Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  3 dicembre 2013

Tendenze alla sincronia

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 22 compagni, è iniziata da alcune considerazioni in merito allo sviluppo delle lotte nel comparto della logistica. Il settore è strategico per il capitalismo ultra-maturo, perché permette il continuo flusso di merci da industria a industria, da industria a consumatore; esso è parte indispensabile di una catena di montaggio che si è estesa a tutto il globo e che sviluppa le sue fasi nelle singole fabbriche, le quali a loro volta sono collegate da autostrade, ferrovie, rotte aeree e marittime, ecc.: la catena, appunto, della logistica.

In Italia il settore è in fermento da mesi. La TNT, una delle maggiori aziende nel campo, ha recentemente annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il licenziamento di circa 800 lavoratori. In risposta è stata aperta una vertenza per la difesa degli istituti contrattuali, che coinvolge tutti i magazzini. Lo scorso 28 novembre i lavoratori esternalizzati hanno scioperato per due ore nelle sedi di Ancona, Bologna, Brescia, Milano, Roma, Padova, Piacenza, Torino e Verona. I facchini stanno costruendo una rete di sostegno in modo che alle rappresaglie padronali si risponda unitariamente.

Negli Stati Uniti le mobilitazioni operaie stanno crescendo. Oltre all'ondata di scioperi che sta coinvolgendo i fast food americani, ne è conferma la riuscita del Walmart Black Friday Strike. I militanti di base di OUR-Walmart sostengono che se il lavoro di organizzazione collettiva è stato possibile dentro un luogo di lavoro difficile e ostile come Walmart, allora è possibile dare vita a processi in grado di organizzare con successo settori poco qualificati e sindacalizzati come quelli dei servizi e della logistica, che negli ultimi tre decenni sono cresciuti velocemente negli Stati Uniti. Il comune denominatore di queste lotte è l'aumento del salario minimo.

Quanto accade in Italia, negli Stati Uniti e ormai in molte aree del Pianeta, mostra la fine del ciclo storico del sindacalismo corporativo e, di conseguenza, del ruolo svolto dai suoi burocrati, che misuravano la propria forza in base al numero di tessere raccolte. Legati al vecchio paradigma gramsciano della conquista graduale della società, non riescono a presagire il terremoto sociale in arrivo.

I lavoratori della logistica sono tra i peggio pagati e i meno sindacalizzati. La catena globale che li coinvolge, dai porti di Oakland a Hong Kong, da Walmart a Amazon, da DHL a GLS, potrebbe fermarsi.

La teleconferenza è proseguita con il commento alle dichiarazioni allarmate del presidente dell'INPS in cui afferma che il disavanzo patrimoniale dell'istituto è "una cosa che, vista dall'esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità". Per la prima volta nella sua storia l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale è in deficit, a causa, sembrerebbe, dell'aumento della disoccupazione ovvero della diminuzione del numero di lavoratori che versano contributi. A questo si aggiungono anche gli oneri di assistenza verso le casse di diversi enti, tra cui quello degli agricoltori e dei piccoli commercianti. Finora l'INPS risultava in attivo perché era possibile mantenere un certo equilibrio tra i contributi dei lavoratori dipendenti e i fondi destinati ai gruppi parassitari. Adesso, mentre cresce il numero dei lavoratori in mobilità, non accenna a diminuire quello dei beneficiari delle mezze classi che, fin quando avranno il potere di non cedere, scaricheranno il peso della crisi sul proletariato.

La situazione di stallo in cui si trova il capitalismo preoccupa gli economisti. Paul Krugman, in un recente articolo, si chiede: siamo sicuri che questa crisi sia un'eccezione, oppure questo stato di cose diventerà la normalità? L'economista sostiene che le attuali condizioni economiche rimarranno stabili e che si sta andando verso una crisi permanente accompagnata da una stagnazione secolare. Alcuni, in accordo con quanto dice Krugman, affermano che effettivamente ci troviamo di fronte a una crisi a forma di "L": c'è stata una caduta a precipizio nel 2008 e ora siamo in piena depressione e prossimi alla deflazione, la diminuzione del livello generale dei prezzi. Se fosse vero sarebbe una tragedia per il Capitale: esso è valore in processo, deve aumentarsi continuamente, ha l'obbligo di passare da D a D', non può sopportare una situazione di stasi prolungata. Che fare allora? Il keynesismo è morto, e non ha più senso una pianificazione nazionale, mentre il liberismo è andato in bancarotta con la crisi dei "subprime".

Quando i media mainstream cominciano a parlare con insistenza degli effetti sociali della mancata crescita, è arrivato il momento di andare oltre all'assuefazione giornalistica e di affermare il primato della scienza su tutto il resto. E' stato citato L'atomo sociale di Mark Buchanan, un brillante saggio sul comportamento umano e le leggi della fisica: "Stando a una vecchia impostazione mentale il mondo sociale è complesso perchè la gente è complessa. Per questo, ritengono molti, non siamo mai riusciti a comprendere il mondo umano tramite teorie affidabili come quelle della fisica o della chimica. Gli atomi sono semplici, le persone no; fine della storia. Spero di riuscire a spiegare perchè questo modo di pensare sia sbagliato."

A proposito di atomi sociali, in Thailandia masse inferocite di manifestanti hanno preso d'assalto gli uffici governativi e occupato la sede della televisione pubblica. Il motivo della protesta, iniziata ormai un mese fa, è la caduta del "regime Thaksin". Molti hanno notato che questa contestazione, per quanto abbia raccolto un gran numero di persone, non ha espresso chiaramente i suoi obiettivi proponendo una soluzione, ma ha voluto solo mobilitare coloro che odiano il governo.

Ritroviamo la stessa dinamica in Ucraina, dove la scintilla che ha fatto scattare le manifestazioni e gli scontri è stato il congelamento della firma per l'accordo economico con l'Unione Europea. Anche qui la polizia ha lanciato gas lacrimogeni, e contro i dimostranti sono state mobilitate le teste di cuoio. Vari siti internet della presidenza, del governo e del ministero degli interni sono stati più volte attaccati e messi fuori uso. Il ministro dell'Interno, Vitaly Zakharchenko, ha avvertito che se ci saranno disordini di massa le forze di sicurezza reagiranno con forza perchè "Non siamo la Tunisia o la Libia".

Al di là delle motivazioni locali, la costante di queste manifestazioni è la collera contro il governo di turno, indicato come colpevole della miseria diffusa. Dalla Primavera araba alle ultime proteste in Messico, Thailandia e Ucraina, il riformismo ha il fiato sempre più corto.

Dalla società arrivano continue capitolazioni di fronte al "marxismo", evidenziando un trend verso la sincronia (Steven Strogatz, Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi). Se in più punti del Pianeta si assediano ministeri e parlamenti, prima o poi tali pratiche si sincronizzeranno e dal caos emergerà nuova informazione. La crisi in corso sta producendo effetti diversi, dove qui cade un muro lì si apre una crepa, ma il processo è unitario e tale è la soluzione. Facciamo di tutta l'erba un fascio? Pensiamo di no, potrà esservi differenza tra quello che succede in Bulgaria e quello che succede negli Usa, ma ovunque si muovono masse in lotta contro l'esistente (una vasta schiera di movimenti ha promesso che il 9 dicembre fermerà l'Italia). Un'ondata simile ricorda la Primavera dei Popoli del 1848, con la differenza che oggi ci sono degli strumenti di coordinamento enormemente più potenti. La nostra specie è giunta ad un livello evolutivo non più compatibile con l'attuale modo di produzione e, come scrive Daniel Hillis, "le società si stanno costituendo in unità più grandi, superando il loro isolamento attraverso connessioni di tipo tecnologico. Ci troviamo nella stessa condizione degli organismi unicellulari quando si stavano convertendo in organismi multicellulari. In realtà noi siamo parte di un processo che ci sta traghettando oltre noi stessi. La cosa può apparire eccitante o deprimente, ma sta di fatto che ci stiamo avvicinando alla singolarità".

E a tal riguardo non poteva mancare la lettura di un brano dall'ultimo numero della rivista, appena finito di scrivere: "Occupy Wall Street è un po' il paradigma della situazione (cfr. Occupy the World together). Il suo programma è certamente anti-ideologico e anti-capitalista, ma non è supportato da una teoria e una tattica adeguate a un fine, per cui l'anti-capitalismo senza un pro-qualcosa d'altro rimane come sospeso per aria, per non parlare delle forti contaminazioni da parte del sinistrismo americano. Tuttavia non ci interessa tanto la critica al movimento americano quanto la comprensione dei saggi di società futura riscontrabili entro la società presente e le relazioni fra di essi. È praticamente certo che i movimenti sociali attuali fanno parte dell'unico grande fenomeno oggettivamente anticapitalista del crescere irreversibile di rapporti produttivi, sociali e politici già tipici di una società diversa. Se ciò sarà dimostrato – e crediamo che lo sarà – quel "qualcosa" che manca nella visione futura dell'attuale anti-capitalismo, oggettivo e soggettivo, non mancherà di manifestarsi, così come non mancherà qualche sua mistificazione opportunistica nell'eterna lotta fra rivoluzione e controrivoluzione. Il capitalismo stesso sta dunque producendo un anticapitalismo radicato a diversi livelli, ma per liberare potenzialità così evidenti come quelle che stiamo esaminando la soluzione non potrà essere che quella del controllo sociale dei mezzi di produzione attraverso la conquista del potere politico."

Nel mondo stanno crescendo dei movimenti che individuano nei parlamenti, nei governi e nella finanza mondiale l'1% che vampirizza l'umanità. In Italia il Movimento 5 Stelle cavalca queste spinte e cerca di riportarle nell'alveo istituzionale, ma chi pensa di strumentalizzare la rivoluzione finisce per diventare strumento della stessa. La marea sociale sta salendo e andrà oltre l'accerchiamento dei palazzi del potere per investire l'intera società.

Articoli correlati (da tag)

  • L'impossibile "normalizzazione"

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione dell'articolo pubblicato sul Corriere della Sera "L'astro Spd pensa al socialismo reale 'Nazionalizzare le aziende dell'auto'".

    Secondo Kevin Kühnert, il capo dell'organizzazione dei giovani socialdemocratici tedeschi, gli Jusos, la nazionalizzazione dell'industria a partire dal settore auto, la collettivizzazione delle grandi aziende, la limitazione della proprietà immobiliare e la regolazione dei profitti rappresenterebbero "l'unica strada per il superamento del capitalismo". Storicamente proposte simili, in primis la socializzazione delle industrie, sono state avanzate sia da partiti socialdemocratici che da gruppi di estrema destra ed estrema sinistra. Peccato che tutte queste formazioni ignorino che lo Stato è più che presente nella vita economica; il fascismo ha perso militarmente, ma ha vinto politicamente ed economicamente estendendosi a tutto il mondo. Anche la Cgil è tra quelli che richiedono una maggiore presenza statale e per gli ex stabilimenti Fiat reclama l'intervento dello stato: se nei periodi di crisi Pantalone deve accollarsi le perdite e socializzarle, i profitti restano sempre privati.

    Abbiamo poi parlato delle manifestazioni del Primo Maggio che sono state molto partecipate in tutto il mondo.

  • Conoscenza, marasma sociale e rivoluzione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, ha preso le mosse dalla lettera di Elio Franzini, filosofo nonché rettore dell'Università di Milano, a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, intitolata "Studi umanistici e scientifici. La scissione non ha senso".

    In realtà, a dispetto del titolo, l'autore afferma che la discussione iniziata negli anni '60 da Charles P. Snow sulla necessità di unificare il sapere scientifico con quello umanistico, è superata, dato che le due culture esistono e che "non si può pensare di ridurre la complessità dei saperi ad artificiosi momenti unitari". Per Franzini, la filosofia ha dunque la preminenza su tutte le altre discipline:

    "Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

    Ciò che conta è quindi la profondità del pensiero filosofico, le altre discipline servono al massimo ad ampliarne l'orizzonte speculativo. Lo scritto di Franzini fa venire in mente lo scambio epistolare avvenuto qualche anno fa sulle pagine di Repubblica tra Eugenio Scalfari e Alessandro Baricco; il tema della discussione era l'avvento dei nuovi barbari, e mentre il primo difendeva l'importanza degli intellettuali e della cultura classica rivendicando il primato della filosofia rispetto all'emergere dell'intelligenza diffusa e distribuita, il secondo valutava abbastanza positivamente la superficialità barbarica.

  • L'industria della disoccupazione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in merito all'applicazione del Reddito di Cittadinanza (RdC) in Italia.

    Il governo ha fissato alcuni criteri per l'avvio della misura economica, tra questi ci sono l'erogazione di 780 euro mensili per chi vive da solo e in affitto, e l'obbligo, per i Centri per l'Impiego, di proporre ai percettori del reddito un'occupazione che preveda un salario di almeno 858 euro. Nel frattempo pare che il conflitto tra Anpal e Regioni riguardo i navigator sia stato risolto: saranno 3 mila coloro che dovranno impegnarsi a trovare un lavoro alle centinaia di migliaia di senza riserve. Un compagno ha segnalato l'articolo "Quarantamila posti di lavoro per (non) trovare lavoro agli altri" di Sergio Rizzo, pubblicato su Repubblica il 10 marzo scorso, in cui vengono ricordate, oltre ai navigator, tutte quelle figure professionali impiegate presso i centri di formazione, le agenzie regionali, ecc., per la gestione dei senza lavoro. Si tratta, in media, di 1 addetto ogni 150 disoccupati, una quantità enorme di "risorse umane" che dovrebbero occuparsi del problema della disoccupazione per risolverlo, e invece vivono grazie ad esso.

Rivista n°45, aprile 2019

copertina n°45f6Editoriale
Fine della preistoria umana
f6Articoli
- Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
- Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
- Brexit
f6Doppia direzione
Il nome e l'ombra

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 234, 6 luglio 2019

f6Grufolare nell'attico
f6Occupazione simbolica. Per adesso
f6Libra, cos'è?
f6Extinction Rebellion
f6Reddito di cittadinanza alla prova
f6Spionaggio?

Leggi la newsletter 234
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email