E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  25 luglio 2017

Vittoria critica

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle ultime notizie sulla siccità in Italia.

La Penisola non è certo arida, sul territorio italiano sono presenti le Alpi e gli Appennini che fanno affluire acqua in abbondanza nei fiumi e nei laghi. Il problema principale è semmai la manutenzione, visto che produce meno profitti che non la progettazione e la costruzione di grandi opere come Tav, Mose, ecc. Per controllo e gestione del territorio intendiamo la messa in sicurezza di acquedotti, ponti, canali, viadotti, strade e abitazioni. Ritornando al problema dell'acqua, che si tratti di dissalazione o di distribuzione dove manca, bisogna affrontare la questione al modo del Programma rivoluzionario immediato nell'Occidente capitalistico (1952), dimostrando che il problema non è tecnico ma di natura politica. Una società liberata dall'angoscia del profitto, che riesca finalmente a rovesciare la prassi, e cioè a progettare la vita di specie in armonia con la natura, metterà la parola fine alla follia dissipativa del capitalismo d'oggi, impiegando il minimo di energia anche per il rifornimento idrico.

Si è poi passati a commentare l'articolo "Le Borse ora valgono più del Pil del pianeta. Quali sono i rischi?". Secondo il Sole 24 Ore le borse sono reduci da 9 anni consecutivi di rialzi; dal 2003 al 2016 il Pil non è mai stato inferiore alla capitalizzazione delle borse, tranne che per il significativo periodo di fine 2007 quando si è verificato il crollo dei mercati finanziari. Oggi siamo ai massimi di tutti i tempi: da inizio anno la capitalizzazione è aumentata di oltre 10mila miliardi. L'impennata delle borse è semplicemente il frutto di uno scollamento tra la valorizzazione reale e quella fittizia che avviene in ambito finanziario. Sono infatti i difetti di accumulazione che producono la finanziarizzazione dell'economia e le relative crisi:

"Partiamo da un assioma: l'unico modo per produrre nuovo valore è produrre merci e venderle. Tutto ciò che concerne il valore dopo tale operazione, e che chiamiamo interesse, rendita, formazione di 'redditi' vari, non è che una ripartizione del plusvalore originario. Nel mercato finanziario non ruota altro che quel plusvalore, apparentemente moltiplicato dal vorticoso susseguirsi delle transazioni. Ogni crisi finanziaria è necessariamente il prodotto di una crisi di produzione di plusvalore." ("Non è una crisi congiunturale", n+1 n. 23)

Nata come servizio all'industria, la finanza è diventata un mondo a sé e cerca di fare il miracolo di creare capitale da solo capitale. Nei fatti non esiste alcun rapporto tra i prezzi di borsa e quello che questi prezzi rappresentano e alla fine la legge del valore si prende la sua vendetta facendo scoppiare le bolle.

Il capitale fittizio in circolazione è di molte volte superiore all'intero Pil del pianeta, nessuno ne conosce la quantità effettiva. La Banca Mondiale conteggia, al massimo, i derivati, mentre moltissime transazioni sono over the counter, non passano cioè attraverso il conteggio degli istituti nazionali. Grazie al sostegno delle banche centrali che iniettano liquidità nei mercati, le borse hanno guadagnato negli ultimi anni circa 15 mila miliardi. Il sistema è drogato a livelli inauditi. Significativo il titolo di un altro articolo del Sole 24 Ore: "Le big five dell'hi-tech valgono 3mila miliardi $, più del Pil della Francia". Apple, Google, Microsoft, Amazon e Facebook, pur non mettendo in moto grandi quantità di lavoro, riescono ad attirare una montagna di capitali. Questi colossi funzionano perlopiù grazie ad algoritmi, con pochissimi dipendenti in relazione alla loro capitalizzazione, e più di un analista si domanda se siamo vicini a un crash come quello delle Dot-com.

Questa crisi, ormai praticamente quarantennale, mostra tutte le magagne dell'organismo capitalistico, che è innegabilmente tenace, ma con l'acqua alla gola ("La crisi storica del capitalismo senile", Quaderno n. 1). Quando le crisi non sono più in grado, come nel secolo scorso, di distruggere abbastanza capitali (lo sciupìo massimo è già la massima distruzione di capitale potenziale), di eliminare abbastanza capitalisti (sono già stati eliminati); se non sono più malattie acute che partono da un settore o da un'area per diffondersi come un'epidemia (la centralizzazione integra i settori diversi); se diventano una malattia cronica che interessa il globo intero (come già intravide Engels), la faccenda si fa molto interessante.

Possiamo essere contenti perché siamo di fronte a potenti conferme e ad una vittoria critica del "marxismo". Infatti, come dice la nostra corrente, la polarizzazione economica è il lievito della lotta di classe e mai come oggi la legge della miseria crescente (quella che Marx chiama la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica) dimostra la sua validità. La Sinistra Comunista "italiana", pur non esistendo più come corrente politica organizzata, ci ha lasciato un immenso patrimonio storico da cui attingere; uno degli articoli sempreverdi che abbiamo ricordato è "Attivismo" (Battaglia comunista n. 6 e 7 del 1952), in cui viene affermato che in assenza del partito comunista, anche se lo Stato crolla e le forze repressive borghesi sono allo sbando, la situazione è a tutti gli effetti controrivoluzionaria:

"È necessario dunque affinché la società esca dal marasma in cui è piombata, e che la classe dominante è impotente a sanare, perché impotente a scoprire le nuove forme adatte a scarcerare le forze di produzione e avviarle verso nuovi sviluppi, che esista un organo di pensiero e di azione rivoluzionario collettivo che convogli ed illumini la volontà sovvertitrice delle masse."

Un organismo del genere non si può certo creare a tavolino, rimboccandosi le maniche o muovendo attivisticamente il culo. Deve verificarsi l'intreccio di una molteplicità di fattori, politici, sociali ed economici, che nessuno è in grado di determinare. Almeno dagli anni '20 andiamo dicendo che non si creano né i partiti né le rivoluzioni, partiti e rivoluzioni semmai si dirigono.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato a quanto accade in Venezuela dove gli schieramenti in campo sono finora interni alla forma sociale vigente e non si vede l'ombra di anti-capitalismo. Nel paese sudamericano, così come in decine di altri stati che stanno collassando, mancano dei punti di riferimento politici che rappresentino un ponte verso il futuro. La crescita della disoccupazione, della miseria e il "non voler vivere alla vecchia maniera" delle masse, spingeranno sempre più proletari nel mondo ad appropriarsi del programma invariante della rivoluzione. I movimenti di protesta globali nati nel 2011 hanno provato che la Rete può fungere non solo da cassa di risonanza politica ma anche da strumento di collegamento delle lotte.

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    Organizzata su Facebook e WhatsApp in settembre, la carovana è partita il 13 ottobre da San Pedro Sula, in Honduras, uno dei paesi più violenti del mondo. Lì, come in Guatemala e in El Salvador, le gang controllano traffici e risorse, e la stragrande maggioranza degli abitanti vive sotto la soglia di povertà. Secondo i media messicani, le autorità dei paesi in cui i migranti sono transitati non ne hanno ostacolato il cammino, e dalle iniziali 1.600 persone, radunate in Honduras, si è arrivati a 5 mila già al confine con il Guatemala, fino a superare i 7 mila dopo il complicato passaggio dal Guatemala al Messico. La carovana sudamericana è solo una goccia nel mare dei processi migratori in corso: attualmente sono milioni gli esseri umani in fuga da situazioni difficili:

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    In un articolo pubblicato sul sito ComeDonChisciotte.org, a firma Nafeez Ahmed, si afferma che il rallentamento della Cina potrebbe essere l'innesco di un nuovo crack globale:

    "Finché le istituzioni economiche tradizionali rimarranno cieche rispetto alle fondamentali basi biofisiche dell'economia, come magistralmente articolate da Charles Hall e Kent Klitgaard nel loro libro influente, Energy and the Wealth of Nations: An Introduction to BioPhysicalEconomics, rimarranno nell'oscurità circa le ragioni strutturali principali per cui l'attuale configurazione del capitalismo globale è, a periodi, propensa alla crisi e al collasso."

    Per gli economisti, l'economia è fatta di prezzi e di psicologia del consumatore, ovvero di calcolo di quello che gli agenti economici "pensano" di fare nel loro specifico interesse. Oggi invece c'è chi si richiama alle sue basi biofisiche. La cecità degli esperti del settore, additata dall'autore dell'articolo come causa dell'incapacità di far fronte alle crisi del sistema, è dovuta non tanto alla mancanza di doti morali o accademiche quanto agli strumenti utilizzati: se gli economisti riuscissero davvero a comprendere le basi biofisiche dell'economia, dovrebbero abbandonare la "scienza" economica e passare a studiare altro.

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    Durante la teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo discusso del crollo del ponte Morandi a Genova. Il bilancio della strage è di 43 morti, decine di feriti e centinaia di famiglie sfollate dal quartiere sottostante alla struttura.

    In questa società, che nella serie di articoli Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale la nostra corrente definisce "età della magagna", può accadere che gli ingegneri si sentano frustrati perché soppiantati da architetti divenuti star, e per tutta risposta progettino strutture leggere ed avveniristiche per fare, a loro volta, scalpore e meraviglia. Strutture che ad un certo punto collassano, sono da demolire o non sono comunque più utilizzabili. D'altra parte tutte le case, i ponti e i manufatti costruiti negli anni del boom economico hanno oggi bisogno di manutenzione straordinaria. Ma in epoca capitalistica le opere di conservazione rappresentano un costo passivo, mentre risulta più conveniente demolire e costruire ex novo, bandendo gare dai preventivi fasulli e dagli alti profitti:

    "Esso [Il Capitale] non vuole appalti di manutenzione, ma giganteschi affari di costruzione: per renderli possibili, non bastando i cataclismi della natura, il capitale crea, per ineluttabile necessità, quelli umani, e fa della ricostruzione postbellica 'l'affare del secolo'". ("Piena e rotta della civiltà borghese", 1951).

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
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f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
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