E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  31 ottobre 2017

I nodi vengono al pettine

La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, si è aperta con un breve accenno a quanto sta accadendo negli Stati Uniti riguardo l'indagine sull'interferenza della Russia nelle scorse elezioni presidenziali. Mentre parlavamo, le agenzie di stampa battevano le prime notizie sull'attentato a New York.

Pur sembrando eventi scollegati, il Russiagate e l'attacco a Manhattan sono entrambi segnali di una stessa difficoltà, e cioè della grande instabilità che stanno attraversando non solo gli USA ma tutti gli stati in generale. In questi giorni è anche la Spagna a far parlare di sé con le vicende legate alla pretesa indipendenza della regione della Catalogna. Sul tema, interessante l'articolo "Catalan independence drive falters as its wealth fails to provide political leverage" che tenta di individuare le basi materiali che hanno portato alla crisi.

Secondo quanto riportato nel testo, una delle maggiori spinte all'indipendentismo viene dalla giovane e rampante imprenditoria catalana, convinta, per la maggior parte, che la regione sia abbastanza forte per potersi reggere autonomamente e per liberarsi dal peso di un'economia nazionale più debole. "La Catalogna produce 314 miliardi di dollari di beni all'anno e la sua economia è la 34a più forte del mondo, davanti a Hong Kong. Il suo GDP è di $35.000, e supera Corea del Sud, Israele e Italia. I separatisti non vedono alcuna ragione per condividere la loro ricchezza con la Spagna" (DEBKAfile). Ma per ora i governanti catalani, volati in Belgio quando l'aria si è fatta un po' più pesante, non hanno ricevuto riconoscimenti ufficiali, e il neo stato, se dovesse nascere, seguirebbe sicuramente la stessa sorte. Gli unici ad aver teso una mano agli esuli belgi sono stati i nazionalisti fiamminghi, che non possono però offrir loro alcun sostegno formale. L'indipendenza della Catalogna è lontana, almeno dal punto di vista della praticabilità.

La riunione è proseguita con alcune considerazioni riguardo il settore della logistica.

Lo scorso 27 ottobre, in Italia, si è svolto lo sciopero nel comparto di una parte dei sindacati di base, con picchetti davanti ai magazzini e manifestazioni in alcune grandi città (Milano, Roma, Bologna, ecc.). Nella stessa giornata si sono mobilitate anche Cgil, Cisl e Uil, che hanno indetto un altro sciopero per i successivi 30 e 31 ottobre, causando la chiusura o il blocco di numerosi depositi e interporti. Secondo la Filt-Cgil, "tra le iniziative in corso sono presidiati i varchi al porto di Genova, è bloccato l'interporto di Parma, ferma l'attività all'interporto di Rivalta Scrivia (Alessandria), manifestazione e blocchi all'interporto di Bari. Sono chiusi i centri Intermodali di Vercelli e di Novara. Chiusi i cancelli della filiale Tnt di Piacenza e al polo logistico Xpo Pontenure (Piacenza). Ferme le attività in molte cooperative che hanno appalti. Molto partecipati i presidi a Roma presso la Prefettura e a Bologna davanti la sede della Lega delle cooperative". Per l'11 e il 12 dicembre prossimi è stata proclamata una nuova mobilitazione che, se non dovesse ottenere i risultati sperati - avvertono i confederali -, potrebbe protrarsi per tutto il periodo natalizio.

Cgil, Cisl e Uil tentano di recuperare lo spazio perduto in questi anni, probabilmente sollecitati anche dai fatti di SDA in cui si è fatta sentire l'esigenza (padronal-governativa?) di un interlocutore più "stabile" rispetto alle litigiose sigle minori. Rimane che con le due giornate di protesta, la Triplice ha mostrato di avere ancora una notevole capacità organizzativa, non paragonabile a quella dei sindacatini fotocopia. Nulla di cui stupirsi dato che per i confederali la posta in gioco è alta: se non riusciranno non tanto ad aumentare ma almeno a mantenere il numero degli iscritti, semplicemente scompariranno.

Le lotte nel settore della logistica e i loro sviluppi sono foriere di contraddizioni di non poco conto. In ambito terzinternazionalista, per esempio, c'è chi identifica in una delle organizzazioni di base, il SI Cobas, l'embrione del futuro sindacato di classe, e sostiene che tale organizzazione è l'unica ad aver cercato l'unità d'azione dei lavoratori partecipando a mobilitazioni di altre sigle quando ce ne fosse stata la possibilità. Curiosamente, proprio il SI Cobas non ha partecipato allo sciopero del 30 e 31 ottobre, motivando la scelta con il fatto che i confederali sono sindacati complici, a favore del padrone e non dei lavoratori. Sarà anche vero, ma il non partecipare ad una giornata del genere non ha senso e dimostra tutta l'insipienza e il corporativismo dei sindacatini fotocopia: al primo posto c'è l'unità dei lavoratori o la difesa corporativa della propria sigla? Come se le sigle minori non avessero mai firmato contratti-bidone.

In materia di logistica è da segnalare l'articolo di Riccardo Staglianò pubblicato sul Venerdì di Repubblica lo scorso 27 ottobre, in cui il giornalista segue il percorso di una merce venduta su Amazon dal momento in cui viene effettuato l'ordine da cellulare o pc a quello in cui viene consegnata all'acquirente. Nel campo dell'e-commerce (ma oramai il fatto è osservabile in tutti i settori) gioca un ruolo importantissimo la gestione dei big data e cioè la capacità di raccogliere informazioni e di organizzarle per fini commerciali. L'elaborazione dei dati, anche complessi, porta in ultima istanza alla formazione di un vero e proprio cervello sociale, in cui articolati algoritmi sono in grado di prevedere gli ordini che potrebbero arrivare da un distretto o da una regione e mettono in opera una sorta di pianificazione.

Sempre sul Venerdì, l'esperto in logistica Fabrizio Dallari afferma che l'e-commerce sta trasformando le abitudini di acquisto delle persone e che il suo ulteriore sviluppo porterà allo shopping predittivo causando la scomparsa dei negozi fisici. Fortune sostiene che già nel 2022, negli Usa, il 25% dei centri commerciali sarà scomparso, mentre si stima che Amazon impieghi, ogni dieci milioni di dollari di fatturato, 15 addetti contro i 47 della grande distribuzione.

L'avvento delle vendite online sta modificando la stessa distribuzione delle merci con l'ampliamento della rete di magazzini e depositi. Da segnalare un articolo ("Amazon, il successo nasce dal caos") sull'organizzazione del magazzino di Amazon dove, basandosi su un sistema gaussiano, i prodotti vengono collocati sugli scaffali non secondo precisi criteri predeterminati ma in ordine casuale. Sembra che così facendo l'addetto impieghi meno tempo a trovare ciò che sta cercando. Se prima, con la fabbrica concentrata e verticale, si partiva da un sistema ordinato finalizzato ad una distribuzione capillare, oggi abbiamo un disordine iniziale che diventa mano a mano ordine, autorganizzandosi.

In "Red Plenty Platforms", l'articolo di Nick Dyer-Witheford di cui abbiamo scritto nella rivista n° 34, si descrivono i tentativi russi e cileni (anni '60 e '70) di raggiungere il controllo cibernetico di produzione e distribuzione, e li si mettono in relazione, con un salto all'oggi, con la capacità di calcolo approntata dai sistemi del colosso Walmart la cui potenza è seconda solo a quella del Pentagono. Se, con un esperimento mentale, eliminiamo da Walmart, Amazon o altri, la sovrastruttura mercantile per rimpiazzarla con la "semplice" distribuzione di prodotti, ci troviamo di fronte ad un sistema avanzato già predisposto "per calcolare algoritmicamente tempo di lavoro e richiesta di risorse, a livello globale, regionale e locale, per molteplici possibili percorsi di sviluppo umano [...]; aggiornamento alla velocità della luce e revisione costante dei piani selezionati tramite flussi di dati di grandi dimensioni provenienti dalle fonti di produzione e di consumo [...]; l'informatizzazione di tutto il processo tramite parametri fissati dalle simulazioni, dai sensori e dai sistemi satellitari per misurare e monitorare l'interscambio metabolico della specie con l'ambiente planetario."

Articoli correlati (da tag)

  • La visione della società futura

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dal commento dell'articolo "Il lato oscuro dei mercati: cosa può mandare le Borse in tilt", del Sole 24 Ore, in cui si analizzano le cause non direttamente economiche del crollo dei mercati avvenuto nei giorni scorsi, ovvero l'insieme di espedienti automatici, scambi ad alta frequenza e algoritmi che ormai governano il mondo finanziario.

    Secondo il giornale di Confindustria, uno dei pericoli più grandi che minacciano le piazze economiche di tutto il mondo è rappresentato dalla finanza automatizzata: "Ormai il 66% degli scambi azionari in Borsa è fatto da algoritmi. Cioè da computer che vendono e comprano azioni in autonomia, seguendo complessi calcoli matematici. Il 'flash-crash' ha però mostrato che anche queste macchine, apparentemente perfette, possono prendere cantonate. E far scattare vendite automatiche molto velocemente."

    Se l'intero mercato azionario è controllato per il 66% da programmi che lavorano autonomamente (ma l'automazione non riguarda solo il mondo delle finanza, tutto ormai è in mano agli algoritmi, dall'industria alla complessa gestione di aeroporti e treni, dalla logistica civile e militare alla grande distribuzione organizzata), allora possiamo affermare che non è più l'uomo a subordinare l'economia ma il contrario. Ciò è la dimostrazione pratica dell'incapacità della classe borghese che, sprovvista di una teoria economica, non riesce ad anticipare i processi sociali ma è costretta a subirli. Dacché esiste il capitalismo, non una crisi è stata prevista, mentre le spiegazioni sono sempre arrivate dopo.

  • Solo dal caos nasce nuovo ordine

    Durante la teleconferenza di martedì, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il tema del funzionamento dei magazzini della logistica, e in particolare quelli di Amazon.

    Nell'articolo "Amazon, il successo nasce dal caos: viaggio nel super magazzino italiano" l'ingegnere Tarek Rajjal, general manager della sede italiana dell'azienda, dichiara: "Seguendo i principi dell'algoritmo di Gauss, il nostro software fornisce sempre il percorso più breve". Preso in carico l'ordine, la pistola, lo strumento utilizzato dagli addetti per leggere i codici a barre delle merci, fa da navigatore guidando l'operatore nel minor tempo possibile fino allo scaffale dove si trova il prodotto.

    L'ottimizzazione del lavoro, in questo caso basata su un sistema gaussiano, è finalizzata alla riduzione dei tempi per ogni singolo ordine e all'aumento della produttività. Nel magazzino Amazon di Piacenza, così come in quelli di Germania o Stati Uniti, lo sfruttamento è bestiale; diverse inchieste giornalistiche rivelano che i lavoratori arrivano a far uso di psicofarmaci pur di sopportare ritmi e turni di lavoro massacranti. La gigantesca fabbrica della logistica (TNT, SDA, Bartolini, ecc.) e dello shopping in rete (Amazon, Zalando, ecc.) funziona grazie a una massa di facchini e drivers precari e super-sfruttati che hanno sempre meno da perdere, e infatti fanno scioperi, picchetti e blocchi della produzione.

  • La macchina incorpora conoscenza collettiva

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando la lectio magistralis del prof. Antonio Casilli su "Intelligenze artificiali e digital labour" tenuta durante le Giornate del Lavoro organizzate dalla CGIL a Lecce.

    Nel mondo sono circa 100 milioni i micro-lavoratori impiegati nell'inserimento di dati in piattaforme digitali e questo dimostra, secondo Casilli, che la crescita e il potenziamento dell'intelligenza artificiale sono possibili solo grazie all'erogazione di lavoro umano mal pagato, senza alcun contratto e senza inquadramento sindacale. A parte le conclusioni (lotta per diritti, per le garanzie, ecc.), la lectio offre una panoramica interessante sulle piattaforme di crowdsourcing e sulle modalità di impiego dei lavoratori.

    Siri, l'assistente digitale sviluppato dalla Apple, cresce e "apprende" grazie ai milioni di dati raccolti dagli umani. Lo stesso avviene per Cortana e Alexa, i software di assistenza e riconoscimento vocale messi a punto rispettivamente da Microsoft e Amazon. Facebook a sua volta ha creato M, un assistente virtuale che impara attraverso le informazioni ricavate dalle conversazioni di quel miliardo di utenti che utilizza quotidianamente il social network. Insomma, navigando nella Rete produciamo ricchezza per altri.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email