La produzione peer to peer come alternativa al capitalismo: un nuovo orizzonte comunista

di Jakob Rigi

p2p

L'attuale crisi del capitalismo ha provocato proteste, rivolte e rivoluzioni in grandi parti del pianeta, in aree in cui vivono tre miliardi di abitanti. Anche l'importante rivista Time ha nominato "il manifestante" come persona dell'anno. La didascalia sulla copertina del Time recita: dalla primavera araba ad Atene, da Occupy Wall Street a Mosca. Cina, Cile, Spagna, Inghilterra, Italia, India, Israele, Iran e Francia, fra tanti altri paesi, possono anche essere considerati i focolai di recente protesta sociale di cui parla il Time.

I movimenti di protesta hanno messo sull'agenda storica delle alternative al capitalismo (Hardt e Negri, 2011). Questo articolo sostiene che una parte dei lavoratori nel settore della conoscenza ha già creato un nuovo modo di produzione, definito modo di produzione Peer to Peer (P2P, ovvero "pari" a "pari"), che è una valida alternativa al capitalismo. Anche se ancora nella sua fase nascente e dominata dal capitalismo, il P2P mostra chiaramente i principali tratti di una società egualitaria. Il fatto stesso che sezioni di attivisti P2P e lavoratori del settore informatico e delle telecomunicazioni siano anche attivamente coinvolti nelle proteste attuali potrebbe funzionare come un buon catalizzatore nel connettere il P2P a questi movimenti.

Nella produzione P2P, i produttori creano collettivamente beni attraverso la partecipazione volontaria ad un sistema di produzione basato su una rete decentrata. I volontari scelgono i compiti che svolgono, la quantità di tempo che trascorrono sulla produzione collettiva, il luogo e l'ora della loro attività produttiva. In termini di distribuzione, chiunque al mondo può usare i prodotti gratuitamente in base alle proprie esigenze, indipendentemente dal proprio contributo (Benkler, 2006). Questo modo di produzione è molto simile a quello che Marx (1978 a, 1978b), ha descritto come comunismo avanzato. Pertanto, è stato anche chiamato cyber comunismo (Kleiner, 2010; Barbrook, 2007; Moglen, 2003).

P2P e fase avanzata del comunismo di Marx

Dato che la storia del contemporaneo modo di produzione P2P è già stata scritto (Söderberg, 2008; Raymond, 200; Weber, 2004) mi fermo qui solo brevemente su due momenti salienti di questa storia, vale a dire l'invenzione della GPL (General Public License ) ed il software libero (Free Software) grazie a Richard Stallman nel 1984 e l'invenzione del sistema di cooperazione collettiva volontaria online grazie Linus Torvalds nel 1991.

Stallman ha creato la Free Software Foundation, rilasciando un codice sotto una licenza che ha chiamato la General Public License (GPL). La GPL garantisce quattro libertà: esecuzione del programma per qualsiasi scopo; studio e personalizzazione del programma; ridistribuzione delle copie gratuitamente o per un prezzo ragionevole; e cambiamento e miglioramento del programma. Stallman incluse la cosiddetta clausola "copyleft" nella GPL. In base a questa clausola qualsiasi codice che comprenda un componente che è stato derivato da un codice con licenza GPL deve essere anch'esso rilasciato interamente sotto una licenza GPL. Il copyleft è una negazione dialettica del diritto d'autore, perché contemporaneamente conserva e abolisce copyright (Stallman, 2002).

L'importanza del GPL sta nel fatto che essa formula per la prima volta nella storia dell'umanità un diritto di proprietà globale che include tutti. I beni comuni sono esistiti fin dall'inizio dell'umanità in varie forme e tra diverse civiltà (Marx, 1965; Polanyi, 1992; Ostrom, 1990). Ma tutti, tranne i beni comuni della conoscenza, sono sempre stati territorializzati, finendo per appartenere a particolari comunità, tribù, o stati. Quindi, di regola, gli estranei sono stati esclusi da essi. Il GPL ha creato un mondo de-territorializzato, beni comuni che includono quasi tutti. Sono esclusi solo quegli utenti che rifiutino di rilasciare i propri prodotti sotto licenza GPL. La GPL è stata modificata nella forma del Software Open Source (OSS), al fine conciliare gli interessi commerciali. Questo nuovo protocollo obbliga solo gli utenti a rilasciare sotto licenza GPL i componenti dei loro prodotti che sono derivati ​​da prodotti licenza GPL. Il proprietario può mantenere gli altri componenti come proprietà privata. Se l'OSS sia una corruzione della GPL o se faciliti l'espansione del P2P è una questione al centro del dibattito tra Stallman e dei suoi seguaci, da un lato, e i sostenitori dell'OSS, dall'altro (Raymond, 2001, Weber, 2004).

Ai fini di questo articolo mi concentro solo sulla GPL, perché rappresenta l'essenza dei nuovi beni comuni globali ed universali del sapere. La maggior parte delle forme di conoscenza è un bene comune universale. Merton (1979) ha sostenuto che la scienza richiede una forma comunista di produzione e distribuzione. Anche se ci sono state eccezioni a questa regola (sciamani, maghi, sacerdoti e artigiani, tra gli altri, hanno cercato di mantenere segreta la loro conoscenza o trasferirla al solo fine di selezionare gli individui), è stato il capitalismo con le sue forme sovrapposte di copyright e brevetti che ha rinchiuso sistematicamente le forme di conoscenza che potrebbero produrre profitto (Boyle, 1996). Appena la conoscenza è diventata un fattore importante del capitalismo informazionale, un sistema draconiano di copyright si è accresciuto notevolmente (Lessig, 2005). Il GPL/GNU è stato pioniere di una strategia giuridico-produttiva per la produzione di beni comuni globali di conoscenza e per la loro protezione contro l'invasione dal capitalismo. In questo senso, l'iniziativa di Stallman è stata una pietra miliare nella lotta dei lavoratori della conoscenza contro il capitalismo informazionale (Söderberg, 2008).

E' stato, tuttavia, Linus Torvalds che ha portato questo prodotto dello sviluppo locale ad un livello globale utilizzando appieno le potenzialità distributive di Internet. La produzione di Linux era veramente una rivoluzione nella organizzazione della cooperazione tra un gran numero di produttori. Marx sosteneva che ogni conoscenza scientifica era un prodotto del lavoro collettivo (Marx, 1981: 199), dato che ogni scienziato si appoggia sulle realizzazioni dei precedenti. Ma questo aspetto collettivo della scienza non è stato il risultato di una cooperazione cosciente e simultanea tra gli scienziati, ma di un casuale trasferimento di conoscenze lungo un asse di tempo e spazio. L'invenzione di Torvald, utilizzando Internet, trascendeva le barriere del tempo e dello spazio. Pertanto, ha reso possibile una cooperazione globale simultanea, consapevole, volontaria, tra un gran numero di produttori. La combinazione della licenza GPL con la modalità Linux di cooperazione rappresenta il succo della modalità P2P di produzione, che coincide con i principi generali della forma avanzata del comunismo, descritti da Marx.

1) Non ci sarà equivalenza, tra il contributo di ogni individuo alla produzione sociale e la sua aliquota del totale dei prodotti sociali. Ognuno contribuirà secondo le proprie capacità e utilizzerà i prodotti in base alle proprie esigenze. Il denaro come misura quantitativa del valore scomparirà (Marx, 1978b). Il denaro non gioca alcun ruolo all'interno del sistema P2P, anche se costituisce ancora il suo contesto esterno ed esercita una pressione su di esso.

2) Nel comunismo avanzato di Marx la divisione del lavoro, e con essa lo stato ed il mercato svaniscono (Marx, 1978 a, b). Nel P2P la divisione del lavoro è sostituita dalla distribuzione del lavoro (Weber, 2004) e le logiche di stato e di mercato sono messe in discussione (vedi sotto).

3) nel comunismo avanzato Marx (1978a) prevedeva, che si sarebbe suparata l'alienazione non solo abolendo la logica dell'equivalenza quantitativa nel regno dello scambio tra individuo e società, e tra gli individui, e la divisione del lavoro, ma anche si sarebbe consentito e si sarebbe reso possibile per i cittadini di utilizzare socialmente i mezzi produzione per concretizzare la propria capacità creativa . I miei risultati etnografici mostrano che la creatività ed il riconoscimento tra pari sono tra le forti motivazioni dei produttori P2P (vedi anche Weber, 2004). Söderberg (2008) mostra come la creatività P2P superi l'alienazione.

A questo punto siamo in grado di sollevare le seguenti questioni:

- E' il P2P davvero un nuovo modo storico di produzione, o semplicemente un'appendice del modo di produzione capitalistico?
- Qual è il suo rapporto con il modo di produzione capitalistico?
- In che misura si può applicare il P2P alla produzione materiale?
- Quali sono le possibilità che possa sostituire o subentrare del tutto al modo di produzione capitalistico?

Il P2P come nuovo modo storico di produzione

Cerchiamo di tratteggiare brevemente il concetto marxiano di modo di produzione (Marx, 1978c). La produzione è un processo in cui gli esseri umani producono beni precendetemente progettati. Questi beni possono essere materiali, come il pane; i servizi, come l'assistenza e l'istruzione; o informazioni e conoscenze, come il software. Le forze produttive sono costituite dagli esseri umani, le loro conoscenze e competenze, gli strumenti che utilizzano, il materiale su cui agiscono e le altre condizioni materiali della produzione, quali l'energia, gli edifici, ecc. I rapporti di produzione sono relazioni "definitive" ed "indispensabili" tra gli esseri umani, che corrispondono alla effettiva fase delle forze produttive. I rapporti di proprietà sono espressioni giuridiche dei rapporti di produzione. Un modo di produzione è l'insieme delle forze produttive e dei rapporti di produzione considerati insieme.

Le forze produttive del modo di produzione P2P corrispondono a quelle che Manuel Castells (2010/1996 :70-72) definisce il modello tecnologico dell'informazione (ITP in inglese). L'onnicomprensiva ITP sviluppa reti informali, flessibilità, e si caratterizza per il fatto che la tecnologia agisce sull'informazione, l'informazione agisce sulla tecnologia, così come l'integrazione di varie tecnologie come la micro-elettronica, le telecomunicazioni, l'optoelettronica e i computer in un sistema più grande. E' importante sottolineare che i lavoratori della conoscenza sono essi stessi una componente importante, ovvero la componente più importante, delle forze produttive ITP.

La centralizzazione della informazione/conoscenza e la struttura a rete contraddicono, intrinsecamente, i rapporti di produzione capitalistici. La logica di rete richiede che la conoscenza prodotta in ciascun nodo di una rete integrata a livello globale debba fluire liberamente e in orizzontale in tutte le direzioni per tutti gli altri nodi. La conoscenza è un bene non concorrenziale, può essere riprodotto senza alcun costo aggiuntivo. Inoltre è universale in quanto lo stesso articolo di conoscenza può, contemporaneamente, essere utilizzato da tutti su questo pianeta.

Eppure il capitalismo impedisce la libera circolazione della conoscenza in tutte le direzioni in rete. E' vero che il modo di produzione capitalistico, adattando esso stesso all'ITP, è diventato globale, ed ha sempre più adottato una forma a rete. Tuttavia, la somma di tutti i potenziali collegamenti nella rete supera notevolmente la somma dei collegamenti delle reti globali del capitale. Quindi, il potenziale della rete, come forza produttiva paradigmatica del nostro tempo, supera il modo di produzione capitalistico (Hardt e Negri, 2000).

Lo stesso vale per l'informazione-conoscenza, un'altra forza produttiva paradigmatica della nostra era. La conoscenza è universale e non concorrenziale. Il capitale ritaglia per sé una sottorete selezionata dalla rete globale: la rete globale di accumulazione del capitale. Il flusso di capitale-conoscenza è limitato all'interno di questa sottorete selezionata. Anche all'interno di questa sottorete il flusso di conoscenze non è libero. In primo luogo, nella concorrenza tra diverse multinazionali, forme rilevanti di conoscenza sono diventate sempre più segrete e sono tenute gelosamente alla portata solo di un piccolo numero di progettisti ed ingegneri di particolari imprese. In secondo luogo, la merce conoscenza può spostarsi da un nodo ad un altro nodo solo se scambiata con denaro. In altre parole, la forma merce è di per sé stessa una forma di limitazione

L'ITP contraddice profondamente anche l'organizzazione della produzione capitalistica. La rete è una rete aperta in cui ogni nodo può connettersi a qualsiasi altro nodo immediatamente ed in orizzontale.

Questo implica che le unità di produzione possono diventare reti globali associate di produttori diretti de-territorializzate ed indefinitie, dove essi cooperano in senso orizzontale - sebbena la mediazione di una autorità di coordinamento possa essere necessaria - e producono i vari beni. Questo non è altro che l'organizzazione sociale del P2P nel settore della conoscenza. Linux che è stato il modello che inaugura il P2P è davvero un esempio pratico di tale rete di cooperazione. Wikipedia è un altro esempio. Questo modello può essere applicato a qualsiasi forma di produzione cognitiva ed in larga misura alla produzione materiale attraverso l'automazione (vedi anche Bauwens, 2011).

Rottura radicale con il capitalismo

Mentre praticamente ed empiricamente la modalità di produzione P2P è ancora sotto il dominio del capitalismo ed in larga misura dipendente da esso (l'acquisto di computer e di altri material, i servizi da esso forniti con le sue infrastrutture), la sua logica contraddice radicalmente quella della capitale. Ho descritto brevemente sopra i principali aspetti del P2P che sono in accordo con la concezione di Marx del comunismo. Tutti questi aspetti contraddicono la logica del capitale. Qui mi limiterò a mostrare come la logica del P2P contraddice profondamente la divisione capitalistica del lavoro, perché la divisione del lavoro è la componente chiave di qualsiasi modo di produzione. Permettetemi di sottolineare che nel P2P abbiamo una distribuzione del lavoro e non una divisione del lavoro (Weber, 2004). Le modalità di cooperazione P2P e la distribuzione dei prodotti rendono le micro divisioni capitalistiche (all'interno di unità di produzione distinte) e le macro divisioni capitalistiche (le unità di misura) del lavoro superflue.

Il P2P e la micro divisione capitalistica del lavoro

A livello di impresa, la gestione capitalista impone la divisione tecnica del lavoro tra gli operai. I capitalisti (o dei loro dirigenti) mettono i lavoratori sotto lo stesso tetto, li destinano a particolari funzioni nell'ambito della divisione del lavoro e poi li gestiscono. La cooperazione tra i lavoratori è un prodotto del capitale (Marx, 1976). L'invenzione delle macchine perfezionò la divisione tecnica del lavoro, portando al taylorismo nel quale il capitale, con metodi scientifici, ha stabilito un dispotismo completo sul lavoro (Braverman, 1974). Gli studiosi del post-fordismo sostengono che il post-fordismo è andato olre il taylorismo, migliorando le competenze dei lavoratori ed il loro coinvolgimento nel processo decisionale (Amin, 1994). Affermazioni simili sono state fatte anche sulla cosiddetta nipponizzazione (Kaplinsky, 1988). Tali affermazioni sono nel migliore dei casi controverse (Castells, 2010/1996). Molti sostengono che il taylorismo è ancora la forma dominante di organizzazione del processo lavorativo (Tomaney, 1994; Huws, 2003). A prescindere dalla validità dell'ipotesi postfordista, possiamo tranquillamente dire che il lavoro è ancora in compartimenti stagni, in spazi chiusi ed è gestito dispoticamente dai rappresentanti del capitale. Mentre un piccolo gruppo selezionato di lavoratori può godere di una parziale autonomia, il processo di lavoro complessivo è centralizzato da dirigenti che integrano il lavoro dei distinti lavoratori in un processo di lavoro cooperativo totale. André Gorz (1999, capitolo 2), un sostenitore dell'ipotesi postfordista, dice che il post-fordismo ha sostituito il dispotismo taylorista impersonale e meccanizzato con nuove forme di personale riduzione in schiavitù. I singoli produttori non scelgono i loro compiti, o il ritmo, il tempo e il luogo del loro lavoro. In altre parole, il processo di lavoro è micro-frantumato sia nel tempo e nello spazio. In questo senso il contrasto con la cooperazione P2P non può essere che massimo. Nella collaborazione P2P i processi di lavoro sono de-territorializzati a livello globale, sia in termini di tempo che di spazio.

La sempre più complessa crescita delle gerarchiche micro-divisioni del lavoro, che era stata una dei principali fattori alla base della crescita della produttività del lavoro industriale, è diventata un ostacolo per la produttività del lavoro cognitivo. Brook (1975) ha dimostrato che in un'organizzazione centralizzata l'aumento del numero di ingegneri che lavorano su un particolare problema di software riduce l'efficienza con la creazione di inutili complessità ad un ritmo esponenziale. Raymond (2001) ha dimostrato che questo non era vero per una rete decentrata di cooperazione P2P. Qui, l'aumento del numero di lavoratori aumenta l'efficienza e migliora il prodotto. Questa ipotesi può essere vera in tutte le forme di produzione cognitiva.

La cooperazione volontaria online basata sulla rete sovverte la logica gerarchica della gestione capitalista, che è anche la logica dello stato capitalista. Tuttavia, vi è una forma di controllo "centralizzata" nel P2P. Lo sviluppo di ogni progetto è controllato dall'individuo/i che lo lancia/lanciano in rete. Nelle controversie hanno l'ultima parola, anche se vi è uno spazio per ampie discussioni. Tuttavia, se gli altri non sono felici delle decisioni prese dalla leadership, hanno il diritto di prendere l'intero progetto e svilupparlo nella direzione di loro piacimento. Se questa forma di "centralizzazione" sia un influsso dell'ambiente esterno capitalista, o sia inerente alla produzione P2P, è cosa da essere esaminata criticamente (O'Neil, 2009).

P2P e macro divisione capitalistica del lavoro

Nella macro divisione capitalistica del lavoro le diverse unità di produzione non sono collegate in modo immediato tra loro, ma attraverso la mediazione del mercato. I lavoratori scambiano il loro lavoro per i salari, ed i prodotti del loro lavoro diventano merci di proprietà di capitalisti e venduti nel mercato. È solo in questo modo che i lavori dei produttori immediati di varie unità e rami di produzione sono collegati tra loro, divenendo parti del lavoro sociale totale della società. Ogni unità di produzione diventa un componente della divisione totale macro capitalistica del lavoro nella misura in cui produce merci che sono vendute (Marx 1978). I prodotti del P2P sono beni comuni principalmente universali.

Anche se la GPL permette la vendita di prodotti, per una questione di buon senso, non si paga per un prodotto che è disponibile gratuitamente. L'uso commerciale di prodotti P2P non li rende merce perché l'utente non paga per essi e quindi essi non contengono i costi della sua merce specifica. Da ciò consegue che il lavoro totale che viene speso a livello globale oggi su diverse forme di P2P è al di fuori della divisione sociale capitalistica del lavoro e la circoscrive. Nella fase attuale il P2P è anche limitato dalla forma merce, dato che le parti principali dei mezzi di produzione sono merci e quelli che contribuiscono al P2P devono guadagnare soldi. Una società P2P a tutti gli effetti non è compatibile con il denaro e la merce. La forma merce circoscrive intrinsecamente le libertà che sono garantite nella GPL (questa conclusione può essere raggiunta anche utilizzando la teoria del valore di Marx, tuttavia, richiede un lungo ragionamento che non ha spazio per essere sviluppato qui).

Per riassumere, le forze produttive ITP in combinazione con la forma di cooperazione basata sulla rete decentrata, l'assenza di lavoro salariato, il contributo volontario, e la forma dei prodotti come beni comuni costituiscono le caratteristiche principali del modo di produzione P2P. Sebbene il modo di produzione P2P sia ancora un fenomeno emergente, la sua logica è chiaramente diversa da quella del capitalismo e si è creato come risposta alle esigenze delle nuove forze produttive. Pertanto, la sua portata storica, l'importanza e la novità sono fortissime. Il modo di produzione capitalistico è un ostacolo alla realizzazione delle potenzialità della conoscenza nell'era di Internet. Esso limita la creatività umana e lo sviluppo dei lavoratori della conoscenza in generale. Pertanto, non è un caso che una parte dei lavoratori della conoscenza si sia ribellata contro i rapporti capitalistici di produzione al punto da "apparecchiare" il P2P. Come Söderberg (2008) sostiene, questa è una forma di lotta di classe.

Il rapporto tra il modo di produzione P2P ed il capitalismo

La nuova produzione sociale consta di isole nel mare del modo di produzione capitalistico. La relazione tra i due modi, come detto sopra, è di dipendenza reciproca ed antagonismo. La produzione sociale poggia sul capitalismo per l'acquisizione di alcuni dei mezzi di produzione e dei salari dei suoi collaboratori, mentre il capitalismo dall'altro lato utilizza i beni comuni della produzione sociale gratuitamente.

I marxisti distinguono tra il modo di produzione e la forma sociale. La forma sociale è un sistema socio-economico ed ideologico-culturale integrato. Essa può consistere di più di un modo di produzione. Tuttavia, un modo di produzione domina gli altri e le sue determinanti definiscono le caratteristiche generali della forma sociale. In questo senso si può parlare di forme sociali feudali e capitaliste in modo distinto dal modo di produzione feudale e capitalista. Anche se il modo di produzione prevalente domina sugli altri modi di produzione, esso non può cancellare le specifiche logiche degli altri. La continua tensione e dipendenza tra il modo di produzione dominante e quello subordinato rendono le forme sociali fenomeni dinamici, irregolari e complessi.

La forma sociale capitalistica è passata attraverso tre fasi parzialmente sovrapposte: quella emergente, quella dominante e quella in declino. Nella fase emergente (1850-1950) il modo di produzione capitalistico domina quello feudale, domestico e gli altri modi nazionali pre-capitalistici di produzione in tutto il mondo, estraendo lavoro e valore da essi (Mandel, 1972: capitolo 2). Nella seconda fase (1950-1980) del modo di produzione capitalistico, esso ha eroso profondamente i modi di produzione pre-capitalistici e li ha sostituiti con il modo di produzione capitalistico. Il capitalismo si è esteso sia in modo intensivo, penetrando nuovi campi dell'attività produttiva, come i servizi, che estensivo, conquistando tutto il globo. La terza fase (1980 - in poi) si caratterizza per l'emergere del modello ITP e del modo di produzione sociale all'interno della forma sociale capitalistica. Questo periodo è stato definito da termini come "Network Society" (Castells, 2010/1997), "Empire" (Hardt e Negri, 2000), ecc..

Anche se il modo di produzione P2 è ancora sotto l'influenza del modo di produzione capitalistico, la sua posizione nei confronti del capitalismo è diversa da quello dei modi pre-capitalistici di produzione. Mentre nelle due fasi precedenti il capitalismo rappresentava le nuove forze produttive, nella terza fase il P2P è il modo di produzione nuovo ed emergente mentre il capitalismo è quello in declino. Se il P2P sovrasta il capitalismo avremo la fase emergente della forma sociale P2P. Non voglio dare l'impressione che la vittoria del P2P sul capitalismo sia un processo evolutivo liscio o inevitabile. Essa è pienamente subordinata all'evoluzione ed alle conseguenze della lotta sociale in corso, in particolare alla lotta delle comunità P2P. Dato che mi occuperò di questo problema nella sezione finale, la sezione seguente spiega se l'attuale produzione sociale possa essere generalizzata alla produzione di beni materiali.

Possono la produzione materiale e la distribuzione essere organizzate attraverso il modo di di produzione P2P?

Oggi il modo di produzione sociale (P2P) è stato esteso al di là del software, in quanto copre le altre sfere della produzione di simboli e segni (cfr. sito web della Fondazione P2P). Bauwens (2011) mostra che il P2P sta guadagnando terreno nella progettazione e nella produzione. Adrian Bowyer (2006) ed i suoi collaboratori hanno lanciato un progetto open source per la produzione di una stampante tridimensionale, nel 2005, che ora si auto-riproduce. Infatti, la modalità P2P di produzione può essere estesa a più rami della produzione materiale. L'automazione sarà un pilastro di questa trasformazione, sebbene l'automazione non sia una pre-condizione necessaria per la produzione materiale P2P. In una produzione completamente automatizzata, la produzione P2P del fattore cognitivo (ricerca e sviluppo, progettazione e software) porterà la produzione materiale sotto il dominio del P2P. L'automazione capitalistica porta alla perdita di posti di lavoro ed alla degradazione di lavoro. L'automazione non necessiterà di avere questi impatti nella forma sociale P2P. L'occupazione non ha alcun significato e l'automazione offrirà un sacco di tempo libero all'umanità. Questo tempo può essere dedicato alla produzione collettiva di conoscenza, all'educazione ed alla cura delle persone.

Poiché le risorse strategiche di matere prime sono limitate e sparse irregolarmente in tutto il mondo, una distribuzione equa globale di tali risorse diventerà una grande sfida per una società globale P2P. Il limite naturale di materia prima sarà anche un limite della ricchezza materiale e richiederà delle regole di distribuzione. Ma il criterio per la distribuzione nella comunità globale e all'interno di ogni comunità locale non potrà essere il contributo del lavoro da parte di individui e comunità, perché il lavoro cognitivo è globalmente collettivo, non ha alcun valore di scambio e non produce valore di scambio. Solo i bisogni delle comunità e degli individui definiti democraticamente tra e all'interno delle comunità possono essere il criterio per la distribuzione. Non posso speculare sulle regole di una distribuzione globale P2P di materie prime ma sembra ragionevole supporre che, se il fattore di conoscenza della produzione diventerà bene comune libero di tutta l'umanità, allora anche le risorse naturali strategiche devono seguirne l'esempio. Il movimento ecologista ha già concepito la terra e l'atmosfera come beni comuni globali (Rabinowitz, 2010). La proprietà e l'uso comune della natura, in particolare della terra, per l'intera umanità sarà l'ultima sfida per la società P2P e, per la stessa ragione, per l'umanità nel suo insieme. Quindi, la protezione della natura diventerà la principale priorità di una società globale P2P.

Quali sono le possibilità di fondare una società P2P: il ruolo della lotta

Il capitalismo è in una crisi profonda ed esiste un movimento anti-capitalista globale. Inoltre, la base tecnologica per la creazione di una società P2P a pieno titolo esiste già ed un considerevole numero di scaltri lavoratori della conoscenza con entusiasmo cerca di espandere il P2P. Eppure, non vi è alcuna garanzia che il P2P prevarrà automaticamente sul capitalismo. Tim Wu (2010) sostiene che lo stato e gli imperi aziendali combatteranno con le unghie e con i denti per portare le tecnologie IT sotto il loro controllo, come hanno fatto con la tecnologia radio. Ma il successo dello stato e del capitale nel prevenire che il P2P diventi il modo di produzione dominante non è garantito in anticipo. Le cose possono andare in entrambi i modi a seconda dell'esito delle lotte sociali. Il movimento P2P, se sostenuto da tutti gli altri movimenti sociali della moltitudine, può prevalere. La lotta sociale determinerà anche quale tipo di società P2P avremo.

Quali sono poi i possibili scenari per la produzione P2P prima che diventi il modo di produzione dominante? Crescerà in parallelo con il capitalismo fino a quando esso non viene superato? Oppure, il suo percorso di sviluppo sarà molto più complicatao, segnato da alti e bassi, e battute d'arresto temporanee? Sarà una rivoluzione sociale che espropria i mezzi produttivi strategici dei capitalisti un prerequisito per la produzione P2P affinchè diventi il modo di produzione dominante? Quale sarà il ruolo della lotta sociale e della coscienza umana nel promuovere la produzione di P2P? La risposta a queste domande ha bisogno di uno sforzo collettivo di molti. Qui basti ricordare che "l'idea del comunismo" sta diventando attraente di nuovo. Tuttavia non è sufficiente, anche se veramente necessario, dire che "un altro comunismo è possibile" (Harvey, 2010:259), ma serve immaginare i contorni generali della produzione comunista. Qui sta il significato storico e politico della produzione P2P. Essa rappresenta, anche se in forma embrionale, un modello di produzione e distribuzione comunista. Il successo di questo modo di produzione sicuramente dipenderà dalla lotta sociale relativa. Quali sono dunque i punti di forza e di debolezza del movimento per la produzione sociale P2P? La sua forza è che è una pratica produttiva.

La sua debolezza, come Söderberg (2008) sostiene, è che la maggior parte dei partecipanti alla produzione P2P manca di una coscienza anticapitalista esplicita, per non parlare di una coscienza comunista. Come già detto, ci sono alcuni, come Moglen (2003), Barbrook (2007) e Kleiner (2010), che definiscono il movimento come comunista. Tuttavia, il coinvolgimento nella maggior parte della produzione è motivato da ragioni personali, come ad esempio fare qualcosa di eccitante e creativo, e di migliorare le proprie competenze. Tuttavia i partecipanti sono consapevoli, e danno valore al fatto, che stanno producendo beni comuni. Nonostante la mancanza di una chiara visione comunista, le mie osservazioni etnografiche dimostrano che i partecipanti hanno sviluppato e custodiscono convinzioni progressiste, come dar valore alla cooperazione, preferire la creatività e la felicità al denaro e al carrierismo, le preoccupazioni per l'ecologia, la preferenza per gli interessi pubblici rispetto agli interessi egoistici, l'antipatia verso il consumismo, e la cura per i poveri e il terzo mondo. Per esempio gli attivisti tecnologici hanno aiutato gli attivisti iraniani, tunisini, egiziani e siriani ad organizzare le sfere di discussione pubbliche basate sulla rete.

Le comunità P2P sviluppano anche atteggiamenti morali progressisti ed umanisti. I membri della comunità non amano il vanto, l'auto-promozione, la disonestà e la manipolazione calcolatrice. Nel complesso, pur riconoscendo gli individui e dando valore ai loro contributi, l'interesse comune a mantenere e sviluppare comunità P2P produttive sono stati forti. Non c'è dubbio che la formazione di una solida cultura collettivista e progressista che cresca organicamente intorno alla produzione P2P e agli altri movimenti sociali sarà essenziale per la formazione di una società comunista. Nonostante l'importanza di questa cultura progressista in divenire, essa non può ovviare alla mancanza di una chiara visione comunista programmatica e a una duratura critica teorica del capitalismo tra i partecipanti.

La mancanza di una chiara visione collettivista combinata con l'ambiente capitalista dominante rende la produzione P2P vulnerabile alle invasioni dal capitalismo. Molti progetti che erano stati avviati come produzione P2P sono stati dirottati in imprese capitaliste. In questa condizione la propagazione di una visione comunista chiara tra i partecipanti della produzione P2P sarà indispensabile per il progresso del nuovo modo di produzione. Senza dubbio c'è una sezione comunista consapevole tra coloro che contribuiscono alla produzione P2P. Questa sezione comunista deve svolgere una lotta teorica teorica e critica intransigente all'interno del movimento di produzione P2P. Tuttavia, questa lotta deve essere condotta in termini amichevoli ed evitare il settarismo. I comunisti non devono posizionarsi contro i partecipanti non comunisti nel movimento P2P. In realtà, come Barbrook (2007) sostiene, tutti i collaboratori di produzione P2P sono coinvolti in una pratica materiale comunista, indipendentemente dal loro atteggiamento verso il comunismo. Il compito dei comunisti è quello di descrivere e teorizzare questa pratica e criticare il capitalismo per il vantaggio di questa pratica. La produzione P2P ha già sviluppato una procedura eccezionale per la promozione di un dibattito critico tra i suoi partecipanti. Il contributo di tutti alla produzione è rivisto, valutato ed accreditato da altri apertamente e pubblicamente sulla rete. Questa procedura può essere utilizzata anche (ed è usato in una certa misura) nei dibattiti politici, teorici e ideologici all'interno delle comunità P2P.

Oltre alla mancanza di coscienza di classe tra i produttori di P2P, e forse a causa di questo, l'assenza di collegamenti continui/alleanze fra produttori P2P ed altri movimenti sociali progressisti è un'altra debolezza del movimento P2P. Questa è anche una debolezza di altri movimenti sociali. L'alleanza tra un movimento P2P consapevole ed altri movimenti sociali, con potenzialità e fini anti-sistemici, rafforzerà entrambi. La produzione P2P riceverà sostegno nella sua lotta contro il regime del diritto d'autore sempre più draconiano che si è imposto negli ultimi 30 anni. La produzione P2P, d'altra parte, fornisce ad altri movimenti sociali un'alternativa di cooperazione più giusta, democratica ed ecologica nella produzione, nella sfera pubblica, e nell'autogoverno; e la realizzazione della libertà individuale e della creatività. Il fatto stesso che Occupy Wall Street sia stato avviato da Adbusters e da Anonymous, e che la sua forma di organizzazione a rete decentrata, accanto a quella degli Indignados, sia molto simile a quella del P2P, è davvero un fatto molto promettente.

C'è almeno un tratto tra i produttori di P2P che chiaramente lega la loro pratica ai problemi più generali della giustizia, della libertà, dei beni comuni e della democrazia. Essi partecipano anche ad altri movimenti sociali. Il mondo accademico e l'attivista di sinistra, invece, non hanno ancora colto la novità storica ed il significato della produzione P2P. Di solito minimizzano l'importanza della produzione P2P come l'hobby di alcuni yuppies, o come un epifenomeno ai margini del modo di produzione capitalistico. Altri minimizzano la sua importanza, suggerendo che i pomodori o i cetrioli non possono essere prodotti attraverso la produzione P2P. Ignorano il fatto che la tecnologia e le scienze della vita, in particolare la micro-biologia, tra cui il sequenziamento del DNA, che stanno diventando sempre più importanti per l'agricoltura, possono essere prodotti attraverso la cooperazione P2P. Ancora un altro argomento che tirano fuori, con un gesto post-coloniale, è che i computer, l'Informaton Technology e le stampanti 3D sono un lusso esclusivo dei privilegiati. Anche se questo è vero in parte, non dovrebbe essere considerato come un fatto statico. I gruppi subalterni lottano per appropriarsi della tecnologia per i propri scopi. Gli zapatisti utilizzano Internet per mobilitare il sostegno globale per il loro movimento. Recentemente, i lavoratori cinesi migranti, Il movimento verde degli attivisti in Iran, e gli attivisti in Egitto, Tunisia e Siria hanno usato Internet per far circolare la notizia della loro protesta. I computer portatili ed i telefoni cellulari, acquisendo le funzioni del computer, sono sempre meno costosi e, quindi, alla portata di molti, anche se non di tutti, nel Sud del mondo. Lo stesso vale per le stampanti 3D. La sinistra ha bisogno di riconoscere la lotta per la conoscenza come il nuovo grande terreno di lotta sociale e di dare il dovuto rilievo alla produzione P2P in questo contesto.

Un grande movimento di protesta ha spazzato il mondo nel 2011. E se questi movimenti di protesta mettessero l'appropriazione dei principali mezzi di produzione e la loro riorganizzazione in un sistema di cooperazione P2P sulla loro agenda?

L'autore dell'articolo Jakob Rigi lavora alla Central European University di Budapest.

 

Lavori citati

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