E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  25 luglio 2017

Vittoria critica

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle ultime notizie sulla siccità in Italia.

La Penisola non è certo arida, sul territorio italiano sono presenti le Alpi e gli Appennini che fanno affluire acqua in abbondanza nei fiumi e nei laghi. Il problema principale è semmai la manutenzione, visto che produce meno profitti che non la progettazione e la costruzione di grandi opere come Tav, Mose, ecc. Per controllo e gestione del territorio intendiamo la messa in sicurezza di acquedotti, ponti, canali, viadotti, strade e abitazioni. Ritornando al problema dell'acqua, che si tratti di dissalazione o di distribuzione dove manca, bisogna affrontare la questione al modo del Programma rivoluzionario immediato nell'Occidente capitalistico (1952), dimostrando che il problema non è tecnico ma di natura politica. Una società liberata dall'angoscia del profitto, che riesca finalmente a rovesciare la prassi, e cioè a progettare la vita di specie in armonia con la natura, metterà la parola fine alla follia dissipativa del capitalismo d'oggi, impiegando il minimo di energia anche per il rifornimento idrico.

Si è poi passati a commentare l'articolo "Le Borse ora valgono più del Pil del pianeta. Quali sono i rischi?". Secondo il Sole 24 Ore le borse sono reduci da 9 anni consecutivi di rialzi; dal 2003 al 2016 il Pil non è mai stato inferiore alla capitalizzazione delle borse, tranne che per il significativo periodo di fine 2007 quando si è verificato il crollo dei mercati finanziari. Oggi siamo ai massimi di tutti i tempi: da inizio anno la capitalizzazione è aumentata di oltre 10mila miliardi. L'impennata delle borse è semplicemente il frutto di uno scollamento tra la valorizzazione reale e quella fittizia che avviene in ambito finanziario. Sono infatti i difetti di accumulazione che producono la finanziarizzazione dell'economia e le relative crisi:

"Partiamo da un assioma: l'unico modo per produrre nuovo valore è produrre merci e venderle. Tutto ciò che concerne il valore dopo tale operazione, e che chiamiamo interesse, rendita, formazione di 'redditi' vari, non è che una ripartizione del plusvalore originario. Nel mercato finanziario non ruota altro che quel plusvalore, apparentemente moltiplicato dal vorticoso susseguirsi delle transazioni. Ogni crisi finanziaria è necessariamente il prodotto di una crisi di produzione di plusvalore." ("Non è una crisi congiunturale", n+1 n. 23)

Nata come servizio all'industria, la finanza è diventata un mondo a sé e cerca di fare il miracolo di creare capitale da solo capitale. Nei fatti non esiste alcun rapporto tra i prezzi di borsa e quello che questi prezzi rappresentano e alla fine la legge del valore si prende la sua vendetta facendo scoppiare le bolle.

Il capitale fittizio in circolazione è di molte volte superiore all'intero Pil del pianeta, nessuno ne conosce la quantità effettiva. La Banca Mondiale conteggia, al massimo, i derivati, mentre moltissime transazioni sono over the counter, non passano cioè attraverso il conteggio degli istituti nazionali. Grazie al sostegno delle banche centrali che iniettano liquidità nei mercati, le borse hanno guadagnato negli ultimi anni circa 15 mila miliardi. Il sistema è drogato a livelli inauditi. Significativo il titolo di un altro articolo del Sole 24 Ore: "Le big five dell'hi-tech valgono 3mila miliardi $, più del Pil della Francia". Apple, Google, Microsoft, Amazon e Facebook, pur non mettendo in moto grandi quantità di lavoro, riescono ad attirare una montagna di capitali. Questi colossi funzionano perlopiù grazie ad algoritmi, con pochissimi dipendenti in relazione alla loro capitalizzazione, e più di un analista si domanda se siamo vicini a un crash come quello delle Dot-com.

Questa crisi, ormai praticamente quarantennale, mostra tutte le magagne dell'organismo capitalistico, che è innegabilmente tenace, ma con l'acqua alla gola ("La crisi storica del capitalismo senile", Quaderno n. 1). Quando le crisi non sono più in grado, come nel secolo scorso, di distruggere abbastanza capitali (lo sciupìo massimo è già la massima distruzione di capitale potenziale), di eliminare abbastanza capitalisti (sono già stati eliminati); se non sono più malattie acute che partono da un settore o da un'area per diffondersi come un'epidemia (la centralizzazione integra i settori diversi); se diventano una malattia cronica che interessa il globo intero (come già intravide Engels), la faccenda si fa molto interessante.

Possiamo essere contenti perché siamo di fronte a potenti conferme e ad una vittoria critica del "marxismo". Infatti, come dice la nostra corrente, la polarizzazione economica è il lievito della lotta di classe e mai come oggi la legge della miseria crescente (quella che Marx chiama la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica) dimostra la sua validità. La Sinistra Comunista "italiana", pur non esistendo più come corrente politica organizzata, ci ha lasciato un immenso patrimonio storico da cui attingere; uno degli articoli sempreverdi che abbiamo ricordato è "Attivismo" (Battaglia comunista n. 6 e 7 del 1952), in cui viene affermato che in assenza del partito comunista, anche se lo Stato crolla e le forze repressive borghesi sono allo sbando, la situazione è a tutti gli effetti controrivoluzionaria:

"È necessario dunque affinché la società esca dal marasma in cui è piombata, e che la classe dominante è impotente a sanare, perché impotente a scoprire le nuove forme adatte a scarcerare le forze di produzione e avviarle verso nuovi sviluppi, che esista un organo di pensiero e di azione rivoluzionario collettivo che convogli ed illumini la volontà sovvertitrice delle masse."

Un organismo del genere non si può certo creare a tavolino, rimboccandosi le maniche o muovendo attivisticamente il culo. Deve verificarsi l'intreccio di una molteplicità di fattori, politici, sociali ed economici, che nessuno è in grado di determinare. Almeno dagli anni '20 andiamo dicendo che non si creano né i partiti né le rivoluzioni, partiti e rivoluzioni semmai si dirigono.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato a quanto accade in Venezuela dove gli schieramenti in campo sono finora interni alla forma sociale vigente e non si vede l'ombra di anti-capitalismo. Nel paese sudamericano, così come in decine di altri stati che stanno collassando, mancano dei punti di riferimento politici che rappresentino un ponte verso il futuro. La crescita della disoccupazione, della miseria e il "non voler vivere alla vecchia maniera" delle masse, spingeranno sempre più proletari nel mondo ad appropriarsi del programma invariante della rivoluzione. I movimenti di protesta globali nati nel 2011 hanno provato che la Rete può fungere non solo da cassa di risonanza politica ma anche da strumento di collegamento delle lotte.

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    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

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    La situazione che emerge dai dati raccolti nel rapporto, come illustra un rappresentante della sede italiana dell'organizzazione non governativa in una recente intervista, è decisamente preoccupante. Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni no profit operanti in 90 diversi nazioni e dispone di una rete ampiamente estesa i cui sensori sono dislocati praticamente in tutto il mondo (10.000 operatori e 50.000 volontari). Lo studio del 2018 tratta principalmente il tema della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e il risultato a cui giunge – ma non si tratta di una novità dato che sono sempre di più le ricerche di questo tipo a rilevare tale assetto generale – è quello di una società in cui il denaro, o la prosperità in generale, confluisce in misura sempre maggiore nelle solite "poche" mani. Nel documento vengono inoltre presentate proposte e suggerimenti per arginare tale situazione di disparità. Ovviamente si tratta di soluzioni di carattere riformista, come la tassazione progressiva, l'introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, e via dicendo.

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    La situazione economica in cui versa il paese è molto simile a quella di altre aree del mondo dove storicamente vengono attuate misure per calmierare i beni di prima necessità. Quando le condizioni economiche peggiorano e tali misure non possono più essere mantenute, quando i governi non riescono più a sfamare le popolazioni, scattano le rivolte, i saccheggi e le manifestazioni.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

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