E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 agosto 2017

Il miracolo della moneta "creata"

La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata commentando le ultime news sui Bitcoin.

La moneta digitale nata nel 2009 torna in questi giorni a far parlare di sé. Lo scorso 29 luglio l'Economist ha pubblicato un articolo "Making Bitcoin work better" con il curioso sottotitolo, "a crypto-currency civil war". Alla base del conflitto nella community ci sarebbe la crisi di crescita del bitcoin, che ha registrato un successo superiore alle attese, passando da qualche centinaio di dollari, al suo esordio, a circa 3 mila euro. Secondo i critici la catena di certificazione decentralizzata delle transazioni e il limite della capacità dei blocchi (un megabyte per blocco) ha portato, con l'incremento delle operazioni, a tempi lunghi per la gestione delle stesse e ad un aumento delle commissioni. Difronte alla crescita del volume di affari e di transazioni si sono distinte quindi due "scuole di pensiero": gli sviluppatori tradizionali denominati "core" che si oppongono ad un aumento della capacità dei blocchi, hanno proposto una specie di compromesso, una piattaforma denominata SegWit che prevede uno spostamento parziale della gestione delle transazioni su una rete esterna alla blokchain, mentre il nucleo di "liberalizzatori" non ha accettato il compromesso e ha lanciato una nuova bit moneta chiamata bitcoin cash. Tutto il sistema è assolutamente senza controllo, alla dissipazione del modo di produzione capitalistico si aggiunge quella delle immense farmers dove centinaia di processori in parallelo lavorano per ottenere criptomonete.

Le monete virtuali ormai hanno un loro mercato che gira intorno a 120 miliardi di dollari, cifre per ora irrisorie. Quanto accade nei circuiti delle monete virtuali non è altro che il portato dell'impossibilità di valorizzazione del capitale nella sfera della produzione, effetto della paludosa situazione economica. Un compagno ha letto un passaggio tratto da "Teoria della moneta" (Il programma comunista, 1968):

"La tesaurizzazione si presenta come una interruzione temporanea del processo di circolazione delle merci. Abbiamo visto che questo ha un carattere circolare: M - D - M , almeno per quel che concerne la circolazione delle merci. Per il denaro, invece, il processo di circolazione si traduce nella tendenza a fuggire dalle mani del compratore verso quelle del venditore, che del resto diventa a sua volta compratore, e così via. Il tesaurizzatore da parte sua non comprerà dopo di aver venduto, ma conserverà la quantità di denaro che ha ricevuto dalla vendita facendole abbandonare la sfera della circolazione: M - D ... "Così il denaro si pietrifica in tesoro e il venditore di merci diventa tesaurizzatore" (Il Capitale, I, 1, pag.145, Ed. Rinascita)."

L'esigenza di fondo del capitale è quella di affiancare alle monete correnti tradizionali delle monete "artificiose". Il fenomeno ha assunto una certa importanza quando si è ingigantita la compravendita delle valute per speculazione, per cui il denaro virtuale è stato commerciato in quanto tale senza il passaggio (da D a D') attraverso le merci e i valori effettivamente prodotti. In ultima analisi il Bitcoin si presenta come uno schema Ponzi modernissimo e tecnologico, che funziona finché ognuno è soddisfatto. Ne è convinto anche l'economista Roubini che ha definito la cripto-moneta "un modo poco efficiente di accumulare valore", per una valuta altamente volatile e quindi poco adatta ai mercati. Quando sarà realizzato l'ultimo dei 21 milioni di bitcoin, non potrà che crescerne il valore, un pò come teorizzato da Jacques Rueff negli anni '70, dopo la crisi del dollaro, quando propose di tornare alla parità con l'oro, a costo di triplicarne il prezzo.

Siamo passati poi a commentare quanto accade intorno al cosiddetto riscaldamento globale, partendo dal campo degli schieramenti di lobby contrapposte.

Il 2016 è stato l'anno più caldo da quando vengono registrati i dati climatici. Secondo alcuni fisici come Zichichi o il premio nobel Carlo Rubbia la scienza del clima non sarebbe però prevedibile, negano la possibilità di indagare sui fenomeni del clima terreste ed evidentemente ignorano il concetto di complessità dei sistemi. Il primo ha sottoscritto una petizione contro i catastrofisti che credono nel riscaldamento globale, il secondo invece si è recato in Parlamento per affermare che l'Italia deve puntare sull'estrazione di gas. L'esistenza stessa di una società orientata in senso classista produce teorie inevitabilmente orientate, ed è sicuro che tale orientamento influenza non solo la corrente ottimista sulle possibilità di salvezza del capitalismo ma anche la corrente catastrofista, che invoca una qualche sorta di cambiamento.

Negli strati geologici della terra sono registrate variazioni che sono ben altra cosa rispetto al riscaldamento di qualche grado. L'umano con tutta la sua prosopopea e capacità distruttiva non riesce a simulare la natura negli effetti catastrofici. Il fatto è che l'uomo non fa più parte del ciclo biologico dell'atmosfera terrestre perché ormai, in continuo, attenta alle condizioni esistenti. Dal 1 agosto si sono esaurite le materie prime rinnovabili presenti sul pianeta. L'erosione delle possibilità di rigenerazione della biosfera è peggiorata in modo esponenziale, proprio mentre cresceva in modo altrettanto esponenziale la produzione capitalistica. La massa vegetale e animale fagocitata o distrutta dall'umanità supera il limite oltre il quale la biosfera è ancora capace di rigenerarsi. In fondo se si brucia petrolio si brucia energia accumulata in migliaia di anni, al ritmo di qualche decennio. La soluzione in ambito capitalistico non esiste: al vuoto piagnisteo dei partigiani della decrescita si oppone il principio capitalistico della crescita che pretende si continui con il ritmo suicida di oggi. La "nostra" è la società della dissipazione estrema, dello spreco disumano, dello sciupìo intrinseco di materia, energia e vita ("Scienza economica marxista come programma rivoluzionario"). Ma il futuro preme nonostante tutto: già oggi, in Germania, le energie rinnovabili incidono sulla produzione totale di energia più del nucleare e del carbone convenzionale messi assieme. A noi interessa sapere che la transizione è possibile non solo politicamente, economicamente, socialmente, cioè dal punto di vista della lotta di classe, ma anche da quello della lotta di specie.

In chiusura si è accennato alle ultime dichiarazioni del presidente Trump che minaccia "fuoco e fiamme" sulla Corea del Nord. Il paese asiatico e il suo battilocchio non contano praticamente nulla. La guerra fredda è finita da un pezzo con i suoi milioni di soldati, i mezzi e i capitali schierati. Può darsi che sopravviva una certa inerzia rispetto a quell'epoca di pari passo però avanza l'impossibilità di controllare il mondo. La Cina sta conquistando l'Africa e i maggiori porti europei non tanto per forza propria quanto approfittando dell'assenza degli Usa e delle altre potenze nello scacchiere mondiale.

Articoli correlati (da tag)

  • Un imperialismo pieno di problemi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando gli sviluppi dell'intervento turco in Siria con l'operazione denominata "Ramoscello d'ulivo".

    La Turchia vede come il fumo negli occhi la presenza, a ridosso del suo confine meridionale, dello YPG, la forza armata a difesa della regione a maggioranza curda a nord della Siria, formata da 30.000 uomini e definita da Erdogan quale organizzazione terroristica. Da settimane l'esercito turco ha avviato l'offensiva nelle zone controllate dai miliziani curdi, che si sono asserragliati nel cantone di Afrin e hanno invocato l'intervento dell'esercito di Assad in difesa del territorio siriano. In seguito all'operazione militare la situazione interna turca si è surriscaldata, e, secondo le dichiarazioni del ministero dell'interno, sarebbero circa un migliaio le persone arrestate per aver postato sui social network commenti negativi riguardo l'azione bellica o per aver partecipato a manifestazioni contro la guerra.

    Al caos si aggiunge ulteriore caos. In Medioriente - ma non solo - si sono messi in moto degli automatismi per cui nessuno stato ha il controllo di quanto succede e non si capisce più chi è contro chi. Lo nota anche il Sole 24 Ore che nell'articolo "Tutti contro tutti in Siria (per il petrolio)" scrive: "Col passare del tempo la guerra civile siriana sta assomigliando sempre di più al feroce conflitto che ha dilaniato il Libano dal 1975 al 1990. Le alleanze sono cangianti, difficili da classificare. Perché si forgiano e si disfano nel volgere di pochi mesi. E assumono connotazioni differenti a seconda della regione."

  • La metropoli è il campo di battaglia del futuro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando il report speciale dell'Economist sulla guerra ("The Next War", "Why nuclear stability is under threat"), uscito lo scorso 27 gennaio. Il settimanale inglese analizza l'argomento con ben 10 articoli che spaziano dall'uso dei robot alle nuove tattiche contro-insurrezionali. Quella di domani sarà una guerra che verrà combattuta in ambienti metropolitani e che vedrà i soldati combattere casa per casa.

    "Sempre più spesso [i conflitti bellici] saranno combattuti in ambienti urbani, se non altro perché entro il 2040 i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città. Il numero di megalopoli con una popolazione di oltre 10 milioni è raddoppiato a 29 negli ultimi 20 anni e ogni anno circa 80 milioni di persone si spostano dalle aree rurali a quelle urbane. L'intensa guerra urbana, come dimostrano le recenti battaglie per Aleppo e Mosul, continua a essere dura e indiscriminata e continuerà a presentare problemi difficili per le forze di intervento occidentali. La tecnologia cambierà la guerra nelle città tanto quanto altri tipi di guerra, ma dovrà ancora essere combattuta da vicino, un isolato alla volta".

  • Schiavitù 2.0 e guerra moderna

    La teleconferenza di martedì sera (presenti 14 compagni), dopo un breve accenno allo scandalo che ha coinvolto alcuni colossi del settore automobilistico sull'utilizzo di cavie umane e animali per testare la nocività dei gas di emissione, ha preso le mosse dalla vertenza che l'IG Metall, il più grosso sindacato dei metalmeccanici della Germania, ha aperto per ottenere l'aumento dei salari e la riduzione della giornata lavorativa.

    Le trattative con gli industriali tedeschi si sono presto interrotte, dato che quest'ultimi hanno respinto la richiesta di una settimana lavorativa a 28 ore settimanali, su richiesta del lavoratore, anche perché la compensazione della decurtazione del salario graverebbe sulle loro tasche. La dirigenza del sindacato ha annunciato un blocco generale della produzione di 24 ore nei prossimi giorni, minacciando lo sciopero illimitato nel caso in cui gli imprenditori non accettassero di sedersi ad un tavolo di trattativa. IG Metall, con i suoi 2,3 milioni di iscritti, dispone di un fondo di più di 560 milioni di euro per sostenere gli scioperanti e sembra che anche i sindacati dei servizi e del settore pubblico siano in agitazione. Curiosamente, sul sito della Cisl Conquiste del Lavoro, si saluta questa mobilitazione come giusta e non ideologica "perché la battaglia dell'IG Metall su orario e salario ci riguarda". Nell'epoca del corporativismo, che vede legati governo, sindacati e padroni, è molto probabile che il grande sindacato tedesco si sia già accordato con la controparte, la quale si muove come da copione, prima rifiutando l'accordo e poi facendo finta di cedere alle pressioni. Da notare che il tutto avviene mentre è in ballo l'appoggio dell'SPD al nuovo governo di Grosse Koalition.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email