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  • Resoconto teleriunione  15 ottobre 2013

La #sollevazione a venire

Gli appuntamenti di piazza previsti per i prossimi giorni sono stati il tema d'apertura della teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 17 compagni.

Si partirà il 18 ottobre con lo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di base: la protesta coinvolgerà il settore pubblico e privato e prevede una manifestazione a Roma "contro ogni forma di precarietà". Seguirà la giornata di lotta #19O contro l'austerità, data organizzata da movimenti, comitati e centri sociali sempre a Roma, dove si attendono migliaia di persone per dare "l'assedio ai palazzi del potere". Gli organizzatori dell'evento hanno intenzione di piantare le tende sullo stile delle acampadas spagnole e hanno lanciato lo slogan Yes we camp! Da giorni i social network riverberano la notizia e in particolare su Twitter sono stati creati dei canali dedicati, tramite cui si può partecipare in prima persona alla produzione e alla circolazione delle informazioni.

Al pari dell'ambito produttivo dove si sta sviluppando il movimento dei maker, estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai-da-te, in quello politico sta prendendo piede l'organizzazione do it yourself. In un mondo dove l'industria si è fatta società e un mezzo di produzione come il computer è a disposizione di tutti, non è più necessaria un'organizzazione pletorica per promuovere una manifestazione; oggi chiunque può utilizzare i social network per lanciare flash mob che possono auto-alimentarsi per mezzo della Rete. Stiamo vivendo una fase di transizione e già si intravedono all'orizzonte le potenzialità per andare oltre il tran tran politico-sindacale.

Lo stile dei video e degli appelli che circolano sul Web per il 19 ottobre, ricordano molto quelli di Occupy Wall Street: dalle maschere di V per Vendetta all'uso degli hashtag per indicare la data delle manifestazioni, si è ormai imposto un linguaggio universale della ribellione. Ma imitare OWS è un pò come scherzare col fuoco, perché potrebbero mettersi in moto nuove forze sociali pronte a fare i conti con il futuro. Chi organizza queste manifestazioni, di qui in avanti, potrebbe trovarsi nella condizione dello stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate.

All'estero l'appuntamento del 19 ha avuto una certo eco e, da Madrid a Parigi, da Poznan a Dublino, da Malaga ad Amsterdam, in tanti hanno annunciato di scendere in piazza. Nel frattempo in Italia si è avuto un piccolo anticipo lo scorso 15 ottobre con azioni di protesta e alcune occupazioni sparse per il Paese.

Di sicuro bisogna andare oltre la pratica inconcludente degli spaccavetrine ed escogitare qualcosa di veramente utile e intelligente. In fin dei conti "il movimento può fare molto di più che protestare. Noi possiamo anche fare qualcosa gli uni per gli altri. In giro per il mondo ci sono persone ancora senza tetto, intrappolate nella povertà, in debiti e pignoramenti. Le sperequazioni economiche sono tremende. Ma oggi ricordiamo a noi stessi e al mondo che possiamo essere soddisfatti della solidarietà [che abbiamo messo in pratica]. Oggi da Oakland a Washington, ovunque siano presenti, gli occupiers sono seduti alla mensa comune." (OWS home page, 24/11)

Una volta c'erano PCI e sindacato a tenere sotto controllo i cortei, oggi queste forze sono evaporate e resta solo la polizia a mantenere l'ordine pubblico. Molti anni ci separano dagli scontri di Genova 1960, Torino 1962 e 1969, ma la situazione sociale attuale è molto più esplosiva e, quando si presenteranno sulla scena movimenti simili, solo chi possiede un programma potrà svolgere una funzione di guida. Programma, che è parola derivata dal greco e vuol dire "scritto prima" cioè esposizione scritta di un piano operativo, è sinonimo di progetto e progetto vuol dire anticipazione sulla carta di un'opera di futura realizzazione. Solo chi è in sintonia con il futuro sa cosa fare nel presente.

Il Presidente della Repubblica, tradendo una certa preoccupazione, ha messo in guardia le giovani generazioni dall'utilizzo della Rete: "I giovani devono imparare a distinguere quello che si trova in rete perché dei vantaggi di Internet possono avvalersi anche truffatori, venditori di falsi miti, propagandisti di odio e arroganti intenti a infierire sui più deboli." E ancora:"Internet ha cambiato ritmi e abitudini della nostra società, accorciato distanze e sveltito la circolazione delle informazioni, ma dei suoi vantaggi e della sua rapidità e ramificazione possono avvalersi anche arroganti intenti a infierire sui più deboli o sulle persone più influenzabili". La classe dominante nostrana teme che anche in Italia si verifichino sommosse coordinate attraverso la Rete come successo in Turchia, Brasile e in molti altri paesi.

Ma le preoccupazioni dei borghesi per l'utilizzo massiccio di Internet non riguardano solo proteste e rivolte. Prendendo spunto da un articolo del Sole 24 ore, abbiamo riletto un trafiletto della newsletter 198 in cui si raccontava come, lo scorso aprile, un falso tweet partito dall'Associated Press aveva fatto circolare sul Web la notizia di un'esplosione alla Casa Bianca in cui Obama era rimasto ferito. La smentita era arrivata subito, ma nel frattempo i programmi automatici di compravendita di titoli d'ogni genere avevano registrato l'evento e ordinato vendite massicce. In pochi minuti l'indice Dow Jones era crollato di 145 punti bruciando 200 miliardi di dollari. Non è la prima volta che false voci provocano movimenti finanziari, ma non era mai successo che i programmi automatici attingessero informazioni in tempo reale direttamente dai social network. La scorsa settimana un tweet rimbalzato in Rete (la prima riga era"Israel Air Force bombards airports in Syria") ha fatto entrare in fibrillazione il prezzo del petrolio. Anche se il tweet in questione si riferiva alla guerra dello Yom Kippur del 1973, come del resto suggeriva l'hashtag da cui era partito (#Yomkippur73), il fatto che a retwittarlo sia stato il portavoce dell'esercito israeliano ha gettato nel panico i mercati.

Gli algoritmi che governano gli scambi ad alta frequenza sono guidati dalle notizie (news driven), comprese quelle che filtrano dai 500 milioni di tweet che ogni giorno si inseguono in Rete e con particolare attenzione a quelli che provengono da account istituzionali. Se un tweet sbagliato può far crollare la Borsa, abbiamo un'ulteriore prova di quanto il sistema sia fragile e (potenzialmente) out of control.

Nel libro di James Gleick, L'informazione - Una storia. Una teoria. Un diluvio, troviamo un interessante passaggio sul cloud, paradigma dell'odierno capitalismo di transizione: "Una metafora più familiare è quella della nuvola (cloud). Tutta quella informazione, quella capacità di informazione, incombe su di noi, invisibile e intangibile, ma tremendamente reale; amorfa, spettrale; galleggia vicino, ma non è situata in alcun luogo [...] Il denaro vive nella nuvola; le vecchie forme sono elementi vestigiali di conoscenza su chi possiede che cosa, chi deve che cosa a chi. Per il ventunesimo secolo sembreranno anacronismi, buffi o addirittura assurdi: lingotti trasportati da una sponda dell'oceano all'altra su fragili imbarcazioni, costrette a pagare un dazio ai pirati e al dio Nettuno; monete metalliche lanciate da automobili in movimento dentro cestelli ai caselli delle autostrade e poi trasportate da camion (ora la storia della vostra automobile è nella nuvola); assegni di carta staccati da libretti e firmati con l'inchiostro; biglietti per il treno, gli spettacoli, i viaggi aerei, o per qualsiasi altra cosa, stampati su carta robusta perforata, con tanto di filigrana, ologrammi o fibre fluorescenti; e, presto, ogni forma di contante. L'economia del mondo è fatta di transazioni nella nuvola."

Il cervello elettronico globale è un insieme di network sociali e di flussi di valore che viaggiano su reti senza fili, controllati da algoritmi e agenti economici automatici. Il mondo del valore "titolarizzato" non è più salvabile. Esso copre come una rete tutto il pianeta e fagocita l'indipendenza economica di qualsiasi azienda; anzi fa, delle più grandi e potenti, nuovi centri finanziari che si affiancano al mondo bancario contribuendo al frenetico danzare dei capitali sui mercati, senza più alcun riferimento con la realtà produttiva. Un simile mondo composito, peraltro completamente informatizzato e quindi in gran misura "istruito" per reagire automaticamente (cioè in modo autonomo rispetto alle decisioni degli uomini) a determinate situazioni del mercato di capitali, diventa una vera e propria sovrastruttura politica che influisce sul comportamento economico dei governi.

In quest'ottica si può inquadrare la crisi del sistema bancario americano e il recente dibattito sull'innalzamento del tetto del debito, su cui il Senato americano non ha ancora raggiunto l'accordo. Una soluzione, prima della scadenza del 17 ottobre, verrà certamente trovata, resterà però un malessere più profondo che riguarda lo stato dell'economia americana. Se i repubblicani al loro interno sono divisi tra moderati, più inclini al dialogo, e intransigenti (Tea Party), favorevoli al default degli Stati Uniti per ripartire su nuove basi ("Fallire salverà l'America"), in generale stanno usando il diritto di veto per affondare la riforma sanitaria di cui Obama si fa paladino: l'Obamacare è totalmente a carico dello stato e le lobby presenti nel congresso insorgono. In Europa l'assistenza sanitaria viene garantita con una trattenuta sul salario, negli Usa invece tutto il settore è in mano ad assicurazioni private che lucrano sulla salute della popolazione. C'è qualcosa di perverso nella politica economica degli Stati Uniti: dopo anni ed anni di applicazione della dottrina dei Chicago boys, adesso si tenta un'inversione di rotta. Ma non si può ristrutturare l'apparato statale senza tirare fuori i soldi necessari. Insomma, è restrittivo parlare di crisi di bilancio perché in realtà si tratta di una crisi di valorizzazione. Il livello di indebitamento è tale che nessuno degli espedienti finora praticati, dal neo-keynesismo al liberismo più sfrenato, sembra funzionare. Non a caso proprio negli Usa è nata una forza lucidamente anticapitalista come Occupy Wall Street: dove massima è l'alienazione sociale, massime sono le forme di opposizione a tale alienazione. Nell'articolo Red Plenty Platforms, tradotto e pubblicato su QuinternaLab, N. Dyer-Witheford dimostra come sia già in atto un rovesciamento della prassi. In La produzione peer to peer come alternativa al capitalismo, J. Rigi afferma che la produzione peer to peer (P2P) rappresenta, anche se in forma embrionale, un modello di produzione e distribuzione comunista. I sostenitori del Venus Project, anche se possono sembrare degli utopisti, descrivono una società pienamente comunista che emerge dalle crepe di questa.

In chiusura di teleconferenza, abbiamo parlato della crisi del welfare state (sanità, scuole, ecc.) nel quadro della più ampia disgregazione dei rapporti sociali vigenti. I servizi sociali garantiti dallo Stato sono parte del salario indiretto, mentre le prestazioni pensionistiche sono salario differito. L'investimento pubblico delle politiche keynesiane è plusvalore estorto complessivamente ai proletari e ripartito nella società. Ma quando manca questo plusvalore, c'è poco da distribuire e il sistema va in crisi. La parabola del welfare, cui l'economia politica aveva dato corso per il salvataggio dell'asfittico sistema, si chiude con un attacco al welfare stesso per salvare il capitalismo... e tornare alle condizioni di partenza. La Sinistra Comunista ha fatto un lavoro enorme sullo sciupìo capitalistico e ha dimostrato che l'attuale società, oltre a essere disumana, non ha ragione di esistere in quanto ha un rendimento energetico sempre più basso. Di qui la teoria della dissipazione capitalistica: "Fate qualche esercizio col muscolo della dialettica... una volta scoperto che la chiave del capitalismo non è la brama personale dei capitalisti di godere dei profitti, ma è la impersonale esigenza del capitale sociale di aumentarsi di plusvalore, resta dimostrata la necessità della morte del capitalismo, quindi la sua scientifica non-esistenza potenziale dichiarata da Marx." (Scienza economica marxista come programma rivoluzionario, 1959)

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Rivista n°46, novembre 2019

copertina n°46f6Editoriale: Rapporto diretto
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