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  • Resoconto teleriunione  21 gennaio 2014

L'influenza delle minoranze

Il 21 gennaio alcuni compagni hanno assistito a Torino alla presentazione di Il sangue di tutti noi, il libro di Giorgio Bona sulla vicenda di Mario Acquaviva. Il testo è un docu-romanzo su uno degli assassinii politici perpetrati dagli stalinisti contro le correnti che avevano rifiutato la "bolscevizzazione" dell'Internazionale, e cioè la politica del Fronte unico con forze borghesi, l'organizzazione per cellule di fabbrica invece che per sezioni territoriali e in generale la spregiudicatezza tattica con le relative oscillazioni delle "parole d'ordine". Curioso il video pubblicato su Repubblica, fino a poco tempo fa inconcepibile data la sistematica, pluridecennale opera di cancellazione dalla storia ufficiale di ogni riferimento alla Sinistra Comunista, che pure aveva la grandissima maggioranza degli iscritti entro il PCd'I.

La teleriunione, a cui hanno partecipato 15 compagni, è stata incentrata sull'analisi di uno dei documenti relativi ai social network pubblicati dalla NATO: On the Influence of Committed Minorities on Social Consensus (Paper 32). Lo studio analizza il comportamento di una rete di individui al cui interno è presente una minoranza impegnata ("comitted") in grado di influenzare gli altri senza subirne l'influenza. Per la ricerca viene utilizzato un modello di accordo binario e vengono effettuate delle simulazioni di tipo statistico, in cui per semplicità si considera siano presenti solo due opinioni contrapposte, dette A e B. Ad ogni passo temporale della simulazione, un oratore scelto a caso pronuncia un'opinione presa casualmente dalla sua lista ad un vicino, sempre scelto a caso e denominato ascoltatore. Se l'ascoltatore ritrova l'opinione che ascolta nella sua lista, mantiene, come avviene per l'oratore, quell'opinione; altrimenti la aggiunge. L'esperimento fornisce una serie finita di combinazioni da cui si ricavano delle equazioni differenziali, che descrivono come variano nel tempo le due frazioni che fanno proprie le due opinioni (A e B).

Si valutano due casi diversi. Il primo esamina una rete in cui vi sia un'unica minoranza impegnata, in una data percentuale p, che sostiene l'opinione A, mentre tutti gli altri individui sono influenzabili. Facendo variare la percentuale p, si osserva un fenomeno interessante. Esiste un valore critico, detto pC, pari al 9,798%, superato il quale il sistema tende, in un certo tempo di consenso Tc, a raggiungere una condizione di unanimità nei confronti dell'opinione A. Il tempo di consenso Tc varia proporzionalmente al logaritmo del numero dei nodi N della rete: questo significa che anche se aumenta di molto l'ampiezza della rete, il tempo di propagazione di consenso varia molto poco. Diversamente accade se la frazione "committed" è inferiore al valore critico. Le possibili situazioni sono due: una in cui si raggiunge un equilibrio metastabile intorno ad una percentuale precisa di aderenti alle opinioni A e B; un'altra in cui invece si arriva ad una situazione di consenso unanime nei confronti dell'opinione A. Anche nel caso in cui la frazione "committed" sia quindi molto piccola, è possibile che ad un certo punto, per effetto di un'oscillazione casuale di particolare ampiezza, il sistema evolva verso uno stato di consenso A. Da notare però che Tc varia proporzionalmente all'esponenziale del numero dei nodi della rete: se essa è molto ampia e la minoranza impegnata molto piccola, questo tempo tende a diventare molto lungo.

Il secondo caso analizzato considera due minoranze impegnate, una a sostegno dell'opinione A e un'altra a sostegno di B. Le simulazioni producono un grafico in cui è presente un "becco" che consente di individuare due diversi comportamenti del sistema. L'area al di fuori del "becco" descrive la situazione per cui almeno una delle minoranze impegnate si trova al di sopra della soglia critica pc, ed il sistema ha come solo punto di equilibrio quello di consenso generalizzato nei confronti della minoranza impegnata prevalente. All'interno di questo "becco", invece, ci si ritrova nel caso in cui sono di nuovo possibili due situazioni di equilibrio: quella di equilibrio metastabile in cui si determina una certa percentuale di aderenti all'opinione A ed una certa percentuale di aderenti all'opinione B; oppure un'altra di consenso generalizzato verso una delle due opinioni. Usando le parole del testo: "per ogni valore esistente di una frazione impegnata pB (<pc) di nodi B, esiste una frazione critica di nodi A oltre la quale è garantito che il sistema raggiungerà uno stato A dominante in un tempo logaritmo di N, qualsiasi siano le condizioni iniziali."

Diverse sono le considerazioni e le critiche che possiamo fare analizzando il documento pubblicato dalla NATO. La prima è che, mentre i politici distraggono il pubblico con la messa in scena della finzione democratica, la classe dominante si affida a menti raffinate per comprendere ed influenzare le dinamiche sociali. Uno studio del genere, è chiaro, è fatto nell'ottica di utilizzare i social network per manipolare le opinioni, affinchè gli individui si orientino verso quelle che sono funzionali al dominio della NATO. Per farlo è necessario, materialisticamente, abbandonare categorie filosofiche come "la libertà di opinione" o la "volontà individuale" e darsi alla fisica sociale, trattando gli individui come cellule di un sistema nervoso che si scambiano "bit" di informazioni senza dare alcuna importanza alla specificità di quest'ultime: anche la più assurda delle menzogne sostenuta da una minoranza determinata può diventare verità. In fondo è quello che diceva Goebbels.

Tutta la trattazione serve a dimostrare che la propagazione di un "meme" non segue leggi di tipo lineare, ma logiche catastrofiche. Si può essere per anni in una fase in cui una determinata ideologia domina incontrastata ma, all'improvviso, essa viene soppiantata. Se la frazione di individui impegnati a difendere una data opinione finisce al di sotto di una soglia critica, tutto può rimettersi in moto.

Sono solo le minoranze impegnate a determinare l'evoluzione del sistema in base alla variazione dei loro rapporti di forza: ciò che è in mezzo non ha alcun peso nel determinare l'evoluzione finale del sistema. Quello che il modello della NATO non considera, in quanto adotta implicitamente l'ideologia democratica secondo la quale tutte le opinioni siano equivalenti come le marche di un detersivo, è che le "idee", in ambito politico, sono il riflesso di bisogni materiali. Per semplificare, in una fase di crisi economica prolungata come quella che stiamo attraversando, i sostenitori dell'"opinione" capitalismo=buono tendono a diminuire rapidamente per effetto di un cambiamento di stato non tanto nella "psiche", quanto nella "pancia", sempre più difficile da riempire.

Un ulteriore motivo di critica allo studio è che, nei casi analizzati, sono presenti solo due opinioni contrapposte. Nella realtà le classi sociali, portatrici di interessi differenti, sono più di due: le mezze classi possono orientarsi in diversi modi, andando ad amplificare o affievolire la forza delle due classi necessariamente contrapposte.

Il documento sui social media che abbiamo preso in considerazione è l'ultimo di una serie di trentadue, commissionata dalla NATO, sulle applicazioni militari. Tra i differenti aspetti esaminati, viene analizzata la diffusione del consenso via Web: l'obiettivo è capire come utilizzare al meglio i social media per l'odierna politiguerra globale. Per questi studi i ricercatori utilizzano modelli, con alla base un robusto apparato matematico, su sistemi dinamici, producendo delle simulazioni. Sono quindi dei modelli stocastici, come quello che abbiamo utilizzato per il numero della rivista sulla miseria crescente. Tale tipo di modellazione prescinde dall'ideologia, perché i programmi sui computer girano indipendentemente dalle idee che vengono analizzate in quel momento: la distribuzione statistica dell'opinione nella società segue delle leggi fisiche. Negli studi commissionati ci sono ricerche sul caos, sugli attratori strani e sulla complessità. I sinistri sono abituati a pensare in "politichese", ma qui non si tratta di determinare se la "nostra" ideologia prenderà il sopravvento perché è migliore delle altre. La ricerca di cui sopra spiega piuttosto come funziona il livello di soglia per il cambiamento, come si distribuisce il consenso in una società e perchè ad un determinato momento si verifica una catastrofe. Insomma, quando il capitalismo va in crisi, il suo nucleo ideologico forte tende a disgregarsi, ed a questo punto il numero dei suoi sostenitori passa sotto la soglia critica determinando la possibilità di una polarizzazione intorno a nuovi parametri.

Nel quadro del comunismo come sbocco naturale del processo evolutivo della nostra specie, si è poi passati a commentare alcuni passi dell'Anti-Dühring di Engels ed in particolare il capitolo XIII, Dialettica. Negazione della negazione. L'autore precisa cos'è il materialismo dialettico e, tra gli altri, utilizza l'esempio del chicco d'orzo che, finendo nel terreno, nega se stesso e dà origine ad una spiga, la quale a sua volta nega se stessa generando decine di chicchi di orzo. Da questo processo, in ultima analisi, muove tutta la natura, che negando due volte se stessa porta non ad un risultato uguale, ma ad uno sviluppo dialetticamente superiore. Lo stesso avviene nei fenomeni sociali ed in particolare nel passaggio millenario che collega il comunismo originario a quello futuro tramite la parentesi delle società di classe: "Non altrimenti accade nella storia. Tutti i popoli civili cominciano con la proprietà comune del suolo. In tutti i popoli che oltrepassano un certo grado primitivo, nel corso dello sviluppo dell'agricoltura, questa proprietà comune del suolo diventa una catena per la produzione. Essa viene soppressa, viene negata, viene trasformata, dopo una serie più o meno lunga di gradi intermedi, in proprietà privata. Ma ad un più elevato grado di sviluppo dell'agricoltura, prodotto dalla stessa proprietà privata del suolo, la proprietà privata diventa, al contrario, una catena per la produzione, caso che si verifica oggi tanto nel piccolo quanto nel grande possesso fondiario. Sorge necessariamente l'esigenza che anch'essa sia negata, riconvertita in bene comune. Ma quest'esigenza non implica il ristabilimento della vecchia proprietà comune primitiva, ma l'instaurazione di una forma molto più elevata, più sviluppata di proprietà comune che ben lungi dal diventare una catena per la produzione, la libererà".

Ne consegue che lo stesso partito della rivoluzione, lungi dall'essere un arcano mistero ideale che penetra menti particolarmente illuminate o peggio ancora una organizzazione dedita a capriole tattiche, altro non è che il prodotto del modello sociale che si propone di superare, e una volta concluso il suo compito storico dovrà negarsi esso stesso "a meno che non si intenda come partito un organo che non lotta contro altri partiti, ma che svolge la difesa della specie umana contro i pericoli della natura fisica e dei suoi processi evolutivi e probabilmente anche catastrofici." (Tesi di Napoli, 1965)

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