Cercando un altro Egitto

Nel giorno settimo del mese di novembre dell 'anno duemila

Per l'intelligenza della discussione sull'imperialismo che si andrà ad affrontare è bene ricordare che Marx divise tutta la produzione di una società in due sezioni producenti la prima strumenti di produzione e la seconda beni di consumo. Gli schemi di Marx diedero vita ad una disputa che vide alcuni commentatori sostenere che la serie degli schemi è concludente, altri ritenerla contraddittoria e impossibile da sviluppare indefinitamente. Anticipando alcuni temi che tratterò più avanti, trarrò un passo di Bordiga da "Scienza economica marxista come programma rivoluzionario" che bene delucida la questione. Si chiede dunque Bordiga: "Ma a quale scopo e in quale campo della trattazione generale gli schemi sono stati istituiti ?. Forse per dimostrare che sui loro binari il capitalismo potrà scorrere senza intralci indefinitamente?" Riporto senza parafrasi la cristallina risposta di Bordiga che prego i compagni di tenere presente quando andrò ad occuparmi di Rosa Luxemburg e della sua teoria dell'imperialismo: " Assolutamente no. In quanto gli schemi della accumulazione vogliono presentare il processo nella economia capitalistica pura, Marx ha voluto costruirli in modo che fossero concludenti e non errati. Ma ai fini di tutta la sua costruzione - che, come sempre dimostriamo, non è descrittiva del capitalismo come forma storica obiettiva, ma è la piattaforma del programma della sua distruzione rivoluzionaria - l'obiettivo di Marx è proprio l'opposto: dimostrare che il capitalismo, puro o misto non può durare; deve soccombere davanti alla ineluttabile impossibilità di sopravvivere. Ogni gruppo di schemi potrà essere aritmeticamente concludente, ma storicamente noi dobbiamo appunto arrivare a dimostrare che non potrà reggere ".

Riporterò ora i due schemi della riproduzione semplice e della riproduzione allargata per introdurre adeguatamente l'opera della Luxemburg sulla "Accumulazione del capitale".

Riproduzione semplice

I) 4000c + 1000v + 1000pv = 6000 (mezzi di produzione)

II) 2000c + 500v + 500pv = 3000 (mezzi di consumo)

6000c + 1500v + 1500pv = 9000

II presupposto di questo tipo di riproduzione è che la somma dei salari e del plusvalore realizzata nella sezione I sia uguale al capitale costante e della sezione seconda dove vengono prodotti i beni di consumo, capitale costante logorato che deve essere ricostituito scambiandolo con un valore equivalente di beni consumati

Nella prima sezione più il plusvalore sempre della prima. Ricorderò che la dottrina marxista delle crisi compare nella riproduzione semplice ma non seguirò lo sviluppo dell'asserzione per seguire invece il filo dell'analisi della Luxemburg che ritiene che "tutto cammina" nella riproduzione semplice (valutazione propria anche di Bucharin).

Colla riproduzione allargata la faccenda si complica e vediamo subito perché presentando lo schema di partenza relativo.

I) 4000c + 1000v + 1000pv =6000 (mezzi di produzione)

II) 1500c+750v+ 750pv =3000 (mezzi di consumo)

5500c + 1750v + 1750 pv=9000

In questo caso l'identità si realizza soltanto se 500pv della prima sezione vengono risparmiati e destinati all'acquisto di nuovo capitale costante e variabile che si distribuisce nelle due sezioni. In altri termini non può aversi accumulazione se la somma v + pv della sezione in cui si producono mezzi di produzione non è superiore al valore del capitale costante impiegato nella sezione in cui si producono beni di consumo.

Incontriamo a questo punto le domande che si pone la Luxemburg: "Per chi avviene la riproduzione allargata? E chi realizza il plusvalore?" Devo fare un inciso e chiarire subito che ciò che andrò a sviluppare contiene abbreviazioni che rendono grave torto alla possanza teorica di Rosa ma che sole rendono possibile serrare in un perimetro tematico ragionevole argomentazioni altrimenti sterminate e inaffrontabili in questo contesto.

Pongo allora la risposta sintetica della Luxemburg alle domanda suddescritte"...la domanda la quale provoca l'allargamento della riproduzione totale è una domanda esterna alla società capitalistica, non proveniente né da proletari né da capitalisti: chi realizza il plusvalore è questa domanda esterna, qualunque essa sia".

Il problema non si pone nella stessa forma in tutti gli stadi di sviluppo del capitalismo che possiamo ricondurre a tre: 1) intorno al capitalismo sussiste un'economia naturale in cui tutto ciò che è prodotto è consumato; 2) il modello dell'economia feudale; l'economia mercantile espressa dalla formula M-D-M che ancora oggi sopravvive seppure su scala ristretta.

L'accumulazione del capitale avviene mediante la lotta contro l'economia naturale che nulla chiede oppure offre al capitalismo, completamente rinchiusa in se stessa e pertanto deve essere sostituita con un'economia mercantile per il capitalismo. Si deve realizzare l'obiettivo dell'instaurazione di un rapporto in cui il capitalismo possa trarre dall'ambiente sociale ed economico storico ricchezze nuove per proseguire la sua accumulazione anche dal punto di vista fisico: nuove materie prime, nuove forze di lavoro.

Come si realizza questo obiettivo? Non certo con la superiorità del sistema capitalistico che finisce per imporsi da sé come preconizzano i suoi apologeti, mentre in realtà la sua realizzazione è resa possibile soltanto distruggendo e rovinando intere società secolari.

La questione viene affrontata da Rosa nel capitolo titolato: "Le condizioni storiche dell'accumulazione" ove - vado a citare alcuni passi fondamentali nell'ordine del discorso - (pagina 427) si afferma: "Ma scopo della produzione capitalistica non è l'uso, il consumo dei prodotti, è il plusvalore, l'accumulazione. Il capitale ozioso non trovava possibilità di accumulazione in patria, mancandovi la richiesta di prodotti addizionali: ma all'estero, dove la produzione capitalistica non si è ancora sviluppata, una nuova domanda si è determinata in strati non-capitalistici, o la si determina con la forza. ...L'essenziale è che il capitale accumulato nel vecchio paese trovi nel nuovo una rinnovata possibilità di produrre plusvalore e realizzarlo, cioè di continuare l'accumulazione. ...I nuovi paesi abbracciano estesi territori ad economia naturale che assumono così il carattere di un'economia mercantile semplice, o ad economia mercantile semplice che si trasformano in senso capitalistico. ...Il ruolo dei prestiti esteri e dell'investimento del capitale in azioni ferroviarie e minerarie estere costituisce dunque la migliore illustrazione critica dello schema dell'accumulazione in Marx. ...In Inghilterra erano allora presenti tutti i presupposti materiali del l'accumulazione... e tuttavia l'accumulazione vi era impossibile, perché l'Inghilterra e i suoi tradizionali acquirenti non avevano bisogno di ferrovie, e non sentivano la necessità di sviluppare ulteriormente le loro industrie. Solo l'apparizione di un nuovo territorio con grandi estensioni a coltura non-capitalistica apre al capitale una prospettiva di consumo allargato e gli rende possibile l'accumulazione, la riproduzione su scala più vasta. Chi sono dunque, questi nuovi consumatori? Chi paga in ultima istanza i prestiti esteri e realizza il plusvalore delle imprese capitalistiche con essi fondate? La classica risposta è data dalla storia dei prestiti internazionali in Egitto".

La vicenda cui fa riferimento la Luxemburg la presenterò in sequenza cronologica di taglio cronachistico, essendo il testo molto ricco di dati e cenni sia economici che storico-sociali ben intrecciati tra loro tali da renderne ardua una resa compendiosa.

Tre serie di fatti strettamente connessi caratterizzano la storia interna dell'Egitto nella seconda metà del secolo XIX: investimenti in grande stile di capitali, aumento vertiginoso del debito pubblico, sfacelo dell'economia contadina. Precedente al 1840 esistenza di rapporti sociali ed economici primitivi, lavoro servile.

1840 - Mohammed Ali creatore del moderno Egitto fa comprare dallo Stato ai fellahin l'intero raccolto annuo per rivenderlo poi agli stessi a prezzi maggiorati, prescrivendo altresì ai contadini la coltivazione del cotone e della canna da zucchero. Sul cotone e sulla canna da zucchero lo Stato deteneva il monopolio e quindi i prodotti erano venduti solo a questo che a sua volta li rivendeva. Con tali metodi in Egitto fu introdotto il commercio.

1845 - Si iniziò la costruzione della grande diga di Kaliub sul Nilo che inghiotti 50 milioni di marchi, la prima delle grandi imprese capitalistiche in Egitto che si estero poi all'irrigazione, alle vie di comunicazione, la cui opera più importante e fatale fu il canale di Suez che mise al collo dell'Egitto il cappio della finanza europea, la coltivazione del cotone la produzione dello zucchero. Per il presunto beneficio dell'apertura del canale di Suez, l'Egitto si impegnò a fornire a titolo gratuito il lavoro servile di ventimila contadini e a rilevare il 40% del capitale azionario della Compagnia di Suez, operazione che fu alla base del gigantesco debito pubblico egiziano.

Lo sconvolgimento più profondo fu però provocato dalla coltivazione del cotone, a seguito della domanda enormemente aumentata in conseguenza della guerra di secessione americana, che sconvolse l'intera tecnica della tradizionale agricoltura egiziana: Si rese necessaria l'importazione dall'Inghilterra e dalla Francia di enormi quantità di macchine a vapore, pompe centrifughe e locomobili, imponendo una estrema tensione alla forza lavoro egiziana di cui lo Stato poteva disporre in maniera illimitata. Ancora va ricordata l'importazione di apparecchi per la sgranatura del cotone e le presse per il suo imballaggio. Grandi patrimoni affluirono nelle banche di Alessandria e del Cairo.

1865 - Pace negli Stati Uniti e crak della speculazione cotoniera con il prezzo del cotone che cadde in pochi giorni da 27 pence la libbra a 6 pence.

1866 - Ismail Pascià si lanciò in una nuova speculazione: la produzione dello zucchero da canna tentando di far concorrenza agli Stati Confederati, che avevano perduto i loro schiavi, col lavoro servile dei fellhain egiziani. Seconda rivoluzione dell'agricoltura egiziana.

1868 - Furono ordinati in Inghilterra e in Francia 18 giganteschi zuccherifici; vecchi aratri a vapore del periodo del cotone giacevano abbandonati e andavano in pezzi, cento nuovi ne furono ordinati per la coltivazione della canna da zucchero. Migliaia di contadini furono mobilitati nelle piantagioni mentre si andava costruendo una poderosa rete di ferrovie, di teleferiche, di locomotive: tutto fu monopolizzato dal capitale inglese.

1873 - Si prese atto che le forniture erano insufficienti, la maestranza incapace, si succedettero i fallimenti chiudendo così il periodo delle grandi imprese capitalistiche dell'Egitto.

Rosa Luxemburg. "Chi fornì i capitali per queste imprese? I prestiti esteri ". Ne elenco alcuni:

1862 - Said Pascià accettò il primo prestito che ammontava nominalmente a 66 milioni di marchi.

1864 - Ismail contrasse un prestito di 114 milioni nominali al 7%che fu consumato in un anno tra 67 milioni dati alla Compagnia di Suez come indennizzo e il resto nei gorghi dell'episodio cotoniero.

1868 - II debito, anche in seguito ad altri prestiti, oscillava intorno ai 600 milioni; per consolidarlo fu lanciato un prestito di 238 milioni nominali al 7% , intermediaria la Banca Oppenheim.

1874 - Tentativo fallito di un nuovo prestito; i titoli egiziani erano quotati al 54% del loro valore nominale. Dalla morte di Said Pascià il debito pubblico complessivo era salito da 3.293.000 sterline a 94.110.000. Si era alla vigilia del crollo.

A prima vista tutta la vicenda sembra svolgersi alla luce della follia: un prestito segue l'altro , gli interessi sui vecchi debiti sono pagati con nuovi prestiti, le gigantesche ordinazioni dell'industria francese ed inglese sono pagate con capitali presi a prestito a francesi ed inglesi.

Ma in realtà le invettive europee sul malgoverno di Ismail, nascondevano i favolosi e incredibili affari che il capitale europeo fece in Egitto.

Vediamo come. Innanzi tutto ogni prestito rappresentava una speculazione in cui da un quinto ad un terzo del valore nominale dei prestiti rimaneva nelle mani dei banchieri europei. Ma gli interessi dovevano comunque essere pagati e il denaro veniva dallo stesso Egitto e la sorgente erano i fellahin, i contadini egiziani che come abbiamo già visto prestavano pressoché gratuitamente la loro forza-lavoro, dalla costruzione della diga sul Nilo a Kaliub al canale di Suez, dalla costruzione delle ferrovie all'impiego forzato nelle piantagioni di cotone come negli zuccherifici, ovunque sottoposti al più feroce sfruttamento.

L'economia contadina fornì non soltanto terra e forza -lavoro: fornì anche il denaro attraverso un sistema fiscale che, sotto la pressione dell'economia capitalistica, applicò le manette ai fellhain. E tanto più aumentava l'indebitamento verso il capitale, tanto più stretti si facevano i giri di vite sull'economia contadina. Le conseguenze furono lo spopolamento dei villaggi e l'abbandono dei campi lasciati incolti per sfuggire alle imposte. Ai fellahin era stata succhiata l'ultima goccia di sangue: lo Stato egiziano aveva esaurito la sua funzione di sanguisuga al servizio del capitale europeo; era perciò diventato superfluo. IL Khedivè Ismail fu licenziato: il capitale poteva procedere alla sua liquidazione.

A questo punto entrano in campo le commissioni inglesi per il "risanamento" delle finanze dell'Egitto tentando di consolidare i debiti; nell'ottobre del 1878 i rappresentanti dei creditori europei sbarcano in Egitto, istituendo un controllo inglese e francese sulle finanze statali, levando

così nuovi balzelli e gravami, finché gli interessi , il cui servizio era stato sospeso nel 1876, ricominciano ad essere corrisposti. A questo punto i diritti e le pretese del capitale europeo diventano il centro di gravità della vita economica, la preoccupazione del sistema finanziario egiziano. Nel 1882 rivolte delle masse e dell'esercito egiziano provocano l'intervento delle truppe inglesi in Egitto. Gli inglesi suggellano in tal modo la serie delle grandi imprese capitalistiche con la sottomissione del paese e la liquidazione dell'economia contadina ad opera del capitale europeo.

Appare dunque chiaramente che l'apparente assurdità in forza della quale ordinazioni egiziane erano pagate col capitale europeo prestato e gli interessi pagati con un nuovo prestito era in realtà un rapporto perfettamente razionale dal punto di vista dell'accumulazione capitalista. Detto altrimenti e in conseguenza di quanto si è seppure a volo di uccello esaminato: l'economia contadina fu divorata dal capitale europeo ed enormi estensioni di terra, innumerevoli forze-lavoro e una massa ingente di prodotti furono trasformate, in definitiva in capitale europeo, e accumulate. Ma al contempo accanto alla rovina dell'economia contadina, appare la nascita del commercio e la creazione delle sue premesse nella tensione delle forze produttive del paese. Due dati a conforto: la rete ferroviaria passò, sotto Ismail, da 410 a 2020 chilometri, le esportazioni che nel 1861 ammontavano a 89 milioni di marchi balzano nel 1864 a 288milioni.Chiudo con una citazione di Rosa "Mentre gli stati orientali compiono con ansia febbrile il loro passaggio dall'economia naturale all'economia mercantile semplice e da questa a quella capitalistica, il capitale internazionale li divora, perché, senza venderglisi, essi non possono portare a termine la propria rivoluzione interna".

L'esempio tratto dall'Accumulazione del capitale" potrebbe ben essere esteso ad altri paesi: la generalizzazione dei rapporti di produzione capitalistici è disseminata di macerie. Il plusvalore non solo non è realizzabile all'interno della società capitalistica, ma la sua stessa capitalizzazione esige lo sfruttamento di tutte le risorse materiali del globo. Tuttavia con l'estensione del capitalismo su scala mondiale la capitalizzazione del plusvalore diventa sempre più difficile stante la penuria di nuove fonti di materie prime e di forza lavoro. D'altra parte la crescente composizione organica del capitale avviene sotto forma di materie prime che possono venire dal di fuori ma anche di un macchinario che può essere prodotto solo in rapporti di produzione altamente capitalistici, che invece per la realizzazione del plusvalore dipendono da un ambiente extra capitalistico. Donde la lotta tra i paesi capitalistici per la divisione dell'ambiente extracapitalistico, per il dominio imperialistico del mondo. Il capitalismo reca in sé la tendenza ad espandersi in tutto il mondo e a soppiantare tutte le altre forme economiche ma al contempo non può esistere singolarmente, senza altre forme economiche; perciò mentre tende a divenire forma economica assoluta su scala mondiale, s'infrange contro la sua incapacità intrinseca ad essere forma

mondiale di produzione recando in questa contraddizione la necessità storica obiettiva del tramonto del capitalismo. In Rosa era ben radicata l'idea che il socialismo sarebbe diventato certezza solamente se fosse stato possibile dimostrare che il capitalismo crollava per le contraddizioni ad esso immanenti. Se si concede al capitalismo la possibilità illimitata di accumulazione, se ne ammette anche la sua illimitata vitalità, quindi la necessità storica obiettiva del socialismo discende dall'impossibilità obiettiva del capitalismo ad un certo grado del suo sviluppo. Il che non vuol dire che occorra aspettare che il capitalismo nella sua espansione mondiale distrugga se stesso: ciò che la Luxemburg individua è la tendenza storica, tanto più forte quanto più prolungata nel tempo; la lotta rivoluzionaria del proletariato può abbreviarla e, se vittoriosa, troncarla di netto alla scala mondiale.

Oggi il capitalismo non può fare a meno di distruggere i vecchi rapporti sociali di cui le borghesie locali non sono ormai che l'impotente riflesso. È una sua necessità, che ha conseguenze fondamentali sui centri mondiali imperialistici, ne denuncia la fase altamente contraddittoria per le strutture stesse del capitale. Oggi gli Stati Uniti hanno preso il posto dell'Inghilterra ma in un contesto differente da quello di un capitalismo in espansione: il capitale esistente è alla ricerca spasmodica di campi d'investimento e quindi emigra, riportando il profitto al luogo di partenza. Ma la storia - penso a quanto detto sulla Luxemburg a proposito delle condizioni oggettive del socialismo - non si svolge secondo la volontà degli uomini bensì secondo determinazioni materiali e allora gli Stati Uniti, come l'Inghilterra, saranno costretti a mettere in pericolo la loro ricchezza acquisita, proprio nel tentativo di aumentarla e conservarla. L'imperialismo americano non è eliminabile dalla lotta di altri avversari per quanto potenti in futuro. Ciò è dettato dalle condizioni storiche e fisiche, contrastabili soltanto dalle contraddizioni interne dello sviluppo americano. Non mi diffondo nel dettaglio che si può leggere ne "II prezzo della supremazia" in N+1. Proporrò invece un' ultima osservazione: dalla definitiva sconfitta delle borghesie concorrenti che vagheggiavano gli Stati uniti d'Europa in grado di fare concorrenza all'America, il Capitale si è forgiato un potente strumento di dominio, l'imperialismo americano, apparato regolatore per il capitalismo globale, che attraverso gli appositi istituti ha legato a sé le borghesie del mondo. Ma ritroviamo così la contraddizione dell'imperialismo egemone che è costretto dalla sua necessità di capitalizzazione a finanziare il resto del mondo, vivendo della condizione di "rentier"* si staglia il prezzo (penso ancora a Rosa) finanziamento a termine (incognito) delle condizioni (conosciute) che uccideranno il capitalismo.

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
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f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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