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La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i temi sviluppati durante il 67° incontro redazionale.

La relazione di sabato mattina, dal titolo "Invarianza e trasformazione", ha analizzato lo standard che si è affermato con la Rivoluzione d'Ottobre. E' stato specificato che se il paradigma è la configurazione di una rivoluzione, lo standard riguarda il canone, lo stile e il linguaggio dopo che essa si è imposta. In Europa la socialdemocrazia del primo '900 aveva un programma riformista; i comunisti russi producevano invece testi come Stato e rivoluzione e Che fare? che contribuirono a far emergere uno schema anti-formista. Nelle passate rivoluzioni si è sempre sentita la necessità di fissare un canone basato sul nuovo paradigma; così è successo, ad esempio, per i cristiani quando Costantino, dopo la battaglia di ponte Milvio del 312 e il primo concilio ecumenico di Nicea del 325, ordinò al Papa di fissare una regola a cui tutti dovevano sottostare. Anche la borghesia di metà '700 si diede un canone ricavato da un paradigma, che trovava la sua massima espressione nell'opera gigantesca de l'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.

Oggi è assurdo fissarsi sul vecchio standardterzinternazionalista, soprattutto dopo la lucida analisi che ne ha fatto la Sinistra Comunista "italiana". I rivoluzionari di oggi, pur facendo proprie le lezioni delle controrivoluzioni, pensano e agiscono secondo paradigmi nuovi.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando la diffusione del virus informatico Wannacry.

La vicenda ha inizio nell'agosto 2016, quando il gruppo hacker Shadow Brokers (dal gioco Mass Effect) mette in vendita online al miglior offerente potenti software di incursione sviluppati dall'agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma l'asta va male e allora il gruppo decide di rilasciare pubblicamente i file, svelando al mondo le tecniche informatiche utilizzate dagli spioni americani e dimostrando che chi si è infiltrato nei sistemi dell'NSA è riuscito a penetrarne il cuore. Le congetture sul "chi" sono diverse ma senza conferme; le due più diffuse ipotizzano l'una lo zampino di altre intelligence, in primis quella russa, l'altra l'esistenza di una talpa interna (sul tema interessante il film Snowden di Oliver Stone). Il resto della storia si è visto in questi giorni: la diffusione di un ransomware basato sui codici trafugati all'NSA ha raggiunto livelli mai visti prima.

Da un punto di vista tecnico, Wannacry e le sue varianti sfruttano due vulnerabilità presenti nei sistemi operativi Windows, conosciute e sfruttate dall'NSA e "riparate" da Microsoft con l'aggiornamento di marzo scorso. Il virus è stato rilasciato dagli Shadow Brokers dopo che la patch per la falla era già disponibile e pertanto le migliaia di computer coinvolti montavano sistemi sprovvisti dell'ultima versione del programma. Ciò che colpisce è l'elevata viralità dell'infezione, che grazie ad un bug nel protocollo di collegamento di Windows si propaga in tutti i computer collegati alla rete locale.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando gli esiti del referendum sul piano Alitalia.

Con il 67% di no, raggiunto con una partecipazione altissima alle urne (10.101 votanti pari al 90% degli aventi diritto al voto), l'accordo al ribasso sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e UGL è stato bocciato dai lavoratori. Il risultato è significativo e non è il primo di tal genere: qualche mese fa, durante la vertenza Almaviva, un referendum analogo è stato accettato dai lavoratori di Napoli ma rifiutato dalla maggioranza di quelli di Roma, che sono stati licenziati. Queste rotture si verificano perché i tagli ai salari e il peggioramento delle condizioni di lavoro hanno raggiunto dei livelli tali per cui i lavoratori non seguono più le indicazioni della Triplice sindacale e mandano al diavolo burocrati e aziende.

Sul tema "lavoro" i 5Stelle hanno reclutato Giorgio Cremaschi, che in un video apparso sul blog del movimento critica apertamente i sindacati proponendo l'eliminazione dei privilegi e dei finanziamenti pubblici e una riforma della rappresentanza sindacale. Durante la presentazione dello studio "Lavoro 2025" in commissione alla Camera, oltre all'ex sindacalista della FIOM è intervenuto il sociologo Domenico De Masi, che, parlando di nuove tecnologie e del futuro del mondo del lavoro, ha affermato la necessità di redistribuire il lavoro esistente arrivando ad una media di 15 ore a settimana. I grillini propongono di destinare 17 miliardi di euro al reddito di cittadinanza e per politiche di reinserimento nel mondo del lavoro, copiando in parte la tedesca legge Hartz.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2017

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla dinamica sindacale.

Il percorso storico del sindacato è noto: dapprima la borghesia ne avversa violentemente lo sviluppo, poi ne tollera l'esistenza, infine lo ingloba nelle strutture statali. Tale processo è irreversibile e ciò significa che, finché non cambierà il rapporto tra le classi, ogni sindacato è opportunista.

Anche se le forze borghesi ci hanno sottratto i sindacati, anzi a maggior ragione, è necessario prestare attenzione a quanto accade in tali organismi che sono per loro stessa natura composti di soli proletari. Senza scordare che la teoria dell'offensiva padronale è una trappola "infame" per il risvolto pratico che comporta: attraverso l'utilizzo di strumenti di conservazione sociale come il parlamento, la costituzione, ecc., essa pone la classe proletaria sulla difensiva rendendola innocua.

Da Galileo in poi sappiamo che per fare scienza è necessario individuare degli invarianti al fine di elaborare modelli che ci aiutino a leggere correttamente la realtà. Nella misura in cui l'uomo evolve come essere sociale, produce e riproduce la propria esistenza fino a mutare la sua natura di uomo in quella di uomo-industria. In questo percorso la percezione si fa sempre più ingannevole, anzi: senza teoria, fisica, matematica, biologia, ecc., ci conduce fino all'errore.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando la raccolta Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale, su cui alcuni compagni hanno cominciato a lavorare.

Riguardo ai "disastri naturali", la nostra corrente ci ha spiegato che per capire il grado di dissipazione dell'attuale forma sociale bisogna fare il confronto con quella futura (senza denaro, azienda, lavoro salariato e capitale), e studiare a fondo le grandiose realizzazioni delle società antiche. Gli Incas, ad esempio, hanno costruito con mezzi tecnici rudimentali strade e massicciate per migliaia di Km e, grazie al lavoro organizzato centralmente, sono riusciti a mantenerle funzionanti per centinaia d'anni. Ancora prima, la società Terramare dell'età del Bronzo (1.650 a.C.- 1.150 a.C) costruiva strutture abitative leggerissime, palafitte che riparavano dalle piene del Po e che in qualche caso venivano utilizzate come isole. Persino l'antica Roma, che conosceva già un elevato livello di speculazione e corruzione, considerava quasi sacra la manutenzione delle acque, affidandone la gestione ad un apposito magistrato. La rete stradale era perfettamente funzionante e resa tale dall'intervento dell'esercito e dei privati che vicino alle mansio costruivano strutture ricettive. Nelle società antiche le opere pubbliche costavano poco rispetto ad oggi, erano realizzate con un minimo di lavoro e duravano nei secoli; nel capitalismo ogni aspetto della vita umana è asservito ad interessi particolari, sparisce la concezione organica della società e si fa strada il business delle emergenze e delle grandi opere:

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 15 compagni, è iniziata commentando le news dall'Iraq in guerra.

L'assedio di Mosul è la dimostrazione pratica che Daesh è in forte difficoltà, ma che anche le forze anti-Califfato non se la passano bene. All'operazione militare stanno partecipando i peshmerga curdi, quel che resta dell'esercito iracheno, diverse milizie sciite controllate dall'Iran, 1500 combattenti iracheni addestrati dalla Turchia, e le forze antiterrorismo irachene addestrate dagli americani. Ammesso che Mosul venga liberata, le conseguenze sarebbero disastrose dal punto di vista dei morti e degli sfollati (la metropoli ha una popolazione che varia dai 2 ai 3 milioni di abitanti) per non parlare di cosa potrebbe succedere dopo.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando gli ultimi dati sulla produzione italiana.

Secondo l'Istat, lo scorso agosto la produzione industriale ha segnato una crescita dell'1,7% sul mese precedente e addirittura del 4,1% sul 2015. Quest'ultimo sarebbe il maggior incremento da cinque anni a questa parte. Evidentemente i giornalisti che parlano di "boom" mentono sapendo di mentire: i comparti che hanno registrato la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto, e le automobili, si sa, vengono sostituite quando diventano vecchie. Inoltre parte dell'oscillazione può essere spiegata con il fatto che ad agosto essa è generalmente bassa e quindi le variazioni percentuali tendono ad essere più accentuate.

La micro-crescita della produzione industriale è un piccolo effetto di un sistema sempre meno oscillante. Abbiamo visto un secolo di oscillazioni fino all'imbuto catastrofico segnato dal 1987, quando tutte le economie si sono sincronizzate ad esclusione della Cina, all'epoca agli inizi della crescita vorticosa che l'ha portata velocemente al livello delle maggiori economie.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con alcuni aggiornamenti sulle lotte in corso in Francia.

Il governo Valls ha vietato il corteo del 23 giugno organizzato dai sindacati, autorizzando solo una manifestazione statica. Niente di cui stupirsi: dopo gli scontri del 14 giugno, François Hollande aveva annunciato che le organizzazioni sindacali non avrebbero più beneficiato dell'autorizzazione a manifestare qualora "la tutela dei beni e delle persone non fosse garantita."

Il movimento francese è iniziato nel segno del vecchio paradigma sindacale, la lotta per il ritiro della legge sul lavoro El Khomri, ed è continuato nel tentativo di raggiungere un nuovo paradigma, quello di Occupy Wall Street. Per adesso Nuit Debout non ci è riuscito: nel Vecchio Continente non si è ancora visto qualcosa che metta in discussione veramente i vecchi modelli politici.

Comunque, dalla Primavera araba in poi, non ha più importanza l'etichetta "politica" affibbiata ad un movimento. Quello che conta è constatare che il marasma sociale e la guerra si estendono a tutto il mondo di pari passo con l'aggravarsi della crisi di accumulazione del Capitale.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2016

La teleconferenza di martedì sera, collegati 17 compagni, è iniziata con alcuni considerazioni sulla tattica adottata dalle forze dell'ordine francesi nelle recenti manifestazioni contro la Loi Travail.

In un filmato diffuso da Taranis News, si possono osservare le tecniche di alleggerimento utilizzate dalla polizia per contenere i manifestanti. I poliziotti, quando rischiano di essere accerchiati, arretrano e si dividono in piccole schiere composte da una decina di elementi; nel momento in cui sembrano essere sopraffatti dalla folla, agenti in borghese intervengono, la formazione si ricompatta e contrattacca.

Le forze dell'ordine si adattano al comportamento dei casseur che si muovono in piccoli gruppi, colpiscono e si dileguano. Tutti sono costretti ad alzare il livello dello scontro e ciò significa escalation sociale.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli di Limes.

La rivista, come il quotidiano la Repubblica, fa parte del Gruppo Editoriale l'Espresso ma si rivolge ad un pubblico diverso: significativi i fondi di Lucio Caracciolo, sempre molto netti, spesso crudi nel descrivere la gravità degli scenari sociali ed economici globali con cui dobbiamo fare i conti.

L'ultimo numero è dedicato alle periferie e in particolare alla differenza tra quelle di Parigi, Londra, Bruxelles, e le italiane che per ragioni geostoriche vedono una presenza minore di immigrati. Indicativa la condizione della capitale belga, un ginepraio di sedi istituzionali letteralmente assediato da senza riserve: "In particolare a Molenbeek-Saint-Jean, Schaerbeek e Forest, tre comuni che quasi minacciosamente circondano quello di Bruxelles. Non banlieues nel senso parigino del termine, ma quartieri collocati a un passo dal centro storico. Un tempo sede dell'industria pesante, oggi incapaci di convertirsi al terziario e alla nuova economia. Qui il tasso di disoccupazione fra i figli di immigrati raggiunge in media il 40% e spesso la disperazione si tramuta in nichilismo, con i giovani preda dell'ideologia salafita e fondamentalista."

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2016

La teleconferenza di martedì, presenti 18 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie di carattere economico reperite sul Web.

Secondo la stampa nazionale, in Italia sarebbe in calo il numero dei disoccupati e al tempo stesso quello degli occupati. Alla confusione totale sullo stato dell'economia si aggiungono le allarmanti dichiarazioni del presidente dell'Inps Tito Boeri riguardo le pensioni della generazione nata negli anni 80': "se l'economia italiana non cresce almeno dell'1% all'anno e non c'è un processo di maggiore stabilizzazione del lavoro iniziando con prospettive di carriera più lunghe, senza tutte le interruzioni che contraddistinguono spesso i contratti temporanei o precari, ci potrebbero essere problemi molto seri in futuro". La sequela di preoccupati annunci degli stessi tecnici del Capitale testimonia un sistema pensionistico assolutamente fuori controllo; il Welfare State costruito dopo il secondo dopoguerra è oramai saltato, perchè a saltare è l'insieme dei rapporti sociali capitalistici.

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata dalla notizia dell'arrivo della sonda New Horizons a circa 12500 km dalla superficie di Plutone. Il sorvolo ravvicinato del corpo celeste da parte della navicella della Nasa rappresenta una nuova conferma di quanto previsto dalla nostra corrente durante l'epopea della presunta conquista dello spazio, quando le opposte propagande di Usa e Urss mostravano immagini di uomini scafandrati in orbita. Già allora era evidente che gli astronauti potevano essere "risparmiati" e sostituiti da macchine capaci. Da allora i robot spaziali hanno studiato minuziosamente il sistema solare, e alcuni ne sono addirittura usciti continuando a inviare segnali. Ne è prova strabiliante la sonda Voyager 1 che, lanciata nel 1977, è riuscita a superare il campo di attrazione gravitazionale del sistema solare e continua a tutt'oggi a mandare segnali alla Terra dallo spazio interstellare. Nel capitalismo ogni merce è prodotta per far quattrini e gli aggeggi spaziali non possono esimersi dal rappresentare il mondo delle merci; tuttavia l'ascesa della forza produttiva sociale è continua (anche le esplorazioni spaziali sono un prodotto della specie) e le rivoluzioni esplodono proprio perché i rapporti di classe si tramutano ad un certo punto in ostacoli di fronte all'accresciuta dotazione tecnologica.

Rimanendo nel campo dell'innovazione tecnologica, suscita molto interesse il lancio di Windows 10, il nuovo sistema operativo di Microsoft che verrà distribuito a partire dal 29 luglio. Il ceo Satya Nadella ha dichiarato: "L'ecosistema rende Microsoft unica. Le tecnologie e i modelli di business vanno e vengono ma l'ecosistema rimane costante". Definita dagli esperti una "rivoluzione", il nuovo SO prevede, oltre a soluzioni per facilitare e ampliare il business-to-business, migliori interazioni tra utente e pc tramite la Cortana Analysis Suite, un programma per l'assistenza e il riconoscimento vocale che da semplice recettore di comandi diventa capace di auto-apprendere e trasformare dati in azioni intelligenti.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando un articolo dell'Economist del 13 giugno sulla crisi in corso, intitolato Watch out.

Da sempre considerato la bibbia del capitalismo, The Economist fonda la propria attività sui principi teorici elaborati da Adam Smith e nel corso degli anni ha criticato dettagliatamente ogni forma di keynesismo, sia come scuola di pensiero che come sistema di governo. Lo Stato, secondo l'assunto principale dell'analisi smithiana, deve limitarsi a favorire il libero sviluppo del capitalismo.

Nell'articolo suddetto, il periodico inglese fa notare che a tutt'oggi, 8 anni dopo il crollo dell'economia del 2007-2008, la crisi perdura e gli interventi operati dagli stati (il tentativo di drogare il sistema, diremmo noi) altro non hanno fatto che ingigantire i problemi che si volevano risolvere. Prima o poi ci sarà una nuova recessione, avverte l'Economist, e potrebbe accadere che i governi e le banche centrali si ritrovino senza cartucce a disposizione per farvi fronte, avendo già attinto a tutte le risorse nei propri arsenali: il debito pro capite medio dei paesi ricchi dal 2007 è aumentato del 50%, e i paesi con un debole accesso ai mercati obbligazionari, come quelli della periferia dell'eurozona, potrebbero non essere in grado di lanciare programmi di stimolo fiscale.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata commentando gli sviluppi della situazione economico-politica in Grecia. Da mesi il governo ellenico è impegnato in un braccio di ferro con la Troika ma, paradossalmente, chi ha davvero il coltello dalla parte del manico è Tsipras, che ha presentato una bozza d'intesa con i creditori e ribadito che ora la "decisione spetta alla leadership politica dell'Europa". Secondo notizie di stampa, la proposta greca non contiene concessioni rilevanti su pensioni e politiche del lavoro.

In Spagna, più che i buoni risultati elettorali di Podemos, è opportuno seguire lo sciopero a oltranza dei dipendenti della Movistar, il marchio commerciale con cui Telefónica opera nel paese. Lo sciopero è stato indetto il 28 marzo dal sindacato Ast a Madrid e si è esteso nelle settimane successive anche a Barcellona, Bilbao, Siviglia, Granada e in altre città minori. Motivazioni: fare saltare un accordo che riduce i salari, firmato tra le principali sigle sindacali e l'azienda. I tecnici delle ditte in appalto che lavorano per Telefónica rifiutano di essere considerati lavoratori autonomi e chiedono una serie di misure contrattuali tra cui il pagamento dei contributi, delle malattie, e un salario pari a quello dei dipendenti assunti dalla multinazionale delle telecomunicazioni. Una lotta importante, che dimostra come anche i precari possono organizzarsi e polarizzare la società. Se durante le rivolte della Primavera araba, gli stati sono intervenuti spegnendo Internet per impedire il collegamento tra i manifestanti, ora sono i precari a mettere in crisi il governo bloccando – con il loro sciopero - il traffico on line.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, si è aperta con le notizie provenienti dal fronte iracheno.

L'offensiva su Tikrit serve probabilmente a saggiare il grado di tenuta dell'esercito di Baghdad coadiuvato da 15 mila volontari sciiti. L'operazione dovrebbe risultare abbastanza semplice viste le ingenti perdite avvenute tra le fila dello Stato Islamico in seguito ai bombardamenti. I miliziani dell'IS usano una strategia militare basata su azioni veloci: non avendo a disposizione truppe sufficienti non riescono a presidiare e controllare tutto il territorio conquistato e, se Tikrit andasse persa, potrebbero spostare la linea di difesa in una zona poco a sud di Mosul per preservare l'importante nodo strategico.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2015

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 16 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie relative al rallentamento dell'economia cinese che registra il peggior dato degli ultimi 24 anni. In Cina, come dappertutto, le politiche varate per stimolare i consumi non hanno portato a risultati degni di nota.

In questi giorni Draghi ha finalmente svelato come intende muoversi per combattere la deflazione: acquisti di titoli pubblici almeno fino a quando l'inflazione sarà tornata ad un livello accettabile, vicino al due per cento. La Germania è dubbiosa perché dovrebbe contribuire a comprare debito pubblico di portoghesi, greci, italiani, ecc. Allo stesso tempo però, si rende ben conto che serve un "sostegno per la ripresa". C'è una sfasatura temporale tra la realtà della deflazione e gli effetti dei possibili rimedi messi in campo: se aumenta la deflazione i governi saranno costretti ad abbassare i salari, perché in una situazione in cui i prezzi diminuiscono gli stipendi non possono restare alti. Siccome senza far nulla la situazione peggiorerà, il processo deflattivo, da effetto del crollo dei consumi, diventerà un fattore ulteriore di peggioramento della crisi. La tanto decantata ripresa degli Stati Uniti è assolutamente fittizia, viene fatto passare per valore aggiunto il valore rastrellato all'estero.

La teleconferenza di martedì sera, consueto momento di discussione tra i compagni vicini e lontani (presenti 18), è iniziata dal commento di alcuni dei fatti della settimana.

La polizia interviene in assetto antisommossa per sgomberare due centri sociali in un quartiere popolare di Milano. Gli abitanti della zona si mobilitano e scendono in strada. Dopo alcuni momenti di scontro con le forze dell'ordine si autorganizza un presidio solidale contro gli sgomberi. Il sito di Repubblica trasmette una lunga diretta e si diffondono in rete il disagio e l'insofferenza degli abitanti del quartiere milanese, gli stessi che serpeggiano in tante altre periferie italiane. Per esempio a Tor Sapienza, a Roma, dove l'innesco degli scontri è la protesta della popolazione contro il "degrado". La miseria crescente produce fenomeni diversi a seconda degli scenari e degli ambienti in cui questi si sviluppano, ed è logico che la borghesia soffi sul fuoco per fomentare la guerra tra poveri.

Fatti come quelli di Milano o di Roma sono quindi gli epifenomeni di un impoverimento generalizzato della società e rappresentano un passaggio di fase. Lo registra la Cgil, che proclama lo sciopero generale per il prossimo 5 dicembre (ndr, spostato al 12). Interessante inoltre quanto accaduto il 14 novembre con il social strike italiano.

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sullo "sciopero sociale" del 14 novembre. L'iniziativa durerà per tutta la giornata e coinvolgerà i sindacati di base, una serie di reti sociali e diversi "segmenti" di classe. L'organizzazione è interessante: manifestazioni in ogni città virtualmente unite da un network nazionale di riferimento con collegamenti esteri. La modalità ricorda quella diffusasi con Occupy negli Stati Uniti, anche se in Italia è molto più difficile lasciarsi alla spalle il vecchiume politico e sindacale.

Nella stessa data scenderà in piazza, a Milano, anche la Fiom. Non è da sottovalutare la sua capacità di trasformismo. Si pensi per esempio all'autunno del 1969, quando il sindacato si aprì alle spinte che arrivavano dal basso, riuscendo così a recuperare ampi settori di dissenso operaio. Pure la Cisl negli anni Settanta si trasformò in fretta e furia in un sindacato di sinistra, e attirò a sé tutti i gruppettari espulsi dalla Cgil.

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, oggi anche la ripetizione di un movimento come quello di Solidarnosc è improbabile, perché le condizioni che si verificarono allora sono irripetibili: Russia al collasso, tutto il proletariato iscritto allo stesso sindacato di stato, condominio imperialistico Usa-Urss. Ma lo sviluppo del movimento di sciopero in Polonia rimane paradigmatico: un grande proletariato inquadrato in organizzazioni intermedie che arriva attraverso di esse a costituirsi in partito politico.

Durante la consueta teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, abbiamo ripreso uno dei temi sviluppati nell'ultimo incontro redazionale (Crisi di valorizzazione, abisso del debito), in relazione alla notizia del blocco della fornitura idrica nella città di Detroit per migliaia di utenti morosi.

A partire dagli anni '60-'70, in seguito alla diminuzione del numero di salariati produttivi, comincia a manifestarsi negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi a capitalismo senile la crisi fiscale: il deficit statale diventa irrecuperabile, comincia a salire irrimediabilmente e viene acquisito da grandi fondi d'investimento internazionali. Si rompe definitivamente la relazione tra debito e borghesia nazionale e il bilancio dello Stato viene vincolato al debito ormai spartito mondialmente. Nell'articolo L'autonomizzarsi del Capitale e le sue conseguenze pratiche abbiamo sviluppato estesamente il tema, in questo contesto ci limitiamo a ricordare che il processo in corso fa parte del passaggio dal dominio dello Stato sul Capitale (repubbliche marinare, comuni in Italia, primo capitalismo) al dominio del Capitale sullo Stato. Ne conseguono la fine delle autonomie nazionali, il taglio della spesa pubblica, l'aumento del carico fiscale, la rovina di ampi settori della classe media e un generale impoverimento del proletariato, mentre dal punto di vista politico si operano trasformazioni importanti al fine di applicare le necessarie controtendenze alla caduta del saggio di profitto.

Le misure adottate hanno però l'unico effetto di rimandare i problemi ingigantendoli. Già qualche tempo fa aveva fatto scalpore il fallimento dello stato della California, e oggi le immagini che documentano il dissesto della città di Detroit sono impressionanti. Ma non è una situazione prettamente americana, vicini alla bancarotta ci sono pure i comuni di Napoli, Messina, Alessandria, ecc. La crisi fiscale dello Stato si manifesta a tutti i livelli: nazionale, regionale, comunale. Questo fenomeno provoca caos politico: si frantumano i vecchi schieramenti parlamentari, aumenta la conflittualità tra le lobby, aumenta la corruzione, crescono le istanze localiste, cade il consenso di massa verso gli esecutivi e aumenta la rabbia sociale.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2014

mamDurante la teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo ripreso i temi affrontati negli articoli Le prerogative di Dio (la discussione sulle biotecnologie) e Il crogiuolo bio(tecno)logico. Il 24 maggio scorso, per il terzo anno consecutivo, una grande mobilitazione ha fatto il giro del mondo coinvolgendo milioni di persone in 50 paesi diversi. Il motivo: la lotta contro la produzione e l'utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) e in particolare contro la più grande e influente multinazionale del settore, la Monsanto. Il manifesto prodotto dal movimento è una sintesi di come "non" si dovrebbe trattare l'argomento.

Non è possibile ritornare ad una vita sana in questa società e gli ecologisti dovrebbero metterselo in testa una volta per tutte. E soprattutto non è corretto partire dagli epifenomeni prodotti dal sistema per tentare di risolvere i problemi.

L'attuale modo di produzione, per sua natura finalizzato alla realizzazione di profitto, non può avere una conoscenza e tantomeno una gestione globali dei fenomeni che innesca (compresi quelli sociali). Per questi motivi sarebbe semplicistico attribuire la responsabilità dei disastri sociali e ambientali solo a qualche azienda o a qualche stato, senza vedere che il problema sta a monte e cioè nel sistema generale che governa la Monsanto e simili. E soprattutto non bisogna dimenticare che l'uomo e il sistema che egli s'è dato per vivere non sono altro dalla natura: l'umanità, compresa la società capitalistica con le sue biotecnologie, è un prodotto della natura, come lo sono i vulcani, i terremoti e le alluvioni; la biologia genetica nasce dall'industria moderna come i robot e le reti telematiche. Le biotecnologie nascono dal rapporto uomo-terra: la teoria della rendita ci dice che essa è plusvalore, quindi il maggior profitto dei laboratori verrà dall'applicazione del capitale al suolo; la teoria della rivoluzione ci dice che il vincolo del valore sarà spezzato solo con la scomparsa del capitalismo, quando i laboratori di ricerca potranno studiare il grande sistema della natura e la catena del DNA liberi dall'anarchia capitalistica, dalle finalità e dal tipo di conoscenza imposti dall'ideologia dominante.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2014

‎#FastFoodGlobal, lo sciopero mondiale dei lavoratori dei fast food previsto per il 15 maggio, è stato il tema di apertura della teleconferenza di martedì sera a cui hanno partecipato 16 compagni.

La mobilitazione è partita nel 2012 con gli scioperi di circa 200 addetti alla ristorazione veloce nella città di New York; poi la lotta si è estesa a tutto il territorio statunitense e, nel giro di due anni, ha coinvolto i lavoratori dei fast food dell'intero pianeta. Il comune denominatore è l'hashtag #FightFor15, la richiesta di un salario minimo di 15 dollari l'ora contro gli attuali 7.25; viene inoltre rivendicato il diritto ad organizzarsi sindacalmente senza subire ritorsioni da parte dei datori di lavoro. Lo sciopero globale del 15 maggio è stato preceduto da un incontro di categoria, il primo a livello mondiale, organizzato a New York dall'International Union of Food (una federazione composta da 396 sindacati di 126 paesi per un totale di 12 milioni di lavoratori) a cui hanno partecipato lavoratori e dirigenti sindacali provenienti da tutto il mondo, tra i quali anche alcuni delegati della Filcams Cgil. A dimostrazione che, quando si mettono in moto movimenti generalizzati, i sindacati non possono che accodarsi ad essi, anche solo per non essere del tutto marginalizzati.

In Italia prosegue lo stato di agitazione anche nel settore della logistica. Qualche giorno fa i magazzini dell'Ikea di Piacenza sono stati bloccati in seguito al licenziamento di una trentina di facchini di una cooperativa in appalto. La polizia ha sgomberato il presidio con cariche e lanci di lacrimogeni. In solidarietà sono stati organizzati un flash mob all'interno dell'Ikea di Bologna e un corteo per le strade di Piacenza. Intorno alle lotte della logistica si sta formando un movimento di solidarietà nazionale e non è da escludere che si metta in moto una catena di mutuo appoggio a livello internazionale come avvenuto con le lotte nei fast food.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2014

Lo sostiene Bernardo Gutiérrez sulla base dello studio World Protests 2006-2013: le 843 rivolte scoppiate nel mondo negli ultimi otto anni fanno del periodo storico che stiamo attraversando quello più agitato della storia, in cui si fa spazio un nuovo concetto di rivoluzione e compare sulla scena un nuovo soggetto politico. Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, abbiamo avuto modo di commentare l'interessante articolo dello scrittore e giornalista spagnolo.

Il documento a cui si fa riferimento lungo tutto lo scritto propone un'analisi dettagliata delle cause scatenanti e delle forme di espressione assunte dalle proteste più importanti avvenute negli ultimi anni. Gutiérrez mette insieme i dati raccolti e tenta di cogliere la dinamica più ampia che lega ogni singola rivolta locale, diversa nei suoi aspetti peculiari ma accomunata e integrata con tutte le altre attraverso una struttura globale a rete capace, come lo stesso capitalismo, di fare velocemente il giro del mondo. Di fronte ad un mondo in subbuglio viene chiamato in causa Marx - a dire il vero in maniera piuttosto confusa - che, a quanto pare, non avrebbe saputo anticipare il "nuovo soggetto politico – più diffuso, più eterogeneo, più inclassificabile – [che] scompagina le definizioni e le frontiere formali delle rivoluzioni." Paradossalmente, seppur intriso di una concezione luogocomunista, Gutiérrez scorge una novità nelle manifestazioni di protesta rispetto al passato, e cioè proprio quel tratto anonimo e tremendo caratteristico delle rivoluzioni, per cui le 843 proteste scoppiate tra il 2006 e il 2013 non hanno espresso capi carismatici o, laddove questo è avvenuto, il "malcapitato" è stato sommerso dai milioni in lotta, da "una moltitudine senza volto né leaders, che sta sostituendo i pezzi del sistema senza modificare di colpo il suo sistema operativo. Una moltitudine resiliente e mutante, che anche senza prendere il potere trova le brecce del sistema, hackerando per spargere i semi del nuovo mondo".

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2014

marchadeladignidad - mapLa teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla Marcha de la Dignidad. La marcia, organizzata in colonne provenienti da diversi punti del paese, culminerà il 22 marzo quando collettivi, sindacati, gruppi di lavoratori, disoccupati e precari, si riverseranno nella capitale spagnola per chiedere un cambiamento reale. Le rivendicazioni avanzate dai manifestanti riguardano casa, sanità, reddito e reclamano un lavoro dignitoso per tutti. Come al solito, quello che conta è il contesto generale in cui tali movimenti si inseriscono.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 16 compagni.
Le manifestazioni che spesso sfociano in guerriglia urbana sono innumerevoli e ormai si fatica a tenerne il conto. Negli ultimi giorni ci sono stati scontri a Burgos, in Spagna, dove la protesta è iniziata per motivi legati alla costruzione di un parcheggio nel quartiere di Gamonal, ma è andata ben presto oltre le motivazioni iniziali coinvolgendo nella lotta altre città spagnole. Ad Amburgo, la protesta per lo sgombero di un centro sociale che aveva costretto le autorità all'istituzione del coprifuoco in una zona centrale della città tedesca, è rientrata dopo giorni di tafferugli e manifestazioni.

Le notizie provenienti dal sud-est asiatico hanno aperto la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 18 compagni. Dopo le recenti proteste in Bangladesh, ora è la Cambogia a farsi sentire. I lavoratori dell'industria tessile, il maggior settore produttivo del paese che occupa circa 500.000 operai, hanno richiesto un aumento del salario a 160 dollari rispetto agli attuali 80. A nulla è valsa la proposta del governo di una paga mensile di 100. Le proteste e gli scontri continuano da giorni e sono già quattro i morti tra le fila operaie a seguito delle sparatorie da parte della polizia.

Le lotte in corso in Asia hanno molti punti in comune con quelle che ultimamente si sono sviluppate negli Stati Uniti. Ad esempio con quella dei Fast Food dove, come per i tessili cambogiani, si richiede il raddoppio del salario e il compromesso proposto dalle controparti è stato rifiutato.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 10 compagni, è iniziata con un piccolo aggiornamento sul movimento dei forconi o quel che di esso rimane. La componente fascista caldeggia la partecipazione alla manifestazione prevista per il 18 dicembre a Roma, mentre i comitati locali propendono per il rinforzo del legame col territorio continuando con i presìdi e i sit-in. Sembra che la protesta calata "a sorpresa" nelle piazze italiane il 9 dicembre, tenda ora a rientrare spontaneamente nei ranghi. Resta qualche leader, venuto alla ribalta nei giorni dell'exploit, a tentare la scalata politica nella speranza di trovare un posto in parlamento. Al solito politici e giornalisti si danno da fare per dimostrare che i forconi sono pochi, o strumentalizzati, o addirittura c'è chi sforna trattati sociologici. A nessuno invece viene in mente di analizzare le motivazioni materiali che portano migliaia di persone in piazza a protestare contro il "sistema".

Le proteste dei cosiddetti forconi, i relativi blocchi della circolazione e le reazioni della "politica", sono stati gli argomenti discussi nella teleconferenza di martedì sera a cui hanno partecipato 13 compagni. Il Coordinamento 9 dicembre, di cui fa parte anche il movimento dei forconi, ha indetto per la giornata in questione una mobilitazione contro la "casta" accusata di ruberie e incapacità amministrativa, e contro questo modello di Europa. Mariano Ferro del Comitato di Coordinamento Nazionale afferma: "Non è colpo di Stato, ma il ripristino della democrazia. Vogliamo le dimissioni di tutte le cariche attuali. Sono loro che ci hanno rovinato, sono loro che devono andarsene". I proclami sono molti, la piccola borghesia sta producendo a ritmo industriale paccottiglia patriottica. Ci interessa poco l'estetica populista, notiamo piuttosto che questi movimenti suscitati dalla crisi del mondo capitalistico stanno assumendo caratteri radicali. Leggiamo Marx:

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 22 compagni, è iniziata da alcune considerazioni in merito allo sviluppo delle lotte nel comparto della logistica. Il settore è strategico per il capitalismo ultra-maturo, perché permette il continuo flusso di merci da industria a industria, da industria a consumatore; esso è parte indispensabile di una catena di montaggio che si è estesa a tutto il globo e che sviluppa le sue fasi nelle singole fabbriche, le quali a loro volta sono collegate da autostrade, ferrovie, rotte aeree e marittime, ecc.: la catena, appunto, della logistica.

In Italia il settore è in fermento da mesi. La TNT, una delle maggiori aziende nel campo, ha recentemente annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il licenziamento di circa 800 lavoratori. In risposta è stata aperta una vertenza per la difesa degli istituti contrattuali, che coinvolge tutti i magazzini. Lo scorso 28 novembre i lavoratori esternalizzati hanno scioperato per due ore nelle sedi di Ancona, Bologna, Brescia, Milano, Roma, Padova, Piacenza, Torino e Verona. I facchini stanno costruendo una rete di sostegno in modo che alle rappresaglie padronali si risponda unitariamente.

"[…] l'amministrazione dell'intervento sulla natura non esiste più in ambito tardo-capitalistico perché la società nel suo insieme soggiace alle esigenze del capitale, sia quello dei singoli che soprattutto quello sociale, anonimo, senza fisico padrone."

L'uragano Haiyan, il ciclone Cleopatra e gli 81 tornado che qualche giorno fa si sono abbattuti contemporaneamente nel Midwest degli Stati Uniti, si inseriscono nel lungo elenco di catastrofi naturali che sempre più frequentemente devastano qualche zona del Pianeta. In queste occasioni, report giornalistici, telegiornali e servizi "speciali" dei media mainstream, non mancano di descrivere le terribili e incontrollabili forze della natura che improvvisamente si "rivoltano" contro gli abitanti della Terra, sconvolgendone la pacifica esistenza.

La teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'ordine dei gesuiti e sulla Chiesa in generale, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni di Papa Francesco su omosessualità e secondo matrimonio, ai quali si aggiunge l'annunciata riforma dello Ior, la banca vaticana.

Ad una prima analisi quanto detto dal Pontefice al ritorno dal viaggio in Brasile, rivela la necessità della Chiesa di risintonizzarsi con la società e le sue angosce, per non perdere aderenza con essa e venirne espulsa.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Durante la consueta teleconferenza del martedì, a cui hanno partecipato 10 compagni, si sono commentate le notizie in merito al viaggio del Papa in Brasile. All'arrivo della carovana pontificia, la macchina organizzativa ha presentato vistose falle nella sicurezza, tali da permettere alla popolazione di avvicinarsi notevolmente fino a bloccare il corteo di macchine. Anche fuori dal palazzo del governo di Rio, dove Bergoglio ha incontrato il presidente Roussef, non sono mancati momenti di tensione; la manifestazione di protesta è stata infatti caratterizzata da violenti scontri tra dimostranti e polizia, con lancio di oggetti e, in risposta a questi, di lacrimogeni.

Circa un mese fa, quando in Brasile sono scoppiati i primi scontri, le motivazioni della protesta nascevano dallo sperpero di denaro "pubblico" per l'organizzazione della Confederation Cup 2013; adesso le rivolte sono legate alla spesa esagerata, 40 milioni di euro, per ospitare il Papa. Non male per un viaggio organizzato con l'obiettivo di mettere la Chiesa in sintonia con i poveri del mondo!

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

La teleriunione di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con la presentazione di QuinternaLab, il sito-laboratorio di n+1 on line da lunedì 15 luglio. Parlando delle potenzialità del nuovo sito è stata ribadita l'importanza di una piattaforma anonima e leaderless, qualcosa di completamente diverso da quanto abbiamo visto in passato. D'altronde il mondo intero funziona o tende a funzionare in questo modo. Come ricorda Alessandro Baricco, un cervello collettivo composto da barbari sta sostituendo il cervello profondo dell'individuo geniale:

"Da questi barbari stiamo ricevendo un'impaginazione del mondo adatta agli occhi che abbiamo, un design mentale appropriato ai nostri cervelli, e un plot della speranza all'altezza dei nostri cuori, per così dire. Si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali, e per questo mi ricordano la moltitudine senza nomi dei copisti medievali: in quel loro modo strano, stanno copiando la grande biblioteca nella lingua che è nostra. È un lavoro delicato, e destinato a collezionare errori. Ma è l'unico modo che conosciamo per consegnare in eredità, a chi verrà, non solo il passato, ma anche un futuro." (I nuovi barbari, Wired)

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

C’è stato un dibattito a distanza tra i gruppi di sinistra, non necessariamente legati alla vostra tradizione, che ricorda per certi aspetti quello del decennio '68-'78. Lasciamo perdere le motivazioni un po' cervellotiche, ma allora si trattava di capire chi fossero realmente i proletari produttivi entro la sfera dei salariati, mentre adesso sembra si discuta su di un fatto più generale: alcuni affermano che i banlieusards sono più assimilabili al lumpenproletariato che alla classe operaia, altri invece riconoscono che il nuovo proletariato è composto anche da elementi che non rientrano più nel classico rapporto fra capitalista e salariato, fra Capitale e Lavoro. Quest'ultima sembra essere la vostra posizione.

Ma io mi chiedo, pur senza saper dare una risposta precisa rispetto ai due filoni: come può far parte del proletariato chi non rientra in un rapporto di sfruttamento? Com'è possibile assimilare gli arrabbiati delle banlieues con i giovani proletari immigrati di Torino che scioperarono e impegnarono la polizia nel '62 in durissimi scontri di piazza durati più giorni? Si tratta con tutta evidenza di strati sociali completamente differenti e il parallelo che voi ne avete ricavato mi sembra piuttosto arbitrario.

Pubblicato in Doppia direzione

Dopo la pagina su Facebook aperta circa un anno fa, ora siamo approdati su Twitter. Facebook e Twitter sono tra i social network più diffusi e sono parte integrante della quotidianità di chi li utilizza. Anche se ad un primo acchito appaiono strumenti molto simili, e certamente lo sono per quel che riguarda il principio di base e cioè l'essere social (creando reti, reti nelle reti, ecc.), il paradigma che si afferma in Twitter è molto diverso da quello di Facebook: se in quest'ultimo l'utente subisce il flusso delle informazioni postate da amici e pagine, in Twitter è l'utente stesso ad orientarsi verso le informazioni presenti nel network sfruttando la ricerca per argomento e/o hashtag , con la possibilità di creare liste a tema che ordinano, a mo' di raccoglitore, il dispiegarsi frenetico delle notizie attorno alle quali può aggregarsi una vitale comunità di iscritti. Il flusso di informazioni si impernia su piccole news, spesso corredate da un link con cui si rimanda all'approfondimento della notizia, che sono caratterizzate dal limite di 140 caratteri; tweet frequenti e, per i più bravi, incisivi, che sembrano quasi rappresentare un nuovo linguaggio capace di dar vita ad affollati canali di comunicazione in cui si snoda un flusso continuo di micro-memi.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2013

Sul sito Chicago86 è stato recentemente pubblicato un articolo sulla "global call" indetta dal collettivo VIA22, gruppo nato in Canada la scorsa primavera in seguito all'imponente ondata di manifestazioni studentesche e non. Attraverso il software VOIP Mumble (che sembra possa reggere la partecipazione di oltre un centinaio di utenti), gli attivisti si ritrovano on line ogni 22 del mese per discutere del "movimento" globale e delle iniziative in corso o future con l'intento di dar vita ad una rete globale di solidarietà. Lo scorso 22 gennaio alcuni compagni hanno partecipato all'assemblea virtuale a cui erano presenti una decina di attivisti provenienti da Canada, Spagna (Indignados), Usa (Occupy) e Messico (YoSoy132). I temi su cui si è sviluppato il confronto sono stati l'Earth Day organizzato per il prossimo 22 Aprile, il World Social Forum 2013 che si terrà in Tunisia, il movimento Occupy di Kalamazoo in Michigan, la necessità di centralizzare le piattaforme di movimento per la diffusione delle notizie in streaming durante le azioni globali. La discussione online si è svolta anche con l'ausilio di una chat presente nel software Voip e con l'appoggio ad un sito esterno per la compilazione in tempo reale del verbale dell'assemblea: attraverso PiratePad, un servizio simile a GoogleDocs, tutti i partecipanti hanno potuto assistere e contribuire alla stesura del resoconto "just in time". I compagni connessi, a cui è stata chiesta una breve presentazione, hanno spiegato il progetto di Chicago86 e inviato tramite chat il "chi siamo" presente sul sito in più lingue e il documento "Global Spring". Prima di questa assemblea c'erano stati degli scambi di e-mail con alcuni attivisti della piattaforma InterOccupy.

La teleconferenza è cominciata prendendo spunto da un documento prodotto da uno dei soliti immediatisti pieni di buona volontà e pronti a "muovere il culo" (come diceva un nostro vecchio compagno) che è circolato tra compagni. Ne abbiamo approfittato per ribattere alcuni dei nostri chiodi teorici riguardo il superamento dei dualismi, quali materia/pensiero, uomo/natura, ecc., a favore di una visione monistica della realtà in cui l'operosità dell'uomo è parte del tutto.

La corrispondenza con un nostro assiduo lettore, che potete trovare nella apposita sezione sulla wiki, ha suggerito alcune interessanti considerazioni in merito alla fantasiosa proposta, generata dal problema non solo americano del fiscal cliff e dal rifiuto dei repubblicani di alzare il tetto del debito, di coniare una moneta di platino da mille miliardi di dollari; proposta a cui un'allarmata Casa Bianca risponde affermando che "ci sono solo due opzioni per affrontare la questione dell'innalzamento del tetto del debito: o il Congresso fa una nuova legge o, se fallisce, condanna la nazione al default". Il circolo vizioso che ne risulta è superabile solo attraverso un salto di paradigma.

Segna un nuovo record storico il tasso della disoccupazione in Grecia. A ottobre la percentuale dei senza lavoro è salita all'incredibile 26,8% rispetto al 26,2% del mese precedente e dal 19,8% dell'ottobre del 2011, un anno prima. Lo dichiara l'Istituto di statistica ellenico che, scorporando i dati, rende noto che sotto i 24 anni la disoccupazione tocca quota 56,6% e tra le donne il record del 30,4%. Secondo gli analisti il numero di senza lavoro in Grecia crescerà ancora, almeno nel 2013, anche a causa dei massicci licenziamenti nel settore pubblico previsti dal governo Samaras e imposti dall'Unione Europea. La disastrosa situazione greca trova oramai sempre meno spazio sulle pagine dei giornali. Paese con meno di dodici milioni di abitanti e con poche aeree urbane, la Grecia si trova per ora isolata rispetto agli altri paesi europei e, nonostante i numerosi scioperi generali e i quotidiani focolai di lotta, potrà uscire dallo stallo solo se nasce un'organizzazione a livello continentale. I governi dei PIIGS, dal canto loro, utilizzano una forte pressione psicologica sulle rispettive popolazioni accusando i lavoratori di aver vissuto sopra le proprie possibilità: la crescita del debito pubblico ne sarebbe la dimostrazione.

La riunione è cominciata prendendo in esame due notizie apparentemente scollegate: la proposta del Governo italiano di modificare il Titolo V della Costituzione e il negoziato tra le parti sociali sulla produttività, il quale si dovrebbe concludere al massimo entro il 18 ottobre per poi essere portato "in dono" al Consiglio europeo di Bruxelles. Il Titolo V rappresenta la fine del federalismo? Secondo il Governo l'obiettivo della sua modifica è blindare i tagli agli enti locali (quelli già fatti e quelli che arriveranno con la legge di stabilità) e riportare sotto un maggiore controllo statale le regioni a statuto speciale. Si tratta, negli intenti, di operare sia una drastica riduzione di tutti gli sprechi concessi in epoca di vacche grasse, sia una maggiore centralizzazione istituzionale. Il movimento reale sta lavorando per semplificare gli esecutivi politici: si fa strada uno Stato sempre più invasivo che da una parte potenzia i propri organi istituzionali, mentre dall'altra restringe gli spazi di mediazione sociale ed elimina le false alternative al sistema ormai inutili ed ingombranti.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Rivista n°41, aprile 2017

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