E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  22 agosto 2017

Guerra civile diffusa e crescita (in)finita

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con un breve accenno alle notizie sul sisma che ha colpito Ischia. In termini di salvaguardia, l'unica prevenzione efficace su di un'isola vulcanica periodicamente soggetta a scosse telluriche sarebbe quella di non costruirvi alcuna abitazione. In generale, il sistema capitalistico cerca di difendersi come può, come in Giappone, dove l'alta incidenza dei terremoti ha spinto ad adottare una tipologia edilizia antisismica.

La discussione è proseguita con alcune considerazioni sui recenti attentati a Barcellona e Cambrils, in Spagna, e a Turku, in Finlandia. Il marasma sociale in corso continua a crescere, producendo un'ulteriore militarizzazione delle metropoli. Gli attacchi terroristici, spesso trattati come atti fini a sè stessi, vanno piuttosto valutati come manifestazioni della "guerra mondiale combattuta a pezzi", così come l'ha definita Papa Francesco, o guerra civile diffusa. Una guerra civile non richiede per forza la contrapposizione di due eserciti composti da soldati di una stessa nazione, basta che a contrapporsi siano frazioni della società, organizzate in modo più o meno formale e che si combattono con le armi o con l'esercizio particolare del potere.

Negli Stati Uniti, da questo punto di vista, sembra che la situazione si stia surriscaldando. Sotto lo slogan "Unite the right" lanciato dal blogger Jason Kessler, lo scorso 12 agosto diverse organizzazioni di destra si sono radunate a Charlottesville, in Virginia, per protestare contro la rimozione della statua del generale Robert Lee, eroe dei sudisti ai tempi della Guerra Civile americana. In risposta alla marcia dei suprematisti bianchi alcuni gruppi antifascisti hanno indetto un contro-corteo e le due iniziative sono arrivate a convogliare in città circa duemila persone. Sin dal mattino pesanti scontri si sono avuti tra le due parti e tra queste e la polizia, generando il caos e costringendo il governatore Terry McAuliffe a proclamare lo stato di emergenza. Le forze dell'ordine hanno dichiarato fuorilegge la manifestazione, schierando agenti in assetto antisommossa affiancati dalla Guardia nazionale. Poco più tardi un manifestante di destra si è scagliato con la propria auto su un gruppo di antifascisti uccidendo una giovane donna. Nei giorni successivi si sono verificati nuovi tentativi di demolizione di statue raffiguranti generali sudisti a Durham (North Carolina) e nella città di Dallas, mentre a Boston si sono svolte manifestazioni anti razziste molto partecipate.

Di fronte a queste notizie, viene in mente il film La seconda guerra civile americana, in cui le dinamiche messe in moto da una vicenda locale si avvitano su loro stesse generando un conflitto ben più grande. Pensare alla destra estrema americana solo in termini di razzismo è riduttivo, in realtà la faccenda è molto più composita. Negli Usa questo tipo di tendenze ci sono sempre state, ma adesso le fila del fenomeno, i cui sostenitori sono in parte dichiaratamente a sostegno di Trump, vanno ingrossandosi, anche perché la middle class fa i conti con la crisi, la disoccupazione, la catastrofe economica. Subito dopo i fatti di Charlottesville, molti dei capitalisti delle grandi aziende americane che avevano aderito al "manufacturing council", il tavolo lanciato da Trump per riportare le produzioni sul territorio americano, hanno abbandonato il progetto. Dal canto suo l'amministrazione Usa se da un lato ha messo da parte una certa politica legata ad ambienti di destra, dall'altro ha introdotto in ruoli chiave parecchi generali. L'esercito, in una situazione caotica o fuori controllo, rappresenta l'ultimo baluardo di centralizzazione, gerarchia e ordine.

E' guerra anche quella dei milioni di uomini che affrontano viaggi pericolosi lunghi migliaia di km attraverso i mari e i deserti. A Ceuta un migliaio di migranti armati di pietre e bastoni hanno assaltato un muro divisorio, innescando tafferugli con le forze dell'ordine spagnole e marocchine. Troppi elementi premono ai confini delle roccaforti occidentali, nessun bastione o forza di polizia può contenere un marasma sociale su scala globale dalle mille sfaccettature. Accanto ai fenomeni di polarizzazione religiosa e ideologica, sono migliaia gli scioperi e le mobilitazioni dei proletari in tutto il mondo.

A Mahalla al-Kubra, in Egitto, uno sciopero partito dal settore tessile ha coinvolto quasi 20 mila lavoratori, estendendosi anche ai dipendenti delle ferrovie. La protesta è proseguita per più di 15 giorni nonostante le durissime leggi anti sciopero, che equiparano tali lotte al terrorismo, e nonostante l'esercito in assetto da guerra posizionato alla periferia della città per bloccare ogni via di comunicazione. Evidentemente la borghesia egiziana ha il terrore che Mahalla al-Kubra ritorni ad essere il centro di un vasto movimento di lotta come nel passato e da ultimo nelle mobilitazioni che hanno portato alla destituzione di Mubarak.

La teleconferenza è proseguita con un approfondimento sulle origini del lavoro salariato, tema oggetto di un lavoro in corso.

Molto spesso la letteratura sul Medioevo ci porta ad immaginare questo periodo storico come una società di basso livello sia dal punto di vista tecnico-industriale che da quello dei rapporti sociali. In realtà in epoca medievale esistevano produzioni molto avanzate, tipi di conoscenza tecnica tutt'altro che arretrata, e forme di prestazione lavorativa "transitorie" rispetto al periodo. Si pensi ad esempio alle edificazioni di cattedrali, per cui è attestata la presenza di costruttori che ricevevano una qualche forma di salario, o ai monaci cistercensi che utilizzavano il lavoro salariato in massa nelle grange e che, accorgendosi che nei loro forzieri avanzava una maggiorazione, contraria al loro dogma, hanno investito il "profitto" nella costruzione di altre abbazie, ben 750 in tutta Europa.

In Le refus du travail lo storico Bronislav Geremek descrive il lavoro retribuito nella Parigi del '200 e del '300, ma pur basandosi sui libri contabili del tempo non riesce a stabilire quando esso si trasformi in lavoro salariato così come lo conosciamo oggi. Ciò che si sa per certo è che a Bologna (dove intorno al 1200 si ha un caso registrato di macchine che sostituiscono l'uomo), Firenze, Siena e Milano esistevano produzioni avanzate, in genere tessili, e quindi un'industria vera e propria. Di sicuro esisteva una forza lavoro espropriata che cercava un salario e che magari per qualche mese si impiegava come fittavolo agricolo e per altri mesi rimaneva senza alcuna occupazione.

La teleconferenza si è conclusa con una breve panoramica sulla condizione generale in cui versa il sistema capitalistico: il modo di produzione attuale ha attraversato una fase di crescita di tipo esponenziale per raggiungere infine un punto di flesso disegnando una curva che viene definita a sigmoide. La morte del capitalismo è un dato di fatto: da una parte esiste l'estremo bisogno di crescita, dall'altra una situazione sociale tale per cui di fronte agli "intoppi" (guerre, rivolte, catastrofi "naturali", ecc.) il sistema è costretto a riparare le falle con espedienti, rimettendoci però in termini di vitalità. Come un termostato, gli stati intervengono per appianare i problemi che mano a mano si presentano; tuttavia il termostato è un meccanismo a retroazione negativa (i risultati del sistema vanno a smorzare il funzionamento del sistema stabilizzandolo), mentre il capitalismo ha bisogno di tutto il contrario, ovvero di retroazione positiva (quando i risultati del sistema vanno ad amplificare il funzionamento del sistema stesso).

Curve a confronto

La prima curva esponenziale (blu) rappresenta un modello a crescita continua di tipo autocostruttivo (quello teorizzato e auspicato dalla borghesia), cioè a retroazione positiva: una parte del valore prodotto rientra nel ciclo produttivo; è la riproduzione allargata del Capitale. La seconda curva detta a sigmoide (rossa) rappresenta invece il modello "auxologico": tenendo fissa la capacità di carico del sistema si annota induttivamente, sulla serie di dati del passato, la legge degli incrementi decrescenti nel tempo. Il sistema è ancora a retroazione positiva, ma passa dalla crescita esponenziale a quella asintotica attraverso un punto di flesso.

Articoli correlati (da tag)

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

  • Guerra diffusa, entropia e marasma sociale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è ricordato il Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace. Quando uscì, nel 1967, il testo suscitò un certo scalpore ed alcuni si spinsero ad identificarne l'autore nell'economista John Kenneth Galbraith. Il libro fu curato dal giornalista Leonard Lewin e nella prefazione venne presentato come un documento segreto commissionato dal governo americano con lo scopo di valutare la possibilità o meno di arrivare ad una pace globale, studiandone rischi e benefici. Il Gruppo che lo redasse, composto da studiosi e ricercatori, consegnò all'esecutivo il Rapporto che fu detto da Iron Mountain per il nome della località in cui si trovava il rifugio segreto, presso lo stato di New York, in cui si sarebbero riuniti gli scienziati.

    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

  • La guerra nell'epoca della swarm intelligence

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, ha preso le mosse dalla notizia del raid della coalizione a guida Usa in territorio siriano.

    Ufficialmente l'azione bellica è stata la risposta al presunto attacco chimico su Douma da parte del regime di Assad. Gli Usa, coadiuvati da Inghilterra e Francia, hanno bombardato una serie di obiettivi tra cui uno stabilimento di ricerche a Damasco, alcuni centri di stoccaggio di armi vicino Homs, e alcune postazioni di comando, lanciando oltre 100 missili da navi e sottomarini presenti nel Mediterraneo Orientale e da aerei da caccia. Secondo fonti occidentali l'antiaerea siriana avrebbe abbattuto una quindicina di missili, mentre il Ministero della Difesa di Damasco ha parlato di oltre 60 abbattimenti.

    La guerra di tutti contro tutti si manifesta con una serie di conflitti sempre più concatenati. L'intervento della coalizione occidentale si configura in funzione anti-Russia e anti-Iran e lancia un messaggio di sostegno alle monarchie del Golfo, in un momento in cui l'espansione sciita nell'area mediorientale è diventata preoccupante. I sauditi sono alle prese con la guerra nello Yemen, ormai fuori controllo, mentre Israele guarda con apprensione la presenza di Hezbollah e degli iraniani ai propri confini. Il conflitto in Siria ha prodotto negli ultimi sette anni 500mila morti, milioni di feriti e un esodo all'interno del paese (circa 2 milioni) e verso l'Europa (4 milioni), riducendo la popolazione del paese di circa 1/3.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email