E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Unico tipo di guerra possibile?

"Sono stato colpito da una vostra affermazione: in una vostra newsletter e nell'ultima riunione pubblica a Torino avete detto che l'attentato a Washington e New York rappresenta il solo tipo di guerra possibile oggi contro gli Stati Uniti. Sono d'accordo con voi sul fatto che non si tratta di un attentato alla Sante Caserio ma di un gesto che richiede preparazione, competenza, capacità esecutiva, vasta struttura operativa, organizzazione moderna ed efficiente. È certo giusto inquadrare queste "pulsioni dei rapporti materiali" nel complesso della crisi e dei rapporti intraborghesi anche per la destinazione della rendita petrolifera. Ma non riesco a capire in che modo questi attentati e la susseguente reazione "antiterroristica" rappresentino la forma unica della guerra attuale, sia pure contro un paese imperialistico ultrapotente. Chi ci impedisce di ipotizzare che, nell'acuirsi delle contraddizioni del modo di produzione dominante, non si aprano delle crepe nella coalizione superimperialistica apparentemente compatta, per ricostruire dei contrasti "classici" fra gruppi di stati in concorrenza fra loro per il dominio capitalistico?

Dobbiamo credere che il dominio imperialistico USA è dato per sempre e che l'unica alternativa sia o rivoluzione o dominio USA? Non sarebbe questa un'ipotesi da "fine della storia"? Non è pensabile che il dominio del gendarme globale possa essere contestato da altre forze o coalizioni di Stati pronti e disponibili a sfidarlo sul terreno della supremazia imperialistica? In fin dei conti assistiamo in questi giorni al tentativo di Francia e Germania di contrastare la strapotenza americana proprio sul piano della guerra che gli Stati Uniti preparano in Medio Oriente. Questo fenomeno potrebbe estendersi: anche Russia e Cina stanno frenando, anche se ovviamente per ora con effetti pari a zero".

 

Sul sito, nei volantini e nelle riunioni pubbliche sul tema, abbiamo insistito nel definire "guerra" l'attacco agli Stati Uniti, ma non esiste certo una nostra peculiare "teoria dell'unica possibilità". Il 12 settembre, cioè il giorno dopo i fatti, sapevamo ben poco sulla loro dinamica (e nulla sulle forze coinvolte), ma eravamo certi che qualunque essa fosse, si inseriva perfettamente nel processo di guerra continua che la nostra scuola voleva sistematizzare con un lavoro (mai fatto purtroppo) su una teoria della guerra imperialistica (riunione di Bologna, 1960).

Nell'epoca dell'imperialismo di segno americano, nessuno può fare guerra frontale agli Stati Uniti con metodi classici e le "pulsioni dei rapporti materiali" si debbono per forza esprimere attraverso manifestazioni "improprie" della guerra. A meno di non immaginare un mondo in cui la guerra la fanno solo gli americani contro gli altri, ma in questo caso cadrebbe la definizione stessa di "guerra" e ci troveremmo automaticamente a discutere di un altro tipo di fenomeno.

Dunque non ci sembrava corretto chiamare semplicemente "attentati" quelli di Washington e di New York, ed era facile prevedere che la cosa non finisse lì. D'altra parte non è vero che concepiamo questa guerra come l'unica forma di guerra possibile degli Stati Uniti e contro di essi; ci sono le guerriglie, le guerre commerciali sotterranee e soprattutto finanziarie, la guerra del petrolio che dal '74 sottrae plusvalore all'Europa e al Giappone. Sosteniamo che per ora non vi siano all'orizzonte possibilità reali di guerra "classica" agli Stati Uniti, neppure da parte di coalizioni di altri stati, per la semplice ragione che il colosso americano è importatore netto e a tutt'oggi il compratore delle merci di Europa e Giappone, che invece sono esportatori netti con gravi problemi per mantenersi tali.

Insomma, per ora i concorrenti degli USA sono anche i primi a guadagnare dalla salute dell'America. C'è poi una questione "tecnica" che per la sua imponenza diventa "politica" o, se vuoi, continua la politica con altri mezzi, annichilendo ogni velleità bellicosa contro gli USA: la superiorità dell'armamento americano in ogni senso. Essa non si manifesta solo con aerei migliori o bombe intelligenti, aggeggi che anche gli europei e i giapponesi saprebbero produrre; la superiorità americana si manifesta con il riflesso del lavoro sociale nella guerra come sistema militare planetario. Nessuno è in grado di opporre a questo stato di cose un qualcosa di diverso, perché ogni sistema locale europeo e giapponese non è che un tassello del sistema globale americano, che ovviamente non è fatto per condurre una guerra contro sé stesso. Un riassetto di questi sistemi locali verso un sistema generale "federato" contro gli USA richiederebbe decenni e non avrebbe nessuna possibilità di realizzarsi per la semplice ragione che non potrebbe essere realizzato in segreto al di fuori dei rapporti esistenti.

Da molto tempo prima che fosse pubblicata la dottrina americana della "guerra preventiva" diciamo che gli Stati Uniti, di fronte all'emergere di un'altra potenza pari alla loro (Cina, India, fra qualche decennio), si vedrebbero costretti ad agire in prevenzione, e un eventuale paese ribelle sarebbe subito messo sotto tiro con armi "non convenzionali", di tipo finanziario, terroristico, separatista, ecc., fino all'intervento diretto di tipo iugoslavo (cfr. L'imperialismo delle portaerei, "Progr. Com." n. 2 del 1957). Il Giappone avrebbe bisogno di espansione economica attraverso mercati controllati, specie nel continente asiatico, ma la sua condizione insulare lo mette in una situazione di vulnerabilità estrema; lo sfogo sulla terraferma e la libertà di traffico nel Pacifico gli sono entrambi negati, per questo motivo sta soffocando per troppo capitale.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 10 - dicembre 2002.)

Articoli correlati (da tag)

  • #OccupyICE

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie provenienti dagli Stati Uniti.

    Nei giorni scorsi un'ondata di indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla diffusione di un audio con le voci dei bambini imprigionati nei campi di detenzione al confine tra Messico e Usa, dove vengono separati dai genitori migranti. Va detto che la politica contro gli immigrati non riguarda specificatamente l'amministrazione Trump, in quanto questi centri, gestiti dall'agenzia federale statunitense United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), sono attivi almeno dal 2003. Nei primi mesi in cui è entrato in carica il nuovo esecutivo, però, si è registrato un boom di arresti dei migranti non in regola con i documenti:

    "A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

  • L'unico muro che serve ai proletari è quello di classe

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email