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La teleconferenza di martedì, presenti 12 compagni, ha preso le mosse dalle notizie economiche provenienti da Grecia e Cina.

Sono in molti a chiedersi come mai la Grecia, con un Pil pari a quello della città di Milano, combini tanto sconquasso in Europa. Tutti i protagonisti che si affannano in veste di medici-killer al capezzale ellenico non hanno paura per il fallimento e le sue conseguenze: hanno paura che le conseguenze del fallimento permettano alla Grecia di tornare al controllo della propria economia a cominciare dalla moneta. Dal punto di vista borghese, se l'attuale governo non fosse così vile nei confronti dei "sadici usurai" tedeschi, cancellerebbe il debito estero con un fallimento spettacolare (assicurando i detentori domestici di titoli) e procederebbe ad una svalutazione competitiva, peraltro quasi automatica dato che sarebbe provocata dai mercati. Ciò penalizzerebbe le importazioni, che comunque sono già irrisorie, ma incrementerebbe le esportazioni e soprattutto il turismo. Nel frattempo la banca centrale greca potrebbe stampare moneta per sé, approfittando del basso impatto inflattivo, stimolando i bassi redditi invece di regalare soldi alle banche. Si tornerebbe dunque al punto di partenza, quando dicevamo che era impossibile una federazione di stati borghesi con economie incompatibili a partire non dall'unità politica (impossibile) ma monetaria (delirio).

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, è iniziata col commento della situazione economica italiana. Secondo l'Unione Europea la produzione dell'industria italiana nel 2013 ha perso un ulteriore 5% per arrivare a circa -25% rispetto al 2007. Non arrivano segnali positivi neanche dall'Ocse, secondo cui il Pil quest'anno si contrarrà dello 0,4% dopo il -1,8% fatto registrare l'anno scorso. Sulla caduta tendenziale del saggio di profitto abbiamo ricordato due lavori, Un modello dinamico di crisi e La legge del valore e la sua vendetta, in cui si afferma:

"L'aumento della produttività sociale si ottiene con la sostituzione di impianti e macchine a uomini e comporta necessariamente l'appiattimento della curva del saggio di profitto. Così, mentre la curva della produttività sociale si impenna con una cuspide, quella del saggio di profitto (o tasso di accumulazione o sviluppo economico, o indice della produzione industriale) si arrotonda in un sigmoide (da Sigma, curva ad esse). Nella differenza fra le due forme di diagrammi è la contraddizione principale dello sviluppo capitalistico, la forma catastrofica del suo divenire."

I dati sul Pil stimolano il varo delle riforme annunciate dal governo, in primis quella in materia di lavoro. L'Italia, paese capitalistico ultramaturo, avrebbe bisogno di impiegare nel ciclo produttivo quantità massicce di forza lavoro disoccupata, ma non può adottare soluzioni alla "tedesca" perchè quello nordico è un capitalismo ancora giovane e non è possibile far girare all'indietro la ruota della storia.

Gli appuntamenti di piazza previsti per i prossimi giorni sono stati il tema d'apertura della teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 17 compagni.

Si partirà il 18 ottobre con lo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di base: la protesta coinvolgerà il settore pubblico e privato e prevede una manifestazione a Roma "contro ogni forma di precarietà". Seguirà la giornata di lotta #19O contro l'austerità, data organizzata da movimenti, comitati e centri sociali sempre a Roma, dove si attendono migliaia di persone per dare "l'assedio ai palazzi del potere". Gli organizzatori dell'evento hanno intenzione di piantare le tende sullo stile delle acampadas spagnole e hanno lanciato lo slogan Yes we camp! Da giorni i social network riverberano la notizia e in particolare su Twitter sono stati creati dei canali dedicati, tramite cui si può partecipare in prima persona alla produzione e alla circolazione delle informazioni.

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 13 compagni.

La discussione è cominciata analizzando la proposta di Confindustria ai sindacati di "un patto in fabbrica" per ricostruire il Paese. La segreteria della CGIL, e prima ancora la Cisl, si sono dichiarate disponibili a mettere da parte gli interessi particolari e ad aprire le trattative per un non meglio definito tentativo di risollevare le sorti dell'economia nazionale. "Possiamo fare tanto ma da soli non ce la faremo", hanno spiegato gli industriali all'appuntamento biennale della Piccola Industria. "Dobbiamo salvare il Paese, occorre una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco". Un patto dei produttori, sottolinea il leader della Piccola Industria, è "un dovere e una responsabilità" nel momento "più difficile della storia della nostra Repubblica".

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato dieci compagni.

La discussione è cominciata dall'analisi della situazione politico-economica italiana alla luce dell'"incarico" dato dal Presidente della Repubblica, dopo il fallimento del tentativo di Bersani di formare una maggioranza, a due gruppi di saggi. Così facendo Napolitano, oltre a prender tempo in vista della scadenza del suo mandato (il 15 maggio), rilegittima il governo tecnico di Monti. E' curioso il percorso politico di questo governo: dimissionario in vista delle elezioni, sconfitto, riconsolidato dopo le elezioni. Dove condurrà l'ennesimo esperimento italiota?

Riguardo all'"incarico" dei dieci saggi, non è ancora ben chiaro cosa possano fare queste due commissioni dato che non è solo l'economia ad essere in crisi ma lo stesso apparato politico amministrativo della borghesia, che fatica a trovare un indirizzo univoco. In questo scenario alquanto fluido resta plausibile l'ipotesi di un golpe di primavera, anche perché da più parti si chiede la nascita di un governo forte.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

Segna un nuovo record storico il tasso della disoccupazione in Grecia. A ottobre la percentuale dei senza lavoro è salita all'incredibile 26,8% rispetto al 26,2% del mese precedente e dal 19,8% dell'ottobre del 2011, un anno prima. Lo dichiara l'Istituto di statistica ellenico che, scorporando i dati, rende noto che sotto i 24 anni la disoccupazione tocca quota 56,6% e tra le donne il record del 30,4%. Secondo gli analisti il numero di senza lavoro in Grecia crescerà ancora, almeno nel 2013, anche a causa dei massicci licenziamenti nel settore pubblico previsti dal governo Samaras e imposti dall'Unione Europea. La disastrosa situazione greca trova oramai sempre meno spazio sulle pagine dei giornali. Paese con meno di dodici milioni di abitanti e con poche aeree urbane, la Grecia si trova per ora isolata rispetto agli altri paesi europei e, nonostante i numerosi scioperi generali e i quotidiani focolai di lotta, potrà uscire dallo stallo solo se nasce un'organizzazione a livello continentale. I governi dei PIIGS, dal canto loro, utilizzano una forte pressione psicologica sulle rispettive popolazioni accusando i lavoratori di aver vissuto sopra le proprie possibilità: la crescita del debito pubblico ne sarebbe la dimostrazione.

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