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  • Resoconto teleriunione  19 marzo 2013

Primavera araba, Cipro e lotte sindacali

Alla riunione via Skype si è naturalmente commentata quella del 51° Incontro redazionale di "n+1" , aperto ai lettori, (Sharing Hotel, Torino, 15-16-17 marzo 2013). In base alle prenotazioni, si è ricordato che erano presenti 52 compagni, mentre altri 5 erano collegati via Internet. Tutto si è svolto in un ambiente sereno e conviviale. Le relazioni, al solito per argomenti concatenati, hanno suscitato interesse, mostrando intorno al nostro lavoro persiste immutata e anzi rafforzata quell'attenzione che dura da più di trent'anni, anche se in un ambiente quantitativamente limitato. I semilavorati che presentiamo di volta in volta sono in elaborazione continua e integrati anche dopo la stampa sul nostro periodico o sul sito internet. Tra l'altro la nostra corrente ha sempre utilizzato il lavoro collettivo con il metodo che oggi è ampiamente alla base di Wikipedia e che ebbe un precedente storico illustre in Alessandro Dumas. Il laboratorio da cui uscivano i "suoi" romanzi era composto da una decina di autori che coordinavano e fondevano le loro conoscenze per il risultato finale. Essi si chiamavano fra di loro, scherzosamente, "negri", appellativo ripreso fin dall'immediato dopoguerra dai nostri vecchi compagni.

Di seguito tre brevi note sulle relazioni svolte durante l'incontro torinese e il resoconto della teleconferenza di martedì 19 marzo 2013.

Marx, la Germania e l'ideologia tedesca

Su questo argomento è essenziale la raccolta e la sistemazione del materiale originale prodotto sia da Marx ed Engels sia dalla nostra corrente. La cosa non è banale, perché nell'ultimo tentativo rivoluzionario il ruolo della Germania è stato – come doveva essere – essenziale e ha prodotto abbondante letteratura "politica" per lo più senza che si tenesse conto della dialettica rivoluzione/controrivoluzione, due termini che non vanno mai disgiunti.

È solo con una sintesi della dinamica storica dal passato al futuro, insieme con ciò che è già elaborato nel nostro patrimonio teorico, che si può ricavare un modello di previsione o comunque che serva ad una ulteriore comprensione del fenomeno studiato. Per Marx la Germania poteva vedere il proprio futuro specchiandosi nell'Inghilterra e ciò vuol dire che come organismo statale sarà sempre alla stessa distanza, come due individui nati in date diverse avranno semprenanni di differenza. Invece lo sviluppo della forza produttiva sociale può raggiungere o superare, e così è stato, il livello dell'Inghilterra. Perciò nel lavoro di previsione è indispensabile tener conto di due livelli logici che non vanno confusi e che abbiamo definito "ontogenetico" e "filogenetico" utilizzando il linguaggio degli evoluzionisti. Altrimenti si finisce per attribuire alla Germania una qualche proprietà taumaturgica entro il processo rivoluzionario che vedrà l'Europa come scenario risolutivo.

Marx ed Engels hanno prodotto materiale incendiario sul ruolo negativo della Germania e della sua vile borghesia nel processo rivoluzionario europeo ricavandone la necessità di un rovesciamento radicale, riguardante sia le condizioni oggettive (cioè la non-esistenza di uno stato nazionale tedesco) sia quelle ideologiche (lo sviluppo materiale che demolisce l'ideologia della frase). La negazione delle "categorie" caratterizzanti la situazione tedesca prende la forma del rozzo rullo compressore Bismarck, il quale si sostituisce alla impotente borghesia e conduce un'autentica rivoluzione, ma dall'alto.

La Germania non può dunque superare il suo limite politico (età geostorica, sviluppo qualitativo della forza produttiva sociale) proprio mentre ne avrebbe più bisogno, nel momento in cui esplode il suo vantaggio materiale (enorme sviluppo quantitativo della produzione). Perciò, come prevedeva Marx prima del 1848, la Germania sarà costretta a spezzare i vincoli dell'arretratezza "ontogenetica" (sviluppo in quanto organismo, da embrionale ad adulto) e unirsi al percorso "filogenetico" in relazione con l'ambiente (maturazione del processo rivoluzionario europeo). Dall'isolamento politico tradizionale, che ne fa il capro espiatorio della controrivoluzione, a elemento catalizzatore intorno al quale s'impernia la rivoluzione.

Purtroppo per quanto riguarda la Germania non abbiamo un testo completo come quello che aveva in progetto la nostra corrente. Perciò nell'integrare ciò che già è stato elaborato occorre procedere tenendo conto del fatto che questo vuoto è spiegabile soltanto con la difficoltà di riempirlo evitando i criteri ereditati dall'ultima ondata rivoluzionaria, poi degenerata (nella relazione sintetizzata con la svolta al III Congresso dell'IC).

La guerra nell'epoca della globalizzazione

Continua la serie di relazioni sulla guerra contemporanea. Nel nostro tempo, tutto quello che rende operante un esercito moderno (l'uso della tecnologia, l'organizzazione pianificata, la produzione legata al settore bellico) è figlio del modo di produzione capitalistico e si porta dietro, inesorabile, le contraddizioni di questo. Se nella società si sviluppano le forze della rivoluzione, esse si devono sviluppare anche nell'esercito. Engels:"il militarismo reca in sé anche il germe della sua propria rovina".

In effetti se la tecnologia ha reso eccedente la massa dei soldati e tende a ridurre continuamente il loro utilizzo (abolizione della leva), non può fare la stessa cosa per quanto riguarda il consumo di materiale bellico e delle linee necessarie al suo continuo rifornimento, che, al contrario, si espande in modo esponenziale . In gergo militare, con la crescita delle dimensioni dei denti, cioè della forza numerica degli eserciti, anche la loro coda, cioè i convogli dei rifornimenti che li seguivano, aumentava proporzionalmente. Non è più così. La proporzione è stata rotta! La "coda" sopravanza e sovrasta, di gran lunga, tutto il resto, e continua ad allungarsi e ingrandirsi sotto l'impulso dello sviluppo delle forze produttive. Il suo gigantismo è giunto ad un punto tale che impaccia e rischia di immobilizzare tutta l'impalcatura militare. Compresa quella dell'esercito più potente, quello degli USA, obbligato a continue razionalizzazioni, allo scopo di contenere un budget al limite della sopportazione."La concorrenza reciproca dei singoli stati li costringe ad impiegare ogni anno più denaro per esercito, marina, cannoni, ecc, e quindi ad affrettare sempre più la rovina finanziaria".

Dall'oggetto al processo

Nel VI Capitolo Ineditodel Capitale vi sono dei punti che riguardano la produttività del lavoro, la necessità di integrare i lavori differenziati dei singoli operai in un unico prodotto dell'operaio globale, e la possibilità di considerare l'intera produzione capitalistica non come insieme di merci discrete ma come una sola merce continua. Le implicazioni dell'intero processo di produzione immediato ci permettono di trattare unitariamente l'insieme del valore prodotto.

Partendo dai caratteri continui della produzione e del valore, Marx definisce il complesso d'industria come mediazione storica, come transizione verso uno stadio sociale più evoluto. Quest'ultimo non sarà creato secondo un modello, come per gli utopisti, ma è già contenuto come elemento comunista in nuce, all'interno della società capitalistica. La rivoluzione sarà liberazione positiva, pratica, di questo elemento esistente.

Con l'enorme sviluppo della forza produttiva sociale è impossibile per la borghesia non fare emergere qualcosa che sia al "passo con i tempi", come è successo per la Terza Cultura. Si può capire il mondo solo partendo dalla materia e non dal pensiero, mettendosi dalla parte della natura (di cui la specie umana è parte) e non dalla parte di un uomo astratto che elabora pensieri per sé stesso; attraverso la produzione si può conoscere il mondo, nella trasformazione della natura attraverso il progetto scientifico. Il movimento americano della Terza Cultura risponde al bisogno crescente di darsi una scienza unitaria. Gli stessi scienziati sono molecole sociali che si muovono indirizzate dall'industria verso un risultato. Viviamo in un mondo che vede aumentare enormemente le conoscenze relative all'operare materiale e progettuale dell'uomo, mentre la filosofia è rimasta estranea a questo operare condannandosi da sé: l'industria ha fatto a meno della filosofia, rendendola inutile. Da un'immagine cervellotica del mondo filtrata dal pensiero e dalle opinioni, si è ormai passati a quella di un universo che risponde a regole semplici, condivise, che obbligano chi le studia a confrontarsi con una poderosamacchina conoscitivapiuttosto che con idee evanescenti.

L'uomo-industria, è una realtà che rende ormai percettibile una sola evoluzione, quella esterna al corpo, quella delgeneral intellectricordato da Marx neiGrundrisse. Infatti l'evoluzione sociale si misura oggi da un decennio all'altro, e non ha più alcun senso metterla in parallelo con quella biologica che ha bisogno di milioni di anni.

"La natura umana non muta un granché, la scienza sì: i suoi sconvolgimenti si susseguono con ritmo incalzante, cambiando il mondo in maniera irreversibile. Viviamo in tempi di rivoluzione permanente e alla scienza tocca in sorte di raccontare questo grande romanzo."(John Brockman, La Terza Cultura)

Resoconto della riunione via Skype

Secondo recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente della BCE, le linee della politica economica italiana, delineate dal governo Monti, non subiranno modifiche in relazione alla nuova situazione politica del paese. "L'Italia prosegue sulla strada delle riforme", indipendentemente dall'esito elettorale. Continuerà a seguire un tracciato obbligato stabilito e definito da meccanismi automatici, che Mario Draghi paragona al funzionamento di un "pilota automatico". E' una dichiarazione forte, che nell'intento di rassicurare i mercati ammette, apertamente, l'inutilità storica della borghesia, classe superflua ai fini degli indirizzi di politica interna ed estera.

L'uscita di Draghi è l'ammissione della potenza del Capitale anonimo oramai sganciato dai suoi possessori e dal loro controllo. Gli Stati sono "comunità illusorie" e "comitati d'affari del Capitale", quindi anch'essi sottomessi alla sua legge impersonale.

A Mahalla, nel delta del Nilo, continuano gli scioperi e le manifestazioni contro il peggioramento delle condizioni di vita; la situazione economica egiziana è disastrosa e le proteste operaie hanno bloccato più di 1000 fabbriche. A Mahalla, nel 2006 e nel 2008, gli operai sono insorti contro Mubarak e hanno dato il via alla rivolta in altre città. Nel 2010 le forze di opposizione hanno stabilito un Parlamento alternativo per protestare contro le ultime elezioni parlamentari dell'era Mubarak. Anche al Cairo e Port Said si registrano scontri con la polizia, manifestazioni e violenze contro i simboli del potere. In questo scenario estremamente caotico proseguono le trattative tra il Cairo e il Fondo Monetario Internazionale per la concessione del prestito di 4,8 miliardi di dollari all'Egitto. Il FMI chiede al Paese di assumere subito iniziative per affrontare la crisi economica che sta investendo la popolazione, altrimenti non rilascerà il prestito (in sospeso da diversi mesi) fino alle prossime elezioni parlamentari.

La struttura economica mondiale si sta avvitando su se stessa e basta una scintilla per far saltare in aria tutto. Detto questo, in mancanza di un indirizzo di lotta unitario la vita senza senso e la disperazione sociale spingono le molecole sociali all'autodistruzione, come in Tunisia dove si moltiplicano i suicidi di giovanissimi. Secondo il sito Nena news: "Gli elevati tassi di disoccupazione e di povertà stanno provocando nuove forme di protesta, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese e nelle città operaie a Sud, come Gafsa e Sidi Bouzid. A preoccupare sono la condizione dei giovani, rimasta pressoché la stessa del pre-rivoluzione, e la divisione economica del Paese, che corre a due velocità: il Nord e la capitale godono di un relativo benessere, se paragonato alla povertà in cui versa il Sud della Tunisia. Una spaccatura a cui il nuovo governo dovrà far fronte, se non vorrà subire lo stesso destino del regime di Ben Ali. Il popolo tunisino ha fatto una rivoluzione, ne può fare una seconda."

Il movimento nato in seguito alla Primavera araba si è esteso all'Europa e agli Stati Uniti. Il fenomeno si allarga: è basato su un'esplosione di comunicazione, su molteplici flussi di informazione che viaggiano da una parte all'altra del mondo, fino ad Occupy Wall Street, che sarà anche morto come dicono i giornalisti, ma è stato un'espressione potente di questa dinamica antiformista. Anti-formisti sono i movimenti che proclamano ed attuano l'assalto alle vecchie forme, ed anche prima di saper teorizzare i caratteri del nuovo ordine, tendono a spezzare l'antico, provocando il nascere irresistibile di forme nuove ("Tracciato d'impostazione"). In Italia questa ondata di indignazione ha preso la forma pacifista del grillismo. Una volta esaurita questa prima spinta (che non è un terremoto, ma l'energia che si accumula prima di un terremoto), si passerà a ben altri livelli di scontro. Un esempio di quello che potrebbe succedere in Italia e oltre, è dato dal movimento polacco Solidarność. Nato nel 1980 in seguito agli scioperi nei cantieri navali di Danzica, questo sindacato "libero" in breve si è imposto come movimento di massa, retto alla base da comitati di sciopero. La lotta del proletariato polacco nell'estate del 1980 si inserisce perfettamente nella concezione marxista della lotta di classe. Quando la lotta si estende e si organizza, non può non scontrarsi con lo Stato e con le organizzazioni preesistenti. Essa diviene vera lotta di classe, non più solo lotta economica immediata, ma lotta politica. Lo Stato deve fare i suoi conti, le altre organizzazioni vengono travolte. Nel 1981 il movimento conta nove milioni di iscritti arrivando ad essere, alle elezioni del 1989, primo partito di governo. La lotta di Solidarność superò il semplice stadio sindacale per trascendere in quello politico, ma si trattò della politica piccolo-borghese dell'intellettualità urbana frustrata, della dissidenza democratica al regime.

In Grecia, militari e poliziotti, stanchi di reprimere le manifestazioni di studenti e operai, sono in stato di agitazione. Qualcosa di simile è successo in Spagna e Portogallo nei mesi scorsi. I vigili del fuoco italiani dichiarano solidarietà agli attivisti No Tav e sono pronti a partecipare alla manifestazione del 23 marzo in Val di Susa: "Il Coordinamento Nazionale della USB Vigili del Fuoco ritiene necessario sostenere le ragioni della mobilitazione diretta della popolazione, dei lavoratori e delle lavoratrici della Val di Susa: contro la militarizzazione dei territori e del Corpo Nazionale; contro le grandi opere faraoniche e nocive che sottraggono risorse ai servizi sociali, ai contratti di lavoro, alle assunzioni dei precari, alle progressioni di carriera, alle pensioni e liquidazioni (scippo tfr/s); contro la devastazione dell'ambiente e per un modello di sviluppo rispettoso della volontà della popolazione."

Il confine tra fronte esterno e fronte interno è sempre più labile. I mostri statali oltre all'enorme spesa per la gestione dell'elefantiaco apparato bellico, hanno un nemico interno sempre più minaccioso. Basti vedere quello succede da mesi nel civilissimo Canada, dove a seguito di manifestazioni studentesche e non, la polizia ha risposto con la militarizzazione del territorio, i blindati per le strade e l'uso aperto della violenza contro dimostranti inermi.

In Italia dopo le elezioni dei presidenti di Camera e Senato, il Pd vorrebbe lo scranno del presidente della Repubblica. L'episodio del voto "sbagliato" catapulta il M5S in pieno barnum parlamentare: i grillini nel tentativo di dare vita a qualche soluzione governativa di minoranza, si stanno facendo incastrare dal centrosinistra. Il M5S tresca con il Pd e pensa di metterlo alle corde, invece accadrà proprio il contrario. I grillini sono già affetti da cretinismo parlamentare e le sparate folcloristiche stanno lasciando velocemente spazio alla responsabilità verso il sistema. Insomma, a meno che tra le migliaia di militanti non emerga una forza di opposizione che faccia perno sui punti programmatici, la deriva parlamentare è segnata e il M5S si trasformerà nell'ennesimo partito a caccia di poltrone.

A Cipro si è tentato un prelievo diretto dai conti correnti dei cittadini, chiesto dall'Europa per sbloccare 10 miliardi di aiuti. Il prodotto interno lordo di Cipro non conta molto nell'Eurozona ma i depositi bancari hanno un peso elevato in rapporto al PIL di Nicosia. Le ipotesi di riscossione andavano dal 6% al 15% come suggerito dalla Commerzbank. Per fare un confronto basta ricordare che in Italia nel 1992 Giuliano Amato mise mano ai c/c degli italiani con il noto "prelievo forzoso" del 6 per mille sulle cifre depositate. Il parlamento di Cipro però, con 36 voti contrari e 19 astensioni, ha bocciato l'introduzione di un prelievo forzoso sui depositi. Il rischio bancarotta si fa sempre più vicino, tanto che il presidente dell'Eurogruppo riconosce che dall'isola parte un "rischio sistemico" e la Bce lancia un ultimatum assicurando la liquidità necessaria alle banche.

Stampare moneta, come ha fatto l'Irlanda in passato, non funziona più. Addirittura gli Stati Uniti sono stati costretti ad operare un taglio indiscriminato di 85 miliardi sulla spesa pubblica ("sequester"). Appena è cominciata a circolare la notizia della possibile tassa sui depositi bancari a Cipro, su Facebook e Twitter sono iniziate a circolare foto e video di manifestazioni a Nicosia. Sono state pubblicate su blog e siti di indignadosspagnoli e americani, dimostrazione di situazioni locali che diventano immediatamente globali e tendono a sincronizzarsi. Fino a qualche anno fa in Europa c'era solo Grecia a versare in condizioni disperate. Ora il fronte della crisi si va ampliando e anche in Francia si sta surriscaldando la situazione. In questi giorni a Parigi ci sono stati violenti scontri tra operai e polizia in seguito alla decisione di chiudere una fabbrica storica della Peugeot (circa 8 mila lavoratori saranno lasciati a casa).

A proposito di lotte sindacali, continuano repressione, picchetti e scioperi nel settore logistica, ultimo quello dei lavoratori della Granarolo di Bologna. Sempre a Bologna i lavoratori del settore dei trasporti pubblici hanno scioperato senza preavviso, mandando in tilt la circolazione urbana. Su Chicago86 è stato pubblicato questo comunicato: "Per la prima volta in tanti anni, a Bologna, abbiamo assistito a uno sciopero del personale autotranviario davvero efficace, perché capace di provocare un danno non solo all'azienda, ma all'intera economia cittadina. Quell'economia (non solo finanziaria ma anche "reale") i cui meccanismi sono i responsabili della degradazione delle condizioni di vita di tutti coloro che sono costretti a vendere la propria forza lavoro per sopravvivere. Ed è proprio a causa della tangibile efficacia di questa forma di lotta, che istituzioni, stampa, "opinione pubblica indignata" – e presto anche i sindacati confederali, che già si sono affrettati a dichiarare che la lotta rientrerà presto nei limiti della legalità – si sono uniti in una santa caccia spietata contro gli scioperanti, rei di avere leso i profitti di lor signori. Mentre già si minacciano provvedimenti giudiziari da parte della magistratura. Come lo sciopero di oggi ha bloccato la circolazione di tante "merci umane" dirette verso i rispettivi luoghi di sfruttamento, così venerdì 22 marzo, migliaia di facchini delle cooperative della logistica, in tutta Italia, scenderanno in lotta e bloccheranno la circolazione delle merci dirette verso i rispettivi luoghi di distribuzione."

La formazione di movimenti unitari di occupati e disoccupati è solo questione di tempo: ovunque stanno nascendo coordinamenti di lavoratori decisi, che non ne possono più di farsi rubare la vita. Dove ci siamo partecipiamo. Non possiamo sapere in anticipo quale sarà la soluzione, ma è certo che così sparpagliati non otterremo niente e naturalmente c'è troppa gente che ha tutto l'interesse a farci salire sui tetti a dieci per volta invece che permetterci di scendere in piazza a milioni.

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