E' online il numero 44 di n+1

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

24

Mar

Seminario: "La socializzazione fascista e il comunismo"
Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo
via del Suffragio 18 (VT) - ore 15.30

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 gennaio 2018

Oxfam: "l'1% possiede come il 99%"

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune osservazioni riguardo il rapporto Oxfam Ricompensare il lavoro, non la ricchezza, presentato alla vigilia del Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, che ogni anno riunisce esponenti internazionali dell'ambito economico, politico, scientifico e sociale per discutere delle questioni principali della scena mondiale.

La situazione che emerge dai dati raccolti nel rapporto, come illustra un rappresentante della sede italiana dell'organizzazione non governativa in una recente intervista, è decisamente preoccupante. Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni no profit operanti in 90 diversi nazioni e dispone di una rete ampiamente estesa i cui sensori sono dislocati praticamente in tutto il mondo (10.000 operatori e 50.000 volontari). Lo studio del 2018 tratta principalmente il tema della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e il risultato a cui giunge – ma non si tratta di una novità dato che sono sempre di più le ricerche di questo tipo a rilevare tale assetto generale – è quello di una società in cui il denaro, o la prosperità in generale, confluisce in misura sempre maggiore nelle solite "poche" mani. Nel documento vengono inoltre presentate proposte e suggerimenti per arginare tale situazione di disparità. Ovviamente si tratta di soluzioni di carattere riformista, come la tassazione progressiva, l'introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, e via dicendo.

Il rapporto Oxfam può essere commentato partendo da un brano di "Precisazioni su marxismo e miseria e lotta di classe e offensive padronali", in cui si dice: "Più accumulazione, minor numero di borghesi. Più accumulazione, maggior numero di operai, ancor maggior numero di proletari semioccupati e disoccupati, e di peso morto di sovrappopolazione senza risorse. Più accumulazione, più ricchezza borghese, più miseria proletaria".

Questi processi sono ormai talmente evidenti che gli stessi borghesi, nelle loro ricerche o nei titoli dei giornali, sono costretti a parlarne e a richiamarsi, tra l'altro, proprio allo slogan diffuso da Occupy Wall Street nel 2011 individuando i due poli di accumulazione come 1% e 99%. Eclatanti capitolazioni ideologiche di fronte al lavoro teorico di Marx.

Il tema della diseguaglianza nel mondo si collega ad una serie di considerazioni, inviate da un compagno, sul libro Capitalism without Capital. The Rise of the Intangible Economy, scritto dagli economisti Jonathan Haskel e Stian Westlake. Il testo è uscito nel 2017 e tratta della rivoluzione silenziosa dell'economia immateriale, la cui ascesa ha avuto inizio nei paesi sviluppati dove gli investimenti si sono diretti sempre di più verso beni intangibili (design, software, brevetti, etc.) a scapito di quelli materiali, sviluppando una dinamica di cui abbiamo parlato spesso in passato soprattutto in riferimento alla struttura del Pil degli Stati Uniti.

I due studiosi sollevano un tema non solo interessante ma significativo e che appare in tutta la sua portata guardando, per esempio, alla configurazione assunta dalle grandi aziende del settore informatico-tecnologico. Amazon, Twitter, Facebook, Google sono tutte imprese con un esiguo numero di dipendenti e una grande capitalizzazione in Borsa data da asset immateriali che vengono contabilizzati come beni materiali. Tale aspetto rientra nel filone del capitalismo che nega sé stesso, in cui sempre meno lavoro vivo mette in moto sempre più lavoro morto. Questa massa di capitale intangibile è una merce particolare che per le sue proprietà può essere replicata un numero infinito di volte, arrivando ad avere, per dirla con J. Rifkin, un costo marginale quasi uguale a zero e assestandosi su un paradigma basato non più sulla scarsità ma sulla riproducibilità.

Nel suo editoriale sul libro di Haskel e Westlake, il Guardian preferisce dare risalto, tra i vari argomenti affrontati, all'aspetto monopolistico delle grandi aziende della Rete e al fatto che la loro ricchezza non sia fondata su fabbriche e stabilimenti ma su algoritmi, secondo uno schema che ha cominciato a prender piede nei primi anni del 2000 e che ha portato allo sviluppo di un'economia in cui i prodotti sono immateriali e, sostanzialmente, replicabili. Tali aziende sono centralizzate al massimo livello e vivono dell'accumulazione di informazioni (dati) che non producono direttamente, ma pescandole dalle attività online di chi utilizza i loro servizi. Secondo il Guardian questa dinamica di monopolio finisce per provocare povertà e miseria. Ma lasciando i giornali e tornando ad articoli come "Merci immateriali", notiamo che, come anticipato da Marx nel VI capitolo inedito, il processo irreversibile di smaterializzazione delle merci e automazione della produzione porterà a toccare il limite che tanto spaventa gli economisti e cioè una disoccupazione di massa e la diffusione di lavoretti pagati poco (gig-economy): la tristemente nota schiavitù 2.0. Se per i borghesi si tratta di una questione che sta diventando pressante, affrontata come problema di ordine tecnico o sociologico, per noi è indice di un capitalismo che sta cambiando natura e rappresenta la liberazione di tempo di vita.

Anche in riferimento alla moneta, il rapporto delle merci intangibili con il denaro appare complicato, dato che vengono meno tutti i paradigmi elencati da Marx riguardo al denaro come forma fenomenica del valore. Il capitalismo rimane capitalismo, sia che produca auto sia che sforni software; ma se l'automazione/robotizzazione/smaterializzazione dell'economia si generalizza coinvolgendo tutti i paesi, allora si verificano delle variazioni sostanziali nella struttura delle merci, che non sono più oggetti discreti consumabili una sola volta, ma si trasformano piuttosto in un flusso continuo pagato a canone. La borghesia, pur comprendendo che è in atto una tendenza inesorabile che va dalla pesantezza verso la leggerezza, non ha la forza per cambiare rotta.

Ritornando a Capitalism without Capital, qualcuno potrebbe notare l'assonanza con quanto scritto nel testo della nostra corrente "Proprietà e capitale" (XII - La modema impresa senza proprietà e senza finanza). In realtà si tratta di due cose completamente differenti: mentre è provato che può esistere un capitalismo senza capitalisti, un capitalismo senza capitale proprio non può esistere. Anche la questione del monopolio, che è tendenza naturale dell'attuale modo di produzione, è importante. Quando non si mobilitano grandi masse di capitale costante, diventa facile prendere il sopravvento sui concorrenti e arrivare ad avere una posizione predominante ottenendo un sovraprofitto. Il quale però viene dalla rendita, fattore di sofferenza per il capitale.

Anche nell'ultimo numero dell'Economist, nell'articolo "How to tame the tech titans", si analizza il fenomeno dei big della Rete dal punto di vista del monopolio e della concorrenza. Come ricordato sopra, queste grandi aziende acquisiscono attraverso la profilazione una montagna di dati personali; sarebbe perciò diritto dei clienti, si sostiene nell'articolo, avere l'accesso alle informazioni raccolte secondo regole stabilite dall'autorità preposta. In tutta la faccenda, ciò che è davvero interessante non è tanto l'appropriazione privata dei profili degli utenti, ma l'evidenziarsi del carattere profondamente parassitario del sistema, per cui organismi economici vivono di un qualcosa che è prodotto al di fuori della loro produzione.

Alcuni, sostenitori del reddito di base, riguardo al pressante problema della mancanza di lavoro, collegano questa peculiarità del nostro tempo – il fatto che tutti noi, utilizzando Internet, produciamo dati da cui altri traggono profitto - alla necessità di una qualche forma di salario erogata universalmente. Altri, come Marta Fana, l'autrice del libro Non è lavoro, è sfruttamento nella cui lettura si rimane colpiti di fronte ai dati e ai racconti di uno sfruttamento e una schiavitù generalizzati, credono invece, con lo sguardo rivolto al passato anziché al futuro, che i lavoratori dovrebbero lottare per la Costituzione e la sua difesa.

Le forme di precarietà estrema sono il risultato di un modo di produzione che è arrivato al capolinea e sta raschiando il fondo del barile. Se il lavoro è diventato precario al massimo e addirittura gratuito (stage, tirocini, ecc.), è vero, si tratta di ultra-sfruttamento e ciò è negativo per chi lo subisce, ma significa anche che ci stiamo avvicinando ad un punto di rottura (rivoluzionaria). Proprio ciò che i sinistri demo-costituzionalisti vogliono scongiurare.

La teleconferenza si è conclusa con delle veloci riflessioni sui seguenti punti: - articoli pubblicati dal BIN: "Spagna: in marcia verso Madrid per chiedere un reddito di base", "Verso il Congresso mondiale delle reti per il reddito 2018 in Finlandia"; - i lauti compensi dei burocrati sindacali e la loro subalternità alle necessità di accumulazione del Capitale: Raffaele Bonanni, ex segretario della Cisl e oggi affermato broker assicurativo, si candida con Forza Italia; - le notizie sulle stime di astensione dei giovani alle prossime elezioni in Italia; - il tema delle baby gang che sulle tratte dei pendolari molestano i passeggeri come particolare fenomeno di dissoluzione sociale; - il nuovo blog di Beppe Grillo e lo smarcamento del guru genovese dal M5S.

Articoli correlati (da tag)

  • La dialettica corazza-proiettile

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sui fatti francesi di cui si è accennato anche durante l'ultimo incontro redazionale.

    Sabato 16 marzo i gilet jaunes sono scesi nelle strade per l'#ActeXVIII, scontrandosi violentemente con la polizia. A Parigi le manifestazioni sono sfociate nel saccheggio di diversi negozi di lusso lungo gli Champs-Élysées.

    Rispetto ai movimenti di piazza, esistono differenze significative tra Francia e Italia: mentre la prima ha un'infrastruttura statale piuttosto rigida e perciò fatica a controllare il dissenso, nella penisola i gilet gialli siedono in parlamento dato che la borghesia locale, per condizioni geostoriche del tutto particolari, è riuscita a "parlamentarizzare" la protesta nata dal basso. Niente di cui stupirsi, è nato in Italia e non altrove l'opportunismo trasformista. Il M5S, una volta andato al governo, non è riuscito a fare granché, finendo per omologarsi a quel sistema che voleva stravolgere. Il vuoto lasciato nelle piazze sarà riempito da altre forze, solo che la carta parlamentare ormai è stata giocata.

    La situazione francese, dopo le manifestazioni di sabato scorso, si va facendo sempre più tesa, tanto che il ministro degli interni Castaner ha affermato che "le persone che hanno commesso questi atti", riferendosi ai danneggiamenti nel centro di Parigi, "non sono né manifestanti né teppisti: sono assassini". Evidentemente, in questi mesi di proteste ricorrenti è avvenuta una sorta di selezione per cui coloro che continuano a riempire le strade e le piazze sono i più determinati, e di conseguenza l'intervento dello stato si fa più deciso. L'evoluzione parallela proiettile-corazza spiegata da Engels (il proiettile diventa più potente, la corazza diventa più spessa in una corsa che non ha fine) non riguarda solo le contestazioni in Francia, ma anche quelle in Serbia, Bulgaria, Sudan e Algeria.

  • Al limite fra l'ordine e il caos

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando l'articolo "Dieci giorni al reddito di cittadinanza ma è rischio caos, manca anche il modulo", pubblicato su Repubblica il 25/2/2019.

    Se questo quotidiano, per ovvie ragioni politiche, è ostile al Reddito di cittadinanza targato M5S, è anche vero che i motivi per criticare tale misura non mancano. La data in cui sarà possibile presentare la domanda per ricevere il sussidio, il prossimo 6 marzo, è vicina e il governo si trova ancora in alto mare: i navigator (i tutor che affiancheranno i destinatari del reddito) non sono ancora stati assunti data la controversia tra Regioni e governo, l'App per incrociare domanda e offerta di posti di lavoro non esiste, e sembra che i fondi messi a disposizione non basteranno per cui in molti resteranno a bocca asciutta. Anche la questione della privacy, dei dati e della loro gestione non è stata risolta. Una situazione a dir poco caotica (le Poste temono assalti agli sportelli), difficile da gestire da un governo di dilettanti allo sbaraglio.

    Su un altro quotidiano, il Corriere della Sera, Lucrezia Reichlin afferma che "senza crescita la speranza di un futuro migliore sparisce e così pure il consenso, il collante che tiene insieme le nostre società." Parole di buon senso, peccato che l'economista non dica che una crescita maggiore è possibile solo con una produttività maggiore, e cioè quando più capitale viene messo in moto ricorrendo in misura minore a manodopera effettiva (leggi aumento della disoccupazione).

  • Eliminare la dissipazione, cioè il capitalismo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'articolo "Le navi si svuotano. Giù il Baltic Index, primo allarme di crisi economica", pubblicato il 12 febbraio nella sezione economia di Repubblica.

    Nato nel 1985, il Baltic Dry Index raccoglie i prezzi dei trasporti e dei noli marittimi, misurando la frequenza annuale delle principali rotte. Esso non tiene conto del trasporto del petrolio ma solo delle merci secche come derrate agricole, carbone e ferro, misurando lo stato di salute del commercio mondiale. Gli analisti hanno notato una netta flessione dell'indice: "nel giro delle ultime cinque settimane ha perso il 50 per cento del suo valore, allontanandosi ancora di più dai massimi raggiunti circa una anno fa: dal marzo del 2018, la discesa supera addirittura il 70 per cento". Tra le cause di questo tonfo, vi sarebbero la guerra dei dazi tra Usa e Cina, il rallentamento dell'economia nella zona Euro, il caos Brexit e la contrazione della crescita cinese. Il Nobel per l'economia Paul Krugman intervistato da Bloomberg ha dichiarato che "la Cina entrerà in crisi a causa dei consumi inadeguati".

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
f6Shutdown
f6Venezuela
f6La valle della morte
f6Italia
f6Gilet gialli

Leggi la newsletter 232
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email