E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Terzinternazionalismo risorgente e tenace

Sono sempre più d'accordo con voi sulla necessità del lavoro che il vostro gruppo cerca di svolgere. La ripetizione delle giaculatorie terzinternazionaliste è oggi tragicomica. Da quella parte nulla salus. Sono convinto che, se la prospettiva del comunismo ha un futuro, esso potrà essere costituito solo dalla riconferma delle posizioni programmatiche alla luce della invarianza ma verificate alle sfide attuali ed al corso del capitalismo degli ultimi decenni. Richiamarsi alla ripetizione terzinternazionalista vuol dire non aver capito l'essenza della controrivoluzione ed al giorno d'oggi vuol dire purtroppo solo richiamare la degenerazione della Terza Internazionale e nemmeno poter salvare il potenziale nucleo sano dei primi anni. Solo la sinistra ha capito che si doveva andare "oltre" e questo è il merito esclusivo della nostra corrente ed è solo a questo aspetto del lavoro già allora solo abbozzato (per mancanza di forze) che ci si può e si deve collegare per garantire una continuità che sia reale lavoro di critica programmatica e non banale ripetizione.

Accolgo quindi con simpatia il lavoro che cercate di svolgere che comporta certamente il rischio di inoltrarsi su terreni inesplorati senza avere il potente voltaggio che il collegamento fisico della vecchia guardia col magma rivoluzionario poteva garantire al lavoro a suo tempo svolto. Il passato è inesorabilmente passato e se non guardiamo avanti svolgendo il lavoro di critica necessario saremo costretti a subire il peso di questa degenerante forma sociale e delle sue pestilenziali contraddizioni ancora per generazioni se il mondo potrà permetterselo.

 

Questo fenomeno del ritorno alla Terza Internazionale degenerata è assai diffuso, non da oggi, basta leggere il materiale che ci arriva via Internet. Così si finisce per non salvaguardare affatto ma per affossare anche quel che la Rivoluzione d'Ottobre - e di conseguenza la Terza Internazionale - hanno prodotto di buono. Quale potrebbe essere la lezione da trarre proprio per continuare il lavoro della Sinistra? Secondo noi in questo momento la consegna è tener duro sulla strada intrapresa e consolidare i rapporti con i compagni e con la rete di lettori. Facile dirlo, ma compito quasi sovrumano per via dell'aria che tira, chiamiamola "situazione oggettiva". Oggi l'individuo è preso da mille incombenze che non fanno consumare solo del tempo ma anche il fisico e il cervello. In pratica la vita "di partito" è subordinata a mille vincoli dovuti al peso della società così com'è, dalle pulsioni puramente fisiologiche a quelle derivanti dal regno delle idee. Questa determinazione è ancora così potente da far preferire atteggiamenti conservatori a slanci dirompenti. Contro di essa ogni tentativo è vano, essa oggi è troppo forte e non la si può capovolgere. Il futuro è dei giovani, è superfluo ricordarlo. Consideriamo i rari sessantenni sopravvissuti come un'eccezione alla regola che per adesso domina incontrastata: non sapremo mai per quali materiali determinazioni stiamo qui a difendere un patrimonio immenso e proiettato verso il futuro mentre altri lo stanno traducendo in "langue de bois" luogocomunista. Siamo stati molto sorpresi quando, vedendoci per la prima volta dopo trent'anni, ti abbiamo sentito fare apprezzamenti sul nostro lavoro. Gli ex compagni di partito interessati tipo di lavoro che svolgiamo sono pochissimi. Ed è strano, proprio adesso che siamo sfidati sul nostro terreno da frange borghesi, con le loro madornali "capitolazioni ideologiche di fronte al marxismo". Abbiamo vinto su tutti i fronti della realtà, ci manca quello delle gambe, delle pance e delle teste (e sappiamo che queste verranno per ultime, come nell'evoluzione biologica della specie homo). Comunque il tutto non ci impedisce di continuare il lavoro "per andare oltre", come dici, e speriamo che il "voltaggio dovuto al collegamento fisico della vecchia guardia" venga da quel poco di capacità di accumulazione che hanno le nostre batterie da quando ai loro morsetti i vecchi compagni, anche quelli che non sono stati sulla breccia fino in fondo, hanno travasato le rimanenti energie.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n°12 - settembre 2003.)

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Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

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    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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