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n+1 rivista n°45

Editoriale

Fine della preistoria umana

Articoli

Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
Brexit

Doppia direzione

Il nome e l'ombra

 

Appuntamenti

21/23

Giu

74° incontro redazionale, Torino
Temi: - Sul filo del tempo e dello spazio, - La dottrina sociale della Chiesa, - Nessuno strumento produttivo è definitivo, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

16

Giu

Incontro: "Robotica e valorizzazione"
c/o Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo, via del Suffragio 18 (VT) - ore 16.30

24

Mag

Conferenza: "Coabitare americano"
Le Intentional Community e i Common Interest Development degli Stati Uniti coinvolgono da 40 a 60 milioni di persone, a seconda di come si adoperano i dati statistici. Una lettura non convenzionale del fenomeno - sede di Torino ore 21

n+1 | QuinternaLab

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata riprendendo la questione spaziale. Nel corso degli anni '50 e '60 la nostra corrente è stata netta nei confronti del tripudio per l'inizio della "conquista dello spazio":

"La meravigliosa macchina che sparò l'uomo sulla Luna fu il risultato della vera legge dell'economia politica: il caso, cui si cerca di ovviare inventando ingegnosi rattoppi, ovvero prendendo provvedimenti a posteriori e fissandoli poi arbitrariamente nella forma di leggi. Prima agiscono poi pensano, diceva Bordiga; come fanno tutti gli uomini in quanto molecole sociali, senza avere coscienza che nelle pieghe della società esiste già, nella produzione organizzata secondo un piano, un'intelligenza collettiva in grado di rovesciare la prassi." (Scienza e rivoluzione, Quaderni di n+1).

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è iniziata con alcune osservazioni sulla (in)capacità dell'attuale modo di produzione di rispondere a situazioni di emergenza causate da terremoti o altre catastrofi.

In Italia centrale la messa in sicurezza delle zone sconvolte dallo sciame sismico richiederebbe un massiccio impiego di risorse che il capitalismo italico non può e non vuole utilizzare; a differenza della realizzazione di grandi opere, una serie di interventi diffusi di manutenzione non genera grandi profitti. Oltre agli edifici lesionati dalle ultime scosse di terremoto, sono numerosi in tutto il Paese gli stabili, costruiti negli anni '60-'70, che mostrano i segni dell'incuria e che andrebbero al più presto ristrutturati, dato l'elevato rischio sismico cui è soggetta la penisola.

Nel capitalismo anche le migrazioni si trasformano in una situazione di emergenza. Nella società futura lo spostamento degli uomini avverrà in maniera completamente diversa, razionale e organizzata. Se un individuo potrà la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame unendo interesse particolare e interesse comune, altrettanto "mobili" saranno la società e le attività dell'uomo legate ad essa.

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata commentando alcuni dati sullo spreco di cibo a livello mondiale e nazionale.

Secondo la Fao oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno, cioè circa 1,3 miliardi di tonnellate, finisce al macero. Lo sciupìo capitalistico non è lo spreco immediato affrontato moralmente dalla borghesia, ma il modo di essere del sistema. Il cibo è una percentuale piccolissima rispetto a quanto il capitalismo dilapida in energie sociali, basti immaginare che nella produzione di cereali e nel relativo calcolo delle energie impiegate nel processo, bisogna far rientrare il trattore, la produzione dell'acciaio per costruirlo, il combustibile necessario ecc., se ne deduce che l'indice EROEI è completamente negativo. Lo spreco fisico nella catena alimentare è da confrontare non tanto con lo spreco consumistico immediato, ma con una società senza dissipazione, da "Scienza economica marxista come programma rivoluzionario":

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le notizie di stampa sulla cosiddetta emergenza immigrazione.

La stazione ferroviaria di Budapest è nel caos, in migliaia si accalcano sui binari in attesa di salire sui treni diretti in Germania. Dopo lo sgombero operato qualche giorno fa dalle forze dell'ordine, i migranti hanno occupato nuovamente la stazione, mentre manifestazioni di solidarietà e sostegno sono state organizzate da alcuni gruppi anti-razzisti nella capitale ungherese e a Vienna.

In queste situazioni bisogna fare attenzione a non confondere la vaga solidarietà interclassista di cui parlano tutti i giornali, con ciò che fa da molla e spinge a scendere in piazza, e cioè la paura di un futuro sempre più incerto. Se l'emigrazione storica era dovuta all'attrazione dei mezzi di produzione esercitata su masse di uomini che vivevano in aree poco sviluppate, adesso questa forza lavoro è diventata sovrappopolazione assoluta e viene espulsa dai paesi di origine, specie dove gli stati sono collassati. L'aumento della produttività rende una parte sempre più consistente della popolazione mondiale assolutamente inutile. Il futuro vedrà quindi - in mancanza di una rete internazionale di lotta che faccia proprio il motto Proletari di tutti i paesi, unitevi! - uno scenario di guerra generalizzata tra le masse impoverite occidentali che stanno perdendo qualcosa, e le masse mobili che hanno già perso tutto.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 17 compagni, è iniziata dal commento di una notizia dal settore energetico.

Il presidente Obama ha posto il veto sull'oleodotto Keystone, 1900 km di tubazioni per trasportare bitume canadese fino alle raffinerie del Golfo del Messico. Il Canada possiede grossi giacimenti a cielo aperto di sabbie bituminose; il petrolio (pesante) che ne viene estratto è lavorato attraverso speciali e costosi processi che richiedono elevati quantitativi di acqua e energia, alzandone perciò il prezzo. E' plausibile che l'opposizione di Obama al progetto nasca dal ritenere poco conveniente, visto il trend petrolifero in corso, la costruzione di un impianto di trasporto per una risorsa che non rende. Comunque, se in futuro il prezzo del greggio dovesse risalire, c'è da scommettere che le lobbies del petrolio avranno la meglio e il Keystone si farà.

Intanto negli USA continua l'estrazione dello shale oil, il petrolio di buona qualità che si ricava dal fracking. Anche questa variante però comporta l'impiego di molta energia.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2015

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, abbiamo discusso dell'articolo di Jeremy Rifkin, The Rise of Anti-Capitalism (L'ascesa dell'anti-capitalismo), pubblicato sul New York Times lo scorso 15 marzo.

Dello scrittore americano, nonché sociologo, attivista ambientale, professore universitario, no global, economista e filosofo, abbiamo scritto sul numero 8 della rivista in una recensione a tre suoi libri: Entropia, La fine del lavoro e L'era dell'accesso. Nel primo testo, del 1980, Rifkin dimostra come ogni economia non sia altro che un sistema di produzione e riproduzione soggiacente al secondo principio della termodinamica e perciò irreversibilmente dissipativo di energia (in termini capitalistici, dissipativo del valore che produce). A questo si aggiunge la tendenza storica del capitalismo, descritta ne La fine del lavoro una quindicina di anni più tardi, a sostituire il lavoro dell'uomo con quello della macchina, determinando un enorme esubero di manodopera.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

"[…] l'amministrazione dell'intervento sulla natura non esiste più in ambito tardo-capitalistico perché la società nel suo insieme soggiace alle esigenze del capitale, sia quello dei singoli che soprattutto quello sociale, anonimo, senza fisico padrone."

L'uragano Haiyan, il ciclone Cleopatra e gli 81 tornado che qualche giorno fa si sono abbattuti contemporaneamente nel Midwest degli Stati Uniti, si inseriscono nel lungo elenco di catastrofi naturali che sempre più frequentemente devastano qualche zona del Pianeta. In queste occasioni, report giornalistici, telegiornali e servizi "speciali" dei media mainstream, non mancano di descrivere le terribili e incontrollabili forze della natura che improvvisamente si "rivoltano" contro gli abitanti della Terra, sconvolgendone la pacifica esistenza.

"Può darsi che io sia irrimediabilmente vecchio e rincoglionito, oppure molti, troppi 'isti', ultra-sicuri di sé, pieni di schemini trincia-realtà, per i quali persino Dio è un loro allievo, troppi di questi, dicevo, non riescono a dire che ovvietà grosse come montagne sulla cosiddetta crisi dell'auto. La cosa pare così enorme che verrebbe da dire, come le nonne insegnano qui da noi in Toscana: 'ma i grulli non vedono l'acqua al mare!'.

Io partirei dalla semplicissima constatazione che di automobili non bisogna costruirne di più, dato che, specialmente in Italia, ce ne sono fin troppe. Il mio dilemma parte invece dal fatto che nessuno parla dell'argomento dal punto di vista comunista, cioè senza cedere alla tentazione di 'entrare nel merito' e quindi abbassarsi a porgere suggerimenti ad Agnelli su come fare 'di più e meglio'. A me sembra che non solo politici e sindacalisti, ma anche ultrasinistri durissimi e purissimi, stiano raggiungendo vertici un tempo creduti inarrivabili di tragi-farsesco attivismo 'partecipativo', nella migliore tradizione corporativa che fu fascista. Ci vorrebbero le severe e pedagogiche parole di un bambino (non a caso, nella favola) per svegliare tutti costoro al grido: 'il re è nudo!'.

Pubblicato in Doppia direzione

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    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°45, aprile 2019

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