C’è stato un unico New Deal

La relazione affronta il tema dei New Deal partendo dal testo di Wolfgang Schivelbusch Tre New Deal (2006).

Il titolo del libro lascia un po' a desiderare perché i new deal sono più di tre, anzi, potremmo dire che si tratta di un unico grande New Deal. Ciò non toglie che il contenuto del libro sia utile e pieno di spunti interessanti.

Chiariamo subito che il fascismo non è una particolare forma di governo ma il modo di essere del capitalismo raggiunto un certo livello di sviluppo delle forze produttive. Lo stesso discorso lo fa Lenin per l'Imperialismo.

La scaletta della relazione la prendiamo dal libro di Schivelbusch anche se la arricchiamo con alcuni testi della nostra corrente e con i risultati raggiunti dalla rivista.

Utilizzeremo a più riprese per la relazione l'articolo Il New Deal, o l'interventismo statale in difesa del grande capitale (Prometeo, II serie, luglio 1952), dove si dice che "nonostante le diversità di forma politica, il regime capitalista reagisce alle proprie crisi interne in modo unitario, con metodi di politica economica che accomunano democrazia e fascismo. Interventismo, dirigismo, gestione statale - queste che sono d'altra parte le classiche ricette di 'risanamento economico e sociale' del riformismo - sono aspetti comuni di ogni regime politico borghese nella fase di massima esasperazione dei suoi contrasti interni, espressioni convergenti sul piano internazionale della politica di conservazione capitalistica."

Come dimostra la citazione, noi avevamo le idee chiare già negli anni '50, il fatto che oggi alcuni storici confermino quanto abbiamo sostenuto decenni fa non può che farci piacere.

Durante la relazione proietteremo alcune foto a dimostrazione dell'invarianza storica tra le varie manifestazioni di fascismo in ambito architettonico.

Pagina Lavora con noi del sito: "Se ti è chiara un'invarianza di fondo fra le fazioni della classe al potere... Se hai notato che i fascismi del XX secolo sono accomunati persino nell'estetica... allora partecipa al lavoro comune intorno a n+1."

Dopo la Prima Guerra Mondiale gli Stati Uniti sono la prima potenza economica mondiale. Cresce la produzione industriale, cresce il commercio e cresce l'investimento in borsa.

Negli Stati Uniti l'investimento in borsa diventa un fenomeno di massa e trova un momento di catastrofe nell'ottobre del 1929 con il crollo di Wall Street.

Nel 1929 come nel 2008 sempre di crisi di sovrapproduzione si tratta, ovvero di scontro tra modi di produzione.

Grande Depressione e incapacità dei politici/governanti di invertire la rotta in economia.

Questa situazione cambia con le elezioni presidenziali del 1932 quando vince Franklin Delano Roosevelt. Egli propone un nuovo corso in economia e lo presenta come un progresso, una svolta rispetto al disagio che vive una larga fetta della popolazione americana.

In merito al nuovo corso inaugurato da Roosevelt, l'articolo di Prometeo dice questo:

"Se progresso c'è, o teorici dell'intermedismo, è solo nelle armi di difesa del capitalismo, nella teoria e nella pratica della controrivoluzione. Quanto alle diversità di sovrastruttura politica, che danno una parvenza di giustificazione all'antitesi democrazia-fascismo con tutte le sue conseguenze sul terreno politico e militare, esse hanno radice unicamente in diversi rapporti di forza fra le classi."

Ritorneremo più avanti sulla questione dei diversi rapporti fra le classi.

Sottotitolo del libro di Schivelbusch: Parallelismi tra gli Stati Uniti di Roosevelt, l'Italia di Mussolini e la Germania di Hitler (ma si parla pure della Russia di Stalin, anche se non del Giappone).

C'è voluta un'intera generazione dopo la Seconda guerra mondiale per cominciare ad analizzare liberamente la materia e per poter fare dei parallelismi.

Quando si è cominciato a trattare l'argomento con più libertà si è visto chiaramente che ci sono delle invarianze di fondo a livello estetico tra le diverse manifestazioni di fascismo.

Negli anni Trenta si parla di uno "stile internazionale" che comprende la monumentalità neo-classica e il modernismo. Questo stile attraversa la Germania, la Francia, l'Italia, ecc.

Si è quindi cominciato a fare dei parallelismi e ne sono uscite delle conclusioni interessanti. Si è riconosciuto che in architettura c'era stato un fascismo moderno (Gruppo dei 7 e Movimento Italiano per l'Architettura Razionale).

Il monumentale Palais de Chaillot (Esposizione universale del 1937), per la cui costruzione il governo della Terza Repubblica aveva fatto demolire il Trocadéro, era collocato all'estremità dell'asse centrale ed era affiancato dai massicci padiglioni dell'Unione Sovietica (edificio alto oltre 30 metri, sormontato da una colossale statua in acciaio alta 25 metri, rappresentante un operaio ed una contadina che reggono la falce e il martello) e della Germania nazista (altissimo parallelepipedo di marmo bianco, sormontato da una grande aquila e una svastica).

Costruzioni colossali come il progetto della Volkshalle della Berlino nazista o il palazzo dei Soviet a Mosca aspiravano a stabilire nuovi record di altezza e di volume (il palazzo dei Soviet doveva raggiungere i 410 metri di altezza ed essere sormontato da una statua di Lenin alta settanta metri).

Il Palais simboleggiava la visione che la Francia aveva di sé stessa, una grande potenza pronta a mantenere saldamente il centro della scena spingendo da parte gli avversari.

Due parole sullo stile neoclassico, il modernismo e il razionalismo italiano.

Il razionalismo in Italia ricorda più la Bauhaus che non lo stile neoclassico americano e tedesco.

Le architetture di Marcello Piacentini rappresentano un compromesso stilistico tra il modernismo del gruppo dei 7 e l'accademia.

Invarianza di stile tra architettura italiana e americana: Palazzo di Giustizia di Milano e palazzo della Federal Reserve a Washington.

Foto di edifici del potere a Washington: Federal Triangle, National Gallery, Archivi nazionali, Corte suprema, Smithsonian Museum e Jefferson Memorial.

Due parole sul Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Roma (Adalberto Libera), misto tra monumentalità e stile moderno.

Casa del Fascio di Como (classico esempio di razionalismo italiano) e Novocomum di Giuseppe Terragni.

Non si può liquidare tutta l'architettura del tempo come se fosse stile totalitario. C'è la reazione, c'è la controrivoluzione, ma ci sono anche punte avanzate di futuro.

Influsso del Bauhaus in Italia: Casa elettrica di Figini e Pollini (IV Esposizione Triennale Internazionale delle Arti Decorative ed Industriali).

Gli storici hanno cominciato a vedere il fascismo nella sua complessità, ad analizzarne l'elemento socialista. Ne sono usciti degli studi sul confronto tra fascismo e New Deal (Maurizio Vaudagna, Franco Catalano).

Negli anni Trenta (prima dell'invasione italiana dell'Etiopia e del coinvolgimento italo-tedesco nella guerra civile spagnola) non era difficile fare dei parallelismi tra i vari fascismi.

Lo stesso Hitler aveva dichiarato all'ambasciatore americano William Dodd di essere "d'accordo con il presidente nel ritenere che i valori del dovere, della disponibilità al sacrificio e della disciplina debbano governare il popolo intero. Queste esigenze morali che il presidente colloca sopra ogni singolo cittadino degli Stati Uniti sono anche la quintessenza della filosofia dello Stato tedesco, che trova la propria espressione nella parola d'ordine: ‘Il bene pubblico trascende gli interessi degli individui'."

C'è molta ideologia nella contrapposizione tra una democrazia americana e il fascismo in Italia e secondo Schivelbusch i tempi sono maturi per superare tale rimozione.

Il 1933 è un anno importante: Roosevelt e Hitler prendono il potere. Internazionale fascista organizzata dai Comitati d'Azione per l'Universalità di Roma (Congresso fascista di Montreux).

Il congresso americano dà tutti i poteri a Roosevelt, come se gli Usa fossero in guerra.

Reciproco riconoscimento tra i vari fascismi. Mussolini scrive una recensione del libro di Roosevelt Guardando nel futuro:

"L'appello alla risolutezza e alla sobrietà virile della gioventù nazionale, con cui Roosevelt esorta qui alla lotta i suoi lettori, ricorda i modi e i mezzi con cui il fascismo ha ridestato il popolo italiano."

I critici interni di Roosevelt accusano il presidente di impiantare elementi di corporativismo e/o collettivismo nella società americana. In un articolo del 1934 intitolato Il fascismo è possibile in America?, Leon Samson scriveva: "La democrazia americana è a prova di fascismo, non solo in quanto è antifascista nella forma, ma anche perché ha in sé, nascosti, elementi che sono fascisti nella sostanza e che servono a vaccinare la società americana dalle forme specifiche del fascismo".

Lo Stato si inflaziona sempre più perché deve dirigere un'economia che oramai sfugge al suo controllo.

Hoover: "Dobbiamo batterci per un governo che ritrovi le sue basi nelle libertà e nelle opportunità individuali, che erano le basi stesse della visione americana. Se perdessimo, continueremmo lungo la strada del New Deal che ci porta a un governo di tipo personale basato su teorie collettiviste. Con idee del genere il nostro può trasformarsi in uno Stato d'impianto fascista".

Pianificazione socialdemocratica: fascismo come realizzatore dialettico delle istanze riformiste del socialismo.

Discorso di insediamento di Roosevelt nel 1933:

"Se vogliamo avanzare, dobbiamo muoverci come un esercito ben addestrato e ubbidiente, per il bene di una disciplina comune. Io so che siamo pronti e disposti a sottomettere la nostra esistenza e le nostre proprietà a tale disciplina, perché ciò renderà possibile a chi sta alla guida di puntare a un bene più alto."

La metafora bellica è presente in tutto il New Deal.

Blue Eagle: propaganda bellica e ingegneria del consenso (Informazione e potere, n+1 n. 37). Il fulcro della campagna rooseveltiana era il simbolo di un'aquila che doveva essere esposto dai produttori e dai commercianti che rispettavano gli standard della National Recovery Administration (Nra), mentre gli acquirenti, per parte loro, erano invitati a comprare solo nei negozi che recavano il simbolo per un senso di dovere patriottico.

Civilian Conservation Corps: struttura che dà lavoro a 3 milioni di disoccupati. Lo stato forniva loro un riparo, dei vestiti, del cibo e un salario di 30 dollari al mese.

Inquadramento di tipo militare. Fascismo, New Deal e mito del fronte.

Schivelbusch si dilunga un po' troppo sugli aspetti psicologici della propaganda. A noi basta dire che gli Stati Uniti usavano i mass media con più abilità ed erano avanti rispetto al fascismo europeo. L'americanizzazione dell'Europa dopo il 1945 lo sta a dimostrare.

Dire due cose sui simboli.

All'interno del Partito socialdemocratico (SPD) una minoranza di giovani militanti arrivò alla conclusione che i nazisti andavano combattuti con i loro stessi mezzi, sollecitando i compagni a smetterla di contrastare le emozioni, le fantasie, le paure, le sofferenze reali delle masse con argomentazioni razionali. I ribelli battezzarono il loro movimento "Fronte di ferro".

Il "Fronte" giunse a contare un numero enorme di aderenti (alcune fonti citano la cifra di due milioni, sembra documentata la presenza di 400.000 militanti solo in Baviera). Il suo simbolo, tre frecce inclinate verso il basso, fu disegnato da un comunista russo in esilio. Le frecce significherebbero i tre nemici da colpire: la monarchia, il nazismo e il comunismo (si trovano molte altre versioni del significato, ma questa è corroborata da un manifesto originale).

Anche la socialdemocrazia si fascistizzava.

Il sincretismo sovrastrutturale è sicuramente il riflesso di un sincretismo più profondo.

Ritorniamo a parlare degli Usa. Lo stato "invitava gli stessi rappresentanti industriali ad "autoregolarsi" provvedendo per parte sua a dare sanzione agli accordi conclusi e a legalizzare, col marchio N.I.R.A. ai prodotti delle imprese cartellizzate, il boicottaggio dei recalcitranti.

E' vero che i codici contemplavano nel frattempo la stipulazione di contratti collettivi per la riduzione delle ore di lavoro e l'introduzione di salari minimi; ma queste misure, che del resto si ritrovano in fasi diverse della legislazione corporativa, avevano un chiaro compito di conservazione di classe: lo Stato strappava ai sindacati operai, proprio in quegli anni ripresisi dalla lunga crisi del decennio 1920-30, l'arma della rivendicazione salariale, permetteva con l'assorbimento di masse di disoccupati di allontanare la minaccia di un esercito permanente di senza lavoro e, stimolando coi salari minimi la produttività, consentiva agli industriali di realizzare una riduzione dei costi in regime di prezzi stabilizzati ed anzi tendenzialmente crescenti."

(Il New Deal, o l'interventismo statale in difesa del Grande Capitale)

New Deal e Carta del Lavoro (1927) vanno a braccetto.

Ritorno alla terra (materialità) contro la finanziarizzazione dell'economia (immaterialità).

L'ascesa del fascismo ha questi connotati: in tutta Europa, masse di uomini premevano per il cambiamento e infine hanno appoggiato chi meglio questo cambiamento rappresentava.

Ripiegamento verso l'interno, autarchia, "colonizzazione interna" di alcune aree (sviluppo infrastrutturale).

Incapacità dei singoli borghesi ad ammodernare i rispettivi paesi. Solo lo Stato in quanto capitalista collettivo è in grado di promuovere e dirigere grandi opere pubbliche.

In Russia il 1924 rappresenta la fine dell'internazionalismo proletario con la parola d'ordine del "socialismo in un solo paese". Visto che non è più possibile l'assalto rivoluzionario alle cittadelle del capitalismo, la "patria del socialismo" deve sviluppare l'industria per concorrere con i paesi capitalisti (stacanovismo e piani quinquennali).

Dal "filo del tempo" Terra, acqua e sangue (1950): "Non si può pensare seriamente ai dati "tecnici" di piani di economia, che non sia più speculazione ed aggiotaggio, ma solo fisica materiale delle umane attuazioni per la vita e l'alimentazione, se prima non si uccide il potere dei centri capitalisti. Non lo si uccide con una guerra di nazioni e di popoli, ma con la guerra sociale, che è lotta a "corta distanza" ovunque un borghese opprime lavoratori e vicino ad essi vive e respira."

Bisogno di individuare dei nemici interni per giustificare l'unità nazionale. In Germania i nemici del popolo sono gli ebrei, in America gli speculatori finanziari, in Russia i "controrivoluzionari".

Fascismo come processo di asiatizzazione del capitalismo. Regolazione del fatto economico da parte di un'autorità centrale. Grandi opere come nel dispotismo orientale. Dietro al termine fascismo sta appunto l'esigenza del "lavoro pubblico", in qualsiasi sua accezione, per garantire la riproduzione del Capitale.

La nostra corrente definì "colcosianesimo industriale" ogni coinvolgimento della classe operaia nella salvaguardia del capitalismo, specie in queste forme sociali.

Ruralizzazione delle masse e decentramento produttivo. Centri rurali di sussistenza.

Diga Dnepr

Il fascismo italiano studia quello che fa Stalin. Quotidiani e riviste dedicavano pari attenzione alla Russia e all'America, e autori come Curzio Malaparte, Luigi Barzini e Giacomo Gandolfi si recarono in Unione Sovietica e scrivono reportage positivi.

Il primo grande progetto del piano quinquennale è la diga sul fiume Dnepr e la costruzione di una gigantesca centrale idroelettrica nel 1927 (la più importante centrale d'Europa).

Bonifica Agro pontino

Nessuno era mai riuscito a prendere di petto la questione delle paludi dell'Agro pontino.

Dopo la caduta dell'Impero romano, diverse autorità pontificie e laiche avevano cercato di bonificarle, ma senza successo, e quel fallimento era diventato un simbolo dell'incompetenza italiana. Le paludi coprivano una superficie rettangolare di circa cinquanta chilometri di lunghezza e 16 di larghezza, compresa tra i colli Albani, i monti Lepini e il mar Tirreno, con una superficie di circa ottocento chilometri quadrati.

La "bonifica integrale" non era un semplice intervento agrario ma un vero e proprio progetto di pianificazione territoriale. Migrazione interna gestita dallo stato (Canale Mussolini di Antonio Pennacchi: insediamento di migliaia di persone arrivate dal nord Italia).

Foto delle città di fondazione (Littoria [oggi Latina], Pontinia, Aprilia, Pomezia e soprattutto Sabaudia). Proprietà dell'Opera nazionale combattenti, cui era affidato il progetto di bonifica. Queste nuove città dovevano essere delle "anticittà". Ideali fascisti di proporzione e controllo. Mussolini voleva creare una nuova civiltà agricola organizzata militarmente.

Distribuire il lavoro per distribuire la popolazione (Vincenzo Civico - Critica Fascista, 15 maggio 1942):

"Abbiamo recentemente affermato che l'unità urbanistica non è più oggi la città, ma la nazione; e che pertanto uno dei compiti essenziali dell'urbanistica è quello di realizzare la organica distribuzione della popolazione su tutto il territorio nazionale. Lo strumento tecnico urbanistico è da tempo forgiato e non richiede che di essere usato: il piano territoriale."

Ci viene in mente uno dei "punti di Forlì":

"Nella società futura, già all'inizio, non saranno più i lavoratori a migrare verso le aree industriali: al contrario, saranno i mezzi di lavoro liberati a distribuirsi secondo gli insediamenti dell'uomo sulla superficie terrestre" (cfr. punto "e" del Programma rivoluzionario immediato, riunione di Forlì, 28 dic. 1952).

Tennessee Valley Authority

Nel 1933, il presidente Roosevelt firmò il Tennessee Valley Authority Act, la legge che autorizzava il governo federale ad assumere la gestione dello sviluppo regionale in alcune zone di Tennessee, Georgia, Mississippi, North Carolina, Kentucky e Virginia. La regione che circondava il fiume Tennessee e i suoi affluenti copriva una superficie di circa centomila chilometri quadrati.

La Tva fu il grande emblema dell'aspirazione del New Deal a realizzare uno sviluppo regionale integrato.

Secondo Schivelbusch, le iniziative della Tva e dell'Agro pontino, come pure del modello cui si ispiravano, la diga sul Dnepr in Unione Sovietica, stavano a dimostrare l'inefficienza parolaia della borghesia, che non era stata capace di modernizzare la nazione.

A proposito di capitalismo di Stato, leggiamo questo passo da Il New Deal, o l'interventismo statale in difesa del Grande Capitale:

"Fino a questo punto, grosso modo fino al 1936, il New Deal si presenta come un sistema di intervento disciplinatore elastico dell'economia a favore degli interessi generali di conservazione della classe capitalista e quindi, in concreto, delle grandi e sempre più concentrate oligarchie economiche. I sistemi di finanziamento di questo gigantesco apparato disciplinatore sono ancora "classici": rimane il principio del "bilancio in equilibrio", delle spese finanziarie con corrispondenti entrate. Ma l'ultima fase del New Deal, dopo i decreti di "incostituzionalità" [lo scontro con la Corte Suprema rappresentò il più grave conflitto sorto tra poteri costituzionali durante tutta la storia americana. National Industrial Recovery Act: la legge ha regolato il prezzo di alcuni beni di prima necessità e ha istituito la Public Works Administration, una agenzia federale destinata a costruire grandi opere pubbliche], presenta un nuovo volto: gli economisti classici si intingono di keynesismo. Il problema dell'equilibrio del bilancio svanisce: non ci saranno più limiti all'aumento del debito pubblico. Lo Stato, d'altra parte, non si limita più a difendere e incoraggiare l'iniziativa autonoma delle categorie industriali, finanziarie, agricole: lo Stato interviene a creare industrie nuove e a promuovere opere pubbliche; lo Stato investe nella misura in cui il privato non è in grado di farlo, o non ha l'attrezzatura per riuscirvi."

Autobahn

Rete autostradale tedesca. Il progetto dell'Autobahn oggi è considerato come uno dei maggiori esempi dell'altra faccia del regime - quella "americana" -, che ricorreva alla manipolazione e alla persuasione più che alla coercizione, per conquistarsi la fedeltà popolare (Volksgemeinschaft).

Per funzionare l'autostrada aveva bisogno di un terzo importante progetto: la Volkswagen (auto del popolo). L'idea di una vettura che trasportasse cinque passeggeri, che potesse raggiungere una velocità di oltre cento chilometri all'ora e che costasse solo mille marchi era nata nel 1933 in un incontro tra Hitler e il progettista Ferdinand Porsche.

Conclusioni

Collegamento con il lavoro sul modo di prodizione asiatico (Modo di produzione asiatico? Stabilità strutturale e morfogenesi nelle forme sociali di transizione, n+1 n. 28).

A differenza di Schivelbusch, Wittfogel nella sua famosa opera sulle società asiatiche non riesce a operare i giusti parallelismi. Vede l'asiatizzazione della Russia zarista-stalinista ma non vede quella in atto in Occidente.

L'accumulazione sotto l'egida dello Stato, che fu caratteristica del capitalismo al suo sorgere, era diventata sua caratteristica anche nella sua decadenza.

Dal fascismo non si torna indietro, si può solo andare avanti.

Italia laboratorio politico: se il fascismo fu l'esperimento pilota, il nazismo fu il suo "perfezionamento" teutonico, il New Deal fu la versione democratica e il keynesismo fu la sanzione teoretica del fatto avvenuto.

Nel loro sforzo di creare una comunità di popolo senza classi, fascismo e nazismo si possono considerare tentativi di modernizzazione del continente, per adeguarlo al livello degli Stati Uniti.

Da Il New Deal, o l'interventismo statale in difesa del Grande Capitale:

"Quanto alle diversità di sovrastruttura politica, che danno una parvenza di giustificazione all'antitesi democrazia-fascismo con tutte le sue conseguenze sul terreno politico e militare, esse hanno radice unicamente in diversi rapporti di forza fra le classi. Il fascismo è nato, in Italia come in Germania, come risposta ad una minaccia rivoluzionaria diretta del proletariato: la sua estrinsecazione fu dunque essenzialmente politica e si tradusse nel pacifico abbandono delle forme democratiche e nel violento e aperto esercizio della dittatura di classe, che, partendo dall'obbiettivo primo di liquidare con la forza le organizzazioni di classe del proletariato, doveva concludersi per logica conseguenza – per la necessità cioè di opporre alla minaccia unitaria del proletariato un fronte altrettanto e più compatto – nella soppressione del pluripartitismo e del parlamentarismo borghesi.

Il rooseveltismo nasce come risposta non ad una pressione rivoluzionaria diretta del proletariato, ma all'immediato cataclisma di una crisi economica senza precedenti: ai fini della risoluzione di questa crisi, mentre la terapia economica si svolgerà sul binario classico dell'interventismo fascista, il mantenimento delle forme politiche democratiche e la conservazione degli organismi sindacali operai non solo non costituiva una remora, ma permetteva manovre di conservazione più elastiche e ramificate, che sventavano i possibili contraccolpi sociali e politici della crisi con metodi, anziché di coazione, di corruzione, la classica corruzione democratica. Non stupisce perciò che il fascismo abbia trovato la sua "via economica" solo al termine di una lunga esperienza di dominio politico, conseguente e privo di esitazioni questo come incerta e contradditoria quella (il primo fascismo mussoliniano è perfino ortodosso in campo economico, e con movenze liberiste), mentre il New Deal si presenta di colpo come strumento di difesa economica e, in un certo senso, serve di paradigma mondiale alle nuove esperienze di interventismo statale nell'economia, proprie dei regimi totalitari nel decennio 1930-40, come alle più consumate tecniche di sfruttamento delle forme politiche democratiche ai fini della difesa sociale proprie delle democrazie di oggi."

Aveva ragione Bordiga quando auspicava la sconfitta del paese imperialista più forte e la vittoria dei più deboli. Tutto il contrario di quello che auspicavano gli anti-fascisti che diedero vita ai filo-americani Comitati di liberazione nazionale. Tesi del dopoguerra - Le prospettive del dopoguerra in relazione alla piattaforma del partito (1946).

Mistificazioni borghesi su Avvenire: Bordiga, il leninista che sperava nell'Asse (Roberto Festorazzi, 9 agosto 2016)

Ci vorrebbe un fascismo mondiale, con il controllo centralizzato dell'economia e della politica che ne consegue. Ma tutto questo il capitalismo non lo può proprio realizzare: la sua rappresentanza politica e militare è ancora nelle borghesie nazionali, concorrenti e quindi nemiche. I capitali in giro per il mondo globalizzato hanno dei proprietari, i quali fanno parte delle rispettive borghesie. Il risultato è quello che abbiamo visto durante questa crisi: ognuno per sé e speriamo che passi.

Da Il New Deal, o l'interventismo statale in difesa del Grande Capitale:

"Chi ha pagato e paga questa organizzazione multilaterale di difesa dell'oligarchia dominante americana? L'ha pagata e la paga tutto il mondo […] Il New Deal, progressista e interventista, democratico nelle forme politiche come fascista nella politica economica, è stata la premessa necessaria della più grande macchina di sfruttamento della forza-lavoro (americana e mondiale) che la storia del capitalismo abbia mai conosciuta: l'impero "non colonialista" di Wall Street."

L'impero "non colonialista" di Wall Street con le armi della finanza e delle portaerei ha controllato il mondo per decenni.

Nel 2011, nel cuore di Wall Street, nasce un movimento (Occupy Wall Street) che mette in discussione il sistema dell'1% e ne chiede il superamento.

(Traccia svolta durante il 63° incontro redazionale)

Rivista n°42, ottobre 2017

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f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
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f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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