, lanciate dal blogger e oppositore Navalny, sono state represse violentemente dalla polizia, sia nella capitale dove si contano circa 750 arresti, sia a San Pietroburgo dove sarebbero 900 i fermati. A scendere in piazza sono state migliaia di persone, soprattutto giovani che hanno lanciato slogan contro la repressione e la corruzione. Secondo il Corriere della Sera "Navalny è soltanto il volto più noto, e non necessariamente candido, di quella che un giorno potrebbe diventare la nuova opposizione russa: una opposizione di attivisti internauti che scavalca i freni di regime e scuote una società non più dormiente".

Ovviamente alcune forze politiche russe tentano di ricondurre questi movimenti all'interno dei circuiti parlamentari, ma ciò è sempre più difficile perché mancano gli strumenti (economici) necessari per corrompere la popolazione, specie i giovani e i senza riserve che non hanno nulla da perdere. Le cause materiali del sommovimento sociale in Russia, ma anche in altri paesi (tutto il Marocco è interessato da manifestazioni iniziate nella regione povera del Rif), sono da ricercare infatti nella disoccupazione di massa, nella miseria crescente e nella mancanza di prospettiva per il futuro.

Anche in Europa il sistema perde progressivamente energia. Il risultato del voto inglese presenta un forte rischio di ingovernabilità. In Francia e in Italia la bassa partecipazione alle legislative e alle comunali (a Genova non ha votato neanche il 50% degli aventi diritto) suona come un campanello d'allarme per la borghesia. L'astensionismo è in crescita ovunque: "La classica struttura elettorale, basata sullo schema bipolare destra-sinistra, che serviva a legittimare una parvenza di alternativa sulla quale speculare politicamente, non esiste praticamente più. Il quadro istituzionale è estremamente frammentato, sfumato, con aggregazioni governative che si risolvono inevitabilmente in deboli alleanze trasversali, in altri tempi ritenute scandalose." ("Il secondo principio", n+1 n. 41)

La dinamica capitalistica può essere rappresentata con un diagramma degli incrementi relativi della produzione industriale come quello riportato nell'articolo "Un modello dinamico di crisi". In esso possiamo osservare come l'andamento di tali incrementi rispecchi fedelmente quello del saggio di profitto e la progressiva sincronizzazione tra i due. L'assottigliamento finale della fascia di oscillazione indica la perdita di energia del sistema. In questa situazione di disordine crescente, tutti i paesi vorrebbero essere esportatori netti di merci, ma solo alcuni vi riescono (Cina, Germania), lasciando in debito commerciale gli altri, Stati Uniti in primis. Gli investimenti in debito in un primo tempo hanno avuto un effetto moltiplicatore, ma alla fine si è presa l'abitudine di sviluppare in tal modo l'economia che si è stabilizzata raggiungendo livelli enormi di debito pubblico e privato.

L'Economist in un recente articolo si chiede cosa potrebbe accadere se scoppiasse una bolla speculativa nel mondo Bitcoin. La moneta elettronica nata nel 2009 è perfetta per realizzare la tendenza alla completa autonomizzazione del Capitale, insofferente ai vincoli nazionali (il Bitcoin si comporta come riserva di valore e come mezzo di pagamento).

Nel 1987 la distruzione del capitale fittizio fu devastante e bruciò circa 5 milioni di miliardi di lire; poi l'economia si riprese. Il paragone con l'oggi è insostenibile perché nel frattempo si è accumulata un'immensa quantità di capitale fittizio.

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  • Marasma sociale e autorganizzazione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'articolo "Le rivolte anti elité nate dalla rabbia più che dai conti", pubblicato sul Corriere della Sera (4.12.18) a firma di Pierluigi Battista. Secondo il giornalista in vari paesi, tra i quali Francia, Usa, Italia, Germania e Inghilterra, il ceto medio sta facendo i conti con il peggioramento dei livelli di vita:

    "Sono i condannati all'esclusione culturale, alla marginalità, all'irrilevanza sociale che si sentono più poveri anche se possono mantenere un Suv. Ed è la paura dell'impoverimento più dell'impoverimento in quanto tale che agita e scuote un ceto medio declassato, assediato dai nuovi dannati della terra che marciano rumorosi a distruggere un'identità sempre più incapace di difendersi: il ceto medio, non solo i diseredati orfani delle protezioni fornite da un robusto Welfare State in declino."

    Sulla stessa linea Stefano Folli che sulle pagine di Repubblica, nell'articolo "Roma, Parigi e l'Europa delle debolezze", osserva che "se l'incendio francese continuasse a divampare, Macron avrebbe bisogno della solidarietà europea per placare il malessere dei ceti impoveriti. In quel caso non sarebbe possibile negare all'Italia ciò che viene concesso alla Francia." Il fenomeno francese dei gilet jaune è dunque un prodotto e al tempo stesso un fattore di instabilità politica e sociale. A seguito delle rivolte, il capo dell'Eliseo ha fatto un passo indietro sulla tassa del carburante, anche perché, secondo Le Monde, si rischiava di arrivare ad una situazione pre-insurrezionale. Ma la sua mossa potrebbe convincere le piazze a non fermarsi e ad alzare la posta in gioco, mettendo sul tavolo una nuova serie di richieste.

  • Rovesciamento della prassi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 9 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'assemblea europea dei rider avvenuta lo scorso 25 e 26 ottobre a Bruxelles. Circa 60 fattorini, impiegati presso aziende del food delivery quali Deliveroo, UberEats, Glovo e Foodora, e provenienti da Spagna, Italia, Francia, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Germania, si sono dati appuntamento nella capitale belga per dar vita a un coordinamento di lotta (Transnational Courier Federation). Dalle prime mobilitazioni del 2016 a Londra, il settore ha visto un continuo di scioperi e manifestazioni che hanno coinvolto sempre più paesi, fino a lambire Cina, Hong Kong e Australia. Durante l'incontro di Bruxelles i precari hanno scambiato informazioni sulle rispettive lotte e hanno lanciato uno sciopero europeo per il prossimo 1° dicembre. Il comunicato ufficiale si chiude con queste parole:

    "La lotta contro lo sfruttamento tramite piattaforme di consegna non può essere effettuata all'interno del quadro nazionale. Queste multinazionali si basano sull'elevato tasso di disoccupazione giovanile, le difficoltà per coloro che sono senza documenti di trovare lavoro per trarne profitto. L'approccio internazionalista attorno al quale si costituisce questa federazione rappresenta un passo in avanti per la nostra classe. Mentre il nazionalismo sta guadagnando terreno in Europa e le organizzazioni, anche di sinistra, hanno ripreso il discorso nauseante sui confini, noi rider abbiamo deciso di organizzarci contro queste operazioni e gridare a gran voce che i confini non ci dividono: fattorini di tutti i paesi unitevi!"

  • L'auto-isolamento della borghesia

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata con alcune domande, poste da un compagno, in merito alla teoria rivoluzionaria della conoscenza.

    Nel 1905 Albert Einstein sviluppa la teoria della relatività ristretta, e successivamente, nel 1916, la teoria della relatività generale. Quest'ultima viene elaborata in un momento storico di forte tensione sociale e sarà provata empiricamente solo nel 1922.

    La mancata unificazione delle leggi che stanno alla base della teoria della relatività con quelle della meccanica quantistica rappresenta un grosso problema per gli scienziati. L'affermarsi della meccanica quantistica segna il trionfo della teoria dualistica, ovvero della separazione tra corpo e spirito, materia ed energia, ecc. Tale teoria sostiene che la realtà non esiste poichè costituita solo dalle informazioni che noi abbiamo su di essa. Nel Secondo Dopoguerra, nell'ambito dello studio sulla teoria della conoscenza, Bordiga si schiera decisamente per una concezione scientifica anti-dualistica, ponendosi contro l'interpretazione di Copenaghen, basata sul dualismo onda-particella e la cui metafisica viene definita da alcuni dei suoi seguaci come un ritorno ad Aristotele. Nel 1955 scrive un piccolo saggio a sostegno della tesi deterministica e monistica della natura, intitolato "Relatività e determinismo, in morte di Albert Einstein" (Il programma comunista n. 9 del 1955).

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

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Newsletter 232, 12 febbraio 2019

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