E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  12 dicembre 2017

Reddito di cittadinanza, digital labour e disoccupazione di massa

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, abbiamo affrontato il tema del reddito di base.

Sono molte le città e gli stati che stanno sperimentando misure di questo tipo: Scozia, Finlandia, Barcellona in Spagna, alcune località dell'Olanda, la provincia dell'Ontario (Canada), Oakland e Stockton negli Stati Uniti (dove per il 2018 un campione casuale dei 300.000 residenti otterrà 500 dollari al mese), e per ultima la città di Zurigo, che nel 2018 introdurrà un reddito universale di 2500 franchi mensili (quasi 2200 euro) per gli adulti, e 625 franchi (circa 550 euro) per i bambini. Anche l'Italia sta cercando di porre rimedio alla miseria crescente con il Rei, il reddito di inclusione. Solo che nel Belpaese l'esperimento è partito nel caos assoluto, con Inps, Comuni e CAF, impreparati ad accogliere le richieste, presi d'assalto dai cittadini. Da segnalare il sito Basic Income Network (Bin) che raccoglie notizie sulle iniziative in materia di reddito di base, come la manifestazione prevista per il prossimo 16 dicembre a Roma (#FightRight).

Tempo fa il M5S ha organizzato una marcia da Perugia ad Assisi per chiedere il reddito di cittadinanza, uno dei punti programmatici (una delle cinque stelle) che caratterizza il movimento dalla sua nascita. Sul tema sorprendente il silenzio dei confederali, che lasciano ai grillini e ad altri soggetti il monopolio su un argomento di questa portata.

Il reddito di cittadinanza, inizialmente inteso come erogazione monetaria per raggiungere la parità tra tutti i cittadini, si è trasformato nel giro di pochi anni nella richiesta di un reddito di base, una sorta di salario di sopravvivenza. Quella del salario ai disoccupati è una rivendicazione classica del sindacalismo degli anni '20, accettata oltre che dai comunisti anche da alcune frange della socialdemocrazia. Oggi, data la crescita della miseria, il reddito di base (o reddito di sussistenza) è una necessità per milioni di precari e disoccupati, e c'è già chi pensa di modificare radicalmente l'apparato assistenziale, sforbiciando i fondi statali erogati a decine di strutture messe in piedi per "gestire" il business della disoccupazione. Se la borghesia non fosse così inconseguente, eliminerebbe drasticamente le spese improduttive (cominciando dalla mafia dei corsi di formazione), intervenendo per distribuire direttamente ai disoccupati queste risorse in modo da agire sulla propensione marginale al consumo. Per fare tutto ciò, ci vorrebbe un esecutivo forte e snello, cioè non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari e disfunzioni varie.

Uno studio della Fondazione Di Vittorio (CGIL) segnala che negli ultimi anni, in Italia, sono saliti da 3 a 4 milioni i lavoratori impiegati in fast jobs, e cioè costretti a lavorare poche ore al giorno. Antonio Casilli, di cui abbiamo parlato in una precedente teleconferenza, in un intervista al Manifesto ("I lavoratori sono il cuore dell'algoritmo") racconta del "capitalismo delle piattaforme digitali" e dei "micro-cottimisti di Amazon Mechanical Turk, un sistema di creazione e addestramento di intelligenze artificiali alimentato da micro-lavoratori, persone pagate a cottimo per qualche centesimo per realizzare mansioni di gestione dati, immagini o testi", concludendo con una presa di posizione riformistica in merito al reddito di base: "Se in Italia ci sono 30 milioni di utenti di Google, è giusto tassare Google sulla base dei profitti ottenuti grazie alla loro attività. Così si può finanziare un reddito di base, un reddito digitale connesso al lavoro digitale che ciascuno di noi svolge su Internet o sulle 'app' mobili."

Nell'epoca dell'informazione in rete anche coloro che non lavorano direttamente per piattaforme come Google, Facebook e Amazon, danno informazioni e producono dati per questi colossi semplicemente navigando su Internet. Nel giro di poco tempo la raccolta di grandi masse di dati è cambiata radicalmente: un elenco di persone, cose o relazioni, ordinato secondo determinati criteri, è già di per sé un elemento "intelligente" che può fornire più informazione di quanta ne contenga la somma dei suoi singoli componenti. Può ad esempio fornire indicazioni sulle vendite future a partire dalle caratteristiche sociali dei consumatori. Produciamo (dati) anche quando non lavoriamo?

Nell'articolo "Proletari, schiavi, piccolo-borghesi o... mutanti?" abbiamo analizzato la "diffusione sociale della fabbrica", la quale è uscita da un pezzo dalle sue mura originarie. Il lavoratore moderno che lavora a domicilio cliccando su qualche piattaforma Internet, oppure il rider che prende ordini sullo smartphone, sono il prodotto specifico della crescita del General Intellect (Grundrisse). E' importante ribadire, con il Marx dei Manoscritti, che l'industria moderna non è semplicemente la fabbrica, ma "è il reale rapporto storico della natura e quindi della scienza naturale". La natura trasforma sé stessa giungendo all'industria tramite l'uomo, perciò "la vera natura antropologica" è il complesso natura-uomo-industria.

Il lavoratore precario, che vive una condizione di disintermediazione del rapporto di lavoro (come la chiamano i sindacalisti), comandato da un algoritmo, è liberato non solo rispetto ai suoi antichi mezzi di produzione, ma anche dal posto di lavoro fisso e dalle regole definite dalle lotte precedenti. Non potrà più ritornare a lottare per il contratto triennale, per la contingenza, per lo statuto dei lavoratori, insomma, per "passi indietro" verso un ripristino dell'ingabbiamento precedente. Se vuole vivere dovrà necessariamente rompere le catene capitalistiche che lo tengono prigioniero. Stiamo vivendo una transizione di fase che aspetta solo un grande rivolgimento per sancire il passaggio da una forma sociale ad un'altra.

Tutto converge verso una singolarità storica, una soluzione di tipo catastrofico. Il caos, la rottura dell'equilibrio sociale, è un passaggio necessario per arrivare a un nuovo ordine. E finché non si arriva alla catastrofe rivoluzionaria, il capitalismo deve inventarsi soluzioni per riformare il sistema, per rimandare la sua morte, cercando di inglobare le spinte anti-forma che maturano nella società (come ha fatto con il fascismo, realizzatore dialettico delle vecchie istanze della socialdemocrazia). Così facendo il Capitale nega sé stesso.

Durante l'ultimo incontro redazionale abbiamo proiettato dei grafici sul costo del lavoro umano per unità di prodotto che, sia in Europa che negli Usa, si aggira intorno al 5% (il resto è capitale costante, pubblicità, rendita, ecc.). Jeremy Rifkin, nel saggio La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l'avvento dell'era post-mercato (1995), nota come prima della rivoluzione industriale il 90% della popolazione americana fosse impiegata nell'agricoltura, per passare, in seguito all'ampio utilizzo di macchine agricole, all'odierno 3%. Lo stesso vale per l'industria e per il terziario: masse di lavoratori sono spinti nel girone infernale della sovrappopolazione assoluta. Una delle soluzioni che lo studioso propone per risolvere il problema è la drastica riduzione dell'orario di lavoro, uno dei punti del Programma rivoluzionario immediato nell'Occidente capitalistico (Riunione di Forlì del 1952). Una parte del mondo borghese, quella più lucida e preveggente, comincia a prendere seriamente in considerazione l'idea del reddito di base e della riduzione della giornata lavorativa, capitolando ideologicamente di fronte al programma comunista.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato al riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele, in continuità con la strategia filo-israeliana dell'amministrazione repubblicana fin dai tempi di Reagan. Oggi questa mossa unilaterale è la dimostrazione che la superpotenza di un tempo si è chiusa a riccio in difesa del residuo potere globale.

Articoli correlati (da tag)

  • Fascismo come realizzatore delle istanze riformiste

    La teleriunione di martedì scorso è cominciata con la segnalazione da parte di uno dei compagni collegati (12 in totale) della proliferazione su YouTube di filmati tesi a dimostrare che il crollo del ponte Morandi di Genova non è avvenuto accidentalmente ma sarebbe invece un fatto voluto. Questo genere di video, visualizzati in breve tempo da decine di migliaia di persone, rientra nel fenomeno, già visto in passato in occasione dell'attentato alle Torri Gemelle o, ancor prima, dello sbarco sulla Luna, della diffusione di teorie strampalate solitamente a sostegno di una visione più o meno complottista dell'ordine delle cose.

    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

  • La Cina non salverà il mondo capitalistico

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando due articoli pubblicati sull'edizione del 28 luglio di The Economist dedicata alla nuova via della Seta cinese: la Belt and road initiative (BRI).

    Nel primo articolo, "China's belt-and-road plans are to be welcomed-and worried about", viene evidenziato il fatto che il progetto si configura come qualcosa di più rispetto ad una rete stradale e navale da e verso Pechino. Anche se per ora non sono chiare le strategie di investimento sia in termini di cifre sia per quanto riguarda le rotte commerciali e i relativi accordi bilaterali, la Cina descrive la BRI come un piano globale, programmando la costruzione di una "Pacific Silk Road" verso l'Oceano Pacifico, di una "Via della seta sul ghiaccio" attraverso l'Oceano Artico, e di una "Via della seta digitale" nel cyberspazio. "I paesi desiderosi dei finanziamenti cinesi", scrive The Economist, "accolgono il progetto come fonte di investimenti nelle infrastrutture tra Cina ed Europa, passando per Medio Oriente ed Africa. Quelli che temono la Cina lo vedono invece come un sinistro piano teso a creare un nuovo ordine mondiale in cui il Dragone è il potere preminente." "La BRI rappresenta", conclude l'articolo, "un motivo in più per l'America per rimanere in Asia". La Cina tenta di espandere maggiormente la sua sfera d'influenza e lo fa a partire proprio da quell'heartland (il cuore del mondo) che, secondo la teoria del geografo e diplomatico inglese H. Mackinder, è essenziale per chiunque voglia prendere il controllo del pianeta.

  • #OccupyICE

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie provenienti dagli Stati Uniti.

    Nei giorni scorsi un'ondata di indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla diffusione di un audio con le voci dei bambini imprigionati nei campi di detenzione al confine tra Messico e Usa, dove vengono separati dai genitori migranti. Va detto che la politica contro gli immigrati non riguarda specificatamente l'amministrazione Trump, in quanto questi centri, gestiti dall'agenzia federale statunitense United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), sono attivi almeno dal 2003. Nei primi mesi in cui è entrato in carica il nuovo esecutivo, però, si è registrato un boom di arresti dei migranti non in regola con i documenti:

    "A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

f6Dedicato a Karl Marx
f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
f6Governicchio

Leggi la newsletter 229
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email