Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  22 aprile 2014

Ucraina è il mondo

Durante la teleconferenza di martedì sera abbiamo ripreso la discussione su quanto sta accadendo in Ucraina. La vicenda va inquadrata come un aspetto particolare della politiguerra americana, e la rilettura di alcuni passi dell'articolo Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio (n+1, n° 21) aiuta ad approfondirne alcune caratteristiche.

La diplomazia internazionale, riunitasi a Ginevra nel tentativo di stabilizzare la situazione ucraina, sembra non essere riuscita a porre un freno alle dinamiche venute a galla con gli scontri di piazza Maidan. Qualche giorno fa Putin ha promulgato una legge che facilita il percorso per ottenere la cittadinanza russa per le popolazioni russofone residenti nelle ex repubbliche sovietiche. Milioni di persone potrebbero perciò richiedere il diritto alla protezione da parte di Mosca, e quanto avvenuto in Crimea potrebbe ripetersi nelle aree di influenza russa come Estonia, Moldavia, Georgia, Kazakhstan, ecc. Gli americani, secondo alcune indiscrezioni del New York Times, starebbero elaborando una strategia di contenimento, simile a quella utilizzata nel corso della guerra fredda, per un isolamento politico progressivo della Russia.

La situazione sta mutando rapidamente e assomiglia a quanto successo in Georgia (2008) e soprattutto in Cecenia, dove potentati locali hanno esautorato i russi. I quali hanno reagito radendo al suolo tutto quello che trovavano sul loro cammino e poi, visto che l'occupazione in pianta stabile del territorio non funzionava, hanno affidato l'amministrazione del paese a signori della guerra locali.

Sembra che in Ucraina si prospetti una situazione di questo tipo, con la differenza che il territorio in questione è un importante snodo geo-strategico tra Europa e Russia; e con l'aggravante che sia gli americani che i russi si stanno lasciando trascinare in una pericolosa escalation piuttosto che governare dall'esterno il conflitto. Inoltre, forze interne ucraine potrebbero autonomizzarsi da entrambi gli schieramenti aumentando ancor più il caos nella regione.

Riprendendo quanto scritto negli ultimi capitoli nell'articolo sopracitato, possiamo affermare che da un paio di decenni ormai, la guerra è diventata un orizzonte permanente per milioni di persone: un nuovo grande conflitto mondiale non sta per scoppiare, ma è già in corso e vede coinvolti tutti i grandi paesi (Usa, Cina, Russia, ecc.). Questo pone il problema della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria: se essa è già in atto come può essere bloccata al suo nascere?

Già nell'immediato secondo dopoguerra la nostra corrente descriveva i nuovi aspetti dello scontro bellico moderno, come ad esempio la proiezione della potenza a distanza, il dispiegamento di intelligence sul territorio o la maggiore mobilità. Non cambia però il carattere principale di ogni guerra, e cioè quello di essere azione preventiva contro il potenziale di classe, motivo per cui avviene, in base ai nuovi criteri, il coinvolgimento totale di ogni forza sociale, popolazioni comprese, ed entra in scena il "soldato politico". Il fatto che ogni guerra abbia questo tratto di controrivoluzione preventiva contro una possibile sollevazione del proletariato in questo o in quel paese, dimostra l'importanza di alcuni nostri capisaldi politici quali l'internazionalismo, l'anticapitalismo e la lotta alle partigianerie.

Una nuova forma di guerra è oggi quella subita dai milioni di senza-riserve che premono sui confini dei paesi di vecchia industrializzazione. Gli Stati, predisponendosi ad un conflitto a bassa intensità, si "blindano" e aumentano il livello di repressione, armandosi adeguatamente per respingere o imprigionare i disperati alle frontiere. Un altro esempio significativo è quello della guerra tra Libano e Israele del 2006, dove lo stato israeliano ha inviato il proprio esercito all'attacco non di un'altra forza armata statale ma della popolazione civile. In Libano le operazioni belliche erano difatti gestite da Hezbollah, una sorta di contro-stato senza un vero e proprio esercito.

Il sociologo Mike Davis sostiene che sarà la metropoli tentacolare il prossimo terreno di battaglia, in una guerra senza quartiere tra masse di poveri e apparati repressivi statali. Vengono subito in mente le notizie di questi giorni riguardo l'ennesima operazione militare contro la popolazione delle favelas di Rio de Janeiro.

Abbiamo quindi la guerra tra Stati e potenze non statali (Israele - Hezbollah); quella dello Stato, che mette in campo polizia, eserciti e servizi segreti, contro la popolazione civile (Brasile, Venezuela); e, a completamento del quadro sul conflitto bellico moderno, le guerre per procura (proxy war) e quelle di quarta generazione (fourth-generation warfare). L'aspetto più interessante di tutte le forme è quello duale, per cui da una parte ci sono gli Stati e dall'altra la nuova forma sociale che spinge, cercando i punti deboli per rompere l'involucro capitalista.

Pensiamo ad esempio a tutte le rivolte urbane, in corso o sopite, a partire da quelle nelle banlieue francesi del 2005 (recentemente sul sito di Repubblica è stato pubblicato un articolo riguardo le 843 insurrezioni popolari esplose in 84 paesi dal 2006 al 2013). La base da cui scaturiscono moti sociali apparentemente differenti è unitaria, e gli Stati devono sempre più spesso fare i conti con il fronte interno: Occupy negli USA, il 15M in Spagna, il grosso movimento operaio in Cina (vedi scioperi in corso nel settore calzaturiero). O ancora in Turchia, dove ai tempi della rivolta di Gezi Park si è formato un organismo di lotta composto da 116 sigle politiche e sindacali chiamato Solidarity Taksim (a proposito, sembra che qualcosa del genere si stia riformando per organizzare le manifestazioni del Primo Maggio soprattutto dopo che il governo ha vietato di manifestare in piazza Taksim per quel giorno).

In Italia, di fronte allo scenario di guerra permanente globale, la stupidità dei sinistri non accenna a diminuire e si focalizza sull'opportunità o meno di acquistare gli aerei da guerra F35 o di diminuire le spese militari. Al solito, i nuovi partigiani si concentrano sugli epifenomeni militari invece di mettere in discussione il sistema tout court. Il nemico capitalista è ovunque, e in primo piano c'è quello rappresentato dalla borghesia nostrana con la quale invece tanti pacifisti vanno felicemente a braccetto.

Ma prestando attenzione alla dinamica generale in corso, risulta evidente che gli squilibri globali che si manifestano a livello nazionale sono sempre più forti. Che si tratti della caduta di un presidente in Egitto o di una rivolta che sfocia in guerra civile come si sta prospettando in Ucraina, il contesto a cui far riferimento è sempre quello internazionale. E le cause materiali sono da ricercarsi non solo nelle contingenze, ma nella contraddizione mortale del capitalismo: la caduta tendenziale del saggio di profitto.

Articoli correlati (da tag)

  • Questa società non parla di futuro

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 11 compagni, è cominciata con alcune considerazioni riguardo le notizie provenienti da Hong Kong dove da diverse settimane sono in corso mobilitazioni imponenti.

    L'elemento che ha dato il via al dissenso, la proposta di legge sull'estradizione verso la Cina, è ormai passata in secondo piano perché adesso l'obiettivo di chi scende in piazza è la lotta contro la repressione. Le manifestazioni nella regione a statuto speciale stanno evolvendo e il governo cinese ha dichiarato, tramite il suo portavoce ad Hong Kong, la disponibilità a muovere l'esercito qualora non venisse ristabilito l'ordine. Era dal 1997 che la Cina non si palesava così apertamente nella vita dell'ex colonia britannica.

    I giovani manifestanti che hanno animato le proteste ad Hong Kong hanno dimostrato la capacità di autorganizzarsi e di adattarsi alle mosse della polizia. Dicono di utilizzare la "forma dell'acqua" per sfuggire alla repressione: di fronte allo schieramento massiccio delle forze dell'ordine, i cortei si scompongono, si disperdono e poi si ricongiungono in altri luoghi, bloccando i treni, occupando l'aeroporto o l'area finanziaria della città. Questo avviene anche perché è intenso l'utilizzo di tecnologie come smartphone, chat e messaggistica istantanea.

  • Squilibri

    La teleconferenza di martedì 16 luglio, a cui hanno partecipato 8 compagni, è cominciata dallo "scandalo" dei fondi russi alla Lega.

    In realtà, per quanto ne dica Repubblica, c'è ben poco di cui scandalizzarsi: la Russia ha sempre agito in questo modo, mettendo da parte quanto necessario per incastrare il malcapitato di turno per poi ricattarlo e costringerlo a fare qualcosa. Da leggere, a tal proposito, il testo di Marx Rivelazioni sulla storia diplomatica segreta del XVIII secolo.

    La Russia è poco europea, ha caratteristiche asiatiche, ed è un paese fortemente centralizzato. Lo afferma lo stesso Vladimir Putin in una recente intervista al Financial Time, in cui denuncia il fallimento del liberalismo, il principio sui cui si reggerebbero i governi dell'Occidente che oggi soffrono di una "frattura tra il popolo e la classe dirigente". Secondo il presidente russo, inoltre, "la guerra fredda era una cosa cattiva, ma almeno c'erano delle regole, che tutti i protagonisti delle relazioni internazionali dovevano rispettare in un modo o nell'altro"; oggi invece il mondo è frammentato e caotico.

    Difficile sapere cosa si celi dietro l'affaire Lega, è decisamente più utile concentrare l'attenzione sulle alleanze e gli schieramenti imperialistici odierni. La situazione è molto fluida e si fatica a capire chi è nemico di chi (vedi atteggiamento schizofrenico degli Stati Uniti verso la Corea del Nord). Non è quindi un'esagerazione dire che siamo alla guerra di tutti contro tutti.

  • Il futuro agisce sul presente

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 14 compagni, è iniziata presentando alcuni dei temi che verranno trattati durante il prossimo incontro redazionale di n+1.

    Il lavoro sulla socializzazione, in parte pubblicato sul numero 42 della rivista, continuerà con un approfondimento sulla dottrina sociale della Chiesa. Tra la metà e la fine dell'Ottocento, la Chiesa cattolica si trova a dover affrontare l'imponente "questione sociale", ovvero la moderna lotta di classe tra proletariato e borghesia, e tenta di organizzare le masse per allontanarle dalle teorie rivoluzionarie (vedi enciclica Rerum Novarum). La Sinistra Comunista "italiana", che nel filo del tempo "Meridionalismo e moralismo" individua nell'azione sociale della Chiesa uno dei grandi filoni controrivoluzionari insieme a quello socialdemocratico e a quello fascista, ha prodotto molti documenti sull'argomento; il materiale è stato da noi raccolto nel Quaderno Chiesa e fede, individuo e ragione, classe e teoria, dove si trovano le tracce dei passaggi storici fondamentali: questione romana, nascita del Partito Popolare di Don Sturzo, stipula dei Patti Lateranensi, rapporto tra socialismo e anticlericalismo, ecc. Una delle peculiarità della nostra corrente è la lotta contro l'indifferentismo: se è vero che le tre forme di cui sopra sono parte di un processo controrivoluzionario unico, è anche vero che esistono differenze teoriche e politiche che vanno perciò analizzate. La Chiesa, anche se di volta in volta è salita sul carro dei vincitori, ha sempre conservato gelosamente una sua autonomia dottrinale e organizzativa.

Rivista n°45, aprile 2019

copertina n°45f6Editoriale
Fine della preistoria umana
f6Articoli
- Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
- Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
- Brexit
f6Doppia direzione
Il nome e l'ombra

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 234, 6 luglio 2019

f6Grufolare nell'attico
f6Occupazione simbolica. Per adesso
f6Libra, cos'è?
f6Extinction Rebellion
f6Reddito di cittadinanza alla prova
f6Spionaggio?

Leggi la newsletter 234
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email