E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

n+1 | QuinternaLab

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando due articoli pubblicati sull'edizione del 28 luglio di The Economist dedicata alla nuova via della Seta cinese: la Belt and road initiative (BRI).

Nel primo articolo, "China's belt-and-road plans are to be welcomed-and worried about", viene evidenziato il fatto che il progetto si configura come qualcosa di più rispetto ad una rete stradale e navale da e verso Pechino. Anche se per ora non sono chiare le strategie di investimento sia in termini di cifre sia per quanto riguarda le rotte commerciali e i relativi accordi bilaterali, la Cina descrive la BRI come un piano globale, programmando la costruzione di una "Pacific Silk Road" verso l'Oceano Pacifico, di una "Via della seta sul ghiaccio" attraverso l'Oceano Artico, e di una "Via della seta digitale" nel cyberspazio. "I paesi desiderosi dei finanziamenti cinesi", scrive The Economist, "accolgono il progetto come fonte di investimenti nelle infrastrutture tra Cina ed Europa, passando per Medio Oriente ed Africa. Quelli che temono la Cina lo vedono invece come un sinistro piano teso a creare un nuovo ordine mondiale in cui il Dragone è il potere preminente." "La BRI rappresenta", conclude l'articolo, "un motivo in più per l'America per rimanere in Asia". La Cina tenta di espandere maggiormente la sua sfera d'influenza e lo fa a partire proprio da quell'heartland (il cuore del mondo) che, secondo la teoria del geografo e diplomatico inglese H. Mackinder, è essenziale per chiunque voglia prendere il controllo del pianeta.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando la recente intervista rilasciata da Davide Casaleggio a La Verità.

Le dichiarazioni del figlio di Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 Stelle insieme a Beppe Grillo, hanno suscitato un certo scalpore nell'ambiente politico date le prese di posizione riguardo agli istituti democratici: "Tra qualche lustro faremo a meno dei parlamenti... I modelli novecenteschi stanno morendo, dobbiamo immaginare nuove strade e senza dubbio la Rete è uno strumento di partecipazione straordinario."

E ancora, sulla disaffezione dei cittadini verso la "politica", dice:

"La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile."

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2018

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 14 compagni collegati da diverse località, si è soffermata sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America.

Le grandi testate giornalistiche ci raccontano di un Paese spaccato in due. Da un lato ci sono i sostenitori di Hillary Clinton, l'attuale segretario di Stato appoggiato dall'establishment e da Hollywood, e dall'altro quelli di Donald Trump, candidato dal linguaggio diretto ("Make America great again") che sa andare alla pancia degli elettori e che rappresenta l'unica vera novità.

In un paese in declino, che sta perdendo il ruolo di potenza di traino del capitalismo, dove la disoccupazione è a livelli record, l'industria arranca e il bisogno di un cambio di rotta si fa sempre più forte, anche l'esito di un'elezione potrebbe essere la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Chiunque sarà il vincitore - o la vincitrice, dato che tutti i sondaggi danno come favorita la candidata democratica - dovrà infatti misurarsi con sfide gigantesche. Gli attori politici che si agitano sul palcoscenico della storia sono secondari rispetto alla dinamica in atto: la crisi di valorizzazione, la guerra di tutti contro tutti, i fatti del Medioriente, ecc., sono tutti questi elementi a influenzare le scelte degli elettori.

La relazione, divisa in due parti, ha trattato nella prima la genesi e la formazione della politica partendo dalle forme embrionali dello stato comunale fino alla costituzione dello stato nazionale, attraverso il passaggio della rivoluzione borghese e lo sviluppo del modo di produzione capitalista. La seconda si è incentrata sull'uso di questa categoria nella storia del movimento operaio e delle sue correnti.

Siamo partiti dalla socialdemocrazia tedesca, analizzando alcuni tra i più rappresentativi scritti di Bernstein e di Kautsky per evidenziare:

  1. la crescente autonomia dei fattori ideologici (etici, morali, politici) rispetto alla struttura economica;

  2. assenza del determinismo storico;

  3. peso crescente dell'azione elettorale come strumento per la conquista del potere politico;

  4. conquista del potere politico e non distruzione dello stato borghese;

  5. la democrazia intesa, al contempo, come mezzo e scopo.

Pubblicato in Materiale storico

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata dalla notizia dell'arrivo della sonda New Horizons a circa 12500 km dalla superficie di Plutone. Il sorvolo ravvicinato del corpo celeste da parte della navicella della Nasa rappresenta una nuova conferma di quanto previsto dalla nostra corrente durante l'epopea della presunta conquista dello spazio, quando le opposte propagande di Usa e Urss mostravano immagini di uomini scafandrati in orbita. Già allora era evidente che gli astronauti potevano essere "risparmiati" e sostituiti da macchine capaci. Da allora i robot spaziali hanno studiato minuziosamente il sistema solare, e alcuni ne sono addirittura usciti continuando a inviare segnali. Ne è prova strabiliante la sonda Voyager 1 che, lanciata nel 1977, è riuscita a superare il campo di attrazione gravitazionale del sistema solare e continua a tutt'oggi a mandare segnali alla Terra dallo spazio interstellare. Nel capitalismo ogni merce è prodotta per far quattrini e gli aggeggi spaziali non possono esimersi dal rappresentare il mondo delle merci; tuttavia l'ascesa della forza produttiva sociale è continua (anche le esplorazioni spaziali sono un prodotto della specie) e le rivoluzioni esplodono proprio perché i rapporti di classe si tramutano ad un certo punto in ostacoli di fronte all'accresciuta dotazione tecnologica.

Rimanendo nel campo dell'innovazione tecnologica, suscita molto interesse il lancio di Windows 10, il nuovo sistema operativo di Microsoft che verrà distribuito a partire dal 29 luglio. Il ceo Satya Nadella ha dichiarato: "L'ecosistema rende Microsoft unica. Le tecnologie e i modelli di business vanno e vengono ma l'ecosistema rimane costante". Definita dagli esperti una "rivoluzione", il nuovo SO prevede, oltre a soluzioni per facilitare e ampliare il business-to-business, migliori interazioni tra utente e pc tramite la Cortana Analysis Suite, un programma per l'assistenza e il riconoscimento vocale che da semplice recettore di comandi diventa capace di auto-apprendere e trasformare dati in azioni intelligenti.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 16 compagni.
Le manifestazioni che spesso sfociano in guerriglia urbana sono innumerevoli e ormai si fatica a tenerne il conto. Negli ultimi giorni ci sono stati scontri a Burgos, in Spagna, dove la protesta è iniziata per motivi legati alla costruzione di un parcheggio nel quartiere di Gamonal, ma è andata ben presto oltre le motivazioni iniziali coinvolgendo nella lotta altre città spagnole. Ad Amburgo, la protesta per lo sgombero di un centro sociale che aveva costretto le autorità all'istituzione del coprifuoco in una zona centrale della città tedesca, è rientrata dopo giorni di tafferugli e manifestazioni.

Proprio in questi giorni, pensando sia alla critica marxista del "principio democratico" che ad alcuni borghesi democratici ormai giunti a scrivere contro questo che è soltanto più un mito, mi chiedevo se è corretto dire che l'America, l'Italia, ecc. sono paesi democratici. A parte le forme esteriori, dopo il fascismo non c'è stato un ritorno alla democrazia, bensì un ulteriore accentramento dei poteri economici e politici sia a livello nazionale che, soprattutto, mondiale. È un po' quello che si dice anche nella rivista in diversi articoli, riprendendo le tesi del dopoguerra scritte dalla Sinistra Comunista "italiana". I politici di destra e di sinistra (peggio ancora quelli extra-parlamentari), che tanto si riempiono la bocca con il termine "democrazia" e la difendono nei fatti, non fanno altro che mistificare l'essenza reale della nostra società, che è soggezione completa al Capitale, assenza assoluta di libero arbitrio rispetto alle sue esigenze. Lo so bene che la democrazia non è mai esistita e neppure è possibile, come già aveva rilevato Rousseau, ma a questo punto domando: è proprio corretto dire, com'è detto in alcune vostre corrispondenze, che la vera democrazia d'oggi è quella americana? È ancora corretto parlare di democrazia nel 2005, pur sottolineandone l'accezione mitica, irreale, dell'avversario?

Pubblicato in Doppia direzione

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

f6Dedicato a Karl Marx
f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
f6Governicchio

Leggi la newsletter 229
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email