Le zone economiche chiave nella storia della Cina

Cari compagni,

prima di tutto la Cina. Il libro che sto leggendo (un po’ lentamente, a dire il vero, non perché non sia interessante, ma perché sono un po’ impegnato) si intitola Le zone economiche chiave nella storia della Cina, di Chi Ch’ao-Ting, edito da Einaudi nel 1972. È una storia dei lavori pubblici per il controllo delle acque. Molto interessanti sono però soprattutto i brevi riassunti di un certo periodo della storia cinese che si trovano a mo’ d’introduzione al capitolo che tratta dei lavori pubblici di quel periodo, che non sono di Ch’ao-Ting ma della curatore David Mamo.

Questi lavori pubblici furono trascurabili prima dell’inizio dell’età del ferro, che data in Cina alla metà del primo millennio a.C. Prima di quest’epoca troviamo che il regime terriero è organizzato secondo il sistema dei "campi pozzo" (in cinese "ching-t’ien"): "ogni appezzamento di terreno del feudo era diviso in tanti campi coltivati dai contadini (i quali vivevano in uno stato di completo asservimento al signore feudale), con al centro un campo di proprietà del feudatario, che i contadini-servi dovevano coltivare gratuitamente per il loro padrone. Tutti i campi, di proprietà del signore, erano così divisi in ‘privati’, il cui usufrutto costituiva il mezzo di sussistenza dei servi, e in ‘pubblici’, il cui raccolto spettava al signore feudale. Lo stato era organizzato in una specie di confederazione di feudi, con a capo i signori di Chou". Questo nell’introduzione a un capitolo. Nel capitolo vero e proprio, invece: "Il cosiddetto ‘campo privato’, che veniva assegnato al servo, non è per nulla da considerarsi alla stregua della proprietà privata nel senso moderno del termine. Analogamente a quanto accadeva per i servi medievali in Europa, i servi della Cina antica possedevano la terra solamente a titolo di usufrutto, in cambio di determinati servigi che rendevano al signore feudale –principalmente la coltivazione dei campi pubblici e il servizio militare. Il ‘campo pubblico’ somiglia moltissimo al regime del dominio fondiario (estate in land, o demesne) dell’Inghilterra medievale. In realtà, sia i campi ‘privati’, sia quelli pubblici erano di proprietà del signore feudale. […] Il ‘ching-t’ien’, come il maniero e le terre circostanti della civiltà europea, era evidentemente la più piccola unità amministrativa ed economica della gerarchia feudale". I contadini erano incatenati alla gleba. "’I campi di un distretto sono tutti all’interno dell’unità del Pozzo. I contadini appartenenti a quest’ unità territoriale si scambieranno amichevolmente dei piaceri tra loro, andando avanti e indietro per il territorio, si aiuteranno l’un l’altro alternandosi alla sorveglianza e alla guardia, e si soccorreranno in caso di mallattia’. I ‘ching-t’ien’, come si può ben vedere, erano unità di produzione agricola assai ben organizzate ed economicamente autosufficienti, una specie di comunità di villaggio, le cellule che costituivano la base strutturale della società feudale". Lo stato dei Chou non doveva essere quindi molto diverso dallo stato degli Incas, dove al posto del "ching-t’ien" troviamo invece l’"ayllu" (si veda a questo proposito il libro di Murra che mi avete consigliato a Torino, quello che avete anche voi).

Da cosa furono spezzati questi antichi rapporti sociali? Secondo la trita ma essenziale formuletta marxiana dallo sviluppo delle forze produttive. "Il periodo dei Regni Combattenti (481-255 a.C.) vide una tremenda rivoluzione tanto tecnica quanto sociale che finalmente condusse la Cina nell’epoca successiva, il periodo semifeudale, o imperiale, della sua storia. […] L’inizio dell’età del ferro, l’uso del bue per l’aratura, l’applicazione sempre più frequente del concime animale come fertilizzante, e la conseguente crescita fenomenale della produttività del lavoro agricolo, danneggiarono l’antico sistema agrario, e diedero vita gradualmente a un regime di proprietà privata della terra. […] L’aumento della produttività del lavoro e la fine del sistema ‘ching-t’ien’ spazzò via dai campi un gran numero di contadini-servi. […] In tal modo, la rivoluzione del sistema agrario creò le condizioni per una mobilitazione su larga scala di lavoro forzato, e rese possibile la costruzione di imponenti opere pubbliche per il controllo delle acque". Queste opere furono utilizzate dagli stati feudali in lotta come armi nei loro conflitti. Le dighe servivano a bloccare i rifornimenti idrici ai regni avversari, i canali invece per il trasporto di viveri per l’esercito. Alla fine fra le dinastie in lotta, vinse quella Ch’in, favorita dalla posizione geografica dei suoi domini, situati su terre propense all’agricoltura (la regione del loess e il bacino centrale dello Huang Ho), sotto il cui dominio la Cina viene unificata e le strutture feudali gradualmente eliminate. "Ma le riforme, cito ancora un’introduzione di capitolo, sono troppo drastiche: esse si scontrano violentemente con gli interessi della classe feudale superstite e parallelamente danneggiano in modo grave la classe contadina che in seguito alla riforma agraria resta violentemente privata di quella base minima di risorse che le era garantita dall’economia di sussistenza dell’epoca feudale". Le rivolte portano al potere la dinastia Han (207 a.C.). Tra il 9 e il 23 d.C. si situa l’interregno di Wang Mang, caratterizzato da gravi tensioni sociali. La seconda dinastia Han non seppe risolvere tali tensioni: "da un lato, la liberalizzazione della proprietà terriera favorisce il continuo sviluppo del latifondo e di conseguenza il depauperamento progressivo della media e piccola proprietà terriera (contadini proprietari di piccoli fondi). Dall’altro, il crescente potere politico dei grandi clan e della corte imperiale provoca una crisi profonda all’interno della classe impiegatizia". Proprio a causa di queste tensioni verso il 220 d.C. l’impero della seconda dinastia Han si sfaldò.

Al più presto, speriamo, la seconda puntata.

Ora una breve domanda. Nell’introduzione su MIA del programma del Parti Ouvier -la cui prima parte (quella in cui si dice "…il suffragio universale, il quale verrà trasformato, dallo strumento di inganno che è stato finora, in strumento d'emancipazione") fu dettata dallo stesso Marx, mentre le due successive, riguardanti le richieste minime in campo politico ed economico, furono redatte da Marx assieme a Engels, Lafargue e Guesde- si dice:

"Dopo che il programma venne accettato, però, crebbe, tra Marx ed i suoi sostenitori francesi, un contrasto riguardo l'intento del programma minimo. Laddove Marx giudicava questo come un mezzo pratico di agitazione formato obiettivi raggiungibili all'interno della struttura capitalista, Guesde espresse un punto di vista assai differente: "non dando credito alla possibilità di poter ottenere tali riforme dalla borghesia, Guesde le considerava non come un programma di lotta pratico, ma semplicemente [...] come un'esca con la quale allontanare gli operai dal radicalismo". Il rifiuto di concedere tali riforme avrebbe, secondo Guesde, "liberato il proletariato" dalla sua ultima illusione riformista, convincendolo dell'impossibilità di evitare un '89’ operaio". Accusando Guesde e Lafargue di "mercanteggiamento rivoluzionario" e di negazione del valore della lotta riformista, Marx fece la famosa osservazione che, se la loro politica rappresentava il marxismo, "Tout ce que je sais, c'est que je ne suis pas Marxiste" ("Tutto quel che so, è che non sono marxista")".

Ma questo Guesde era dunque un rivoluzionario radicale che si contrapponeva a Marx riformista? Allora perché si dice che il programma era da lui visto "come un'esca con la quale allontanare gli operai dal radicalismo"?

Tanti saluti a tutti e a presto

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