E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  19 settembre 2017

La macchina incorpora conoscenza collettiva

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando la lectio magistralis del prof. Antonio Casilli su "Intelligenze artificiali e digital labour" tenuta durante le Giornate del Lavoro organizzate dalla CGIL a Lecce.

Nel mondo sono circa 100 milioni i micro-lavoratori impiegati nell'inserimento di dati in piattaforme digitali e questo dimostra, secondo Casilli, che la crescita e il potenziamento dell'intelligenza artificiale sono possibili solo grazie all'erogazione di lavoro umano mal pagato, senza alcun contratto e senza inquadramento sindacale. A parte le conclusioni (lotta per diritti, per le garanzie, ecc.), la lectio offre una panoramica interessante sulle piattaforme di crowdsourcing e sulle modalità di impiego dei lavoratori.

Siri, l'assistente digitale sviluppato dalla Apple, cresce e "apprende" grazie ai milioni di dati raccolti dagli umani. Lo stesso avviene per Cortana e Alexa, i software di assistenza e riconoscimento vocale messi a punto rispettivamente da Microsoft e Amazon. Facebook a sua volta ha creato M, un assistente virtuale che impara attraverso le informazioni ricavate dalle conversazioni di quel miliardo di utenti che utilizza quotidianamente il social network. Insomma, navigando nella Rete produciamo ricchezza per altri.

Esistono poi centinaia di like-farm, dove anonimi lavoratori occupati ad apporre manualmente centinaia di "mi piace" su social network per far crescere il profilo di qualcuno, o su Youtube per aumentare le visualizzazioni di un video, o a postare commenti su determinati prodotti in vendita, vengono pagati qualche centesimo di dollaro a like. Si tratta di lavoratori di paesi asiatici come Bangladesh, India, Pakistan, Malaysia e Indonesia, che lavorano anche da casa o da qualche Internet point. La piattaforma globale Upwork impiega circa 12 milioni di lavoratori, la cinese Zhubajie ha 15 milioni di iscritti, Freelancer ne conta più di 25, mentre sono circa 500 mila quelli occupati su Amazon Mechanical Turk. E oltre a queste ne esistono apposite di Google, Ibm, Uber. Quest'ultima si occupa di gestire il servizio di Taxi condotto da una folla di autisti automuniti ed è in grado di utilizzare sia i dati prodotti dai conducenti che quelli dei passeggeri per migliorare l'applicazione, e di ricavare informazioni utili per l'intelligenza artificiale da applicare un domani alla guida delle automobili senza pilota.

Nell'intervento alle giornate della CGIL, Casilli analizza anche il ruolo dei sindacati nei confronti di questi milioni di nuovi lavoratori. Evidentemente oggi va di moda parlare di "gig-economy" e "digital labour", e la CGIL ne cavalca l'onda, ma queste problematiche esistono davvero nella società e i confederali dovranno affrontarle seriamente se vorranno continuare ad esistere. La UIL da qualche tempo ha creato il sito NetWorkers nel tentativo di prendere contatto con i lavoratori dell'economia delle piattaforme. L'IG Metal, il maggiore sindacato metalmeccanico tedesco, ha aperto il sito Fair Crowd Work che serve a connettere i precari che operano nel settore del digitale. Altre esperienze di coordinamento sono in atto in Inghilterra promosse dal sindacato IWGB e in Francia dal collettivo CLAP (Collectif des livreurs autonomes de Paris). Anche i lavoratori di Amazon Mechanical Turk hanno messo in piedi una piattaforma di coordinamento che si chiama Dynamo.

Un compagno ha ricordato l'esistenza di WorkIt, l'app per i lavoratori di Walmart, un colosso globale della distribuzione con circa 2,2 milioni di dipendenti:

"Chiunque può usare WorkIt. Per usarlo bisogna inserire nome, e-mail, numero di telefono e codice postale. E chi lo desidera può anche inserire la propria posizione lavorativa e il negozio presso cui è impiegato. Geolocalizzazione e accesso ai contatti personali sono invece disabilitati. Il database di partenza è stato costruito grazie al lavoro volontario di dipendenti ed ex dipendenti di Walmart che hanno individuato una lista di 50 domande frequenti a cui hanno fornito altrettante risposte. OUR Walmart ha dichiarato che non venderà mai i dati raccolti, ma li condividerà con i ricercatori e li userà nei tavoli di trattativa. Se i sensori del sistema Walmart acquisiscono informazioni ad ogni livello - dal comportamento dei consumatori alle giacenze sugli scaffali, dal percorso lungo la rete logistica a quello che porta a casa del consumatore - ora anche le organizzazioni dei lavoratori cominciano a muoversi nella stessa direzione dotandosi di strumenti cibernetici."

La CGIL ha dedicato le giornate di Lecce al tema "Il futuro del lavoro dopo l'era della disintermediazione", confessando implicitamente che il sindacato fatica a rappresentare le istanze che arrivano dal (nuovo) mondo del lavoro essendo venuta meno la capacità di organizzare le nuove generazioni di lavoratori. Dal nostro punto di vista, la "retificazione" del lavoro esprime un potenziale enorme in termine di coordinamento territoriale e di strumenti lotta. A distanza di 20 anni dall'articolo sullo sciopero alla UPS, vediamo che i saggi di organizzazione futura sono sempre più visibili. Pensiamo alla struttura a rete messa in campo da Occupy Wall Street nel biennio 2011-12: dal quel livello, raggiunto a New York come a Oakland, non si può tornare indietro.

La situazione di oggi, in cui milioni di micro-lavoratori con la loro opera sulla Rete allenano le macchine ad imparare, ricorda il brodo primordiale in cui si sono formati organismi viventi. Oggi, l'interazione di nuovo tipo tra uomo e macchina costringe l'umanità a porsi domande inedite sul proprio futuro, e ciò significa che il futuro agisce più che mai sul presente ("Verso la singolarità storica", n+1 n. 40). La forza produttiva sociale ha raggiunto livelli impensabili fino a pochi anni fa: miliardi di sensori inviano continuamente informazioni a centri di raccolta dati che li elaborano in tempo reale, configurando la nascita di un cervello bio-cibernetico globale. Per una società angusta come quella capitalistica è veramente troppo: l'involucro non corrisponde più al suo contenuto.

A proposito di crescita della forza produttiva, alcuni paesi hanno dimostrato vivo interesse per il progetto della società Hyperloop One di Elon Musk, e cioè la costruzione di un sistema di trasporto ad alta velocità fatto di tubi in cui transitano treni, spinti da motori lineari a induzione e compressori d'aria, in grado di raggiungere i 1.200 km all'ora. Fin quando si trattava di prove di laboratorio, sembrava fosse solo pubblicità, ma ora si sono fatti avanti paesi come l'Australia e l'Italia. Anche la Cina ha progetti simili e mira a costruire una rete di treni magnetici in cui la velocità potrebbe essere di 4 mila km all'ora.

In chiusura di teleconferenza, oltre ad accennare ai temi che saranno affrontati durante l'incontro redazionale del 22-23-24 settembre a Torino, abbiamo ricordato quanto accade a Saint Louis, negli Stati Uniti, dove per la terza notte consecutiva migliaia di giovani sono scesi in strada scontrandosi con le forze dell'ordine, dopo che il Tribunale ha assolto l'ex poliziotto accusato di aver ucciso l'afroamericano Anthony Lamar Smith. In seguito ai disordini, 13 persone sono state arrestate e quattro agenti sono rimasti feriti. Negli Usa le situazioni di scontro con la polizia in ambito metropolitano stanno diventando la normalità. Oggi più che mai la banlieue è il mondo.

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  • Ben scavato, vecchia talpa!

    La teleconferenza di martedì scorso, a cui si sono connessi 10 compagni, è cominciata prendendo spunto dalla notizia degli scioperi al magazzino Amazon di San Ferdinando a Madrid. Alcune settimane fa i lavoratori spagnoli del gigante dell'e-commerce avevano diramato un appello a tutti i lavoratori di Amazon in Europa per uno sciopero generale europeo; la proposta è stata accolta dai lavoratori tedeschi e polacchi, che in questi giorni, durante il Prime Day 2018 (16-17 luglio) - 36 ore di sconti esclusivi per i clienti Prime dell'azienda -, sono scesi in lotta organizzando blocchi o manifestazioni. Le due giornate di offerte lampo di Amazon si basano sul fatto che decine di migliaia di clienti restino appiccicati ai computer e agli smartphone tenendosi pronti all'acquisto più conveniente. E' proprio vero: stiamo diventando tutti terminali di una grande Rete: chiamiamola "rete neuronale globale" (J. Rifkin) oppure "general intellect" (K. Marx), l'importante è aver chiaro che il cervello sociale non è più una metafora ma è una realtà.

    Scioperi sono in corso anche in Iraq, da più di una settimana, e in Cina, dove ad incrociare le braccia sono stati i camionisti. Scrive il Fatto Quotidiano in un articolo del 29/6: "Tutto è cominciato con un appello anonimo online indirizzato 'ai 30 milioni di autisti di tutta la Cina', vessati dal rincaro di carburante e pedaggi autostradali. Da allora, in alcune aree, le rimostranze hanno paralizzato la viabilità, sebbene l'entità reale del movimento – immortalato da video e foto – risulti occultata dal lavoro certosino dei censori del web." E ancora: "In aprile avevano incrociato le braccia gruisti e operai del settore edile: per la prima volta si tratta di mobilitazioni settoriali e organizzate spontaneamente."

  • Uno spettro continua ad aggirarsi per la Rete

    Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

  • Società massimamente (dis)informate

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, abbiamo parlato di informazione e raccolta di dati nella società capitalista, in relazione alla "scandalo" che in questi giorni ha coinvolto uno tra i maggiori social network, Facebook, e la società di analisi e comunicazione strategica Cambridge Analytica.

    La vicenda. Nel 2013 il ricercatore inglese Aleksandr Kogan crea un'applicazione per Facebook, il quiz "This is Your Digital Life", tramite cui riesce a raccogliere un'immensa mole di dati riguardanti non solo i circa 300mila utenti che hanno scaricato l'app ma anche i loro contatti sul social network, arrivando a profilare circa 50 milioni di persone. Kogan gioca secondo le regole, perché Facebook permette quel tipo di utilizzo delle informazioni ricavate dalla piattaforma. Le cose cambiano l'anno successivo quando il gigante social pone un limite più rigido all'accesso ai dati da parte di applicazioni sviluppate da terze parti. Nel 2015 Kogan cede l'enorme database a Cambridge Analytica che lo utilizzerebbe per fornire allo staff di Donald Trump una sorta di mappatura dettagliata del territorio nazionale sulle opinioni e le inclinazioni politiche dei cittadini americani durante le ultime elezioni presidenziali. Importanti testate giornalistiche fanno scoppiare lo scandalo mettendo sotto accusa la società inglese di analisi e, soprattutto, la grande macchina di "data mining" mondiale rappresentata da Facebook. I dati raccolti da Kogan e utilizzati da CA per influenzare milioni di cittadini americani sono stati utilizzati impropriamente perchè ottenuti senza il consenso dei legittimi proprietari (solo chi ha scaricato l'app ha dato consapevolmente - almeno in teoria - il proprio beneplacito). In ultima istanza, la responsabilità dell'accaduto è da attribuirsi alla piattaforma di Zuckerberg che ha permesso operazioni di profilazione così profonde, dando prova di inaffidabilità nel garantire la privacy dei propri iscritti.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

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