"Critica alla filosofia"

Relazione registrata il 29 settembre 2012 a Pesaro durante il 49° Incontro Redazionale. Introduzione Se consideriamo Antonio Gramsci in tutta la sua parabola esistenziale, emerge nettamente come il suo percorso storico-ideologico sia perfettamente coerente. Egli ha una formazione di tipo idealista, volontarista e concretista, e la mantiene per tutta la sua militanza politica restando sempre coerente rispetto a questi presupposti di tipo ideologico e filosofico. Se invece consideriamo nel dettaglio la militanza di Gramsci, possiamo suddividerla in tre grandi momenti: il periodo torinese, quello in cui confluisce nel PCd'I e il periodo della prigionia fascista.
Avvertenza preliminare: la rivoluzione raggiunge i suoi risultati anche senza che gli individui che la vivono ne capiscano uno ad uno il senso (cfr. Marx, Engels, Lenin, Trotsky, Bordiga e tanti altri); tuttavia gli individui e gli insiemi di individui si intestardiscono a voler capire, e ciò ha grande influenza sul risultato globale della rivoluzione. 30 luglio 2006 Cari tutti, le recenti corrispondenze e telefonate fra compagni registrano la continuazione, non senza qualche perplessità, dell'importante lavoro sul determinismo. Ci sentiamo un po' a disagio per non aver potuto affrontare in modo organico la questione, che tra l'altro è anche legata…
"Perché nasce la filosofia. Un tempo non c'era differenza tra filosofia e conoscenza in generale. I greci hanno cominciato a catalogare le cose del mondo , altre civiltà hanno cercato di interpretare il significato della vita però diciamo che l'umanità è solo con i greci che arriva ad una sistematizzazione della conoscenza che oggi chiameremmo razionale.. Prima non esisteva. C'era una conoscenza che era legata all'inserimento dell'uomo nella natura, compresa quella orientale che è ancora oggi così e nessuno aveva mai pensato di dividere la conoscenza in categorie, schemi". Il brano che precede è tratto dalla sbobinatura della terza cassetta…
Domande e risposte sul finalismo deterministico Primo Scrivi [fine p. 5 - paragrafo "Il problema del finalismo..."] "Nel mondo reale tutto accade contemporaneamente, non c’è differenza fra il modo di ciò che è ora, di ciò che sarà in futuro, la differenza che immaginiamo nella loro esistenza è solo soggettiva, connessa alla organizzazione del nostro intelletto 1. [Nota 1] questa affermazione è un azzardo teorico non dimostrabile. Ad ogni modo sembra coerente con l’affermazione dell’esistenza reale del futuro"
CLASSICI Una specie di finalismo in Marx: il divenire della natura, con l'uomo e per l'uomo, elimina positivamente la necessità di un dio creatore (dai Manoscritti): Tutta la storia è la storia della preparazione a che l’« uomo » diventi oggetto della coscienza sensibile e il bisogno dell’« uomo in quanto uomo » diventi bisogno. La storia stessa è una parte reale della storia naturale, della natura che diventa uomo. La scienza naturale sussumerà in un secondo tempo sotto di sé la scienza dell’uomo, allo stesso modo che la scienza dell’uomo sussumerà la scienza della natura: allora ci sarà una…
(Torino, 27 settembre 2002 - registrazione) [Preambolo sulla copiosa corrispondenza fra cablati a proposito di finalismo deterministico. Riferimenti bibliografici (Lalande, Amsterdamski, Thom e doc. da Internet). Anticipazione sui fenomeni di omeostasi, cioè di autoregolazione che "finalizza" il comportamento di uomini e macchine. Siccome la riunione è più che altro una chiacchierata per fissare una traccia, questa non è una sbobinatura completa ma una sintesi. È stata aggiunta qualche integrazione].
Breve schematizzazione della "filosofia classica tedesca". KANT (1724-1804). La "cosa in sé" (noumeno) è il limite della conoscenza, non è conoscibile. La produttività della ragione sta dunque al di sotto di questo limite. L’uomo può conoscere ciò che ha già in sé nel pensiero. In conclusione, l’intelletto interpreta il mondo sulla base delle sue categorie (sue dell’intelletto). Più precisamente: attraverso la percezione sensibile l’uomo interpreta il materiale grezzo che gli sta davanti, e il mondo nasce dal lavoro interpretativo dell’intelletto. Ma il sapere umano può ontologicamente conoscere solo i fenomeni, non le essenze. Sinteticamente: il soggetto (l’uomo) imprime all’oggetto (l’universo)…
5° capitolo. Certezza e verità della ragione (pp. 193-201) La coscienza infelice raggiunge questo concetto: anche quella differenza che le dava angoscia in realtà è interna alla coscienza stessa. Conquistando questo concetto, la coscienza infelice diventa ragione, cioè capisce di essere ogni aspetto della realtà. E ha davanti a sé un mondo nuovo che sente come proprio: "La ragione è la certezza di essere ogni realtà: così l’idealismo esprime il concetto della ragione" (p. 194). Questo vuol dire che i concetti non sono astrazioni mentali, ma sono realmente, sono realtà. Ovvero, nella nuova realtà conquistata dalla coscienza infelice, il concetto…

Rivista n°41, aprile 2017

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