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Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, abbiamo affrontato alcuni dei temi sviluppati sulla rivista n. 42, attualmente in stampa, partendo dall'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo".

Negli anni '20 lo scontro tra modi di produzione si acuisce: "In Russia la fase rivoluzionaria era matura per urgere in breve ciclo di forze nuove e disgregarsi di morte forme; fuori in Europa la situazione era falsamente rivoluzionaria e lo schieramento non fu decisivo, l'incertezza e mutevolezza di atteggiamento fu effetto e non causa della deflessione della storica curva del potenziale di classe." (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, 1955)

In Italia si afferma il fascismo che, nato da una costola del sindacalismo rivoluzionario, non è però la causa dell'annichilimento del movimento proletario italiano; al contrario, è la sconfitta di quest'ultimo a permettere al fascismo di imporsi. L'opportunismo, afferma la nostra corrente, non è questione morale, "è un fenomeno di natura sociale e storica per cui l'avanguardia proletaria, invece di disporsi sullo schieramento che si pone contro il fronte reazionario della borghesia e degli strati piccolo-borghesi, più di essa ancora conservatori, dà l'avvio ad una politica di saldatura fra il proletariato e le classi medie." (Tesi di Napoli).

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i temi sviluppati durante il 67° incontro redazionale.

La relazione di sabato mattina, dal titolo "Invarianza e trasformazione", ha analizzato lo standard che si è affermato con la Rivoluzione d'Ottobre. E' stato specificato che se il paradigma è la configurazione di una rivoluzione, lo standard riguarda il canone, lo stile e il linguaggio dopo che essa si è imposta. In Europa la socialdemocrazia del primo '900 aveva un programma riformista; i comunisti russi producevano invece testi come Stato e rivoluzione e Che fare? che contribuirono a far emergere uno schema anti-formista. Nelle passate rivoluzioni si è sempre sentita la necessità di fissare un canone basato sul nuovo paradigma; così è successo, ad esempio, per i cristiani quando Costantino, dopo la battaglia di ponte Milvio del 312 e il primo concilio ecumenico di Nicea del 325, ordinò al Papa di fissare una regola a cui tutti dovevano sottostare. Anche la borghesia di metà '700 si diede un canone ricavato da un paradigma, che trovava la sua massima espressione nell'opera gigantesca de l'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.

Oggi è assurdo fissarsi sul vecchio standardterzinternazionalista, soprattutto dopo la lucida analisi che ne ha fatto la Sinistra Comunista "italiana". I rivoluzionari di oggi, pur facendo proprie le lezioni delle controrivoluzioni, pensano e agiscono secondo paradigmi nuovi.

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 13 compagni, è cominciata con una breve analisi degli interventi di Napolitano e Renzi, il primo alla cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia, il secondo a Brescia durante il vertice degli industriali.

La più alta carica dello stato ha lanciato l'allarme sulla tenuta sociale del paese: "Vi è il rischio che, sotto la spinta esterna dell'estremismo e quella interna dell'antagonismo, e sull'onda di contrapposizioni ideologiche pure così datate e insostenibili, prendano corpo nelle nostre società rotture e violenze di intensità forse mai vista prima".

Ha quindi invitato le forze armate a tenersi pronte a intervenire in più scenari di guerra: "Il quadro internazionale mostra tensioni e instabilità crescenti. Si vanno affermando nuove e più aggressive forme di estremismo e di fanatismo che rischiano di investire i territori degli 'Stati falliti' e insediarsi a ridosso dei confini dell'Europa e dell'Italia in particolare, infiltrandone gradualmente le società anche grazie alla loro perversa forza attrattiva. E' una minaccia reale, anche militare, che le nostre Forze Armate devono essere pronte a contrastare e prima di tutto a prevenire, insieme all'Unione Europea e alla NATO."

Ha infine evidenziato, principalmente in riferimento allo scacchiere mediorientale, la "perdita di leadership politica in seno alla comunità internazionale".

Rivista n°41, aprile 2017

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f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

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