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Due passi nel delirio

…Voglio porre la questione più spinosa di tutte per quanto attiene la "mia" interpretazione della dialettica marxista, che in realtà è l'unica giusta. Di più: credo che nessuno (esclusi Marx ed Engels) l'abbia compresa. Io sono il primo che l'ha compresa completamente e metto a disposizione il mio lavoro a voi compagni di n+1 e di riflesso a tutti gli altri compagni. La mia interpretazione è totalmente diversa da quelle che finora sono state formulate e ne ho tratto tutte le conseguenze possibili, sia su scala sociale, che su scala cosmica. Ecco il risultato del mio duro lavoro: Le affermazioni di Engels sul sistema e sul metodo sono state fraintese clamorosamente!!! Allora io ho messo a posto la questione…

 

A volte ci arrivano anche delle lettere così. Abbiamo educatamente risposto.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 19 - aprile 2006.)

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    In realtà, a dispetto del titolo, l'autore afferma che la discussione iniziata negli anni '60 da Charles P. Snow sulla necessità di unificare il sapere scientifico con quello umanistico, è superata, dato che le due culture esistono e che "non si può pensare di ridurre la complessità dei saperi ad artificiosi momenti unitari". Per Franzini, la filosofia ha dunque la preminenza su tutte le altre discipline:

    "Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

    Ciò che conta è quindi la profondità del pensiero filosofico, le altre discipline servono al massimo ad ampliarne l'orizzonte speculativo. Lo scritto di Franzini fa venire in mente lo scambio epistolare avvenuto qualche anno fa sulle pagine di Repubblica tra Eugenio Scalfari e Alessandro Baricco; il tema della discussione era l'avvento dei nuovi barbari, e mentre il primo difendeva l'importanza degli intellettuali e della cultura classica rivendicando il primato della filosofia rispetto all'emergere dell'intelligenza diffusa e distribuita, il secondo valutava abbastanza positivamente la superficialità barbarica.

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    "[...] ciascuno di loro si sentiva la piccola parte di un tutto, e il tutto era visibilmente una parte di loro. E se fosse questa globalità, psicologica ma anche pratica, operativa, militare, il segreto della loro pestifera potenza, e quello che ci impedisce di capire? Il totalitarismo islamico è, nella sua essenza, senza confini. Li vuole distruggere i confini, le frontiere, le nazioni: un'unica ecumene, quella di Dio. Mentre noi occidentali, laudatori della globalizzazione, in realtà, penosamente, continuiamo a ragionare nei limiti dei vecchi confini nazionali: soprattutto quando sono i nostri."

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    Crediamo di fare cosa utile nel pubblicare una selezione del materiale circolato dopo l'operazione dei ROS dell'11 luglio. I messaggi sono appositamente mescolati e il lettore saprà trovare da sé i prodotti di un certo milieu pseudorivoluzionario, democratico e resistenziale, partigianesco e integrato, non dissimile da quello che si vorrebbe criticare nei degni eredi di Stalin e Togliatti, oggi omologati al centro e perfettamente intercambiabili con il pattume destrorso. Non c'è nulla di comunista nei luoghi comuni che non escono dalla logica borghese del diritto, come non c'è nulla di razionale in una borghesia che ha terrore del suo stesso terrore e crede di esorcizzarlo incolpando fantasmi creati ad hoc.