E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 giugno 2017

Rete, informazione e potere

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata dalla lettura di un passo dall'articolo "In senso lato e in senso stretto":

"Può esservi teoricamente una rete senza legami forti, ma una rete senza legami deboli è impensabile. Per usare la terminologia di Lenin, il partito in senso stretto è una rete a legami forti; con lo sviluppo dei legami deboli verso la classe abbiamo il partito in senso lato."

Attraverso i siti, la corrispondenza, i social network, riceviamo riscontri positivi al lavoro che da anni portiamo avanti e più in generale notiamo un certo interesse nei confronti della Sinistra Comunista "italiana". Tale "attenzione" è probabilmente dovuta all'aggravarsi della crisi da una parte, e dall'altra al farsi sempre più evidente delle anticipazioni di organizzazione comunistica futura. Grazie alla Rete, il patrimonio storico della corrente cui facciamo riferimento si apre al mondo e si universalizza.

Temi come quelli dei robot, dell'automazione e dell'intelligenza artificiale, che fino a qualche anno fa erano appannaggio di specialisti, oggi sono dibattuti sui media ufficiali e sulle reti sociali. Le macchine, divenute intelligenti e autonome, non solo modificano la struttura produttiva ma anche l'assetto sociale, in quanto rendono irreversibilmente superflua gran parte della forza lavoro. Prima c'è stata la sbornia da globalizzazione (delocalizzazioni), ora con la robotizzazione le aziende tornano in patria (ricollocazione) poiché il costo dei robot è lo stesso ovunque. La smaterializzazione delle merci avanza senza sosta, eliminando vecchie mansioni e vecchi paradigmi. La transizione è in corso.

Le rivoluzioni sono sfumate e vedono la sovrapposizione di modi di produzione differenti. Il capitalismo non emerge in blocco, ma è il risultato di processi diversificati da paese a paese e di trasformazioni politiche di consolidamento più o meno lunghe. Esso ha una freccia nel tempo: nasce, cresce e muore. Ad un tratto nel suo percorso le forze produttive cozzano contro la struttura dei rapporti di produzione e allora comincia un'epoca di rivoluzione. Che, giusta Engels, è un processo naturale, un fatto fisico. Il modo di produzione capitalista è già cadavere, il proletariato altro non dovrà fare che seppellirlo.

Oggi tutti hanno in tasca uno smartphone con cui riprendere/fotografare/descrivere quanto accade intorno e comunicarlo al mondo, l'informazione si socializza ed è a portata di mano, mentre una volta era prerogativa di giornali, televisioni e radio, mezzi di comunicazione monopolizzati da una ben precisa classe. Lo Stato deve misurarsi col fatto che tutti possono aprire un blog, un sito, una pagina Facebook, e diventare media. Alessandro Baricco nell'epilogo del saggio I barbari. Saggio sulla mutazione descrive appunto la mutazione in corso, il cambio di paradigma in atto:

"il cuore della faccenda è lì: il resto è solo una collezione di conseguenze: la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell'analisi, il surf al posto dell'approfondimento, la comunicazione al posto dell'espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica. Uno smantellamento sistematico di tutto l'armamentario mentale ereditato dalla cultura ottocentesca, romantica e borghese."

Wikipedia, l'enciclopedia on line più cliccata, si costruisce grazie al lavoro gratuito di migliaia e migliaia di "barbari", mostrando come attraverso la Rete si forma e si sviluppa un cervello sociale, estendibile anche all'ambito politico. Durante le primavere arabe si è assistito ad una vera e propria esplosione di informazione auto-organizzata, un'orizzontalità della comunicazione prima impensabile. Ciò ha ispirato il movimento degli Indignados in Spagna e poi la galassia Occupy in Usa. Indietro non si torna.

Gli Stati Uniti, sbirro mondiale, non riescono più a governare il fatto economico e di conseguenza hanno grandi difficoltà anche con quello militare. Per esempio in Medioriente, con le molteplici sfaccettature dello scenario di guerra siriano (nell'articolo "Siria, chi combatte contro chi?" di Difesa Online si trova un'utile tabella esemplificativa). O in Europa, dove lo stillicidio di micro e macro attacchi genera assuefazione. In entrambi i casi siamo di fronte ad espisodi della guerra mondiale "combattuta a pezzi", e se non tutti ancora associano quello che succede in Yemen e in Siria alle azioni armate di Parigi, Londra e Bruxelles, in futuro sarà sempre più facile comprendere che si tratta di un processo unico e globale.

Nel Regno Unito il rogo della Torre Grenfell, un edificio popolare ai margini di una zona ricca di Londra, ha scatenato le proteste di parenti e amici delle oltre 70 vittime. Per risparmiare, il grattacielo era stato rivestito con pannelli non ignifughi e le misure di sicurezza adottate erano inadeguate. Ovviamente il palleggio delle responsabilità tra il sindaco di Londra e il primo ministro inglese non si è fatto attendere, ma in realtà è lo Stato nel suo complesso a perdere energia. I drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale sono sempre più frequenti (anche da noi, vedi i crolli di viadotti e cavalcavia).

Si è poi passati a commentare l'articolo "Deutsche Bank: mercati in equilibrio precario, occhio a 'cataclismi'" di Wall Street Italia. Per Aleksandar Kocic, analista della banca tedesca, "un evento completamente innocuo potrebbe scatenarne un cataclisma, un pò come le grida di uno sciatore oppure una nevicata continua finiscono per provocare una valanga". Secondo Goldman Sachs il pericolo sarebbe rappresentato dai Faamg, vale a dire Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google, tanto che gli esperti ipotizzano similitudini con la bolla tech di inizio millennio. Il differenziale tra la capitalizzazione di queste società e gli utili che generano è molto alto: i loro profitti non derivano tanto dallo sfruttamento della (esigua) forza valore impiegata, ma da forme di monopolio ovvero dal drenaggio di valore prodotto altrove.

In chiusura di teleconferenza si è accennato allo sciopero della logistica e dei trasporti in Italia lo scorso 16 giugno. La giornata di lotta ha coinvolto sia i facchini e i corrieri della logistica, che i lavoratori del trasporto autoferrotranviario, marittimo, aereo e aeroportuale, bloccando interporti del Nord Italia e il trasporto pubblico a Roma, Milano e in altre città. L'involucro sindacale corrisponde sempre meno al "suo" contenuto, il mondo del lavoro, ormai ultra-precarizzato e senza garanzie. Nel paese i Neet, coloro tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, sono più di 2 milioni, e non sono inquadrati sindacalmente, non hanno rivendicazioni nè contratti da rinnovare. Per adesso sono silenti, ma non è detto che lo siano ancora a lungo.

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    Durante la teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 10 compagni, abbiamo fatto alcune considerazioni in merito al Decreto Dignità approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 3 luglio.

    I punti salienti del documento riguardano: i contratti a termine, che potranno essere rinnovati 4 volte e non più 5, e la cui durata massima passerà da 36 a 24 mesi con un aumento crescente del costo contributivo dello 0,5% per ogni rinnovo; l'indennità per i licenziamenti, ampliata da 24 mesi ad un massimo di 36; le delocalizzazioni, con l'istituzione di una penale per le imprese che lasciano il paese prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati. Confindustria, superando il ridicolo, ha detto che il decreto rischia di irrigidire il mercato del lavoro. Nel suo complesso il provvedimento, a dispetto del nome pretenzioso che porta, sembra poter fare ben poco per arginare e, tantomeno, eliminare lo stato di precarietà e povertà in cui si trovano milioni di lavoratori in Italia. E non c'è da stupirsene, dato che, come si è visto innumerevoli volte nel passato, le leggi servono piuttosto a prendere atto e a formalizzare una situazione che esiste già. Per questo i critici del Decreto Dignità, come "Il sindacato è un'altra cosa – opposizione Cgil", che accusano i 5 Stelle di fare solo mera propaganda, appaiono come degli ingenui, tanto più se lo fanno rilanciando parole d'ordine come l'abrogazione del Jobs Act e la riconquista dell'articolo 18. Ponendosi sullo stesso piano del governo, ma criticandolo perché credono che davvero basterebbe una legge "giusta" per risolvere i mali che affliggono la classe lavoratrice, si dibattono per il ritorno ad un mercato del lavoro che non esiste più. Ma siamo proprio sicuri che sia il caso di rimpiangere quel vecchio mondo fatto di "pieno impiego" e "stabilità politica"?

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    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

  • Guerra diffusa, entropia e marasma sociale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è ricordato il Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace. Quando uscì, nel 1967, il testo suscitò un certo scalpore ed alcuni si spinsero ad identificarne l'autore nell'economista John Kenneth Galbraith. Il libro fu curato dal giornalista Leonard Lewin e nella prefazione venne presentato come un documento segreto commissionato dal governo americano con lo scopo di valutare la possibilità o meno di arrivare ad una pace globale, studiandone rischi e benefici. Il Gruppo che lo redasse, composto da studiosi e ricercatori, consegnò all'esecutivo il Rapporto che fu detto da Iron Mountain per il nome della località in cui si trovava il rifugio segreto, presso lo stato di New York, in cui si sarebbero riuniti gli scienziati.

    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

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