E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  1 agosto 2017

Il circolo vizioso che segna la fine di un'epoca

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando l'espansionismo cinese in ambito internazionale.

Dopo essere penetrata economicamente in Africa Pechino punta sul settore della logistica, investendo solo negli ultimi due anni oltre 3,1 miliardi di euro in otto porti strategici: Haifa, Ashdod, Ambarli, Pireo, Rotterdam, Vado Ligure, Bilbao e Valencia. Per quanto riguarda l'Italia, a essere interessati sono gli scali di Genova-Savona e Trieste. Più che investire nella vecchia industria si cerca il controllo degli hub logistici, diventati parte di una gigantesca rete che integra le catene della produzione e del consumo. Scrive Simone Fana nell'articolo "Logistica, le nuove catene dello sfruttamento":

"Dai grandi mari internazionali sino alle infrastrutture via terra, la circolazione delle merci, il loro stoccaggio e la distribuzione delle stesse si articola sull'organizzazione di una catena logistica mondiale. In questa centralità si riconoscono i temi di fondo che interrogano la forma e i processi di globalizzazione, dalla disarticolazione e ricomposizione dei luoghi della sovranità politico-statuale sino alla natura dei flussi migratori nella divisione internazionale del lavoro".

 

Evidentemente un corridoio lungo qualche migliaio di km come quello rappresentato dalla Nuova via della seta avrebbe delle ripercussioni sulle sovranità nazionali. Sempre nel settore logistico stanno avvenendo grandi trasformazioni paradigmatiche di quanto accade nel mondo del lavoro. Che si tratti di facchini, trasportatori o riders, è sparita per sempre ogni possibilità di contrattazione sindacale, così come è sparito il rapporto tra lavoratore e padrone in carne ed ossa, ormai sostituito da una piattaforma o da un app. Le piattaforme vengono utilizzate dai capitalisti ma anche dai lavoratori per coordinarsi e scioperare, come avvenuto negli USA nel dicembre del 2012, quando attivisti di Occupy Wall Street avevano bloccato l'entrata del porto di Newark (New Jersey) per ostacolare la consegna delle merci provenienti da una fabbrica di indumenti del Bangladesh, dove 112 operai erano morti intrappolati tra le fiamme.

Secondo alcuni studi entro il 2020 il 40% della forza lavoro sarà impiegato con le formule utilizzate nella gig economy: lavori saltuari, salari non ben definiti, il nuovo precario lavora secondo lo schema on-demand cioè quando serve, gestito da applicazioni e piattaforme digitali sviluppate appositamente. Da una parte la totale frammentazione dei proletari ridotti a merce posta su uno scaffale, dall'altra un potenziale di ricomposizione di classe mai visto prima, dato proprio dalla Rete e dai dispositivi per accedervi. Si rifà vivo, più forte che mai, il motto di Marx del Manifesto: i proletari non hanno nulla da perdere, fuorché le loro catene.

Nei Grundrisse Marx afferma che ad un certo grado di sviluppo non è più tanto il lavoro a porsi come fattore del processo di produzione, quanto l'appropriazione della sua produttività generale, "in una parola, è lo sviluppo dell'individuo sociale che si presenta come il grande pilone di sostegno della produzione e della ricchezza". Descrivendo come la grande industria metta in discussione lo stesso sistema economico afferma:

"Non appena il lavoro in forma immediata ha cessato di essere la grande fonte della ricchezza, il tempo di lavoro cessa e deve cessare di essere la sua misura, e quindi il valore di scambio deve cessare di essere la misura del valore d'uso. Il pluslavoro della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale, così come il non-lavoro dei pochi ha cessato di essere condizione dello sviluppo delle forze generali della mente umana. Con ciò la produzione basata sul valore di scambio crolla, e il processo di produzione materiale immediato viene a perdere anche la forma della miseria e dell'antagonismo".

La società borghese, basata sullo scambio di valore, genera rapporti di produzione e circolazione che rappresentano altrettante mine per farla esplodere. Noi evidenziamo il concetto moderno di cooperazione: la potenzialità dell'integrazione di tutte le forze produttive sparse per il mondo intero a realizzare fisicamente l'unità della produzione di specie in un unico insieme organico globale. Esaltiamo questi risultati della vita di specie, mentre il borghese esalta il mercato, la concorrenza, il cieco agire delle forze di natura, cioè l'aspetto primitivo anzi animale dei rapporti umani, quello che contraddistingue la lotta per l'esistenza. In parallelo con le forme di sfruttamento esasperato vediamo l'emergere di un'economia condivisa, che va dal peer to peer alle più svariate forme di sharing. Il couchsurfing è una piattaforma condivisiva per ospitare ed essere ospitati da membri della stessa community. Il car pooling riguarda invece la condivisione delle auto per spostarsi, ma esistono anche innumerevoli banche del tempo dove vengono messe a disposizione le capacità in cambio di altri servizi erogati dai membri della community. Anche il co-housing, che vede manifestazioni molto avanzate soprattutto negli Usa e nel Nord Europa, sta ora sbarcando in Italia.

In chiusura si è ripreso l'argomento "Cina", alla luce del nostro articolo "Accumulazione e serie storica". Il gigante asiatico potrebbe diventare nei prossimi anni una potenza pari a quella degli Stati Uniti. Tuttavia è definitivamente cambiata la struttura del rapporto che, a cominciare da Venezia, aveva visto i paesi capitalistici dominanti investire nei paesi emergenti, controllando il capitale. L'Inghilterra ne è stato un esempio classico: si è mossa per lo sviluppo degli Usa (vedi "Commercio britannico") con investimenti diretti e indiretti, ma il Capitale originario è sempre restato a Londra, come anche la borsa, le transazioni e i commerci delle principali materie prime, compresi i minerali. La Cina vende merci a tutto il mondo e incassa denaro che rimane come riserva o surplus, parte di questo finisce nel circuito del capitale finanziario e parte viene riciclato nella produzione come capitale industriale. Se ci soffermiamo sul rapporto fra USA e Cina vediamo come il flusso di capitali ha invertito significativamente la sua direzione: non va più dalla potenza in declino verso il paese emergente, ma è quest'ultimo a finanziare il primo attraverso l'acquisto di buoni del tesoro.

Colossi come Wal Mart trattano direttamente con i governi cinese e americano, perché un aumento del costo delle materie prime o della forza lavoro in Cina significa un aumento dell'inflazione negli Stati Uniti. L'attivismo di Pechino porta ad avere più basi militari sparse per il pianeta, quella di Gibuti dove ci sono già soldati francesi e americani sembra una provocazione, ma non a caso è situata in uno stretto strategico, come quello di Hormutz, dove prima o poi i cinesi si accorderanno con gli iraniani.

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  • Ben scavato, vecchia talpa!

    La teleconferenza di martedì scorso, a cui si sono connessi 10 compagni, è cominciata prendendo spunto dalla notizia degli scioperi al magazzino Amazon di San Ferdinando a Madrid. Alcune settimane fa i lavoratori spagnoli del gigante dell'e-commerce avevano diramato un appello a tutti i lavoratori di Amazon in Europa per uno sciopero generale europeo; la proposta è stata accolta dai lavoratori tedeschi e polacchi, che in questi giorni, durante il Prime Day 2018 (16-17 luglio) - 36 ore di sconti esclusivi per i clienti Prime dell'azienda -, sono scesi in lotta organizzando blocchi o manifestazioni. Le due giornate di offerte lampo di Amazon si basano sul fatto che decine di migliaia di clienti restino appiccicati ai computer e agli smartphone tenendosi pronti all'acquisto più conveniente. E' proprio vero: stiamo diventando tutti terminali di una grande Rete: chiamiamola "rete neuronale globale" (J. Rifkin) oppure "general intellect" (K. Marx), l'importante è aver chiaro che il cervello sociale non è più una metafora ma è una realtà.

    Scioperi sono in corso anche in Iraq, da più di una settimana, e in Cina, dove ad incrociare le braccia sono stati i camionisti. Scrive il Fatto Quotidiano in un articolo del 29/6: "Tutto è cominciato con un appello anonimo online indirizzato 'ai 30 milioni di autisti di tutta la Cina', vessati dal rincaro di carburante e pedaggi autostradali. Da allora, in alcune aree, le rimostranze hanno paralizzato la viabilità, sebbene l'entità reale del movimento – immortalato da video e foto – risulti occultata dal lavoro certosino dei censori del web." E ancora: "In aprile avevano incrociato le braccia gruisti e operai del settore edile: per la prima volta si tratta di mobilitazioni settoriali e organizzate spontaneamente."

  • Uno spettro continua ad aggirarsi per la Rete

    Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

  • L'unico muro che serve ai proletari è quello di classe

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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