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n+1 rivista n°45

Editoriale

Fine della preistoria umana

Articoli

Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
Brexit

Doppia direzione

Il nome e l'ombra

 

Appuntamenti

21/23

Giu

74° incontro redazionale, Torino
Temi: - Sul filo del tempo e dello spazio, - La dottrina sociale della Chiesa, - Nessuno strumento produttivo è definitivo, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

16

Giu

Incontro: "Robotica e valorizzazione"
c/o Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo, via del Suffragio 18 (VT) - ore 16.30

24

Mag

Conferenza: "Coabitare americano"
Le Intentional Community e i Common Interest Development degli Stati Uniti coinvolgono da 40 a 60 milioni di persone, a seconda di come si adoperano i dati statistici. Una lettura non convenzionale del fenomeno - sede di Torino ore 21

n+1 | QuinternaLab

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 16 compagni, è iniziata con la segnalazione di due notizie: 1) in Cina sono nati gruppi di studenti marxisti che partecipano alle lotte operaie e molti sono stati arrestati; 2) in Russia cresce la popolarità di Stalin: secondo alcuni sondaggi, oltre il 30% della popolazione rimpiange il vecchio leader sovietico la cui notorietà ha superato quella di Putin.

Gli uomini sono sempre alla ricerca di punti di riferimento, ma finché non si verificano potenti polarizzazioni sociali che li spingano verso il futuro, rimangono orientati verso il passato. La nostalgia stalinista ne è chiaro esempio. Ciononostante, il futuro agisce sul presente. Basti pensare alla crescente disaffezione verso la "politica": in Italia le recenti elezioni europee hanno registrato un'affluenza alle urne del 56%, dato in calo rispetto al 2014, soprattutto al Sud. La metà degli aventi diritto non va a votare e la classe dominante sembra non farvi caso, impegnata com'è nei calcoli politici post-elettorali. Allo stesso tempo il carisma dei leader politici dura sempre meno: se Renzi dopo quattro anni è stato rottamato, a Di Maio è bastato un anno, e adesso vedremo quanto durerà il nuovo fenomeno Salvini.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2019

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, ha preso le mosse dalla lettera di Elio Franzini, filosofo nonché rettore dell'Università di Milano, a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, intitolata "Studi umanistici e scientifici. La scissione non ha senso".

In realtà, a dispetto del titolo, l'autore afferma che la discussione iniziata negli anni '60 da Charles P. Snow sulla necessità di unificare il sapere scientifico con quello umanistico, è superata, dato che le due culture esistono e che "non si può pensare di ridurre la complessità dei saperi ad artificiosi momenti unitari". Per Franzini, la filosofia ha dunque la preminenza su tutte le altre discipline:

"Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

Ciò che conta è quindi la profondità del pensiero filosofico, le altre discipline servono al massimo ad ampliarne l'orizzonte speculativo. Lo scritto di Franzini fa venire in mente lo scambio epistolare avvenuto qualche anno fa sulle pagine di Repubblica tra Eugenio Scalfari e Alessandro Baricco; il tema della discussione era l'avvento dei nuovi barbari, e mentre il primo difendeva l'importanza degli intellettuali e della cultura classica rivendicando il primato della filosofia rispetto all'emergere dell'intelligenza diffusa e distribuita, il secondo valutava abbastanza positivamente la superficialità barbarica.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2019

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 19 compagni, ha preso le mosse dal commento di un articolo de La Stampa, La globalità del nuovo islamismo. Domenico Quirico, l'autore del pezzo, descrive con queste parole l'elemento che accomuna, secondo la sua esperienza diretta (viene rapito in Siria nel 2013 e tenuto in ostaggio per mesi), i militanti dell'IS:

"[...] ciascuno di loro si sentiva la piccola parte di un tutto, e il tutto era visibilmente una parte di loro. E se fosse questa globalità, psicologica ma anche pratica, operativa, militare, il segreto della loro pestifera potenza, e quello che ci impedisce di capire? Il totalitarismo islamico è, nella sua essenza, senza confini. Li vuole distruggere i confini, le frontiere, le nazioni: un'unica ecumene, quella di Dio. Mentre noi occidentali, laudatori della globalizzazione, in realtà, penosamente, continuiamo a ragionare nei limiti dei vecchi confini nazionali: soprattutto quando sono i nostri."

Dall'11 settembre ho gran soddisfazione nel vedere che ora gli americani hanno paura e sono convinto che la guerra all'Iraq abbia, tra le altre, anche la motivazione di trattenere lontano da casa le forze che loro stessi hanno generato e che potrebbero colpirli di nuovo sul loro territorio. E non è che le cose gli vadano tanto bene in campo militare, dove il soldato "tecnologico" non vede neppure il nemico che massacra, mentre il guerrigliero si espone di persona (perciò non è vigliacco come il primo, come scrisse Susan Sontag). È vero, la situazione sembra senza sbocco, ma da due anni a questa parte il marines muore, come in Vietnam. Ritengo quindi, al di là di chi sia il "terrorista" di turno, che ci sia solo da compiacersi del fatto che gli americani incomincino a provare sulla propria carne le frustrazioni ed i dolori che hanno inflitto per generazioni al mondo intiero senza, dopo la guerra civile, averne a subire le conseguenze. Era ora che qualcuno provasse a colpirli in casa e stanarli, questi imperialisti arroganti e spacconi.

Pubblicato in Doppia direzione

Proprio in questi giorni, pensando sia alla critica marxista del "principio democratico" che ad alcuni borghesi democratici ormai giunti a scrivere contro questo che è soltanto più un mito, mi chiedevo se è corretto dire che l'America, l'Italia, ecc. sono paesi democratici. A parte le forme esteriori, dopo il fascismo non c'è stato un ritorno alla democrazia, bensì un ulteriore accentramento dei poteri economici e politici sia a livello nazionale che, soprattutto, mondiale. È un po' quello che si dice anche nella rivista in diversi articoli, riprendendo le tesi del dopoguerra scritte dalla Sinistra Comunista "italiana". I politici di destra e di sinistra (peggio ancora quelli extra-parlamentari), che tanto si riempiono la bocca con il termine "democrazia" e la difendono nei fatti, non fanno altro che mistificare l'essenza reale della nostra società, che è soggezione completa al Capitale, assenza assoluta di libero arbitrio rispetto alle sue esigenze. Lo so bene che la democrazia non è mai esistita e neppure è possibile, come già aveva rilevato Rousseau, ma a questo punto domando: è proprio corretto dire, com'è detto in alcune vostre corrispondenze, che la vera democrazia d'oggi è quella americana? È ancora corretto parlare di democrazia nel 2005, pur sottolineandone l'accezione mitica, irreale, dell'avversario?

Pubblicato in Doppia direzione

ATTIVITÀ FISIOLOGICA DELLO STATO, REAZIONI DEMOCRATICO-GIURIDICHE E LAVORO COMUNISTA

Crediamo di fare cosa utile nel pubblicare una selezione del materiale circolato dopo l'operazione dei ROS dell'11 luglio. I messaggi sono appositamente mescolati e il lettore saprà trovare da sé i prodotti di un certo milieu pseudorivoluzionario, democratico e resistenziale, partigianesco e integrato, non dissimile da quello che si vorrebbe criticare nei degni eredi di Stalin e Togliatti, oggi omologati al centro e perfettamente intercambiabili con il pattume destrorso. Non c'è nulla di comunista nei luoghi comuni che non escono dalla logica borghese del diritto, come non c'è nulla di razionale in una borghesia che ha terrore del suo stesso terrore e crede di esorcizzarlo incolpando fantasmi creati ad hoc.

Pubblicato in Doppia direzione

GENOVA G8, LUGLIO 2001

Pubblichiamo una selezione di lettere e materiali altrui sui fatti di Genova, ricevuti o segnalati dai nostri lettori. La nostra valutazione è in un'altra pagina.

1) Predicare in un modo e razzolare in un altro

[...] Respingiamo una rappresentazione astratta e mitologica della "globalizzazione". La globalizzazione che noi combattiamo non è né la dimensione mondiale dell'economia né un'entità "metafisica". E' il capitalismo internazionale entro il processo storico della ricomposizione capitalistica dell'unità del mondo dispiegatasi dopo l'89. Imperialismo non è termine ideologico o invecchiato. E' il dominio del capitale sulla società internazionale che oggi ripropone in forme nuove i suoi tratti storici (parassitismo finanziario, concentrazioni monopolistiche, saccheggio dei Paesi poveri, militarismo) ma anche le sue contraddizioni insolubili: prima fra queste la lotta tra le grandi potenze per la spartizione del pianeta, ripresa su larga scala dopo il crollo dell'URSS e dello stalinismo. Il movimento deve riconoscere con chiarezza nell'imperialismo il proprio avversario e ciò significa assumere come avversario ogni potenza imperialistica: non solo l'imperialismo americano ma anche l'imperialismo europeo, le sue multinazionali, le sue banche, i suoi governi, siano essi di centrodestra, di centrosinistra, o socialdemocratici.

Pubblicato in Doppia direzione

N+1, reagendo ai limiti e ai danni dell'attivismo immediatista (di cui alcuni gruppuscoli sono un'espressione esemplare), ha trovato la soluzione in una sorta di atarassia, scevra da quelle turbolenze che disturbano l'oggettività di un'analisi dei fenomeni scientificamente fondata. Nel caso specifico, oggetto dello studio sono però i fenomeni sociali, ambito in cui i presupposti metodologici scelti da N+1 sottendono, teoricamente, quel materialismo volgare che Marx stigmatizzava nelle Tesi su Feurbach, vedi in particolare la Prima. Niente di male, altri hanno percorso questa strada, per esempio Althusser.

Segnato dal suo "peccato originale" militante, N+1 formula una particolare versione di materialismo volgare, dove la veste scientifica della "teoria delle catastrofi" maschera una concezione squisitamente escatologica (o teleologica), che sconfina in una visione apocalittica, condita con un malcelato fanatismo. Come i talmudisti nelle sacre scritture cercano i "segni" della prossima venuta del Messia, N+1 cerca nella scienza la conferma del Comunismo.

Pubblicato in Doppia direzione

Ho letto l'articolo sull'uomo-industria (n. 19 della rivista), che peraltro mi è piaciuto molto, e sono rimasto colpito dalla determinazione con cui criticate il cosiddetto primitivismo. Leggendo la rivista vedo che avete assunto un'impostazione molto ottimistica sui risultati attuali della scienza. Vi confesso che ho molto meno fiducia di voi nelle possibilità della scienza borghese. Essa non potrà mai rappresentare un fatto positivo nella transizione da una società all'altra ma dovrà essere demolita dalle fondamenta, come del resto sembra dire anche Bordiga nelle riunioni degli anni '60 da voi pubblicate sul numero doppio 15-16.

Come vedrete dai due documenti che allego, anche nella sinistra francese c'è una grande discussione su natura, scienza e tecnologia, specialmente a proposito di Internet e della scomparsa del valore, del lavoro gratuito, della smaterializzazione delle merci, etc. ma qui il modo di fare politica è ancora molto tradizionale e non sembra che il movimento primitivista sia importante come negli Stati Uniti e nemmeno che possa diventarlo.

Pubblicato in Doppia direzione

…Voglio porre la questione più spinosa di tutte per quanto attiene la "mia" interpretazione della dialettica marxista, che in realtà è l'unica giusta. Di più: credo che nessuno (esclusi Marx ed Engels) l'abbia compresa. Io sono il primo che l'ha compresa completamente e metto a disposizione il mio lavoro a voi compagni di n+1 e di riflesso a tutti gli altri compagni. La mia interpretazione è totalmente diversa da quelle che finora sono state formulate e ne ho tratto tutte le conseguenze possibili, sia su scala sociale, che su scala cosmica. Ecco il risultato del mio duro lavoro: Le affermazioni di Engels sul sistema e sul metodo sono state fraintese clamorosamente!!! Allora io ho messo a posto la questione…

 

A volte ci arrivano anche delle lettere così. Abbiamo educatamente risposto.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 19 - aprile 2006.)

Pubblicato in Doppia direzione

[…] Dopo la sconfitta della rivoluzione internazionale (già segnata all'inizio degli anni '20 ma la cui parabola discendente, a mio avviso, si estende fino alla II Guerra Mondiale) abbiamo visto il proporsi e riproporsi di tutta serie infinita di organizzazioni che si proclamano rivoluzionarie e comuniste, che sempre si richiamano all'opera di Marx e di Engels e, a seconda poi delle inclinazioni del capo-guru, a Lenin, a Lenin e Trotsky, alla Luxemburg, a Bordiga e Pannekoek, a Bordiga e basta e perfino a Zinovev e a Schactman… e questo per rimanere solo nel campo del cosiddetto antistalinismo. Ovviamente nessuna riscoperta di "scritti illuminanti", di teorici misconosciuti, nessuna svolta strategica, nessuna peripezia tattica è riuscita a risolvere il problema della "direzione" o della formazione di un partito rivoluzionario. I trotskisti, abbarbicati al Programma di transizione, hanno continuato a sostenere che "il problema della rivoluzione è essenzialmente il problema della direzione" e hanno inventato e messo a punto tutte le giravolte tattiche che avrebbero dovuto permettere il raggiungimento dello scopo. Così abbiamo visto centrismi, fronti unici persino con gli extraterrestri (!), partecipazioni elettorali con parole d'ordine sbalorditive e sostegni esterni a governi di sinistra (come cappi intorno al collo del riformismo, ovviamente).

Pubblicato in Doppia direzione

Materiale ricevuto

Lavori in corso

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  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°45, aprile 2019

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