Visualizza articoli per tag: salario

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo parlato del progetto di "reddito universale" che sarà sperimentato il prossimo anno a Stockton, in California: "Stockton, una città californiana di circa 300mila abitanti sarà la prima comunità a sperimentare il reddito universale negli Stati Uniti. Il programma è costituito di una prova triennale nella quale un gruppo di cittadini selezionati (quanti non è ancora chiaro) riceverà un assegno mensile di 500 dollari al mese, per un totale di 6mila dollari all'anno" ("Per la prima volta Usa sperimentano il reddito universale", WSI).

Il tema della ridistribuzione della ricchezza è oggi all'ordine del giorno. Joseph Stiglitz, in un intervento alla conferenza organizzata dall'Istituto Cattaneo di Bologna su "Non si esce dalla crisi senza politica redistributiva della ricchezza", ha affermato che "l'1 per cento della popolazione controlla il 90 per cento della ricchezza mondiale"; e Romano Prodi, anch'egli presente all'incontro bolognese, ha dichiarato: "Io credo che ci sarebbe bisogno di un organismo mondiale in grado di redistribuire le risorse ma da questo punto di vista sono tutt'altro che ottimista. Le difficoltà che si incontrano ad esempio nel tassare le nuove multinazionali come Google e Apple sono significative. Comunque penso che spetti alla politica, ai governi invertire questo trend. Ma non mi pare che ci siano progetti credibili."

Questi professori pensano che la polarizzazione della ricchezza sia dovuta alle politiche dei governi e che intervenendo nel modo giusto si possa invertire questa tendenza. Per Marx invece la "legge della miseria crescente" è la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica, un fatto fisico che nessun governante o gruppo di governanti può annullare:

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie di carattere economico.

Nell'articolo "Il reddito di cittadinanza del M5s non basta: per lo sviluppo serve la moneta fiscale", il giornalista Enrico Grazzini descrive la problematica condizione in cui versa l'economia italiana:

"Sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere. Ma non sono solo i poveri a soffrire. La situazione italiana è disastrosa: la disoccupazione ufficiale è al 12%, solo il 60% della popolazione è in attività, metà dei giovani non trova lavoro e il sud sprofonda. Le divisioni sociali e territoriali aumentano."

Per far fronte a tale situazione, Micromega ha lanciato un manifesto/appello (alla cui stesura ha collaborato lo stesso Grazzini) per una nuova moneta fiscale. Per alimentare la domanda e fare uscire l'economia italiana dalla trappola della liquidità, ma rispettando le regole e i vincoli dell'Europa, lo stato dovrebbe iniziare ad emettere una "nuova moneta fiscale", complementare all'euro, nella misura di qualche centinaio di miliardi.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando la situazione politica italiana.

Il premier Matteo Renzi, interrogato in merito alle sorti del governo dopo il referendum del 4 dicembre, ha dichiarato: "Il governo tecnico non lo posso scongiurare io, lo dovete scongiurare voi con il Sì. Il rischio c'è, è evidente". Gli ha fatto eco Eugenio Scalfari su Repubblica con un attacco al Movimento 5 Stelle in cui paragonava la galassia grillina al Fronte dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. In momenti particolari della Storia anche passaggi ordinari, come l'elezione di un presidente o l'esito di un referendum, possono diventare fattori di polarizzazione sociale, elementi che sconquassano una forma già instabile. Alcuni affermano che la vittoria del del No in Italia porterebbe al collasso del sistema bancario del Paese e poi dell'intero sistema basato sull'Euro, mentre altri temono, sul versante statunitense, che l'insediamento di Trump alla Casa Bianca inneschi una guerra civile generalizzata. Previsioni azzardate? Certo, ma non campate in aria.

Nel disperato tentativo di salvarsi il capitalismo mette in moto forze che aggravano la crisi. Gli Usa, pur essendo ancora al centro del sistema capitalistico, non riescono più a mantenere il proprio ruolo di super-imperialisti e si barcamenano in un intricato quadro di alleanze e contro-alleanze. Ma indietro non si torna e la ripetizione del "condominio russo-americano" è impossibile.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando la raccolta Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale, su cui alcuni compagni hanno cominciato a lavorare.

Riguardo ai "disastri naturali", la nostra corrente ci ha spiegato che per capire il grado di dissipazione dell'attuale forma sociale bisogna fare il confronto con quella futura (senza denaro, azienda, lavoro salariato e capitale), e studiare a fondo le grandiose realizzazioni delle società antiche. Gli Incas, ad esempio, hanno costruito con mezzi tecnici rudimentali strade e massicciate per migliaia di Km e, grazie al lavoro organizzato centralmente, sono riusciti a mantenerle funzionanti per centinaia d'anni. Ancora prima, la società Terramare dell'età del Bronzo (1.650 a.C.- 1.150 a.C) costruiva strutture abitative leggerissime, palafitte che riparavano dalle piene del Po e che in qualche caso venivano utilizzate come isole. Persino l'antica Roma, che conosceva già un elevato livello di speculazione e corruzione, considerava quasi sacra la manutenzione delle acque, affidandone la gestione ad un apposito magistrato. La rete stradale era perfettamente funzionante e resa tale dall'intervento dell'esercito e dei privati che vicino alle mansio costruivano strutture ricettive. Nelle società antiche le opere pubbliche costavano poco rispetto ad oggi, erano realizzate con un minimo di lavoro e duravano nei secoli; nel capitalismo ogni aspetto della vita umana è asservito ad interessi particolari, sparisce la concezione organica della società e si fa strada il business delle emergenze e delle grandi opere:

La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, ha preso spunto dai risultati del referendum sul reddito di cittadinanza tenutosi in Svizzera lo scorso 5 giugno.

I cittadini elvetici hanno ufficialmente bocciato "il reddito di base incondizionato": la proposta prevedeva la corresponsione mensile, per tutti e per sempre, di un importo di 2500 franchi (625 per i minori), cifra poco più alta della soglia di povertà (29mila franchi annui) e molto più bassa, meno della metà, del salario medio.

Secondo il settimanale britannico The Economist "le cose dovranno molto peggiorare per generare il sostegno politico per i cambiamenti radicali ai bilanci e ai sistemi fiscali che un reddito di base universale richiede". Per la maggior parte dei paesi europei si tratterebbe semplicemente di espandere il sistema di protezione contro la disoccupazione già esistente. Evidentemente l'incertezza in materia è ancora molta, per ora le politiche di austerità continuano e ogni paese agisce per conto proprio.

Negli Stati Uniti, l'avanzata di Donald Trump nella campagna per le elezioni presidenziali del prossimo autunno comincia a preoccupare seriamente i membri del partito democratico, ma non solo. Sono in molti a ritenere che la vittoria del miliardario sarebbe un danno per il Paese e c'è chi lo definisce una minaccia per l'economia globale. Se il candidato repubblicano vincesse le elezioni e realizzasse davvero il programma sostenuto durante comizi e interviste, la situazione potrebbe farsi interessante.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli riguardanti lo sviluppo della robotica.

A Zurigo, in occasione del Primo Maggio, centinaia di persone vestite da robot hanno marciato chiedendo l'introduzione di un reddito di base incondizionato: l'erogazione di un beneficio economico senza obbligo di accettare un lavoro. La trovata situazionista fa parte della campagna referendaria in vista del voto del prossimo 5 giugno sul reddito garantito. A parte la Svizzera, è buona parte dell'umanità a risultare eccedente rispetto alle esigenze del processo di produzione capitalistico in cui trionfano la robotica, i computer e le reti:

"Nel 2010 Istagram contava su un nucleo di 15 lavoratori che ha prodotto una app usata da 130 milioni di persone per condividere 16 miliardi di fotografie. La Kodak, fallita nel 2012, pilastro dell’industria fotografica, impiegava fino a 145 mila persone. In pratica, oggi 15 persone possono fare il lavoro di 145 mila". (Il manifesto dei robot per il reddito di base di Roberto Ciccarelli)

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2016

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 12 compagni, è iniziata prendendo spunto da una e-mail circolata nella nostra rete di lavoro.

Nella Silicon Valley alcune start-up pensano di offrire un reddito di base ad un certo numero di persone confidando che queste facciano qualcosa di utile, che possa essere venduto. Indipendentemente dall'utilizzo aziendale, che comunque diventerà sempre più marginale, anche in questa società, dovranno nascere delle comunità "di produzione/distribuzione" non più basate sul confronto fra valori di scambio ma sul valore d'uso. Molte start-up sono già incamminate su quella via e ne abbiamo commentato degli esempi sulla rivista.

Lo schema immediato che abbiamo mostrato più volte è quello dell'operaio che paga solo un canone e non più merci discrete: se lavora per 100 e riceve 100 in beni materiali o immateriali senza passare attraverso quella forma fenomenica del valore che è il denaro, e tutto il mondo funziona così, il plus-lavoro che è immediatamente plus-prodotto non può diventare plus-valore. Le quantità fisiche, però, si possono accumulare fino ad un certo punto mentre il denaro, per sua natura, si può accumulare all'infinito. Con i buoni lavoro si paga il cibo come avviene con il canone della tv, non c'è più discretizzazione e giustamente Rifkin nel suo L'era dell'accesso dimostra in 400 pagine che siamo alla fine di un modo di produzione, e sono vari gli studiosi che arrivano alle stesse conclusioni.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2016

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un articolo sulla comunicazione tra esseri microscopici: i biologi dell'Università di San Diego hanno scoperto che i batteri sono in realtà molto sofisticati nelle loro interazioni "sociali" e comunicano attraverso meccanismi di segnalazione elettrica simili a quelli dei neuroni nel cervello umano. In uno studio pubblicato sulla rivista Nature, gli scienziati hanno spiegato come i batteri che vivono in comunità comunicano tra loro elettricamente tramite proteine chiamate "canali ionici":

"Quelli che finora consideravamo organismi unicellulari capaci di riunirsi al solo fine di riprodursi sono, in realtà, dotati di un sofisticato sistema di comunicazione che permette loro di interagire."

Da più parti si comincia a mettere in discussione la presunta unicità della nostra specie: noi uomini siamo fatti di cellule che vivono e muoiono, trasportiamo batteri che vivono in simbiosi con i nostri corpi diventando noi stessi network ambulanti che comunicano con l'interno e con l'esterno senza soluzione di continuità.

La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata con una discussione sull'immissione sempre più massiccia di robot nelle fabbriche cinesi e non.

A Dongguan la Shenzhen Evenwin Precision Technology Co, un'azienda privata che fabbrica componenti per telefoni cellulari, vuole ridurre del 90% l'attuale forza lavoro sostituendola con un robot.

Marx parla del sistema di macchine come di un automa generale che, ad un certo punto, diventa indipendente dall'uomo e si muove grazie a una forza motrice unica e centralizzata. L'uomo da parte attiva del processo produttivo diventa guardiano dello stesso. L'Economist affronta l'argomento in un recente articolo, Rise of the machines, in cui analizza i progressi nel campo dell'intelligenza artificiale; e in un altro, The dawn of artificial intelligence, ricorda l'allarme lanciato da Stephen Hawking secondo il quale l'ulteriore sviluppo dell'intelligenza artificiale potrebbe portare alla fine della specie umana.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata con il commento di un articolo del Sole24Ore sugli scambi interbancari.

Nei giorni scorsi l'Euribor, il tasso di riferimento per le transazioni finanziarie in euro, ha registrato un valore negativo scendendo sotto lo zero. Anche se per il momento i possessori di mutui a tasso variabile non vedranno diminuire le rate, il dato è interessante perché spia dei primi effetti della manovra della BCE: l'immissione massiccia di liquidità ha prodotto da un lato il lieve rialzo dell'inflazione e dall'altro la diminuzione dei tassi di interesse. Da alcuni spacciato come fattore di risveglio dell'economia, questo tipo di andamento in realtà non può che ripercuotersi, a breve termine, sugli istituti bancari, e nel lungo periodo sull'intero sistema economico. Insomma, altro che ripresa. La situazione ricorda piuttosto quanto visto più di 20 anni fa in Giappone.

In Italia ha fatto discutere la proposta di Tito Boeri, il presidente dell'Inps, di garantire un reddito minimo ai disoccupati over 55 e ai pensionati. Il ministro Poletti ha dichiarato che bisogna guardare "prima a quelli che hanno perso il lavoro" e poi "si può allargare la platea"; Confindustria si è detta invece favorevole. Il tema rimane caldo, anche in vista della marcia Perugia-Assisi che il Movimento 5 Stelle sta organizzando, sullo stile della Marchas della Dignidad promossa dagli Indignados spagnoli, per chiedere il reddito di cittadinanza. Da più parti nella società si levano voci per un salario minimo garantito; tutti sono d'accordo sul fatto che i senza riserve spenderebbero l'eventuale sussidio in beni di prima necessità riattivando così i consumi. Un ragionamento keynesiano puro: aumentare la "propensione marginale al consumo" aumentando i redditi più bassi.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2015

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è discusso di #FightFor15 e ambienti di lotta, dell'annunciato declino dello Stato Islamico, di ripresa economica e bond spazzatura.

Il movimento "Fight For 15" sta andando oltre l'aspetto puramente rivendicativo e comincia a configurarsi come una vera e propria comunità collegata in Rete. La giornata di sciopero indetta per il prossimo 15 aprile dai lavoratori dei Fast Food è incentrata su richieste di tipo salariale e sulla rivendicazione del diritto di organizzazione nei luoghi di lavoro. Allo sciopero si è accodata anche la nostrana Filcams-Cgil con una mobilitazione nel settore del turismo.

La lotta per una paga oraria di 15 dollari è stata lanciata nel 2012 da alcuni gruppi di attivisti legati al Partito Democratico e al sindacato SEIU. Poi il movimento è cresciuto (sono nati comitati di lotta come RaiseUpfor15, ShowMe15, ecc.), si è radicalizzato ed è diventato indipendente dalle forze che lo hanno promosso. Sui social network, usati massicciamente per coordinarsi e diffondere informazioni, oggi si vedono foto di mobilitazioni ed iniziative dove lavoratori dei Fast Food, di Walmart e di #BlackLivesMatter manifestano insieme.

In America accade facilmente che una struttura di lotta assuma una dimensione comunitaria; il motivo probabilmente è legato alla tradizione derivata dai primi immigrati europei che, costretti a vivere assieme, sviluppavano comunità di supporto. Anche il Venus Project, di cui abbiamo parlato spesso, si presenta come una comunità umana proiettata nel futuro. In Europa lo sviluppo di un ambiente di questo tipo trova sicuramente maggiori difficoltà, ostacolato dal leaderismo e dalla politique politicienne.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è partita commentando la situazione del mercato del lavoro in Italia.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Repubblica, nel 2014 si è registata una crescita esponenziale del ricorso ai mini jobs, i lavori a chiamata remunerati con i voucher: si tratta della possibilità di essere "assunti" per qualche ora da un committente venendo retribuiti attraverso l'utilizzo di un buono lavoro di 10 euro lordi all'ora (pari a 7,5 euro netti). I buoni lavoro non sono cumulabili, hanno un limite di utilizzo e, dopo un iniziale periodo di esperimento, sembrano configurarsi come una realtà consolidata. Proprio in questi giorni il governo Renzi sta portando a termine le procedure per approvare il tanto contestato Jobs act: al solito la borghesia cerca di inseguire le trasformazioni strutturali del capitalismo e si fa, al tempo stesso conservatrice proprio mentre il suo modo di produzione continua a negare sé stesso. Contratto unico di lavoro, Salario Universale ai disoccupati ( per 24 mesi), uno Stato assistente che mitiga in qualche modo gli effetti di un mercato del lavoro selvaggio, queste le proposte dal governo Renzi. Resta da vedere se il Laboratorio Italia si confermerà culla di qualcosa di importante che verrà poi sviluppato meglio altrove o se la montagna non farà che partorire l'ennesimo topolino.

La teleriunione di martedì sera, collegati 16 compagni, è iniziata dal commento dell'ennesima tragedia del mare in cui hanno perso la vita centinaia di uomini e donne. I flussi migratori, aumentati dal marasma sociale in corso in Nordafrica e Medioriente, dalle guerre e dalla miseria crescente, rappresentano per il Capitale un enorme massa di forza-lavoro disponibile a tutto. L'immigrazione verso i mezzi di produzione stimola la concorrenza fra i salari e quindi il loro ribasso, e si traduce nella generalizzazione del lavoro precario e nell'introduzione di nuove forme di schiavitù. Inoltre, essendo la forza-lavoro una merce liberamente circolante sul mercato interno dei singoli paesi ma ancora poco liberamente su quello estero, l'attività di farla arrivare a destinazione diventa ovunque molto lucrativa, come in tutti i casi di "contrabbando". Il traffico di esseri umani produce complessivamente, a seconda delle stime, un fatturato che va dai cinque ai sette miliardi di dollari l'anno.

La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata dall'analisi di quanto accaduto con l'assalto allo shopping center di Nairobi dove, in supporto alle forze dell'ordine keniote, sono state aviotrasportate truppe speciali britanniche, americane e israeliane. Da questo fatto si può comprendere il livello di internazionalizzazione dei conflitti: allo scoppio di una situazione di emergenza in una parte del mondo segue immediata l'allerta in altri paesi.

Il Kenia, piccola potenza locale che pensava di aver superato i problemi post-coloniali senza troppi intoppi, si ritrova coinvolto nel marasma sociale. Nel paese africano, a seguito di una rapida urbanizzazione, si sono formate sterminate periferie abitate da milioni di senza riserve e, secondo alcuni media, negli slum di Nairobi, specie nella parte occupata da rifugiati somali, ci sarebbero basi logistiche di al-Shabaab. Abbiamo riletto alcuni passi de Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio, articolo della rivista che è stato tratto da una serie di quattro articoli ricavati da altrettante riunioni tenute a Torino nel 1980.

La discussione, presenti 15 compagni, è iniziata analizzando quanto si sta muovendo sul fronte sindacale italiano. In particolare si è preso spunto dalle varie assemblee che si stanno tenendo intorno alla lotta nel settore della logistica, segnalando che anche a Torino sta partendo una vertenza territoriale. Cresce l'interesse verso la parola d'ordine del salario a occupati e disoccupati insieme alla drastica riduzione della giornata lavorativa, la controparte non sono più i padroni in genere ma lo Stato; si tratta infatti di imporre con la forza una rivendicazione che diventa legge:

"Questa organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito politico torna ad essere spezzata ogni momento dalla concorrenza fra gli operai stessi. Ma risorge sempre di nuovo, più forte, più salda, più potente. Essa impone il riconoscimento in forma di legge di singoli interessi degli operai, approfittando delle scissioni all'interno della borghesia. Così fu per la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra." (Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista)

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 14 compagni.

Si è iniziato discutendo delle lotte immediate dei proletari e delle nuove forme di organizzazione che questi si stanno dando. Flash mob, organizzazione territoriale e coordinamento via Internet, rendono il mondo sempre più piccolo mentre le singole vertenze assumono un carattere glocale. In questi giorni c'è stato lo sciopero dei dipendenti dei fast food di New York e sul sito Chicago86 è stato pubblicato un articolo a tal riguardo. Il sindacato che ha promosso lo sciopero è il Fast Food Forward, attivo nel settore della ristorazione, ma dietro l'ampia organizzazione delle mobilitazioni c'è il sostegno attivo di 99 Pickets Line ("99 Pickets, a working group from Occupy Wall Street, seeks to build a mass worker's movement in New York City and beyond. We are workers, immigrants, artists, the unemployed, students and retirees: the 99%"). E' fondamentale il coordinamento dei lavoratori attraverso la Rete: tramite i social network e la galassia di siti e blog, nati in questi anni sull'onda del movimento Occupy, sta prendendo piede a livello mondiale un movimento sempre più interconnesso.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

In apertura della riunione abbiamo condiviso alcune impressioni rispetto agli incontri pubblici tenuti da Loren Goldner organizzati a Milano e a Torino. Goldner ha affrontato il discorso su OWS e sulla cosiddetta ripresa della lotta di classe statunitense a partire dal crash finanziario del 2008 in maniera assolutamente sociologica senza riuscire ad individuare una prospettiva nelle lotte che si sviluppano a livello globale, senza mettere a fuoco i processi economici e le risposte sociali. Trattandosi di un sociologo, non ci si aspettava grandi teorizzazioni ma quantomeno un'analisi più articolata, dal momento che Goldner ha anche scritto alcuni articoli dedicati a Bordiga e alla "comunità materiale". Oltre al taglio profondamente sociologico quindi, è emerso anche quello vetero-sindacale che vede la lotta di classe esclusivamente legata alla presenza di un proletariato industriale produttivo, proprio quel proletariato idealisticamente compianto che negli Stati Uniti si è drasticamente ridotto a seguito della deindustrializzazione iniziata negli anni Settanta.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 225, 6 settembre 2017

f6Sandro
f6Al supermercato della paura
f6La guerra infinita
f6Vaccini
f6Giga-sinergie
f6Acqua a tinozze
f6Auto elettrica
f6La rendita del camaleonte

Leggi la newsletter 225

Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email