E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Ancora sull'uranio impoverito

Molti anni fa "metallo pesante", per me, era il vero genere rock, duro e cattivo. Insomma, la protesta… Ma lasciamo le divagazioni. Ho trovato molto interessante l’articolo sul "metallo del disonore" che ho letto sul vostro sito. Informazioni così dettagliate e scottanti sulle porcherie razionalizzate che caratterizzano i teatri di guerra sono una rarità. Certo, alla Tv ci parlano di missili intelligenti che sbagliano bersaglio e falciano bambini, ci presentano immagini terribili di mutilazioni, scene raccapriccianti di stragi in massa; ma tutto questo non turba più di un videogioco: la guerra è la guerra, da sempre. L'uranio, invece…

È vero, c'è montatura, però non mi basta la tavola periodica degli elementi e l'immersione tra pesi atomici e pesi politici. L'uranio impoverito non sarà più dannoso del ferro ma a mio avviso occorre tener viva l'attenzione. Non tanto sull'uranio impoverito ma sul resto. Dopo che ti hanno servito uranio a colazione, pranzo e cena ("parliamone molto, così la gente si abitua"), assimili il concetto, il metallo diventa un fantasma, non una realtà che fa paura. Non entro nel merito delle proprietà fisiche di U-impoverito, ma dove c’è U, di solito si trova anche il suo parente Pu, plutonio. Parliamone un attimo.

Il suo più importante isotopo è il Pu 239, con tempo di dimezzamento di 24.000 anni. Bombardato con neutroni, scatena la fissione nucleare. Per questo motivo viene utilizzato per armi e reattori. Il plutonio emette radiazioni alfa e si fissa nel midollo. Un grammo provoca una contaminazione letale in un’area di 500 mq. Hanno trovato sui vari teatri di guerra anche del plutonio. Voi mi direte: e allora? Cromo esavalente, bibite colorate, polveri sottili: un sacco di cose fanno male alla salute. Ma 24.000 anni! Non c’è cromo che possa ammazzare così a lungo. Si sta riempiendo il mondo con la merda nucleare. E si pretende che la gente beva la favoletta del progresso e della qualità della vita. Funziona persino, questo è spaventoso. Quando la macchina del capitalismo arriverà alla rottura totale, a n+1, ce la dovremo sbrigare con quella merda per 24.000 anni.

Sull’argomento c'è un sacco di documentazione in giro, tanto che chiunque potrebbe scriverci un trattato. Ma verrebbero fuori trattati di opinioni, diversi l'uno dall'altro. La realtà è che l'uranio e i suoi parenti non fanno più paura, nonostante tutto. Ci stanno dicendo che dobbiamo abituarci a convivere con la merda radioattiva. Perciò vi racconto una storia… [segue la storia del sito di Hanford, negli Stati Uniti, dove si produceva plutonio 239 per scopi bellici; una delle aree più inquinate del mondo, esempio eclatante di rovina permanente degli ecosistemi, di deliberata infrazione delle leggi, di guadagni facili, ecc.].

Attraverso la cosiddetta informazione cercano di innestare nel nostro quotidiano dei messaggi subliminali per familiarizzarci con una realtà che fra poco non sarà troppo diversa dagli scenari fantascientifici del dopo-catastrofe.

E la cosa fa paura.

 

Alla fine di una nostra recente riunione pubblica sulla guerra in Iraq, intervenne uno dei presenti per far notare che nella prima guerra del Golfo e nell'ex Jugoslavia gli americani avevano fatto largo uso di proiettili di uranio impoverito provocando malattie e inquinamento. Ci chiese quindi cosa ne pensassimo. Rispondemmo con gli argomenti che hai trovato sull'articolo che citi (n. 3 della rivista). Per nulla convinto, il nostro interlocutore si lanciò in un'appassionata e indignata denuncia elencando tutti i luoghi comuni che circolano, facendo un sacco di storie, gridando e interrompendo la riunione. Normale.

Di fronte a disastri immani provocati dal capitalismo, a volte l'attenzione si focalizza spesso su particolari insignificanti. Chiediamoci perché. Nel caso della prima guerra del Golfo, tutti ricordano il povero cormorano incatramato, poi l'uranio impoverito. Gli americani avevano perpetrato uno sterminio sistematico delle truppe irachene in fuga e la guardia repubblicana irachena aveva represso nel sangue la rivolta sciita, ma come simboli di quella guerra s'imposero il cormorano e l'uranio. Chi conduce le campagne mediatiche studia appositamente, per utilizzarli al meglio, i meccanismi di risposta irrazionale provocata nella gente da un sistema sociale perverso. I pacifisti e gli ecologisti lo sanno benissimo e utilizzano le stesse tecniche del presunto avversario. La loro critica non si muove di un millimetro dall'interno del sistema criticato, quindi è ipocrita.

Dell'uranio impoverito non diremo di più rispetto all'articolo che hai letto: è un materiale usato anche per scopi civili e non è certo una delle più importanti cause di morte, in guerra o altrove. Non ci risulta che sia stato rinvenuto plutonio ma siamo sicuri che, se fosse stato davvero usato, gli isterici addetti alle contro-campagne mediatiche avrebbero strillato fino a farsi sentire sulla Luna. Hai ragione quando dici che, con la mole di documentazione esistente, chiunque potrebbe scrivere un trattato e sparare un'opinione. Abbiamo visto, su periodici che si rifanno al marxismo, degli articoli che tentavano di dimostrare il contrario di quanto sostenuto da noi. Avranno copiato su qualche sito ecologista. Da parte nostra, abbiamo scritto l'articolo basandoci sulle proprietà fisiche dell'uranio impoverito e non su leggende metropolitane. Un fisico nucleare l'ha controllato prima della pubblicazione e un altro fisico ci scrisse, una volta pubblicato, che l'avrebbe voluto scrivere lui. Nessuno dei due era stato reclutato negli opposti eserciti fondamentalisti e l'atteggiamento è stato quello di chi parla di fisica e non di religione.

È vero che la società nuova erediterà molta merda capitalistica ed è anche vero che non dobbiamo lasciarci prendere dall'assuefazione rispetto alle porcherie di questo sistema. Sono due buone ragioni per non rimanere invischiati nelle schiere dei partigiani dell'esistente. Il processo rivoluzionario sarà tanto più accelerato quanto più sarà possibile strappare gli individui all'omologazione indotta scientemente nel corso della guerra mediatica. Non per nulla l'articolo sull'uranio impoverito era collocato nella rubrica "Spaccio al bestione trionfante", da noi introdotta in ricordo dell'odio di Giordano Bruno verso il luogo comune e la pedanteria.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 17 - aprile 2005.)

Articoli correlati (da tag)

  • Accumulazione di ricchezza ad un polo

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo parlato del progetto di "reddito universale" che sarà sperimentato il prossimo anno a Stockton, in California: "Stockton, una città californiana di circa 300mila abitanti sarà la prima comunità a sperimentare il reddito universale negli Stati Uniti. Il programma è costituito di una prova triennale nella quale un gruppo di cittadini selezionati (quanti non è ancora chiaro) riceverà un assegno mensile di 500 dollari al mese, per un totale di 6mila dollari all'anno" ("Per la prima volta Usa sperimentano il reddito universale", WSI).

    Il tema della ridistribuzione della ricchezza è oggi all'ordine del giorno. Joseph Stiglitz, in un intervento alla conferenza organizzata dall'Istituto Cattaneo di Bologna su "Non si esce dalla crisi senza politica redistributiva della ricchezza", ha affermato che "l'1 per cento della popolazione controlla il 90 per cento della ricchezza mondiale"; e Romano Prodi, anch'egli presente all'incontro bolognese, ha dichiarato: "Io credo che ci sarebbe bisogno di un organismo mondiale in grado di redistribuire le risorse ma da questo punto di vista sono tutt'altro che ottimista. Le difficoltà che si incontrano ad esempio nel tassare le nuove multinazionali come Google e Apple sono significative. Comunque penso che spetti alla politica, ai governi invertire questo trend. Ma non mi pare che ci siano progetti credibili."

    Questi professori pensano che la polarizzazione della ricchezza sia dovuta alle politiche dei governi e che intervenendo nel modo giusto si possa invertire questa tendenza. Per Marx invece la "legge della miseria crescente" è la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica, un fatto fisico che nessun governante o gruppo di governanti può annullare:

  • Superare i vecchi standard

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i temi sviluppati durante il 67° incontro redazionale.

    La relazione di sabato mattina, dal titolo "Invarianza e trasformazione", ha analizzato lo standard che si è affermato con la Rivoluzione d'Ottobre. E' stato specificato che se il paradigma è la configurazione di una rivoluzione, lo standard riguarda il canone, lo stile e il linguaggio dopo che essa si è imposta. In Europa la socialdemocrazia del primo '900 aveva un programma riformista; i comunisti russi producevano invece testi come Stato e rivoluzione e Che fare? che contribuirono a far emergere uno schema anti-formista. Nelle passate rivoluzioni si è sempre sentita la necessità di fissare un canone basato sul nuovo paradigma; così è successo, ad esempio, per i cristiani quando Costantino, dopo la battaglia di ponte Milvio del 312 e il primo concilio ecumenico di Nicea del 325, ordinò al Papa di fissare una regola a cui tutti dovevano sottostare. Anche la borghesia di metà '700 si diede un canone ricavato da un paradigma, che trovava la sua massima espressione nell'opera gigantesca de l'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.

    Oggi è assurdo fissarsi sul vecchio standardterzinternazionalista, soprattutto dopo la lucida analisi che ne ha fatto la Sinistra Comunista "italiana". I rivoluzionari di oggi, pur facendo proprie le lezioni delle controrivoluzioni, pensano e agiscono secondo paradigmi nuovi.

  • Il secondo principio

    La teleconferenza di martedì, presenti 13 compagni, è iniziata commentando le relazioni svolte durante l'ultimo incontro redazionale a Torino.

    La prima relazione ha affrontato il tema della salute nella società capitalista. Oggi la medicina vive una pesante dicotomia: da una parte esiste una conoscenza di tipo "occidentale" che prende origine da Galileo, dall'altra quella che abbiamo definito di stampo "leonardesco-orientale". In questa situazione, c'è chi attacca la prima utilizzando pedestremente la seconda, oppure, viceversa, chi si barrica dietro a concezioni e principi cartesiani e riduzionisti. In entrambi i casi domina l'omologazione e la scienza viene piegata all'ideologia, come accaduto con la tifoseria pro o contro vaccini. Il massimo a cui è giunta la nostra epoca è l'interdisciplinarità, ovvero la conferma dell'esistenza di discipline che in qualche modo devono dialogare fra loro. Tutt'altra cosa è invece l'identità monistica e materialistica della conoscenza umana propugnata dalla nostra corrente.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email