E' uscito il numero 45 di n+1

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°45

Editoriale

Fine della preistoria umana

Articoli

Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
Brexit

Doppia direzione

Il nome e l'ombra

 

Appuntamenti

24

Mag

Conferenza: "Coabitare americano"
Le Intentional Community e i Common Interest Development degli Stati Uniti coinvolgono da 40 a 60 milioni di persone, a seconda di come si adoperano i dati statistici. Una lettura non convenzionale del fenomeno - sede di Torino ore 21

11

Mag

Incontro: "Il trasformismo della borghesia più vecchia del mondo: quella italiana" presso Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo, via del Suffragio 18 (VT) - ore 16

1

Mag

Primo Maggio, Torino
Tradizionale incontro in piazza intorno alla bacheca della nostra stampa. Pranzo e pomeriggio conviviale.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  26 settembre 2017

Superare i vecchi standard

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i temi sviluppati durante il 67° incontro redazionale.

La relazione di sabato mattina, dal titolo "Invarianza e trasformazione", ha analizzato lo standard che si è affermato con la Rivoluzione d'Ottobre. E' stato specificato che se il paradigma è la configurazione di una rivoluzione, lo standard riguarda il canone, lo stile e il linguaggio dopo che essa si è imposta. In Europa la socialdemocrazia del primo '900 aveva un programma riformista; i comunisti russi producevano invece testi come Stato e rivoluzione e Che fare? che contribuirono a far emergere uno schema anti-formista. Nelle passate rivoluzioni si è sempre sentita la necessità di fissare un canone basato sul nuovo paradigma; così è successo, ad esempio, per i cristiani quando Costantino, dopo la battaglia di ponte Milvio del 312 e il primo concilio ecumenico di Nicea del 325, ordinò al Papa di fissare una regola a cui tutti dovevano sottostare. Anche la borghesia di metà '700 si diede un canone ricavato da un paradigma, che trovava la sua massima espressione nell'opera gigantesca de l'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.

Oggi è assurdo fissarsi sul vecchio standardterzinternazionalista, soprattutto dopo la lucida analisi che ne ha fatto la Sinistra Comunista "italiana". I rivoluzionari di oggi, pur facendo proprie le lezioni delle controrivoluzioni, pensano e agiscono secondo paradigmi nuovi.

La seconda relazione, "Tra capitolazioni ideologiche e anticipazioni di futuro", ha affrontato il tema della (nazional)socializzazione che ha preceduto e accompagnato l'avvento del fascismo. Tra le due guerre mondiali si è manifestata l'esigenza di controllare maggiormente il fatto economico e moderne forme di corporativismo statale hanno cominciato a diffondersi. Come sostiene Marx ne Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, di fronte ad un pericolo sociale la borghesia si difende consolidando e isolando l'esecutivo dal resto della società. In Germania, negli anni 20', Walther Rathenau vagheggia uno stato integrato in tutte le sue componenti, una nazione senza classi e compartecipe dei destini dell'economia. Nel 1932 Werner Sombart, ne L'avvenire del capitalismo, afferma che per far fronte al giganteggiare dell'industria, dei trust e dei sindacati industriali è necessaria un'"economia a programma" che persegua una logica razionale, scientifica e totalitaria. Per il sociologo tedesco, "l'economia non è il nostro destino" ma solo con la "volontà" si può stabilire un nuovo ordine sociale. L'anno dopo andrà al potere Adolf Hitler.

Oggi che il capitalismo si è globalizzato, gli stati faticano a controllare l'economia e si fa sentire sempre più forte, seppur contradditoriamente, la necessità di un governo unico mondiale. Il Rapporto sui limiti dello sviluppo, lo studio commissionato al MIT dal Club di Roma nel 1972, avanzava già al tempo soluzioni che andavano in questa direzione. Il Rapporto delineava uno scenario in cui l'umanità si trova ad affrontare una serie di problemi interconnessi, sostenibili solo con un coordinamento a livello mondiale. Aurelio Peccei, tra i fondatori del Club, sosteneva che bisognava superare le antistoriche barriere nazionali e dar vita a una comunità planetaria.

Il consumo di risorse, la dissipazione di energia, ecc., dimostrano che non può esserci crescita infinita in un mondo finito. La borghesia critica sè stessa, ma è inconseguente. Gli unici ad esserlo furono forse i tecnocratici americani, che negli anni 20' arrivarono a mettere in discussione la legge del valore, teorizzando il bisogno di quantificare la produzione non in termini di valore-denaro, ma in termini fisici di energia tramite la formazione di "soviet di tecnici" (Thorstein Veblen).

Giunti a questo punto, abbiamo ribadito che senza il partito rivoluzionario, non è possibile nessuna rivoluzione. Il partito non è un semplice organismo politico, ma un'anticipazione della società futura, un metabolismo sociale in grado di rovesciare la prassi. Nelle società pre-capitalistiche, senza stato né classi, si sono avute forme elevate di gestione della produzione, dell'ammasso e della distribuzione di beni, tramite l'utilizzo del sistema di cretule. Un sistema di segni mnemonici è documentato in Mesopotamia, ad Ebla, nell'Antico Egitto, nella Cina Antica, nella Valle dell'Indo. La registrazione dei movimenti in peso e quantità fisiche permetteva di sapere cosa era successo nel passato e di conseguenza di fare delle previsioni. Le società antiche, a differenza di quella attuale, avevano raggiunto l'apice della civiltà in quanto conoscevano perfettamente se stesse e potevano programmare la produzione/distribuzione dei prodotti necessari alla comunità.

Nella società futura si ritornerà a un metabolismo sociale come quello delle società comunistiche originarie, arricchito dalle potenzialità tecniche raggiunte. A tal proposito, si è menzionato il libro di J. Rifkin, La società a costo marginale zero. L'Internet delle cose, l'ascesa del Commons Collaborativo e l'eclissi del capitalismo, dove si parla apertamente della superiorità di un nuovo sistema produttivo imbrigliato nelle maglie di un capitalismo che va eclissandosi. Noi sappiamo che le forze produttive non possono crescere senza entrare, raggiunta una certa soglia, in collisione con la vecchia sovrastruttura politica. Allora subentra un'epoca di rivoluzione.

In chiusura di teleconferenza, si è parlato di quello che sta succedendo nel magazzino SDA di Carpiano (MI). SDA, azienda del Gruppo Poste Italiane, ha circa 1.500 dipendenti diretti e 7.000 dipendenti indiretti sparsi in vari magazzini, gestiti da cooperative e società in appalto. L'utilizzo di cooperative per la gestione della forza lavoro è parte integrante di quel processo che abbiamo chiamato outsourcing globale. Nel magazzino di Carpiano, dopo un cambio d'appalto e il licenziamento di 43 operai, sono iniziati picchetti e blocchi ai cancelli da parte di una sigla sindacale (SOL Cobas), che poi ha raggiunto un accordo con la controparte. A questo punto, un'altra sigla del sindacalismo di base (SI Cobas), valutando negativa l'intesa perchè annullerebbe gli accordi di secondo livello siglati dal gestore precedente, ha continuato la mobilitazione inceppando il funzionamento dell'importante hub logistico milanese e coinvolgendo nella lotta altri magazzini.

Per quanto riguarda le lotte operaie, abbiamo sempre sostenuto, in linea con Marx, che quello che conta non sono tanto le conquiste immediate ma l'organizzazione sempre più estesa dei lavoratori. Le "conquiste" sono momentanee e lo erano già agli albori del capitalismo, e infatti gli operai hanno sentito presto la necessità di darsi organizzazioni di mutuo soccorso per sostenersi nei momenti di inoccupazione o di sciopero. Le sigle sindacali presenti nel settore della logistica, pur di mantenere il controllo della propria porzione di forza lavoro, alimentano la divisione tra i lavoratori. La logica corporativa impera in tutti i sindacati ed è il portato storico dell'inglobamento della forma sindacale all'interno della macchina statale borghese. I sindacatini, oltre a litigare tra di loro spingendo i lavoratori alla guerra tra poveri, promuovono scioperi generali per... la libertà di sciopero. Prima i proletari si libereranno di queste sovrastrutture parassitarie, prima potranno intraprendere un percorso unitario di coordinamento dal basso. Nel settore della "gig-economy", dove i sindacati sono poco presenti, i lavoratori sono costretti ad autorganizzarsi cercando il coordinamento a livello internazionale. Per il 27 settembre è stata lanciata una giornata di mobilitazione europea (#27EuroRidersStrike), mentre il 29 settembre, in concomitanza con le mobilitazioni contro il G7 di Torino, è prevista un'assemblea dei rider provenienti da tutta Europa.

Articoli correlati (da tag)

  • L'impossibile "normalizzazione"

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione dell'articolo pubblicato sul Corriere della Sera "L'astro Spd pensa al socialismo reale 'Nazionalizzare le aziende dell'auto'".

    Secondo Kevin Kühnert, il capo dell'organizzazione dei giovani socialdemocratici tedeschi, gli Jusos, la nazionalizzazione dell'industria a partire dal settore auto, la collettivizzazione delle grandi aziende, la limitazione della proprietà immobiliare e la regolazione dei profitti rappresenterebbero "l'unica strada per il superamento del capitalismo". Storicamente proposte simili, in primis la socializzazione delle industrie, sono state avanzate sia da partiti socialdemocratici che da gruppi di estrema destra ed estrema sinistra. Peccato che tutte queste formazioni ignorino che lo Stato è più che presente nella vita economica; il fascismo ha perso militarmente, ma ha vinto politicamente ed economicamente estendendosi a tutto il mondo. Anche la Cgil è tra quelli che richiedono una maggiore presenza statale e per gli ex stabilimenti Fiat reclama l'intervento dello stato: se nei periodi di crisi Pantalone deve accollarsi le perdite e socializzarle, i profitti restano sempre privati.

    Abbiamo poi parlato delle manifestazioni del Primo Maggio che sono state molto partecipate in tutto il mondo.

  • Conoscenza, marasma sociale e rivoluzione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, ha preso le mosse dalla lettera di Elio Franzini, filosofo nonché rettore dell'Università di Milano, a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, intitolata "Studi umanistici e scientifici. La scissione non ha senso".

    In realtà, a dispetto del titolo, l'autore afferma che la discussione iniziata negli anni '60 da Charles P. Snow sulla necessità di unificare il sapere scientifico con quello umanistico, è superata, dato che le due culture esistono e che "non si può pensare di ridurre la complessità dei saperi ad artificiosi momenti unitari". Per Franzini, la filosofia ha dunque la preminenza su tutte le altre discipline:

    "Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

    Ciò che conta è quindi la profondità del pensiero filosofico, le altre discipline servono al massimo ad ampliarne l'orizzonte speculativo. Lo scritto di Franzini fa venire in mente lo scambio epistolare avvenuto qualche anno fa sulle pagine di Repubblica tra Eugenio Scalfari e Alessandro Baricco; il tema della discussione era l'avvento dei nuovi barbari, e mentre il primo difendeva l'importanza degli intellettuali e della cultura classica rivendicando il primato della filosofia rispetto all'emergere dell'intelligenza diffusa e distribuita, il secondo valutava abbastanza positivamente la superficialità barbarica.

  • L'industria della disoccupazione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in merito all'applicazione del Reddito di Cittadinanza (RdC) in Italia.

    Il governo ha fissato alcuni criteri per l'avvio della misura economica, tra questi ci sono l'erogazione di 780 euro mensili per chi vive da solo e in affitto, e l'obbligo, per i Centri per l'Impiego, di proporre ai percettori del reddito un'occupazione che preveda un salario di almeno 858 euro. Nel frattempo pare che il conflitto tra Anpal e Regioni riguardo i navigator sia stato risolto: saranno 3 mila coloro che dovranno impegnarsi a trovare un lavoro alle centinaia di migliaia di senza riserve. Un compagno ha segnalato l'articolo "Quarantamila posti di lavoro per (non) trovare lavoro agli altri" di Sergio Rizzo, pubblicato su Repubblica il 10 marzo scorso, in cui vengono ricordate, oltre ai navigator, tutte quelle figure professionali impiegate presso i centri di formazione, le agenzie regionali, ecc., per la gestione dei senza lavoro. Si tratta, in media, di 1 addetto ogni 150 disoccupati, una quantità enorme di "risorse umane" che dovrebbero occuparsi del problema della disoccupazione per risolverlo, e invece vivono grazie ad esso.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°44, dicembre 2018

copertina n°44f6Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx
f6Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura
f6Terra di confine: Il capitalismo non è eterno
f6Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno
f6Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 233, 24 aprile 2019

f6Cittadinanza del reddito
f6Nostra Signora delle Fiamme
f6Dieta proteica
f6Il paradosso della rendita
f6Il connettivista
f6Mille chilometri di metrò
f6Ventitreesima settimana
f6Gli apprendisti padreterni

Leggi la newsletter 233
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email