E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

I pacifisti americani e la Sinistra Comunista in Europa

[…] Voi che avete conosciuto Bordiga, o che comunque conoscete bene i suoi scritti e le sue potenti elaborazioni sui fatti, cosa direbbe del grande movimento di massa mondiale che qui [negli Stati Uniti, N.d.R.] e nel mondo si è opposto alla guerra con più di cento milioni di persone in piazza? Per di più organizzandosi a rete, via Internet, in contrasto con i miti dell'anti-globalizzazione? Perché il peace movement negli USA, anche al tempo del Vietnam, è un corpo senza testa, mentre in Italia e in Europa la Sinistra Comunista è una testa senza corpo? Nessuno, né i vecchi compagni, né i gruppi bordighisti, né "n+1", mi ha dato una convincente spiegazione di questo fatto, quindi vi ripeto la domanda […].

 

[…] Nessuno di noi, nemmeno fra i più "anziani", ha conosciuto Bordiga; quando alcuni iniziarono a militare nel vecchio partito Amadeo era ancora in vita, ma gravemente malato, tanto che dal 1966 non partecipava più al lavoro comune. Certamente il contatto con i vecchi compagni, che invece abbiamo conosciuto numerosi, ci ha fornito una grande esperienza, ma non basta a dare una risposta alla tua terribile domanda. Nessuno è mai riuscito ragionevolmente a spiegare perché negli Stati Uniti, il paese che già all'epoca di Engels era il più moderno (e decadente) del mondo, non si sia sviluppato un vero movimento socialista e comunista. Ha provato Sombart, ma ovviamente la sua spiegazione non può essere la nostra.

Forse in America nascerà un movimento sociale con caratteri marxisti senza prendere il nome di comunismo o marxismo. Forse c'è già. Forse la storia ha bisogno che avvenga la saldatura fra il corpo americano e la testa europea, ma in questo momento ha ragione Rumsfeld: la "vecchia Europa" non è in grado di stare al passo con i tempi. Infatti, mentre il mondo è sull'orlo di un cambiamento epocale, la borghesia europea si comporta come se fossimo ancora nel 1950, con la guerra fredda, la deterrenza, gli equilibri atomici e tutto quanto.

Crediamo che la guerra irachena abbia prodotto, insieme al disastro sociale, anche un salutare scossone non solo nella borghesia europea ma anche nel proletariato. Non fraintenderci: niente di rivoluzionario, solo una grande polarizzazione che ha coinvolto una massa enorme. Qui ci sono state manifestazioni come non s'erano mai viste, con milioni e milioni di persone in piazza per molti giorni di seguito e, dopo mesi, le città sono ancora tappezzate di bandiere della pace. Un simbolo unico per tutti, già solo questo fatto unificatore è straordinario dal punto di vista oggettivo, al di là delle fesserie che il movimento dice di sé stesso, come al solito. Ovviamente noi non siamo pacifisti, come si può leggere nell'articolo sul numero 10 della rivista sulle manifestazioni americane, ma è certo che questa esigenza di proclamare la propria rabbia per la situazione nel mondo è importante e coinvolge i proletari più dell'odierna lotta sindacale.

Diciamo dunque che sarebbe bello poter dare una risposta alla tua domanda, ma non ne vediamo altre che quella appena fornita, a meno di non abbandonare il campo dell'analisi per invadere quello delle congetture. Il comunismo – fa parte della sua natura in quanto dinamica storica – sta "criticando sé stesso" come nel concetto marxiano (non quello trotskista) di rivoluzione in permanenza. La vecchia Europa ha fatto la sua parte, l'aspetta solo una società nuova. Gli Stati Uniti, in veste di unico imperialismo in grado di condurre guerre globali, hanno ancora una funzione: spazzare via le rimanenti sovrastrutture di antiche forme sociali. Non lo fanno ovviamente in modo diretto, anzi, si sono sempre appoggiati su qualsiasi forma sociale, arcaica o ibrida, si fosse messa al loro servizio. Per mezzo secolo hanno tenuto sul libro paga la feccia sociale del pianeta. Ma facendo la guerra al mondo obbligano il mondo a diventare adatto alla guerra stessa. Le ideologie (o le teologie) passano, ma il modo di combattere sociale rimane […].

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 13 - dicembre 2003.)

Articoli correlati (da tag)

  • Fascismo come realizzatore delle istanze riformiste

    La teleriunione di martedì scorso è cominciata con la segnalazione da parte di uno dei compagni collegati (12 in totale) della proliferazione su YouTube di filmati tesi a dimostrare che il crollo del ponte Morandi di Genova non è avvenuto accidentalmente ma sarebbe invece un fatto voluto. Questo genere di video, visualizzati in breve tempo da decine di migliaia di persone, rientra nel fenomeno, già visto in passato in occasione dell'attentato alle Torri Gemelle o, ancor prima, dello sbarco sulla Luna, della diffusione di teorie strampalate solitamente a sostegno di una visione più o meno complottista dell'ordine delle cose.

    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

  • La Cina non salverà il mondo capitalistico

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando due articoli pubblicati sull'edizione del 28 luglio di The Economist dedicata alla nuova via della Seta cinese: la Belt and road initiative (BRI).

    Nel primo articolo, "China's belt-and-road plans are to be welcomed-and worried about", viene evidenziato il fatto che il progetto si configura come qualcosa di più rispetto ad una rete stradale e navale da e verso Pechino. Anche se per ora non sono chiare le strategie di investimento sia in termini di cifre sia per quanto riguarda le rotte commerciali e i relativi accordi bilaterali, la Cina descrive la BRI come un piano globale, programmando la costruzione di una "Pacific Silk Road" verso l'Oceano Pacifico, di una "Via della seta sul ghiaccio" attraverso l'Oceano Artico, e di una "Via della seta digitale" nel cyberspazio. "I paesi desiderosi dei finanziamenti cinesi", scrive The Economist, "accolgono il progetto come fonte di investimenti nelle infrastrutture tra Cina ed Europa, passando per Medio Oriente ed Africa. Quelli che temono la Cina lo vedono invece come un sinistro piano teso a creare un nuovo ordine mondiale in cui il Dragone è il potere preminente." "La BRI rappresenta", conclude l'articolo, "un motivo in più per l'America per rimanere in Asia". La Cina tenta di espandere maggiormente la sua sfera d'influenza e lo fa a partire proprio da quell'heartland (il cuore del mondo) che, secondo la teoria del geografo e diplomatico inglese H. Mackinder, è essenziale per chiunque voglia prendere il controllo del pianeta.

  • #OccupyICE

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie provenienti dagli Stati Uniti.

    Nei giorni scorsi un'ondata di indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla diffusione di un audio con le voci dei bambini imprigionati nei campi di detenzione al confine tra Messico e Usa, dove vengono separati dai genitori migranti. Va detto che la politica contro gli immigrati non riguarda specificatamente l'amministrazione Trump, in quanto questi centri, gestiti dall'agenzia federale statunitense United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), sono attivi almeno dal 2003. Nei primi mesi in cui è entrato in carica il nuovo esecutivo, però, si è registrato un boom di arresti dei migranti non in regola con i documenti:

    "A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

f6Dedicato a Karl Marx
f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
f6Governicchio

Leggi la newsletter 229
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email