55° incontro redazionale - Resoconto

Il 55° incontro redazionale di n+1 (14-15-16 marzo 2014, Torino), presenti una quarantina di compagni, si è svolto in un'atmosfera frizzante e conviviale. Chi non ha potuto partecipare personalmente alla riunione si è collegato via Skype e ha seguito le relazioni da casa. Le teleconferenze sono uno strumento importante per accorciare le distanze geografiche e mantenere i contatti tra i compagni.

La relazione di sabato mattina, intitolata Ma in Italia, c'è stato un feudalesimo?, ha preso le mosse da Le Formen dei Grundrisse, in cui la storia della specie umana viene trattata come unico processo di dissoluzione/avvento dal comunismo (originario) al comunismo (società futura). La forma feudale, la più complessa, è un insieme variopinto di persistenze, sovrapposizioni e anticipazioni.

Nelle città italiane sorgono le industrie accanto alle corporazioni. Quando ciò si espande a larga scala, possono nascere il capitalista e l'operaio, anche se in una cornice che non appartiene più ai tempi. Qui Marx osserva: l'epoca della dissoluzione del modo di produzione antico classico è nello stesso tempo un'epoca in cui il patrimonio monetario si è sviluppato con una certa ampiezza ed è proprio questo sviluppo che partecipa alla dissoluzione. E questa dissoluzione è la sua condanna a trasformarsi in Capitale. Solo i rapporti sviluppati permettono di decifrare compiutamente il contenuto dei modi di produzione passati.

Il contenuto sostanziale di una determinata forma di produzione si manifesta allorquando viene superato. Analizzare la forma feudale (n-1) significa considerarla come capitalismo (n) in divenire verso la forma futura (n+1).

Ciò non significa tanto scovare "elementi di capitalismo nel passato" quanto individuare la dinamica che porta al capitalismo di oggi. L'esistenza di rapporti proto capitalistici di per sé non spiega il trapasso dal feudalesimo al capitalismo: devono realizzarsi le condizioni primarie, quindi non solo il capitale mercantile ma il rapporto capitale/salario. E tale rapporto deve essere generalizzato.

La soppressione della forma feudale deve essere opera della stessa forma feudale. La rivoluzione politica ne è la conseguenza diretta, ma in nessun modo la causa.

Perciò la vera forma feudale non è lo schema che si trova sui libri di storia del feudalesimo ma la realtà soggiacente, cioè il processo di dissoluzione del rapporto concessione-padrone-servo che lascia il posto a quello proprietà-capitalista-operaio. La forma sovrastrutturale può perpetuarsi per secoli senza rappresentare altro che sé stessa.

La seconda relazione, intitolata Lotta di classe: invarianti e trasformazioni, è iniziata dal movimento dei piqueteros in Argentina, il cui scopo era quello di paralizzare, tramite il blocco degli incroci stradali, l'attività produttiva e distributiva dell'intero paese. Proletari occupati, disoccupati, precari, tendevano ad una ricomposizione sociale, sperimentando incisive forme di lotta. Da allora queste forme si sono generalizzate e sono diventate un fenomeno di dimensione globale: è lo stesso nemico di classe a fornire ai proletari le armi adatte (Internet, cellulari, ecc.), merci innocue in tempo di pace, strumenti utilissimi in tempo di lotta. La dinamica di questa lotta è in profondo rapporto con le mutate condizioni del proletariato e della struttura del sistema produttivo. I padroni non esistono più, sono stati sostituiti quasi ovunque da funzionari stipendiati. L'industria si è diffusa sul territorio e la catena di montaggio è uscita da tempo dalla fabbrica per collegarsi alle altre fabbriche tramite autostrade, aeroporti e ferrovie.

Non occorre qui ripercorrere le tappe che dall'organizzazione dello sciopero cittadino di Oakland del novembre 2011 hanno condotto al blocco coordinato dei porti della West Coast. Ci interessa sottolineare il carattere universale che il movimento Occupy rappresenta, nel suo immedesimarsi nelle lotte che i lavoratori conducono in tutto il paese e alle quali apporta organizzazione, sostegno e solidarietà, come avvenuto con gli scioperi dei Fast Food e di Walmart.

Lo scopo, negli Usa e nel resto del mondo, è quello di collegare fra di loro le lotte immediate, nel tentativo di saldarle in un tutto organizzativo tramite, appunto, i "picchetti territoriali". E' dunque possibile intravedere una tendenza che comincia a palesare la necessità di un linguaggio e di un coordinamento unico globale. Una tendenza che annuncia la rinascita della lotta di classe su vasta scala. Ed è questa forza che l'azione di massa si accinge a preparare, suscitando energie e passioni e, soprattutto, selezionando e facendo emergere dal suo interno gruppi ed elementi che cerchino collegamenti con le tradizioni del passato. Questi gruppi e questi collegamenti altro non saranno che il nuovo organismo di classe.

La domenica mattina è stata dedicata alle domande e alle risposte sulle relazioni del giorno prima, ai resoconti sulle varie attività locali e generali. Il prossimo appuntamento generale è fissato per il Primo Maggio a Torino, dove da anni siamo presenti in piazza con il banchetto della stampa.

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

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