Un Primo Maggio diverso dal solito

Come di consueto, il Primo Maggio eravamo presenti in piazza a Torino con il banchetto della stampa. Fin dal primo mattino c'era il sentore che la manifestazione sarebbe stata un pò diversa rispetto agli anni scorsi. Il corteo ufficiale appariva più stanco del solito, e lo spezzone composto da amministratori, politici e burocrati sindacali era "blindato". Pochi gli striscioni, i volantini e la voglia di carnevale. I poliziotti, per la maggior parte in borghese, erano mobilitati lungo tutto il percorso del corteo e scortavano con un certo nervosismo i politici. Il troncone alternativo, più interessante del solito e più numeroso rispetto agli anni passati, era formato da tanti giovani, molti dei centri sociali e molti "cani sciolti".

Gli scontri sono cominciati in piazza Vittorio Veneto. Alla partenza del corteo la polizia ha faticato non poco a difendere lo striminzito spezzone del Partito Democratico, nonostante questo avesse appaltato il servizio d'ordine ad agenzie private. Lo slogan che andava per la maggiore era "fuori il governo dal corteo!" All'entrata in piazza Castello, i poliziotti sono stati anticipati dagli antagonisti che hanno superato gli altri spezzoni e sono entrati di corsa in via Roma all'inseguimento del PD. La polizia li ha fermati solo all'incrocio con via Bertola, compiendo un errore di valutazione: il punto dove è stato operato lo sbarramento era rischioso, tutto sarebbe potuto accadere.

In alcuni filmati presenti in rete si vede bene cosa è successo. La polizia ha sottovalutato la situazione e si è trovata sguarnita e chiusa a tenaglia tra due blocchi di manifestanti senza lo spazio per caricare e nemmeno per manganellare. I poliziotti stavano perdendo la testa, erano affaticati e disorientati: davanti avevano quelli che dovevano fermare e dietro una massa anonima che si avvicinava. Era proprio quest'ultima la componente potenzialmente pericolosa perchè chi è preparato allo scontro è pronto a correre, mentre i dilettanti hanno reazioni imprevedibili. A quel punto la polizia ha cercato di alleggerire la pressione spingendo gli antagonisti nelle vie laterali e fermando qualche ragazzo, ma la massa è rimasta in via Roma. Si è formato quindi un equilibrio instabile con i poliziotti come fulcro dinamico intorno a cui stava succedendo qualcosa. Fortunatamente per loro, è mancata la scintilla: se fosse scoccata non ce l'avrebbero fatta a controllare la situazione.

Quello che ci ha colpito è stata la folla anonima e silenziosa, la stessa che i compagni più vecchi hanno visto all'opera in piazza Statuto nel 1962 e in corso Traiano nel 1969. Nei giorni precedenti a quegli eventi c'era lo stesso silenzio carico di tensione. O come in piazza San Carlo nel 1992, dove la massa muta è diventata la folla arrabbiata che ha cacciato i sindacalisti a colpi di bulloni. La differenza è che oggi non c'è più un sindacato da difendere e non c'è più nulla da rivendicare all'interno di questa forma sociale. Il Primo Maggio a Torino è stato un mix tra la solita manifestazione e qualcosa di diverso: da una parte chi strillava frasi fatte e dall'altra una folla senza capi. La pressione sociale si sta alzando e la prima cosa che salta agli occhi è la dialettica della quantità che si trasforma in qualità: la liturgia degli scontri tra polizia e antagonisti, come quelli visti a Roma il 12 aprile scorso, sta lasciando il passo a forme generalizzate e diffuse di conflitto urbano.

La giornata torinese ci ha fatto venire in mente una celebre affermazione di Mao Tse-tung, un rivoluzionario borghese che di queste cose se ne intendeva: "Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole".

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
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