Uno spunto da "Esplorazioni evolutive" di Kaufmann

Cari compagni,

eccovi due note in margine a ultime letture estive, e in relazione alle ultime corrispondenze circolate tra i cablati. In questi giorni afosi sto leggendo con non poca fatica, l’ultimo libro di Stuart Kauffman Esplorazioni evolutive. Durante la complicata ma affascinante lettura mi sono soffermato a riflettere sul concetto di coevoluzione, tema centrale del libro, mi è venuto naturale metterlo in relazione con alcune cose che mi frullavano in testa.

Il concetto di coevoluzione è ben spiegato nel testo: "in virtù della coevoluzione, il paesaggio di fitness di ciascuna specie si solleva e si deforma mentre altre specie eseguono le proprie mosse adattative." Gli organismi biologici non si limitano ad evolvere singolarmente, essi evolvendo si influenzano a vicenda dando vita a vere e proprie reti auto-consistenti (ecosistemi, comunità, ecc.), al margine del caos e sempre pronte a ri-modularsi. Per capire meglio il concetto è utile introdurre il classico esempio della mosca e della rana. Se la rana - dice Kauffman - sviluppa una lingua viscosa, la sua fitness (il suo grado di adattamento all’ambiente circostante) viene modificata. Ma viene modificato anche il paesaggio di fitness della mosca, cioè quello che dovrebbe fare di conseguenza. Dovrebbe sviluppare zampe scivolose oppure un solvente per materiale appiccicoso, magari un olfatto più fine per percepire le sostanze vischiose prima che la rana sia troppo vicina…

Insomma, uscendo dall’ambito biologico in senso stretto e spostando la riflessione nel sociale, la citazione riportata sopra può essere di stimolo per un’analisi (dei paesaggi di fitness in senso largo) nell’ambito delle forze e dei partiti politici che si disputano spazi di vita e di riproduzione nell’ecosistema parlamentare italiano e non. Anche l’esempio della mosca e della rana non è così impertinente come può sembrare a prima vista. Senza dover troppo addentrarci nel tormentato panorama della vita politica italiana, è indubbio che oramai da qualche anno lo spostamento dei vari partiti verso la zona di centro, con corollario di dibattiti a non finire, è un dato di fatto. Crisi della politica e crisi della forma partito, sono argomenti che vengono suonati sempre più spesso nei giornali e negli studi di pretesi analisti politici e politologi. In molti parlano di epoca post-ideologica, di fine delle contrapposizioni tra destra e sinistra, c’è addirittura chi parla di bio-politica (!?).

Coevoluzione dei partiti verso il centro, quindi. Ma allora da buoni materialisti, domandiamoci quale sia la causa di questo spostamento dei partiti verso la sovraffollata zona di mezzo. Come al solito la causa può essere ricercata solo attraverso l’analisi dei rapporti di produzione e del loro sviluppo nell’epoca del capitalismo globalizzato. In un precedente studio sul capitalismo abbiamo utilizzato la formula dell’autonomizzazione del capitale per specificare il livello di separazione e di alienazione della forma di produzione capitalistica rispetto non solo al proletariato ma alla stessa classe borghese, giustamente ridimensionata a semplice classe depositaria di titoli di proprietà. Oltre a questo primo ragionamento, abbiamo affrontato l’analisi della struttura produttiva e della sovrastruttura finanziaria, mostrando come la seconda tenda a sostituirsi alla prima generando non pochi problemi. Insomma, abbiamo descritto un sistema produttivo avvitato su se stesso e ormai totalmente svincolato da qualsivoglia controllo di apparati governativi, partitici o esecutivi. Questi ultimi invece sono le articolazioni sociali del sistema autonomizzato, registrano i processi che si svolgono sopra le loro teste e quando ne hanno le capacità tentano di assecondarli, imponendoli con le buone o con le cattive.

Viene allora da chiedersi che senso abbiano le differenze e le frammentazioni nel panorama politico parlamentare quando la funzione si riduce per tutti a mera opera esecutrice. Ecco allora spiegata la rincorsa al Centro: l’organizzazione tecnico-politica richiesta dal livello di sviluppo capitalistico si propaga simmetricamente coinvolgendo entrambi gli schieramenti borghesi, ogni gruppo concorre con il vicino in una gara biliosa a chi arriva prima. Il Centro, a questo punto è chiaro, non è un luogo fisico bensì lo stesso circuito politico a cui i vari gruppi in coevoluzione danno vita. E’ un Centro al margine del caos, direbbe Kauffman. Non ci sono più margini di manovra per battilocchi alla ricerca di gratificazioni, c’è solo l’accettazione dello status quo, oppure il congedo con disonore dalle centrali della politica-spettacolo. O adattamento o estinzione!

La tendenza al partito unitario borghese è ormai generalizzata per l'intero pianeta, partito che rimane unitario anche se diviso in più tronconi che si alternano al governo di un paese.

La crisi della politica e della forma partito si ripercuote in campo borghese a causa della sparizione più o meno graduale dei confini ideologici ed estetici tra le varie forze ed è logico che tale processo si manifesti nella crisi delle vocazioni. Ergo: crisi dei tesserati; ergo: tentativi machiavellici di dar vita ad organismi sempre più vasti e a-identitari per pescare in un bacino elettorale più vasto. E’ un percorso che frammenta e ri-assembla trasversalmente le vecchie geografie della politica, mettendo in discussione vecchi miti e vecchi simboli. Domandiamoci allora come si traduce tale processo sociale nel campo della seppur piccola forza anti-formista che si richiama al futuro. Più che positivamente ci vien subito da dire! Quando il grande e variegato partito della conservazione rende visibile il suo carattere unitario e putrescente, non fa altro che spianarci la strada nell’opera di chiarificazione politica e programmatica. Ma dato che la nostra forma partito oltre ad essere disegnata dai compiti futuri è anche forza che agirà e opererà nel presente, non può che presentarsi come diametralmente opposta e antiteca alla nuova strutturazione delle forze della conservazione (anche qui il concetto difeedback torna utile). E’ il capitale autonomizzato alla resa dei conti con il "movimento reale" che impone questa polarizzazione, nella forma, nella sostanza, nel lessico e pure nell’estetica. Non ci sono più mediazioni, o si accetta di farsi strumento di gestione dell’esistente o ci si pone al di fuori dell’onnicomprensivo circuito, le mezze vie sono già state percorse dall’ultima Internazionale degenerata. Fuori dal parlamento, fuori soprattutto dall’extra-parlamento, fuori dall’ansia di essere qualcosa per questa società. Niente di nuovo all’orizzonte si dirà, sono cose assodate da un secolo, è vero, ma ricordiamoci che siamo in una fase che ha oltrepassato da un bel po’ "la grande confessione", i nipotini cresciuti dei vecchi opportunisti non hanno più niente da confessare, c’è solo il misero e traballante esistente… senza bandiere e senza inviti alla ricostruzione.

Di fronte a ciò, ancora una volta la nostra posizione programmatica immediata è: trarre i caratteri della futura forma partito, dalla negazione totale dei caratteri della forma borghese. E’ una forma di adattamento rispetto alla società futura e una rottura di simmetria con l’esistente. Le centrali dell’imbonimento, in bancarotta ideologica e politica, non potranno niente di fronte ad un partito comunità che saprà coniugare il giusto rifiuto e la sana ribellione all’arco millenario che lega…

Invarianza nelle trasformazioni

Arrivato finalmente al termine della lettura di Esplorazioni evolutive, mi imbatto in ulteriori concetti di notevole interesse e in nuovi spunti di ricerca sulla scia della nostra monistica teoria della conoscenza. Prendo in prestito parte della postfazione di Telmo Pievani (La scienza della complessità incontra la storia), per introdurre l’argomento analizzato.

Mi sembra che il punto centrale su cui merita soffermarsi sia la centralità del fenomeno evoluzionistico dell’exaptation: "la conversione funzionale di strutture di organismi, in un contesto inedito di strutture e comportamenti sviluppatisi originariamente per ragioni adattative completamente diverse o per cause non adattative." Il termineexaptation, preso in prestito da Kauffman al collega Stephen J. Gould, amplierebbe la concezione che abbiamo rispetto ai sistemi complessi: essi sono sì sistemi auto-organizzati (ordine gratuito "al margine del caos") e etero-organizzati (selezione naturale e coevoluzione), ma sono anche sistemi ri-organizzati (per sequenza diexaptations).

Cerchiamo di capire cosa significa questo misterioso termine mutuato da Gould: organismi, ecosistemi, società, coevolvendo si influenzano a vicenda attraverso processi incrociati di fitness. Le conseguenze causali, dipendenti dal contesto generale, di tutte le componenti di tutti i possibili organismi costituiscono un insieme non dominabile da alcun modello predittivo. Insomma, non è possibile predefinire in modo finito lo spazio delle configurazioni di una biosfera, ciò non significa che non possiamo avere leggi di movimento generali (!). Gli effetti potenziali generati dall’interazione degli organismi all’interno di un ecosistema non sarebbero prevedili a priori, agenti "nuovi" possono modificare l’ambiente circostante provocando cascate di cambiamento propagante, modificando i paesaggi di fitness, con ulteriori cascate di estinzioni o di adattamento. In una fase di transizione gli organismi che avessero sviluppato plurali possibilità di evoluzione - inibite ma pronte ad attivarsi - sarebbero più avvantaggiati nell’evoluzione verso i nuovi stati del sistema.

Il margine del caos sarebbe dunque una regione di bilanciamento fra esigenze funzionali di sopravvivenza ed esigenze di evolvibilità potenziale, da non far mai abbassare oltre una certa soglia. Il motore che mantiene la fitness ai margini del caos potrebbe essere proprio il meccanismo exattativo (la disponibilità all’attivazione di funzioni relativamente indipendenti dalle precedenti), il quale però, proprio nel momento in cui garantisce l’evolvibilità, pregiudica la possibilità di circoscrivere completamente lo spazio delle configurazioni potenziali.

Gli organismi possiederebbero come proprietà immanente la possibilità exattativa di modellarsi verso uno o più possibili adiacenti, verso l’insieme delle specie molecolari di una biosfera che ancora non esistono ma a cui si accede attraverso un singolo cambiamento evolutivo. L’adiacente possibile è, in altri termini, l’insieme degli stati potenziali di una biosfera che distano un solo passo da ciò che di volta in volta è reale.

L’universo e le biosfere in esso contenute, attraverso rotture di simmetria irreversibili che generano l’auto-costruzione dei prodotti e dei processi dell’evoluzione naturale, esplorano incessantemente, sotto la spinta della coevoluzione e quindi della rimodulazione di se stessi, il loro possibile adiacente, in una storia mai ripetitiva che porta, secondo una legge universale a cui Kauffman dà molta importanza, ad aumentare al massimo la dimensionalità del possibile adiacente stesso, ovvero il numero di tipi di evento possibile che possono accadere alla generazione successiva. In sostanza la freccia del tempo punta verso un aumento costante dell’evolvibilità e della potenzialità evolutiva, ma soltanto attraverso un’esplorazione dei successivi adiacenti possibili che non può essere predefinita in anticipo. Quindi, gli organismi che avessero sviluppato più potenzialità exattative atte all’esplorazione di possibili stati adiacenti di vita (non ancora reali, ma potenziali), sarebbero i più adatti e premiati dalla selezione naturale. La biosfera viaggerebbe co-costruttivamente lungo la freccia del tempo, conquistando stati di maggiore plasticità e complessità.

Ci troviamo di fronte ad un abbozzo di studio per la formulazione della tanto ambita quarta legge della termodinamica? Kauffman sembra optare proprio per questa ipotesi.

Concludendo l’epilogo egli scrive:

"Iniziamo a scorgere davvero una compagna costruttivista alla tesi riduzionista. I caratteri matematici attesi di reti di reazioni chimiche che producono sistemi nucleari autocatalitici e sistemi chimici autocatalitici; le previste chiusure dei compiti di lavoro e di quelli catalitici realizzata dagli agenti autonomi; l’organizzazione propagante co-costruita dagli agenti autonomi e l’esplorazione non ergodica dell’enorme possibile adiacente per l’universo come per un ecosistema: ebbene, tutto ciò comincia ad avere legittimità quanta ne ha una legge - e una legge fondamentale per giunta – come accade per i successivi riduzionismi che così giustamente celebriamo.

Prima o poi nei prossimi cinquant’anni inizieremo, quasi certamente, a studiare la co-costruzione di minuscole biosfere realizzate da agenti autonomi molecolari che noi stessi avremo creato. Saremo testimoni dell’organizzazione diversificante che si propaga, di adattamenti inattesi. Andremo alla ricerca di leggi costruttiviste, vere per qualsiasi biosfera: scopriremo una biologia generale. E ne saremo stupefatti.

Esplorazioni evolutive non è altro che un piccolo filo agli inizi di questa scienza costruttivista. Io prego affinché studi ulteriori tessano altri fili di un nuovo e variegato arazzo."

E ancora:

"Questo capitolo, come del resto buona parte di Esplorazioni evolutive, è protoscienza. Ma la scienza cresce dalla protoscienza seria e io considero Esplorazioni evolutive protoscienza seria.

Siamo appena entrati in un nuovo millennio. La nuova scienza avrà tempo per crescere."

Beh, come finale non è male, adesso viene naturale domandarsi che implicazioni possano avere le conclusioni di Kauffman col nostro lavoro. I concetti di exaptation e dimargine del caos richiamano alla mente strutture di natura, dotate di una certa plasticità e di una pluralità di stati potenziali pronti a prendere il sopravvento sul vecchio, per rimodellare la struttura al nuovo paesaggio di fitness. Il ragionamento si sposta naturalmente sulla nostra concezione della forma partito, concezione dinamica e affatto ideologica. Troverebbero conferma i concetti di "legame debole" e "legame forte" che abbiamo mutuato dalle ricerche di Buchanan in Nexus. In una rete di qualsiasi genere, i legami forti sono quei legami che formano la struttura fondamentale della rete (la chiusura catalitica), generando reti piccolo mondo. Viceversa i legami debolisono quei legami che collegano le reti piccolo mondo tra di loro, generando reti più vaste e complesse. Sono i legami deboli che gettano ponti di catalizzazione tra reti piccolo mondo, essendo passibili di trasformarsi in legami forti.

Legando la "teoria delle reti piccolo mondo" agli studi di Kauffaman sull’exaptation, possiamo asserire che i legami deboli di una rete piccolo mondo possono essere paragonati agli stati potenziali per una biosfera (gradi di libertà). Stati potenziali pronti ad attivarsi e a rimodellare la rete, "aprendola" a nuovi legami catalitici in vista deipossibili adiacenti. Secondo questa ipotesi, l’aumento dei legami deboli sta a significare una maggiore complessità strutturale della rete piccolo mondo e del suo pre-adattamento verso il futuro. Infatti, nell’ipotesi di Kauffman, un buon grado di exaptation (ri-organizzazione), coincide con l’espansione degli stati possibili adiacenti, quindi una maggiore potenzialità di "scelta" evolutiva. A questo punto non è assurdo spostare il ragionamento nell’ambito del funzionamento organico del partito. Il processo di formazione e di evoluzione dell’organismo partito può essere equiparato allo stesso di qualsiasi "agente autonomo". Per Kauffman, l’agente autonomo è l’unità di base di una biologia generale indipendente dal supporto, è definito come un sistema auto-catalitico capace di produrre cicli di lavoro termodinamico in condizioni di non-equilibrio. Un processo auto-catalitico che si propaga da una matrice programmatica, verso stati futuri e forme nuove. Per mantenere dei caratteri fondamentaliinvarianti ogni discendenza di agenti autonomi deve essere pronta alla trasformazione futura:

"Non esisterebbe solo l’evoluzione delle forme viventi, ma anche l’evoluzione di secondo livello, una evolvibilità, una sorta di evoluzione delle forme di evoluzione".

Il concetto di tempo entra a pieno titolo nell’ipotesi formulata. Il tempo infatti, fluisce in un’unica direzione, da reti semplici a reti più complesse, in un turbine auto-catalitico in perenne espansione verso il possibile adiacente.

Adesso però, scendiamo dalle vette teoriche del Santa Fe Institute e cerchiamo di fare chiarezza: vediamo come queste ipotesi possano tornarci utili per le questioni che ci troviamo ad affrontare quotidianamente.

L’arduo tentativo è quello di unire queste ricerche proto-scientifiche alle questioni più strettamente legate al nostro lavoro.

Da ciò che è stato detto, possiamo cercare di abbozzare alcune conclusioni di massima aperte a verifica. Se prendiamo per buone le cose che ci dice Kauffman, possiamo affermare che l’organismo (rivoluzionario) che avrà più chance di vittoria nel paesaggio di fitness sociale sarà:

quell’organismo che sappia coltivare al suo interno le maggiori possibilità exattative, sappia cioè, forte di un programma storico invariante, spingere il detector politico in tutte le direzioni possibili con aderenza analitica a tutte le manifestazioni di transizione sociale, capacità di lettura delle trasformazioni in corso. Si situi cioè, nello stato al margine del caos. Molteplici branche dello scibile e dell’agire umano restano da esplorare e da tradurre politicamente. Pensiamo ai mondi delle nuove scienze della complessità, della letteratura, dell’arte collettiva, ecc. Se una sola classe sociale sarà destinata a farsi carico della guida del processo rivoluzionario, sull’onda di un sommovimento sociale saranno molti i settori sociali che saranno coinvolti e saranno altrettante forze da affasciare al nostro movimento. Le chiavi di lettura però (i potenziali anticipati?) dovranno essere presenti prima.

quell’organismo che sappia strutturarsi in senso largo attorno ad una proficua doppia direzione sociale, che sappia modellarsi e ri-organizzarsi rispetto ai nuovi paesaggi di fitness in coerenza con il suo programma e la sua finalità storica. E’ questo il percorso per mantenere la continuità con la linea del futuro di specie: mantenere i caratteri fondamentali del programma e attraversare gli imprevedibili mutamenti sociali locali, sull’onda di possibili adiacenti tutti da esplorare, nella più lunga marcia in direzione della rottura rivoluzionaria globale.

Rivista n°43, aprile 2018

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