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  • Resoconto teleriunione  5 novembre 2013

Movimento, materia ed energia

La teleriunione di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata con una breve relazione sulla #MillionMaskMarch, la giornata di protesta globale lanciata per il 5 novembre da Anonymous International. Numerosi i paesi coinvolti: Turchia, Australia, Usa, Malesia, Canada, Thailandia, Armenia, Italia e tanti altri, dove i flashmob sono stati declinati secondo le peculiarità locali. L'iniziativa è riuscita grazie ad un intenso lavorio organizzativo avvenuto, prima e dopo la protesta, sui social network, e ha avuto un respiro globale.

Le foto arrivate dalle piazze mostrano cartelli scritti a pennarello con slogan contro il potere. Le motivazioni delle manifestazioni ci interessano relativamente, molto di più invece ci interessa il contesto in cui queste si svolgono: l'organizzazione territoriale connessa a una rete ormai mondiale annuncia i caratteri della rivolta futura e anticipa l'estinzione di una pratica rivendicativa compatibile col sistema.

Per la prima volta il movimento Anonymous ha chiamato il mondo alla sollevazione e ha visto rispondere le piazze di 400 città e varie sigle, tra cui Wikileaks, il Partito dei Pirati e Occupy Wall Street. La Million Mask March non ha avanzato rivendicazioni chiare, ha invece posto sul tavolo una serie di questioni che vanno dal controllo informatico alla diseguaglianza sociale, dalla lotta alla corruzione alla libertà di parola: un insieme di argomenti che rispecchiano la natura ibrida del movimento. Da questo terreno di coltura stanno crescendo colonie di cellule mutanti dove si formano insiemi autocatalitici e nascono relazione complesse.

Anonymous, in un documentario postato su YouTube, racconta la sua origine partendo dalle prime campagne di lotta, solitamente su temi specifici, che hanno portato alla formazione di reti locali, le quali, via via, sono diventate globali: dalle prime azioni contro la setta Scientology, si è formato in seguito un ambiente più ampio in cui condividere malessere e voglia di cambiamento. Quello che era un mezzo è diventato lo scopo. Durante la Primavera Araba, la rete è intervenuta massicciamente per sostenere i rivoltosi e quando, al culmine della protesta egiziana, è stato chiuso il Web, ha messo a disposizione dei manifestanti un kit per costruire reti Internet alternative, che i ribelli hanno subito utilizzato per approntare reti Mesh. Anche quelli di Zuccotti Park avevano realizzato qualcosa di simile. In effetti marchingegni di questo tipo sono così facili da costruire che li può fare chiunque:

"Gli smanettoni del fai-da-te informatico lo sapevano da un pezzo: con un barattolo di latta, qualche filo elettrico, un manico di scopa, un minimo di ferramenta e un vecchio telefonino, meglio se di quelli con l'antenna esterna, si può potenziare enormemente la propria rete senza fili o realizzarne una privata con amici che abitano a chilometri di distanza. Tempo minimo, materiale a costo zero, divertimento garantito, efficacia enorme." (Le unghie della Talpa)

La doppia natura di Anonymous è anche la doppia natura di Occupy: mentre da un lato gli attivisti si richiamano al pacifismo e alla fratellanza universale, dall'altra uno dei simboli della protesta, la maschera di Guy Fawkes, rimanda al tentativo di far saltare in aria il re e il suo governo durante la cerimonia di apertura del Parlamento inglese il 5 novembre 1605.

A Londra, durante la giornata di protesta, c'è stata una vera e propria esplosione di tweet. Uno studio presente su Internet (#MillionMaskMarch London twitter map app #OperationVendetta) dimostra come la concentrazione di micro-messaggi era più alta laddove era maggiore la concentrazione di manifestanti, più gremita era la piazza, più alto era il numero dei tweet postati da quel luogo. Evidentemente chi scende in piazza non solo diventa parte di una community, ma sente anche il bisogno di dare e ricevere informazioni in tempo reale. Secondo Gustavo Esteva: "Le diverse forme di organizzazione che possono inglobarsi nel termine generico ambiti di comunità sono attualmente spazi di resistenza e di insurrezione che anticipano la forma della società in divenire." (Antistasis, L'insurrezione in corso)

Di fronte alle numerose potenzialità espresse dalle nuove tecnologie in termini di "ribellione sociale", le classi dominanti si sono orientate verso una lotta di tipo ideologico piuttosto che di oscuramento vero e proprio della Rete. Da qualche tempo è stata messa in piedi una campagna per dimostrare come Internet, ed in particolar modo i social network, siano strumenti di disinformazione, spesso utilizzati per complotti di varia natura contro le popolazioni. La borghesia ha dimostrato di temere molto i movimenti anonimi e leaderless e certamente risponderà con strumenti adeguati, amplificando la guerra psicologica.

In questo contesto si inserisce anche quanto accaduto con il Datagate, lo scandalo legato ai programmi di intercettazione dell'Nsa statunitense svelati da Edward Snowden. La prima riflessione emersa durante la teleconferenza riguarda lo sfaldamento del fronte interno americano, arrivato ad un punto tale da permettere questa fuga incontrollata di informazioni. La seconda verte invece sulla crisi dell'egemonia imperialistica americana: i concorrenti degli Usa alzano la voce e appaiono sempre meno disposti ad accettare di essere controllati.

A tal proposito si è accennato allo scontro in atto tra Stati Uniti e Germania prendendo spunto da alcuni articoli apparsi su Repubblica. Il Tesoro americano, in un documento ufficiale, ha fortemente criticato la politica economica tedesca poiché basata sulle esportazioni e poco sulla domanda interna. E questo tipo di atteggiamento, accusano gli americani, genera una tendenza alla deflazione che non solo danneggia i paesi dell'Eurozona, ma mette in pericolo l'intera economia mondiale. Al solito la Germania subisce il peso del suo passato, rimanendo un gigante economico ma un nano politico.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni sul tema della relatività, e in particolare sui risvolti che la teoria associata al nome di Albert Einstein ha avuto nel campo filosofico; il testo da cui è nata la relazione è Filosofia e relatività di F. Albergamo.

La relatività galileana-newtoniana si può enunciare dicendo che i movimenti non subiscono alcuna modificazione se hanno luogo in un sistema in quiete o in moto rettilineo uniforme. Classico è l'esempio che Galileo faceva nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo a proposito della nave che viaggiava in modo rettilineo uniforme. Il limite della relatività galileana era che essa era insufficiente a trattare i fenomeni dell'ottica e dell'elettromagnetismo, per i quali abbiamo velocità in gioco dell'ordine di quella della luce. Michelson, con un celebre esperimento, nel tentare di dimostrare che la velocità della luce si componeva con quella della terra, giunse invece alla sorprendente conclusione che essa era costante, indipendentemente dalla velocità del sistema di riferimento. Per spiegare questo apparente paradosso, occorreva mettere in discussione i cardini della fisica classica.

Einstein comprese che si poteva estendere anche ai fenomeni ottici ed elettromagnetici il principio di relatività galileana a patto di rendere il tempo relativo: nasce la relatività ristretta. In un razzo che viaggiasse ad una velocità, ad esempio, di 240.000 km/s un osservatore che si trovasse al suo interno misurerebbe un tempo di 36 minuti, mentre un osservatore fermo misurebbe la durata di un'ora. Sviluppando la teoria, si ha che anche la lunghezza diventa relativa (si contrae per velocità prossime a quelle della luce) così come la massa (che aumenta all'aumentare della velocità). Si arriva infine a dimostrare la celebre equivalenza tra energia e massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce. Il tempo diventa una quarta dimensione, costituendo assieme allo spazio il cronotopo, il quale viene deformato dall'azione delle masse. Viene finalmente risolto il dilemma di Newton, che non riusciva a comprendere come due corpi inerti potessero esercitare la loro azione a distanza.

Fatto questo grande salto nella conoscenza si presenta subito un altro problema: come estendere la validità delle leggi della fisica anche a sistemi non in quiete o in moto rettilineo uniforme? Einstein comprese che la massa inerte (quella soggetta ad una forza in grado di modificare il suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme) e quella gravitazionale (la massa pesante, soggetta ad un moto uniformemente accelerato) erano due aspetti dello stesso fenomeno.

"Il principio di equivalenza della inerzia e della gravità costituisce il principio fondamentale della relatività generale, la quale da questo punto di vista può definirsi la teoria fisica unitaria della inerzia e della gravità. Riconoscere l'equivalenza tra inerzia e gravità equivale in effetti a riconoscere che è possibile estendere il principio di relatività ai sistemi in moto rettilineo non uniforme e ai sistemi in moto non rettilineo. Conformemente a tale principio, sarà quindi possibile formulare le leggi della fisica in modo che esse valgano anche per tali sistemi, e quindi per qualsiasi sistema di riferimento. Questa nuova fisica, denominata teoria generale della relatività, fu formulata da Einstein nel 1916 e segna per la scienza una rivoluzione di una incalcolabile portata".

I risvolti "filosofici" di tale teoria sono stati molteplici. Alcuni hanno paragonato Einstein ad un nuovo Protagora, confondendo la relatività con lo scetticismo relativistico. In realtà, quando si afferma che le leggi sono dipendenti dall'osservatore (e quindi relative) non significa che esse dipendano dalla "coscienza" dell'osservatore, ma dall'oggettivo sistema di riferimento che viene scelto per la descrizione dei fenomeni fisici: "La relatività generale conferisce anzi alle leggi della fisica una carattere di assoluta oggettività. Essa, infatti, mentre da una parte ricorre ai sistemi di riferimento, che implicano sempre una scelta umana, dall'altra parte toglie di mezzo quanto vi è di antropomorfico in tale scelta, formulando le leggi in maniera che esse valgano per qualsiasi sistema di riferimento". Anche un apparecchio che effettua misure in automatico, dice Albergamo, può diventare un sistema di riferimento.

Altri pensatori hanno visto in Einstein un difensore della filosofia di Kant, la quale considerava lo spazio e il tempo come esistenti a priori: "Per quest'ultimo (il kantismo), noi possiamo determinare a priori la forma spaziale dei fenomeni, in quanto tale forma è reperibile in noi stessi, come funzione propria della nostra coscienza. Per la fisica relativistica, al contrario, solo mediante misure sperimentali possiamo stabilire se il comportamento geometrico dei corpi e dello spazio sia euclideo o no; così per tale teoria la geometria diventa, come dice Einstein, un ramo della fisica".

Importante fu l'influenza che Mach, tra i fondatori dell'empiriocriticismo, ebbe sulla formulazione della teoria della relatività. Egli infatti prospettò per primo la possibilità di estendere il principio della relatività galileana: come sempre accade in ambito scientifico, le scoperte non sono mai il frutto dell'intuizione di un genio solitario ma il risultato del maturare di determinate condizioni materiali.

Einstein condivide l'idea che l'uomo possa conoscere solo le proprie percezioni anche se non arriva a negare l'esistenza della realtà esterna, cosa a cui giungerà Mach, criticato per questo motivo da Lenin nel suo noto testo Materialismo ed empiriocriticismo.

"Secondo Einstein, tuttavia, la realtà in sé è inaccessibile a ogni nostro potere conoscitivo; e ciò perché le percezioni non riproducono fedelmente degli oggetti, ma sono semplici reazioni degli organi sensoriali, del sistema nervoso e del cervello, con le quali questi rispondono, conformemente alla propria variabile struttura e alla propria variabile maniera di funzionare, agli stimoli su di essi esercitati da una realtà al di là di noi, che deve pur esistere come causa inconoscibile di tali percezioni, dal momento che queste ultime si producono bensì in noi, ma non sono prodotte volontariamente da noi".

Interessanti sono le riflessioni che Albergamo fa a proposito del rapporto tra relatività e materialismo dialettico: "La teoria della relatività considera [...] lo spazio e il tempo, la materia e l'energia ecc. come termini non solo distinti, ma anche uniti; [...] se chiamiamo dialettica ogni teoria in cui i concetti vengono presentati non solo nella loro distinzione, ma anche nella loro unità, dobbiamo dire che tale qualifica compete più propriamente alla fisica relativistica che a quella classica [...]". Lo stesso Engels, nella Dialettica della Natura, intuisce decenni prima che il movimento costituisce non qualcosa di accidentale ma "un modo di essere della materia, indistruttibile come la materia stessa".

Nel Filo del Tempo Relatività e determinismo (1955) si sintetizza perfettamente la gigantesca portata della teoria della relatività di Einstein:

"Facendo non solo di materia ed energia una sostanza sola, ma cancellando colla costruzione geniale dello spazio deformato dalla gravitazione la barriera tra ogni sostanza ed ogni forma, egli ha scritto alla fine la identità monistica e materialistica tra materia e pensiero, tolta dal mondo e dall'uomo un'anima, che abbia legge e teoria originalmente indipendenti da quelle della Fisica Totale".

Alla luce di questa riflessione, possiamo considerare Albert Einstein come un esponente del partito storico della rivoluzione, così come Marx fece per Darwin. Anche da un punto di vista politico, la sua concezione del mondo aveva dei tratti in comune con la nostra.

Nel suo scritto Perché il socialismo?, apparso nel 1944 e reperibile anche su Internet, lo scienziato tedesco sottolinea chiaramente come solo un sistema economico organizzato scientificamente, che renda sociale la proprietà dei mezzi di produzione, possa garantire la fine di guerre e povertà:

"L'anarchia economica della società capitalista, quale esiste oggi, rappresenta secondo me la vera fonte del male. Vediamo di fronte a noi un'enorme comunità di produttori, i cui membri lottano incessantemente per spogliarsi a vicenda dei frutti del loro lavoro collettivo..."

"Si produce per il profitto, non per l'uso. Non vi è alcun provvedimento grazie al quale tutti coloro che possono e vogliono lavorare ne abbiano sempre la possibilità; esiste quasi sempre un "esercito di disoccupati". Il lavoratore ha sempre la paura di perdere il proprio posto di lavoro. Dato che i disoccupati e i lavoratori mal retribuiti non rappresentano per i beni di consumo un mercato vantaggioso, la produzione di tali beni ne risulta limitata, con un conseguente grave danno. Il progresso tecnologico si risolve frequentemente in un aggravamento della disoccupazione piuttosto che in un alleggerimento della quantità di lavoro per tutti. Il movente del profitto, congiuntamente alla concorrenza fra i capitalisti, è responsabile di una instabilità nell'accumulazione e nell'impiego del capitale, che conduce a depressioni sempre più gravi. La concorrenza illimitata porta a un enorme spreco di lavoro, e a quelle storture della coscienza sociale nei singoli individui, di cui ho parlato prima."

"Sono convinto che vi è un solo mezzo per eliminare questi gravi mali, e cioè la creazione di un'economia socialista congiunta a un sistema educativo che sia orientato verso obiettivi sociali. In una tale economia i mezzi di produzione sono proprietà della società stessa e vengono utilizzati secondo uno schema pianificato. Un'economia pianificata, che equilibri la produzione e le necessità della comunità, distribuirebbe il lavoro fra tutti gli abili al lavoro e garantirebbe i mezzi di sussistenza a ogni uomo, donna e bambino."

Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 c'è una rivoluzione epistemologica:
- Geometria non euclidea, teoria dei campi, caos e complessità, teorie sulla struttura dell'atomo, quanti;
- Relatività galileiana e meccanica newtoniana diventano casi particolari della teoria di livello superiore (Einstein);
- Il successo della meccanica quantistica ha come effetto collaterale un rigurgito filosofico (scuola di Copenhagen) indeterminista;
- La meccanica quantistica è intrinsecamente determinista, l'indeterminismo interviene soltanto al momento della misura;
- Conflitto fra la teoria della relatività (teoria del continuo) e quella dei quanti (teoria del dualismo onda/particella);
- Per il momento la fisica utilizza entrambi i modelli ricavandone un modello "standard" di indubbia efficacia;
- Ma non possono essere "veri" entrambi, occorre una teoria di livello superiore che li unifichi;
- Teoria della Grande Unificazione (unificare le forze sub-atomiche, GUT);
- Teoria del Tutto (unificare la GUT con la Teoria della relatività, cioè aggiungere la gravità come quarta forza);
- Ma occorrerà un salto sociale che produrrà una nuova teoria della conoscenza (unificata).

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