E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  15 maggio 2018

Esorcismi borghesi

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata con alcuni commenti sulle notizie riguardo la formazione del governo in Italia.

La strana unione formata da Lega e Movimento 5 Stelle ha allontanato, almeno per il momento, la proposta di un "governo neutrale", formulata dal presidente Mattarella, e ha lanciato il "governo del cambiamento", attuabile tramite la stipula di un contratto. In Rete circola una bozza di tale accordo che prevede, tra le altre cose, la "cancellazione" di 250 miliardi di euro di titoli di Stato detenuti dalla Banca centrale europea, una pesante revisione dei trattati europei sull'immigrazione e la messa in discussione del patto di stabilità.

Il Financial Times, nell'articolo "Rome opens its gates to the modern barbarians" (Roma apre le sue porte ai moderni barbari), si è espresso con preoccupazione in merito alla formazione di un governo giallo-verde , affermando che "l'Italia è sul punto di insediare il governo più insolito e inesperto che abbia mai guidato una democrazia dell'Europa occidentale dalla firma dei Trattati di Roma del 1957". Secondo il principale giornale economico del Regno Unito, "l'opinione comune nelle altre capitali Ue e nei mercati finanziari era che un governo Cinque Stelle-Lega sarebbe stato il risultato più inquietante. Ora i barbari non si stanno solamente ammassando alle porte di Roma. Sono entrati dentro le mura della città". Anche la Commissione Ue si è fatta sentire, consigliando al Bel Paese di ridurre debito e deficit e rimarcando che tale approccio sarà mantenuto "indipendentemente dal Governo che ci sarà", in particolare sul tema dei migranti. Confindustria, che fino ad ora aveva tenuto un basso profilo, durante l'audizione sul DEF (il Documento di Economia e Finanza per il 2018) ha manifestato forti perplessità sui fondi necessari ad attuare il reddito di cittadinanza e la flat tax.

Insomma, un coro nazionale ed internazionale chiede all'Italia un governo in grado di rassicurare gli investitori, anche perché il paese è il più indebitato d'Europa.

Alla necessità di un partito unico della borghesia, di un esecutivo snello e forte, fa da contraltare l'incapacità storica di realizzarlo, non certo dovuta ai singoli politici o ai partiti, ma ad una classe dominante nel suo insieme, provvista di sempre meno energia. Nell'articolo "Il secondo principio" (n+1 n. 41) abbiamo cercato di analizzare le manifestazioni di entropia che colpiscono le sovrastrutture politiche della classe nemica. Già nel Manifesto del 1848 si afferma che la borghesia è costretta a rivoluzionare continuamente il proprio modo di produrre e quindi tutti i rapporti sociali. Ecco spiegato l'avvento del fascismo nei primi anni '20, realizzatore dialettico delle istanze riformiste del socialismo. Con un'enorme controrivoluzione – che dura ancora oggi – la borghesia riesce a salvare sé stessa ma, sviluppate al massimo le forze produttive, ha visto ridursi gli spazi di manovra politica: il Capitale si è autonomizzato e lo Stato è divenuto uno strumento in mano a questo mostro anonimo.

L'attuale stallo politico italiano non può che attirare le attenzioni degli organismi internazionali, ma è la situazione economica mondiale a produrre questa ingovernabilità, che a sua volta è prodotto e fattore dell'affermazione di partiti populisti e "antisistema". Il tutto è dovuto ad una freccia del tempo che possiamo identificare con la parabola del plusvalore oppure, per restare in ambito termodinamico, con la perdita di energia del modo di produzione capitalistico. Il sistema dei partiti nato nel dopoguerra è riuscito a riprodursi perché esisteva valore in abbondanza da distribuire nella società; oggi ci sono problemi di accumulazione e i precedenti equilibri tendono a saltare. L'Italia, seconda potenza industriale in Europa dopo la Germania e con una importanza geostorica notevole, non può fare la fine dalla Grecia senza che succeda nulla. La Sinistra Comunista "italiana" lo ha detto più di una volta: la penisola si trova a fungere da laboratorio politico per il resto del mondo. Sarà quindi molto interessante vedere come le istituzioni sbroglieranno la matassa e come evolverà il panorama politico italiano nei prossimi mesi.

La realizzazione di uno dei punti programmatici del M5S, quello più sentito dai suoi elettori ovvero il reddito di cittadinanza, porterebbe alla crescita dei consumi e, di conseguenza, spingerebbe i capitalisti ad attivare gli investimenti per aumentare la produttività. Per produttività correntemente si intende "unità di prodotto per lavoratore", oppure "differenza fra l'input e l'output nel processo produttivo" (in quantità o in valore); dal nostro punto di vista essa è la suddivisione della giornata lavorativa in lavoro necessario e pluslavoro o saggio di sfruttamento. In ultima analisi, la misura caldeggiata dai 5 Stelle porterebbe ad un'ulteriore immissione di macchine e tecnologia nei processi produttivi, peggiorando le cose, dato che da pochi operai, pur se sfruttati al massimo, non si può estrarre la stessa quantità di plusvalore ottenuta da molti sfruttati meno. L'aspettativa verso il reddito di cittadinanza è dovuta al fatto che la situazione sociale è disastrosa: i senza lavoro aumentano, dilagano i tirocini, gli stage, e la gig economy sta diventando sistema. Anche il numero dei morti da lavoro, a cui i sindacati rispondono con qualche ora di sciopero a livello territoriale, è in costante aumento (263 dall'inizio dell'anno, fonte Flc Cgil).

Si è poi passati a commentare quanto accade nella Striscia di Gaza, un lager a cielo aperto dove abitano 2 milioni di persone senza alcuna via d'uscita. In un contesto del genere l'unica valvola di sfogo possibile, specie per Hamas, è scaricare la rabbia della popolazione verso un nemico esterno ben identificabile come Israele. Nelle immagini e nei video di questi giorni si vedono folle di giovani palestinesi (circa 30 mila secondo i servizi israeliani) armati di fionde e pietre che vengono falcidiati lungo il confine da cecchini e droni armati di granate. Sembra che la scintilla delle ultime proteste sia stata la decisione di Trump di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, mossa che serve a rinsaldare i rapporti con Israele e con l'Arabia Saudita in funzione anti-Iran.

Anche a livello interno lo stato israeliano si trova ad affrontare diversi problemi, in primis quello che riguarda la composizione della popolazione della città di Gerusalemme: "Dopo la Guerra dei Sei Giorni, la popolazione complessiva della città era di 267800, di cui 196800 ebrei, e 71000 arabi. Alla fine del 2016, Gerusalemme aveva una popolazione di 882700 abitanti, di cui 550100 ebrei e 332600 arabi. [...] In complesso, dalla sua unificazione, gli abitanti di Gerusalemme sono aumentati del 230%, ma la parte ebraica è aumentata del 180%, contro il 368% nella parte araba. [...] La questione è dunque dove va Gerusalemme da un punto di vista demografico. È una domanda dagli evidenti risvolti politici che non può essere evitata da chi voglia seriamente guardare al futuro, e magari anche influenzarlo." ("Gerusalemme, i numeri del suo futuro", moked/מוקד il portale dell'ebraismo italiano, 05/11/2017)

Anche in Iran la situazione è esplosiva: nell'articolo del Sole 24 Ore "Iran e nucleare, regime più debole per scioperi e caro vita", si elencano gli scioperi in corso di insegnanti, metalmeccanici, ferrovieri (a Tabriz, importante snodo ferroviario), personale ospedaliero e conducenti di bus. Il grande terrore della borghesia locale è che le proteste si estendano anche al settore energetico ed estrattivo bloccando il paese. Durante la rivolta scoppiata lo scorso dicembre a Mashhad, indicativa perché non si sono visti leader e i proletari infuriati si sono scagliati sia contro i moderati che contro i conservatori, uno degli slogan dei manifestanti riguardava proprio l'accusa al governo di sperperare soldi nelle guerre in Siria e Iraq e nel sostegno ad Hezbollah. Il rial iraniano è crollato nel cambio col dollaro, il settore bancario è a rischio e la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi con le nuove sanzioni firmate da Trump. Gli ayatollah non possono fermarsi, devono difendere il ruolo di media potenza dell'Iran nell'area e, così facendo, non possono che acutizzare gli scontri sociali interni. Il proletariato iraniano, numeroso e combattivo, ha una tradizione di lotta di tutto rispetto. L'antiforma potrebbe dunque riaffacciarsi a Mashhad come a Teheran e con questa parola definiamo "i movimenti che proclamano ed attuano l'assalto alle vecchie forme, ed anche prima di saper teorizzare i caratteri del nuovo ordine, tendono a spezzare l'antico, provocando il nascere irresistibile di forme nuove." (Tracciato d'impostazione, 1946)

In chiusura di teleconferenza, abbiamo accennato brevemente a quanto accade in Argentina, paese sull'orlo del collasso. La richiesta di intervento al Fondo Monetario Internazionale cozza con le manifestazioni a Buenos Aires: tutti sanno che in cambio di aiuti in dollari il FMI chiede misure "lacrime e sangue". Lo stato argentino è ricco di risorse, naturali e industriali, ed è stato per un certo periodo attrattore di capitali dall'estero che, venute meno le allettanti condizioni di valorizzazione, se ne sono andati velocemente così com'erano venuti.

Sullo sfondo delle contraddizioni che il capitalismo sta accumulando a livello globale, la teoria marxista sta tornando alla ribalta. Data la ricorrenza del bicentenario della nascita di Karl Marx, sono apparsi su varie testate giornalistiche articoli dedicati al "Red Terror Doctor", come quello sul New York Times intitolato "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!" oppure quello sull'Economist, "Rulers of the world: read Karl Marx!". Qualcuno ha inoltre notato che il 5 maggio, giorno della sua nascita, Marx appariva praticamente sulla prima pagina di tutti i giornali tedeschi. Tutto questo parlare del rivoluzionario di Treviri non è forse un esorcismo della borghesia contro un ritorno dell'ostinato spettro del comunismo? O, addirittura, non può darsi che non si tratti affatto di uno spettro ma di un qualcosa di più materiale che non si aggira soltanto per l'Europa ma per il mondo intero?

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

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    Rispetto a quanto accaduto nel 2011, quando una serie di concause portò alla fine del governo Berlusconi e all'avvento di quello tecnico a guida Monti ("Il piccolo golpe d'autunno", n+1 n. 30), oggi la situazione appare molto più confusa, dato che il quasi-governo Conte è caduto ancora prima di insediarsi: Lega e M5S hanno presentato la lista dei ministri al presidente Mattarella che, ufficialmente, ha rifiutato di accettare la nomina di Paolo Savona al delicato dicastero dell'Economia.

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