E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Un approccio sterile…

"L'incontro con la sinistra comunista mi ha evitato anni addietro il coinvolgimento in movimenti spontaneisti e volontaristi. Il vostro lavoro di diffusione della stampa comunista è senza dubbio encomiabile, ma una cosa mi lascia perplesso e trovo incongruente con tutta l'esperienza storica che è propria della sinistra. Affermare come fate voi che 'i partiti e le rivoluzioni non si fanno ma si dirigono' è mettere in modo meccanicistico in stretta relazione due eventi storici che hanno ciascuno una propria storia, anche se interagente, comunque propria. Nei testi della sinistra che voi proponete si tratta ampiamente della relazione tra partito e classe e in modo abbastanza approfondito si tratta del rovesciamento della prassi, propria del partito e non della classe. Leggendo la risposta di Bordiga a Korsch, si rileva una grande capacità dialettica che non nega l'esistenza del partito sia storico che formale, ma che semplicemente ridimensiona la realtà del partito storico nella sua realtà di influenza sulle masse proletarie. Quindi, personalmente, non ritengo di leggere nella posizione di Amadeo che il partito non si inventa. Trovo la vostra insistenza nel parlare di un partito futuro, eventuale, nuovo, non centralizzato, l'anticamera di una futura sconfitta. Può darsi che abbia mal interpretato : 'il partito e le rivoluzioni non si inventano', ma stona, compagni, stona molto".

 

La formulazione originale di Bordiga (non nostra) è in Partito e azione di classe del 1921: "Credere che col gioco di forze ben organizzate si possa determinare la messa in moto della lotta generale rivoluzionaria, è una concezione volontarista che non può e non deve trovare posto nei metodi dell'Internazionale. Non si creano né i partiti né le rivoluzioni. Si dirigono i partiti e le rivoluzioni, nella unificazione delle utili esperienze rivoluzionarie internazionali". Il problema è affrontato anche nelle Tesi di Roma del 1922, al capitolo sulla formazione del partito e sul suo sviluppo. La direzione rivoluzionaria dipende da molti fattori e sarebbe assurdo tracciare un percorso meccanicistico. La dinamica insita nello schema di rovesciamento della prassi mostra che le determinazioni materiali all'esistenza del partito sono antecedenti al rovesciamento stesso. Quindi ribadiamo: partiti e rivoluzioni non si "fanno", si dirigono. Noi non abbiamo mai parlato di partito non centralizzato e nemmeno di partito "eventuale". Abbiamo usato il termine "auto-organizzazione", e forse è a questo che ti riferisci. Ma bisognerebbe perdere l'abitudine di ragionare in base a luoghi comuni. L'accezione nostra non è certamente quella luxemburghiana o anarchica, bensì quella della moderna scienza della complessità, che studia le strutture emergenti. È quella di Lenin, per il quale si era già di fronte a una nuova "spontaneità" operaia, quando la classe aveva ormai superato lo stadio primitivo del luddismo ecc. e dimostrava capacità di movimento coordinato, di disciplina, di organicità con un programma politico verso l'insurrezione.

 

"Se partiti e rivoluzioni non si fanno ma si dirigono, (parole vostre) il partito chi lo dirige? lo spirito santo? Secondo me, è necessario, anziché riportare scritti d'altri tempi, imparare a distinguere tra partito e classe. Il materialismo storico dialettico è un metodo, altrimenti definito come 'marxismo' dai riformisti piccolo borghesi, così come successivamente lo fu il 'bordighismo', non si può utilizzarne solo una parte. La dialettica è scienza e non una cicca americana che la si può tirare come cazzo ci pare. Come fate ad associare partito e classe nello stesso pezzo di legno squadrato dalla controrivoluzione? Anche gli alberi hanno radice tronco e foglie e ciascuno ha la propria funzione in una relazione dialettica. Ripeto: mi sta bene che le rivoluzioni non si inventano ma che vadano dirette, ma lo stesso non può dirsi del partito. Volete fare chiarezza?".

 

Quando è possibile, "facciamo" un lavoro comune con i compagni che ci scrivono, e non mancano corrispondenti con i quali lavoriamo a ricerche, traduzioni ecc. anche se non sono organizzati e a volte neppure d'accordo con noi. Ma su parole a vuoto non c'è chiarezza "da fare" che tenga, si fa dibattito infinito, parlamentino sterile. È pieno di gruppuscoli che sarebbero felicissimi di attaccar briga con uno come te. Non farci perdere tempo.

 

"Per carità di Dio e dello spirito santo! Fate pure la vostra strada! Che Dio vi guidi e vi diriga! Non ho nessuna intenzione di farvi perdere tempo, anzi, mai stata mia intenzione. Visto che non ci si trova, buon lavoro compagni, e nessun giudizio stalinista".


(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 9 - settembre 2002.)

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    "Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

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