E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  9 gennaio 2018

Riduzione dell'orario di lavoro

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando le news in arrivo dal Venezuela, dove in seguito agli assalti a supermercati e negozi da parte della popolazione, ormai ridotta alla fame, il governo Maduro ha costretto gli esercenti ad abbassare i costi dei beni di prima necessità. Nel paese i prezzi delle merci sono arrivati alle stelle a causa di un'inflazione a livelli da record, mentre il Bolivar, la moneta locale, non viene più accettata nelle transazioni.

La situazione economica in cui versa il paese è molto simile a quella di altre aree del mondo dove storicamente vengono attuate misure per calmierare i beni di prima necessità. Quando le condizioni economiche peggiorano e tali misure non possono più essere mantenute, quando i governi non riescono più a sfamare le popolazioni, scattano le rivolte, i saccheggi e le manifestazioni.

Oltre al Venezuela, è tutto il continente sudamericano ad essere in fibrillazione. In Honduras, durante il mese di dicembre dopo le elezioni presidenziali, si sono verificati scontri durissimi: 14 morti e proclamazione del coprifuoco. In Brasile, nei mesi scorsi, violente proteste contro la riforma del governo Temer sono sfociate in assalti ai ministeri. In Argentina, dopo l'annuncio della riforma delle pensioni, pesanti scontri si sono registrati davanti al parlamento, a Buenos Aires. Un compagno ha segnalato un video che circola in questi giorni sui social, dove si vedono migliaia di senzatetto accampati con le loro tende in centro a Los Angeles. A quanto pare, le motivazioni che hanno fatto emergere Occupy sono ancora valide. Dappertutto è il peggioramento delle condizioni di vita a muovere masse di senza riserve alla lotta.

Nelle Glosse marginali di critica all'articolo "Il re di Prussia e la riforma sociale, firmato: un Prussiano", Marx, pur riferendosi alla Germania, afferma a proposito della differenza tra una rivolta politica e una industriale:

"La natura umana è la vera comunità umana. Come il disperato isolamento da essa è incomparabilmente più universale, insopportabile, pauroso, contraddittorio dell'isolamento dalla comunità politica, così anche la soppressione di tale isolamento e anche una reazione parziale, una rivolta contro di esso, è tanto più infinita quanto più infinito è l'uomo rispetto al cittadino e la vita umana rispetto alla vita politica. La rivolta industriale, perciò può essere parziale fin che si vuole, essa racchiude in sé un'anima universale; la rivolta politica può essere universale fin che si vuole, essa cela sotto le forme più colossali uno spirito angusto."

In Iran durante i cortei di operai e disoccupati non si sono visti cartelli di tipo politico, mentre le manifestazioni esprimevano una rabbia verso il sistema tout court, rappresentato sia dai riformisti che dai conservatori. Anche la Tunisia torna al centro del marasma sociale con le manifestazioni scaturite dopo l'annuncio della legge di bilancio 2018 che prevede forti aumenti per gas, benzina e servizi, e altre misure adottate dal governo per cercare di contenere la spesa pubblica. Manifestazioni e scontri con la polizia hanno interessato varie città: Thala, Kasserine, Sbeitla, Oueslatia (Kairouan), Douz, Kebili, Gafsa, Tebourba e Cite' Ettadhamen (Tunisi), con devastazioni e feriti. I manifestanti hanno attaccato il posto di polizia di El Battan alla Manouba bruciando l'ufficio del comandante, l'agenzia delle Finanze di El Gtar a Gafsa, un supermercato a cite' Intilaka nei pressi della capitale, il deposito comunale di El Bassatine a Kasserine. Un morto a Tebourba a 40 km dalla capitale Tunisi, cinque i feriti. Arrestati centinaia di manifestanti per aver dato fuoco agli edifici governativi e aver rubato nei negozi. Se nell'ondata di ribellione del 2011, in Spagna, Grecia e Croazia i manifestanti accerchiavano simbolicamente i parlamenti, quasi a chiederne un migliore funzionamento, ora nelle rivolte, che scoppiano con sempre più frequenza ai quattro angoli del mondo, iniziano ad essere prese di mira le caserme di polizia e gli uffici governativi.

Si è poi passati a commentare quanto succede a livello sindacale in Germania. L'IG Metall (sindacato dei metalmeccanici tedeschi), uno dei più grandi sindacati d'Europa, con i suoi 2,2 milioni di iscritti, ha presentato le richieste per il rinnovo dei contratti di lavoro che riguardano circa 3,9 milioni di lavoratori addetti all'industria elettrica e meccanica: un aumento delle retribuzioni del 6 per cento, ma anche una riduzione, su richiesta individuale, dell'orario di lavoro settimanale (fino a 28 ore per un periodo di 24 mesi). Si tratta di una riduzione dell'orario di lavoro "mirata" a chi ne ha necessità (assistenza di bambini e anziani), ma che viene portata avanti con scioperi in alcune grandi aziende come la Porsche. La Gesamtmetall, la federazione degli imprenditori, ha rifiutato la proposta, anche perchè l'IG Metall vuole che a compensare parte del mancato guadagno dell'operaio sia il datore di lavoro.

E' inevitabile che sindacati ultra-corporativi come quello tedesco, ma addirittura gli stati, prendano in considerazione l'idea di una riduzione dell'orario di lavoro; orami è chiaro che si va verso un'era di disoccupazione di massa, a causa dell'introduzione nelle fabbriche di robot, computer e automazione. In Germania, la riduzione dell'orario, non è solo una richiesta di tipo sindacale, ma una misura patrocinata probabilmente da settori della borghesia e dell'apparato politico: l'IG Metall, da sempre legato all'SPD, è un organismo che partecipa a pieno alla co-determinazione (mitbestimmung), l'aperta collaborazione tra padroni e bonzi. Alcuni economisti tedeschi hanno condotto una ricerca dimostrando che il motore essenziale del "modello renano" è stata proprio la possibilità di contenere la disoccupazione con una politica di alti salari per una élite di lavoratori e contemporaneamente bassi salari per la massa della manodopera non qualificata. Gli stessi industriali tedeschi ammettono che l'industria nazionale non è andata in crisi come nel resto d'Europa, proprio per la responsabilità dei sindacati che sono intervenuti per tenere bassi i salari (una controtendenza alla caduta del saggio di profitto). Adesso IG Metall presenta il conto ai capitalisti e li invita a innalzare la "propensione marginale al consumo".

In Europa, ma anche in altre parti del mondo, temi come il reddito di cittadinanza, la riduzione dell'orario di lavoro e la razionalizzazione del Welfare State sono all'ordine del giorno. In Italia, sulla questione della distribuzione del reddito si stanno spendendo tutti i partiti politici. Il Movimento 5 Stelle, sin dal suo esordio, ha proposto il reddito di cittadinanza, il Pd ha lanciato il Rei, il reddito di inclusione, e per Berlusconi "contro il dramma della povertà occorrono misure di emergenza. Per questo abbiamo pensato a una misura drastica proposta da Milton Friedman: lui la chiamava 'imposta negativa sul reddito', io preferisco chiamarlo 'reddito di dignità' per chi è sotto una certa soglia, che potrebbe essere 1.000 euro al mese".

Vista la mancanza di differenze ideologiche tra le varie forze politiche che si contendono la guida del paese, buona parte del dibattito pubblico è polarizzato sul reddito di base. Comunque, a parte le promesse da marinaio fatte in campagna elettorale, è significativo che ci siano delle sperimentazioni in corso in tutto il mondo, dalla Svizzera al Canada, dalla Finlandia alla California, dall'Olanda alla Scozia.

P. Van Parijs, un filosofo belga a favore dell'introduzione di un reddito di base sin dagli anni '80, sostiene che tagliando le varie forme di sussidi, mobilità e cassa integrazione ed accorpando tutte le spese in un'unica voce, sarebbe possibile erogare un reddito di base incondizionato (di circa 400 euro) a tutta la popolazione.

Un compagno ha ricordato che in Italia lo scorso 8 gennaio c'è stato lo sciopero della scuola, con le maestre che hanno manifestato a Roma, Milano e Torino. Ad incrociare le braccia gli insegnanti della Primaria e dell'Infanzia in lotta contro la sentenza del Consiglio di Stato che li ha respinti dalle graduatorie ad esaurimento (Gae), canale per ottenere il posto di ruolo. Circa 44mila i diplomati magistrali con titolo conseguito entro il 2001-2002 interessati dalla sentenza. Oggi più che mai servirebbe lo sciopero generale: per saldare la lotta di tutti i lavoratori, più precari che mai. Il Corriere, in merito alla notizia della presunta crescita delle assunzioni nel Belpaese, fa notare che 9 contratti su 10 sono precari.

In chiusura di teleconferenza, è stato segnalato quanto accade nella logistica con la firma dell'ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL da parte dei confederali. L'entrata in scena degli stessi, che avevano scioperato il 30-31 ottobre in alcuni magazzini e interporti, aveva preoccupato non poco i sindacati di base che temevano di perdere il terreno conquistato. CGIL, CISL e UIL chiedevano, ottenendoli, l'apertura di tavoli di trattative con la controparte, che hanno portato all'ipotesi di accordo. In un documento della Opposizione Cgil in FILT si rifiuta tale ipotesi poichè non farebbe che peggiorare le condizioni di lavoro. Per il 20 gennaio è prevista, a Vicenza, un'assemblea per il NO all'Ipotesi di CCNL, a cui sono invitati i lavoratori del settore: autisti, magazzinieri ed impiegati, diretti ed indiretti delle imprese del settore.

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