E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  22 maggio 2018

Terrificante mancanza di teoria

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con il commento delle ultime notizie riguardo i tentativi di formazione del governo in Italia.

Secondo quanto apparso sui giornali, l'intricato nodo sembra ormai sciolto. Dopo il contratto, M5S e Lega trovano l'accordo anche sul nome del futuro primo Ministro, quello dell'avvocato e giurista Giuseppe Conte. Il presidente Mattarella però non è convinto e prende tempo per valutare il da farsi, dato che lo strano governo sostenuto dai due partiti "populisti" prevede un premier esterno alla coalizione, incaricato di portare avanti un programma che preoccupa un po' tutti, da Confindustria alle tecnocrazie europee, soprattutto per quanto riguarda le posizioni anti-Euro professate dai giallo-verdi in campagna elettorale.

Quanto si sta verificando sulla scena politica italiana è già avvenuto in Belgio, Olanda, Spagna, Germania e, per certi versi, in Inghilterra con la Brexit. La differenza è che nel Belpaese il quadro generale è decisamente più caotico: la borghesia locale, schiacciata da una parte dal bisogno di un governo tecnico che faccia piazza pulita delle chiacchiere parlamentari, e dall'altra dalla mancanza di un programma e della forza necessaria per attuarlo, mostra una volta di più la sua totale inettitudine. Come abbiamo scritto nella Lettera ai compagni Il Diciotto Brumaio del Partito che non c'è e negli articoli "Elezioni non proprio normali" e "Il piccolo golpe d'autunno", l'Italia è solo la prima della fila in questa fase sfumata del capitalismo, degenerata socialmente ma ricca di saggi di futuro, ed è perciò costretta ad elaborare soluzioni singolari (nell'articolo "Italy's populists are more dangerous than they seem" l'Economist sostiene che si è arrivati al "circo senza il pane").

In generale, lo Stato e i suoi funzionari hanno sempre più difficoltà a controllare il Capitale, che ormai è quasi completamente autonomizzato. Essendo il fascismo-keynesismo la forma ultima di governo raggiunta dalla borghesia, ora il capitalismo dovrebbe passare ad una sorta di fascismo su scala globale. Ciò potrebbe in effetti rallentare il corso della rivoluzione, ma allo stesso tempo rappresenterebbe il superamento delle borghesie nazionali e la costituzione di un governo unico mondiale. Ma questo non è possibile in regime capitalista.

Nel lavoro in corso su fascismo, corporativismo e programmazione, abbiamo ripreso un articolo del 1921, "Il programma fascista", in cui Amadeo Bordiga afferma che il corporativismo, presentato dai teorici fascisti come "terza via" tra il liberalismo capitalista e il socialismo, non è niente di originale "perché esso si presenta non come apportatore di un nuovo programma, ma come l'organizzazione che lotta per un programma da tempo esistente: quello del liberalismo borghese tradizionale". L'articolo del '21 risponde ad una serie di scritti apparsi su Il Popolo d'Italia in cui Mussolini affermava che il fascismo è un movimento relativista, a favore sì del proletariato ma pronto a bastonarlo quando prende una via (politica) sbagliata. In realtà il fascismo è assolutista perché lo scopo per cui nasce è la difesa a 360 gradi dell'esistente. Tutte le forze politiche che oggi si presentano come nuove e originali, che dicono di voler superare la dicotomia destra-sinistra per fare gli interessi del popolo, non fanno altro che riproporre lo schema interclassista mussoliniano. La nostra corrente è stata chiara in merito: la successione non è fascismo, democrazia, socialismo; essa è invece: democrazia, fascismo, dittatura del proletariato. Anche dal punto di vista sindacale, non c'è stato niente di nuovo dopo il corporativismo fascista, con i suoi tavoli concertativi, il Ministero del Lavoro e il mito della produzione nazionale. Nell'articolo citato, Bordiga sostiene che rendendosi necessaria una risposta armata borghese contro l'emergere dell'antiforma, il capitalismo ammette l'esistenza della rivoluzione in marcia. D'altronde, se il programma rivoluzionario "fosse stato battuto nel campo della critica teoretica dalle nuove seducenti tesi che brillano negli articoli del leader fascista, e se non fosse sentito come un pericolo e quindi come una realizzazione di domani, il duce potrebbe licenziare gli squadristi e sciogliere in nome della filosofia relativista e attivista, l'immobilismo della disciplina in cui sempre più proclama di doverli tenere avvinti."

Negli anni '20 e '30 le fabbriche erano piene di operai e si trattava di disciplinare ed inquadrare militarmente la forza lavoro. Pensiamo ad esempio alla costruzione della rete autostradale in Germania, ai lavori nella Tennessee Valley negli Usa, alla costruzione delle dighe in Russia o alle bonifiche dell'Agro Pontino in Italia. Oggi, che le fabbriche sono robotizzate, come si fa a disciplinare una forza lavoro precaria, polverizzata, flessibile al massimo, sostituta dalle macchine e dagli algoritmi? L'intervento disciplinatore dello Stato non è più possibile perché il sistema produttivo si è autonomizzato e i processi industriali si svolgono su scala globale rendendo le singole borghesie assolutamente inermi.

Uno degli ultimi paesi d'Europa a passare dal feudalesimo al capitalismo, la Russia, ha visto fin da subito grandeggiare il ruolo dello Stato nell'economia, con l'industria di Stato e il culto stacanovista del lavoro. La Russia degli anni '30, pur avendo una struttura sociale più arretrata rispetto alla Germania, agli Usa e all'Italia, doveva dare risposte simili a quelle dell'Occidente, visto che anch'essa si trovava a gestire il passaggio dal dominio dello Stato sul Capitale a quello del Capitale sullo Stato. Wolfgang Schivelbusch nel saggio Tre New Deal (2006) mette a confronto gli Stati Uniti di Roosevelt, l'Italia di Mussolini, la Germania di Hitler e la Russia di Stalin.

L'Italia è il paese capitalistico per eccellenza, dato che la sua borghesia ha quasi mille anni ed il processo di espropriazione dei piccoli lavoratori agricoli che si riversano nelle grandi città avviene intorno al XV secolo. Il capitalismo nasce statale con le Repubbliche Marinare e i Comuni che rappresentano i primi nuclei di accumulazione capitalistica. I mercanti sottomettevano le popolazioni ad una produzione fatta unicamente per il commercio. Oggi la borghesia ha perso vitalità perché la formula D-M-D' rappresenta sempre meno il processo di creazione della ricchezza (vedi finanziarizzazione dell'economia). La legge del valore è chiara: ridotta al minimo - nella composizione di valore della merce - la quantità di lavoro necessario rispetto al plusvalore, il capitalismo è morto. Questo fatto spiega perché non si riesce più a trovare una soluzione governativa all'altezza della situazione e si moltiplicano i casi di autocritica borghese, veri segni di impotenza. Nel rapporto Oxfam 2018 si afferma che:

"L'82% dell'incremento di ricchezza globale registrato l'anno scorso è finito nelle casseforti dell'1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%. In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%."

La classe dominante dichiara di trovarsi di fronte a problemi sempre più critici, arrivando quasi ad ammettere che il problema del capitalismo è il capitalismo stesso, dato che i processi politici e legislativi che hanno reso possibile la crescita economica negli ultimi trent'anni ("riduzione del costo del lavoro, negligenza verso i diritti dei lavoratori, esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione, massimizzazione 'ad ogni costo' degli utili d'impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager", ecc.) si sono trasformati in limiti alla crescita stessa.

Articoli correlati (da tag)

  • L'unico muro che serve ai proletari è quello di classe

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

  • Rigurgiti sovranisti

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il discorso sulle recenti evoluzioni della situazione politica italiana. Giuseppe Conte, Primo Ministro della nuova compagine parlamentare, ha dichiarato che in materia di politica estera il governo sarà vicino agli Stati Uniti ma allo stesso tempo si farà portatore di un'apertura verso la Russia. Le velleità sovraniste italiane faranno discutere e le reazioni non mancheranno, dall'Europa e da oltreoceano.

    Il tema del sovranismo è trasversale: non è appannaggio esclusivo della destra (Lega, FdI e Casa Pound) ma riguarda anche ambienti che si definiscono di sinistra (ad esempio la piattaforma Eurostop o la Rete dei Comunisti). Quest'ultimi, critici, rimproverano al governo Conte di aver messo da parte la "sovranità popolare", mancando di coerenza con quanto annunciato in campagna elettorale; i proclami anti-UE di Lega e M5S sarebbero finiti in soffitta e anche l'idea di indire un referendum sull'adesione ai Trattati europei sarebbe stata accantonata. Tra le fila di chi invece sostiene il nuovo esecutivo spicca Steve Bannon, l'ex capo stratega del presidente Donald Trump che vede nel governo giallo-verde il superamento positivo della dicotomia destra-sinistra, ritenendolo in grado di dare un duro colpo all'establishment europeo. Anche il filosofo Diego Fusaro, molto presente sul blog di Beppe Grillo, è un sovranista anti-liberista, nemico dell'élite finanziaria che piega gli stati nazionali agli interessi del mercato imponendo dosi massicce di austerity alle popolazioni.

  • Caos istituzionale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, abbiamo discusso della crisi istituzionale in corso in Italia.

    Rispetto a quanto accaduto nel 2011, quando una serie di concause portò alla fine del governo Berlusconi e all'avvento di quello tecnico a guida Monti ("Il piccolo golpe d'autunno", n+1 n. 30), oggi la situazione appare molto più confusa, dato che il quasi-governo Conte è caduto ancora prima di insediarsi: Lega e M5S hanno presentato la lista dei ministri al presidente Mattarella che, ufficialmente, ha rifiutato di accettare la nomina di Paolo Savona al delicato dicastero dell'Economia.

    Sembra proprio che la borghesia italiana, dal punto di vista economico e pure politico, abbia perso qualsiasi capacità di intervento. D'altronde, le maggiori aziende italiane sono passate in mano al capitale anonimo internazionale, mentre i grandi gruppi industriali sono spariti, sostituiti quasi ovunque da tagliatori di cedole (vedi Marchionne in Fca). Al netto dei proclami anti-tedeschi, i partiti populisti devono fare i conti con il fatto che Lombardia e Veneto hanno un'importante attività di import/export con Germania e Austria; la Lega, che nasce principalmente come partito teso alla tutela degli interessi del nord Italia, non può scordare che quest'ultimi sono legati a doppio filo con i paesi al di là del Brennero. A ricordaglielo ci ha pensato Confindustria Veneto, che ha espresso la propria preoccupazione per quanto sta accadendo a livello istituzionale.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email