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La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando alcune notizie riguardanti le energie rinnovabili.

Pare che negli Stati Uniti un gruppo di scienziati abbia sviluppato un sistema di specchi che, sfruttando l'energia solare, riesce a raggiungere la temperatura di 1000 gradi. L'obiettivo dell'esperimento è di arrivare ai 1500, la condizione necessaria per fondere l'acciaio, ed eliminare progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili (en passant: i primi esperimenti per ottenere alte temperature attraverso specchi parabolici sono stati condotti dal premio Nobel Carlo Rubbia in Italia con il progetto Archimede, poi esportato in Spagna). Che sia la soluzione per produrre energia senza inquinare l'ambiente? Abbiamo dei dubbi in merito. Basti pensare all'Ilva di Taranto: anche se riuscisse a produrre da sé tutta l'energia necessaria, rimarrebbe comunque un gigante inutile. Insomma, bisogna sempre chiedersi che senso abbia adoperare certe tecnologie ed in funzione di quale produzione. Non è un problema di natura tecnica, riferita al variare delle fonti energetiche (in ultima istanza tutte riconducibili al lavoro del Sole), ma di natura sociale: l'attuale modo di produzione non conosce sé stesso, bada solo al profitto, e quindi continuerà a sprecare energia e a distruggere l'ambiente.

La società capitalistica è arrivata a risultati tecnici avanzati nella produzione delle merci, ma la sua capacità di progettazione sociale è bassissima a causa dell'anarchia del mercato. Per poter rovesciare la prassi e cominciare a progettare la vita di specie in armonia con la natura, bisogna liberare le forze produttive dalle catene del valore, affinché la tecnica e la scienza siano indirizzate verso soluzioni razionali. Si tratta sempre di uno scontro tra modi di produzione, in cui quello a più alto rendimento energetico è destinato a vincere. La tecnica e la scienza sono altra cosa rispetto all'economia politica, perché mentre questa può formulare frasi senza contenuto empirico, le prime parlano il linguaggio della matematica.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata riprendendo il tema della parabola storica del plusvalore, nell'ottica di analizzare le profonde determinazioni che stanno alla base delle proteste e delle rivolte attualmente in corso in diversi paesi.

Prendiamo il caso di FCA (ex Fiat). L'azienda impiega circa 200mila dipendenti in tutto il mondo, produce circa 5 milioni di autovetture all'anno, e per il 2018 ha dichiarato un fatturato di 110 miliardi di dollari. Pur esistendo un unico marchio che ne identifica le merci, la maggior parte dei componenti che vengono poi assemblati negli stabilimenti è prodotta da una rete di imprese in outsourcing. Da un pezzo la fabbrica è uscita dalle mura aziendali, distribuendosi sul territorio grazie al sistema della logistica; oggi non esiste più la grossa fabbrica verticale di novecentesca memoria che produceva tutto da sé, ma le lavorazioni sono state in prevalenza esternalizzate ("Sull'uscita di Fiat da Confindustria e alcuni temi collegati"). Se in Italia agli inizi del 2000 la Fiat contava 112mila addetti, oggi Fca ne impiega 29mila, comprese Maserati e Ferrari.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando una news pubblicata sull'Economist in merito alle nuove tipologie di allevamenti di suini in Cina.

I cinesi si avvicinano ad un consumo di proteine che è vicino a quello occidentale e ciò comporta l'aumento degli allevamenti e delle coltivazioni di prodotti proteici per rifornirli di mangime. L'ammontare dei capi di suini registrato in Cina è pari a quello del resto del mondo e nel settore cominciano a farsi sentire i problemi logistici, a partire dalla coltivazione della soia per gli animali fino allo smistamento dei rifiuti organici. La crescita del consumo di carne nel paese è così alta che non basta più ingrandire (orizzontalmente) gli allevamenti, ma vengono costruiti speciali grattacieli per i maiali. Alcuni raggiungono i tredici piani di altezza e sono studiati appositamente per sfruttare al massimo gli spazi. Questo tipo di infrastruttura comporta una variazione dal punto di vista tecnico nell'allevamento, che diventa completamente industrializzato; l'ammasso dei maiali eleva il rischio epidemie e perciò ogni livello è tenuto separato, con aria riciclata e una gestione autonoma dei rifiuti. Se i cinesi leggessero i giornali o utilizzassero la carta igienica alla occidentale, non basterebbero tutte le foreste del pianeta. E lo stesso discorso vale per le automobili.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2019

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un articolo del Corriere della Sera, "L'Occidente tramonta davvero", a firma Sergio Romano. Secondo il diplomatico, ex ambasciatore presso la Nato, il pianeta è preda di un caos sistemico, e "la causa maggiore di questo stato di cose è il declino dell'America sulla scena internazionale. Ma anche quasi tutti i membri dell'Unione Europea stanno attraversando crisi esistenziali".

Temi non nuovi per noi: nell'articolo "Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio" abbiamo descritto un mondo capitalistico che non è più gestito "in condominio" tra Usa e Urss, ma si è trasformato in un sistema instabile e complesso maggiormente sensibile al classico "effetto farfalla". La guerra moderna non può evitare di confrontarsi con la velocità del flusso di informazioni che viaggiano attraverso la Rete, diventata ormai da anni un fondamentale campo di battaglia (vincere la battaglia informatica vuol dire avere più informazioni di quelle che possiede il nemico).

I rapporti sociali odierni sono quelli di un capitalismo stramaturo che permea di sé ogni cellula del sistema, la quale si sente in guerra perenne con le altre. Con il capitalismo l'uomo perde in assoluto qualsiasi residuo di rapporto umano con l'altro uomo e ciò si rispecchia nel modo di condurre i conflitti: con il massacro delle popolazioni inermi e lo studio scientifico per produrre sistematicamente sofferenza, con la distruzione e la morte. Attualmente in Libia siamo alla guerra di tutti contro tutti, mentre in Algeria e Sudan si susseguono proteste e rivolte che, dopo la cacciata del tiranno di turno, mettono ora in discussione anche i vertici militari (che in Sudan hanno compiuto un colpo di stato). Sulla situazione algerina un compagno ha segnalato l'articolo del manifesto "Algeria, la natura di classe della rivolta in corso", secondo cui le recenti manifestazioni sarebbero il risultato degli scioperi anche violenti degli ultimi anni.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2019

La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul monito lanciato dalla direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, in un intervento alla Camera di commercio di Washington: "L'economia mondiale sta attraversando un momento delicato [...], il 70% dei Paesi si troverà ad affrontare un rallentamento della crescita nel 2019."

Le economie della maggior parte dei paesi si stanno sincronizzando su un basso livello di crescita, fatto legato allo storico andamento asintotico degli incrementi relativi della produzione industriale. A ciò si aggiunge la situazione politica che non facilita le cose: mentre l'incombente crisi bis avrebbe bisogno di una sintonia internazionale in termini di coordinamento rispetto alle misure d'intervento, avanza l'area politica cosiddetta sovranista che propugna protezionismo, rilocalizzazione, espulsione della manodopera straniera, svalutazioni competitive, esattamente il contrario di quello che servirebbe. Il Capitale, globalizzato e autonomizzato come non mai, deve fare i conti con le borghesie nazionali che per proteggere i loro interessi particolari tirano i remi in barca, minando quelli generali.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2019

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sui fatti francesi di cui si è accennato anche durante l'ultimo incontro redazionale.

Sabato 16 marzo i gilet jaunes sono scesi nelle strade per l'#ActeXVIII, scontrandosi violentemente con la polizia. A Parigi le manifestazioni sono sfociate nel saccheggio di diversi negozi di lusso lungo gli Champs-Élysées.

Rispetto ai movimenti di piazza, esistono differenze significative tra Francia e Italia: mentre la prima ha un'infrastruttura statale piuttosto rigida e perciò fatica a controllare il dissenso, nella penisola i gilet gialli siedono in parlamento dato che la borghesia locale, per condizioni geostoriche del tutto particolari, è riuscita a "parlamentarizzare" la protesta nata dal basso. Niente di cui stupirsi, è nato in Italia e non altrove l'opportunismo trasformista. Il M5S, una volta andato al governo, non è riuscito a fare granché, finendo per omologarsi a quel sistema che voleva stravolgere. Il vuoto lasciato nelle piazze sarà riempito da altre forze, solo che la carta parlamentare ormai è stata giocata.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2019

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in merito all'applicazione del Reddito di Cittadinanza (RdC) in Italia.

Il governo ha fissato alcuni criteri per l'avvio della misura economica, tra questi ci sono l'erogazione di 780 euro mensili per chi vive da solo e in affitto, e l'obbligo, per i Centri per l'Impiego, di proporre ai percettori del reddito un'occupazione che preveda un salario di almeno 858 euro. Nel frattempo pare che il conflitto tra Anpal e Regioni riguardo i navigator sia stato risolto: saranno 3 mila coloro che dovranno impegnarsi a trovare un lavoro alle centinaia di migliaia di senza riserve. Un compagno ha segnalato l'articolo "Quarantamila posti di lavoro per (non) trovare lavoro agli altri" di Sergio Rizzo, pubblicato su Repubblica il 10 marzo scorso, in cui vengono ricordate, oltre ai navigator, tutte quelle figure professionali impiegate presso i centri di formazione, le agenzie regionali, ecc., per la gestione dei senza lavoro. Si tratta, in media, di 1 addetto ogni 150 disoccupati, una quantità enorme di "risorse umane" che dovrebbero occuparsi del problema della disoccupazione per risolverlo, e invece vivono grazie ad esso.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2019

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata dalle notizie di stampa sulle manifestazioni dei "gilet gialli" in Francia.

Il "movimento" è nato sui social network (#GiletsJaunes) e ha indetto le prime manifestazioni lo scorso 17 novembre quando si è dato appuntamento nelle piazze di circa 600 città francesi. I servizi segreti dicono di aver identificato i promotori: 5 uomini e 3 donne, abitanti della regione Ile de France, tra i 27 e i 35 anni. La motivazione ufficiale del flash mob sembra sia stata il rincaro del prezzo dei carburanti ma, generalizzandosi la lotta, sono state messe in discussione le troppe tasse, la diminuzione dei servizi sociali, il disinteresse verso le città medie e piccole da parte di Parigi. I partiti di opposizione stanno cercando di cavalcare la protesta, anche se con magri risultati, almeno per adesso. Sulla loro pagina Facebook i "gilet gialli" dicono di essere persone "come me e te... un pensionato, un artigiano, uno studente, un disoccupato, un uomo d'affari... soprattutto una persona che è preoccupata di non arrivare alla fine del mese." Finora sono scese in strada circa 250 mila persone, ci sono stati 500 arresti, centinaia di feriti e due morti in incidenti stradali dovuti al caos provocato dai blocchi. Durante le mobilitazioni sono state bloccate importanti vie di comunicazione, raffinerie e hub logistici. Per Christophe Castaner, ministro dell'Interno francese, "siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza". Per il prossimo 24 novembre i "gilets jaunes" hanno annunciato una nuova manifestazione nazionale con l'obiettivo di "dare un colpo di grazia e convergere tutti su Parigi con tutti i mezzi possibili... perché è lì che si trova il governo."

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2018

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il discorso sulle recenti evoluzioni della situazione politica italiana. Giuseppe Conte, Primo Ministro della nuova compagine parlamentare, ha dichiarato che in materia di politica estera il governo sarà vicino agli Stati Uniti ma allo stesso tempo si farà portatore di un'apertura verso la Russia. Le velleità sovraniste italiane faranno discutere e le reazioni non mancheranno, dall'Europa e da oltreoceano.

Il tema del sovranismo è trasversale: non è appannaggio esclusivo della destra (Lega, FdI e Casa Pound) ma riguarda anche ambienti che si definiscono di sinistra (ad esempio la piattaforma Eurostop o la Rete dei Comunisti). Quest'ultimi, critici, rimproverano al governo Conte di aver messo da parte la "sovranità popolare", mancando di coerenza con quanto annunciato in campagna elettorale; i proclami anti-UE di Lega e M5S sarebbero finiti in soffitta e anche l'idea di indire un referendum sull'adesione ai Trattati europei sarebbe stata accantonata. Tra le fila di chi invece sostiene il nuovo esecutivo spicca Steve Bannon, l'ex capo stratega del presidente Donald Trump che vede nel governo giallo-verde il superamento positivo della dicotomia destra-sinistra, ritenendolo in grado di dare un duro colpo all'establishment europeo. Anche il filosofo Diego Fusaro, molto presente sul blog di Beppe Grillo, è un sovranista anti-liberista, nemico dell'élite finanziaria che piega gli stati nazionali agli interessi del mercato imponendo dosi massicce di austerity alle popolazioni.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata commentando le ultime news sui Bitcoin.

La moneta digitale nata nel 2009 torna in questi giorni a far parlare di sé. Lo scorso 29 luglio l'Economist ha pubblicato un articolo "Making Bitcoin work better" con il curioso sottotitolo, "a crypto-currency civil war". Alla base del conflitto nella community ci sarebbe la crisi di crescita del bitcoin, che ha registrato un successo superiore alle attese, passando da qualche centinaio di dollari, al suo esordio, a circa 3 mila euro. Secondo i critici la catena di certificazione decentralizzata delle transazioni e il limite della capacità dei blocchi (un megabyte per blocco) ha portato, con l'incremento delle operazioni, a tempi lunghi per la gestione delle stesse e ad un aumento delle commissioni. Difronte alla crescita del volume di affari e di transazioni si sono distinte quindi due "scuole di pensiero": gli sviluppatori tradizionali denominati "core" che si oppongono ad un aumento della capacità dei blocchi, hanno proposto una specie di compromesso, una piattaforma denominata SegWit che prevede uno spostamento parziale della gestione delle transazioni su una rete esterna alla blokchain, mentre il nucleo di "liberalizzatori" non ha accettato il compromesso e ha lanciato una nuova bit moneta chiamata bitcoin cash. Tutto il sistema è assolutamente senza controllo, alla dissipazione del modo di produzione capitalistico si aggiunge quella delle immense farmers dove centinaia di processori in parallelo lavorano per ottenere criptomonete.

Le monete virtuali ormai hanno un loro mercato che gira intorno a 120 miliardi di dollari, cifre per ora irrisorie. Quanto accade nei circuiti delle monete virtuali non è altro che il portato dell'impossibilità di valorizzazione del capitale nella sfera della produzione, effetto della paludosa situazione economica. Un compagno ha letto un passaggio tratto da "Teoria della moneta" (Il programma comunista, 1968):

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli riguardanti lo sviluppo della robotica.

A Zurigo, in occasione del Primo Maggio, centinaia di persone vestite da robot hanno marciato chiedendo l'introduzione di un reddito di base incondizionato: l'erogazione di un beneficio economico senza obbligo di accettare un lavoro. La trovata situazionista fa parte della campagna referendaria in vista del voto del prossimo 5 giugno sul reddito garantito. A parte la Svizzera, è buona parte dell'umanità a risultare eccedente rispetto alle esigenze del processo di produzione capitalistico in cui trionfano la robotica, i computer e le reti:

"Nel 2010 Istagram contava su un nucleo di 15 lavoratori che ha prodotto una app usata da 130 milioni di persone per condividere 16 miliardi di fotografie. La Kodak, fallita nel 2012, pilastro dell’industria fotografica, impiegava fino a 145 mila persone. In pratica, oggi 15 persone possono fare il lavoro di 145 mila". (Il manifesto dei robot per il reddito di base di Roberto Ciccarelli)

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie finanziarie.

Con l'innalzamento del quantitative easing da 60 a 80 miliardi al mese, i tecnici della Bce dimostrano che i tentativi messi in campo per risollevare l'economia non stanno dando i risultati sperati. Le munizioni sono finite, scriverebbe l'Economist. Intanto il Sole 24 Ore pubblica l'articolo Sui mercati il rischio sistemico torna a salire (nonostante l'euforia dei giorni scorsi) e conferma, a modo suo, quanto da tempo andiamo dicendo sulla finanziarizzazione e la conseguente autonomizzazione del Capitale: sul mondo graverebbero 699 mila miliardi di dollari in derivati (9 volte il PIL mondiale) a cui va aggiunta la massa di quelli non conteggiati nelle statistiche ufficiali, tale elefantismo finanziario sarebbe causato proprio dalla continua immissione di liquidità che invece di facilitare gli investimenti nella cosiddetta economia reale finisce per minare alle fondamenta il Sistema:

"Insomma: le politiche monetarie varate per risollevare le sorti del mondo e le normative prudenziali create per ridurre i rischi globali hanno prodotto numerosi effetti collaterali. Hanno prodotto, in seno ai mercati finanziari, nuovi potenziali rischi sistemici."

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento dell'editoriale dell'ultimo numero dell'Economist (Out of ammo?).

L'articolo è paradigmatico di una corrente del liberismo di tipo smithiano. Carico di ottimismo verso la mano invisibile del mercato, sempre capace di aggiustare i problemi del capitalismo, nel testo l'Economist propone una nuova deregulation, dimenticando che i guai dell’attuale sistema economico sono dovuti proprio alle teorie della scuola dei Chicago Boys, e che, tra l'altro, una deregulation c’è già stata.

Le munizioni sono terminate, il capitalismo è obsoleto, rianimare ciò che è già morto non è possibile. Almeno dal 1975 assistiamo a fenomeni economici irreversibili che sono conferma di una crisi storica del modo di produzione. Crisi di cui una corrente ben precisa a suo tempo aveva preso atto. Ci riferiamo al lavoro della Sinistra Comunista sul corso del capitalismo, sulla traiettoria e la catastrofe della fetente civiltà borghese.

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni è iniziata con un aggiornamento sui fatti di Colonia.

In merito alla vicenda il governo tedesco ha fatto annunci contrastanti: se in un primo momento ha affermato che quanto accaduto nella notte di Capodanno non è stato il prodotto di un'azione coordinata, ha poi dichiarato che le violenze sarebbero invece il frutto di un'organizzazione spontanea avvenuta tramite Twitter e Whatsapp. Intanto, la caccia all'immigrato ha avuto inizio. Mentre i giornali borghesi si occupano di fomentare l'odio razziale tirando in ballo lo "scontro tra civiltà", la Slovacchia vieta ufficialmente l'ingresso a profughi di religione islamica, la Danimarca sequestra i beni dei rifugiati per contribuire alla copertura delle spese, e a Colonia compaiono le prime ronde degli estremisti di destra.

Sono in molti oramai a parlare apertamente di guerra mondiale. Non passa giorno senza che il cuore del mondo capitalistico subisca attentati. L'ultimo in Turchia, dove, dopo Ankara, questa volta viene colpito il centro turistico di Istanbul.

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle dichiarazioni rilasciate recentemente al Wall Street Journal da Henry Kissinger.

Nell'articolo pubblicato dal quotidiano newyorkese l'ex segretario di Stato invita gli Stati Uniti a darsi una mossa: "devono decidere in che ruolo giocheranno nel XXI secolo. Il Medioriente sarà il test più immediato e forse più difficile. In gioco non c'è la forza dell'America, ma la sua risolutezza a capire e padroneggiare il nuovo mondo". In particolare Kissinger esprime preoccupazione per l'intervento russo in Siria e il piano sul nucleare dell'Iran, operazioni entrambe lesive degli interessi americani nella regione.

Sappiamo che le determinazioni materiali che stanno alla base della politica americana non dipendono affatto da accordi fra trust o dalla volontà del governo, bensì dalla necessità del Capitale di uno sbirro globale, gli USA, che impedisca lo sconvolgimento dell'intero assetto capitalistico mondiale. L'imperialismo non è una "politica" di qualcuno, è il modo di essere del capitalismo raggiunto un certo grado di sviluppo delle forze produttive.

Le notizie sullo scandalo che ha coinvolto la Volkswagen hanno aperto la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni.

Sotto accusa è finito il software per la gestione della centralina, l'unità di controllo del motore: sembra che il programma fosse in grado di riconoscere la fase di test e calibrare le emissioni di gas in modo da rientrare negli standard antinquinamento richiesti dalla legge. In seguito allo scandalo, il titolo del colosso tedesco ha perso in Borsa circa il 35% del suo valore solo negli ultimi due giorni, mentre all'orizzonte si profila il pagamento di multe salatissime. E' molto probabile che la vicenda si allarghi e coinvolga anche altri big della produzione di auto.

La teleconferenza di martedì, presenti nove compagni, si è focalizzata sulla situazione economica mondiale e sugli effetti che essa produce sulle sovrastrutture politiche.

Siamo partiti da un significativo articolo di Paul Krugman apparso sul New York Times, Quella sovrabbondanza infinita che destabilizza l'economia globale, in cui si fa il punto sullo stato della crisi e si mette in evidenza come nei mercati finanziari troppo denaro sia alla caccia di troppe poche opportunità di investimento:

"Da sette anni (e chissà per quanti altri ancora) stiamo vivendo in un'economia globale che procede barcollando da una crisi all'altra: ogni qualvolta una regione del mondo sembra finalmente rimettersi in sesto, ecco che subito un'altra inizia a traballare. E l'America non può certo isolarsi del tutto da queste calamità globali. Ma perché l'economia continua a incespicare?"

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata commentando le news sul "Black Monday" cinese e mondiale.

Possiamo pensare alla Borsa valori come ad un termometro che rileva in superficie quanto avviene nel profondo dell'economia, nella produzione di valore. Le motivazioni del crollo di Shanghai, subito riverberatosi nelle maggiori piazze finanziarie del mondo, vanno ricercate nell'incapacità della Cina di mantenere determinati livelli di esportazione delle merci. Indicativa la concatenazione degli eventi: prima le tre svalutazioni competitive, poi il crollo in borsa; il panico nei mercati spinge Pechino ad intervenire per tamponare la situazione: il governo cinese autorizza i fondi pensione ad investire fino al 30% del loro capitale, abbassa i tassi di interesse e opera una sorta di "quantitative easing". Circa 60 milioni di cinesi hanno investito in paccottiglia finanziaria: pochi rispetto alla popolazione totale (1,3 miliardi), ma tanti per un paese che non conosce da molto l'azionariato popolare.

Nei mercati internazionali circola capitale fittizio che non può dare guadagni a tutti; allo stesso tempo gli Stati adoperano le immense quantità di denaro per finanziare debiti che non possono crescere all'infinito. In sostanza, il capitalismo non reagisce più alle sue crisi: troppa immissione di moneta causa assuefazione, l'organismo smette di sentire gli effetti della droga, e va in overdose.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando un articolo del Guardian, "The end of capitalism has begun", dove il giornalista Paul Mason presenta il suo libro "Post capitalism. A guide to the future". A parte un curioso riferimento ai Grundrisse e al general intellect di Marx, l'articolo ha un taglio pragmatico e progettuale molto simile a quello del Venus Project o di Red Plenty, la sintonia tra i sintomi della società futura è sempre più marcata. Tutti si interrogano sul decorso di questa società, sempre più importanza viene data al crollo del capitalismo, l'Economist in un articolo dedicato al futuro dell'Europa trasmette paura e incapacità storica, nel senso di impossibilità di reagire e trovare vie d'uscita.

Mentre tutti si chiedono se e come la Grecia dovrà onorare il suo debito (315 mld), quello mondiale raggiunge i 200 mila mld, tre volte il Pil. Scrive il Sole24Ore: "La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato." E ancora: "Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso".

In situazioni normali il debito può essere visto come un'emissione di moneta in cambio di un servizio. Il debito di per sè non fa spavento, anzi il capitale da credito serve a rilanciare i meccanismi capitalistici. Esiste però un effetto soglia per cui se tutta la società funziona in deficit spending emettendo titoli di stato in cambio di merci e servizi reali, a lungo andare il meccanismo si inceppa. Cosa succederà quando oltre ai vecchi paesi putrefatti si aggiungeranno i giganti come Cina e India che invecchiando precocemente si indebitano e hanno una popolazione complessiva di circa 2,5 miliardi di persone? Si prospettano scenari da incubo.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, ha preso le mosse dalle notizie battute dalle agenzie sugli scontri in Turchia, scatenati dalla morte di Berkin Elvan. Il quindicenne, colpito da un lacrimogeno durante le manifestazioni di Gezi Park mentre andava a comprare del pane, è morto dopo 268 giorni di coma. La notizia del decesso, divulgata dai genitori del ragazzo via Twitter, si è diffusa velocemente attraverso i vari social network e ha provocato manifestazioni e proteste in tutto il paese.

La discussione è proseguita riprendendo un tema già affrontato in alcune teleriunioni. Il Bitcoin, la moneta digitale nata nel 2009, torna in questi giorni a far parlare di sé per i fallimenti di due piattaforme di scambio, la giapponese Mt.Gox e la canadese FlexCoin, e per l'oscura morte del giovane amministratore delegato di First Media, piattaforma di scambio per la compravendita online di bitcoin.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

La teleconferenza di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo de La Stampa "Ipocrita e marxista", l'America dei Tea Party contro Francesco. L'ultima esortazione papale, l'Evangelii gaudium, ha fatto venire il mal di pancia a molti negli ambienti della destra americana, tanto che alcuni dei finanziatori del Vaticano hanno minacciato la riduzione delle sovvenzioni. Nel documento pontificio si affrontano, tra i vari temi, l'ineguaglianza sociale e la polarizzazione della ricchezza, e viene data una valutazione negativa dell'attuale sistema economico basato sul primato del denaro. In particolare nel secondo capitolo si indica la finanza come colpevole di aver fatto dimenticare all'umanità la centralità dell'uomo, ridotto invece a mero consumista:

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 10 compagni, è iniziata con un piccolo aggiornamento sul movimento dei forconi o quel che di esso rimane. La componente fascista caldeggia la partecipazione alla manifestazione prevista per il 18 dicembre a Roma, mentre i comitati locali propendono per il rinforzo del legame col territorio continuando con i presìdi e i sit-in. Sembra che la protesta calata "a sorpresa" nelle piazze italiane il 9 dicembre, tenda ora a rientrare spontaneamente nei ranghi. Resta qualche leader, venuto alla ribalta nei giorni dell'exploit, a tentare la scalata politica nella speranza di trovare un posto in parlamento. Al solito politici e giornalisti si danno da fare per dimostrare che i forconi sono pochi, o strumentalizzati, o addirittura c'è chi sforna trattati sociologici. A nessuno invece viene in mente di analizzare le motivazioni materiali che portano migliaia di persone in piazza a protestare contro il "sistema".

La teleriunione di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcuni articoli sullo shutdown del governo americano. I membri del congresso non hanno raggiunto, come alcuni prevedevano, l'accordo sul budget federale. Questo significa che le casse dello stato chiudono, bloccando fondi e mettendo in crisi il funzionamento di servizi di pubblica utilità. Commentatori e giornalisti parlano di scelta ideologica da parte dei repubblicani (nel novembre 2014 ci sono le elezioni di metà mandato e il partito cerca di mobilitare la propria base), ma la spaccatura nel congresso è un prodotto della situazione economica generale. Ha poco senso incolpare una parte politica per una crisi di natura non congiunturale. Barack Obama ha dichiarato che garantirà gli stipendi ai militari in missione, si è dimenticato però di dire che circa 800mila lavoratori statali sono senza stipendio. In prospettiva il rischio è il default degli Usa e i dirigenti delle maggiori banche di Wall Street chiedono che si trovi al più presto un accordo. La borghesia non può arrivare a suicidarsi, ma è impossibilitata a comportarsi diversamente.

Leggiamo sui giornali che le crisi attuali, quelle dell'87, del 97, del 2000 e quella odierna sono quantitativamente più gravi della grande crisi del '29. I dati riguardano sia il capitale "cancellato" dalla diminuzione dei prezzi dei titoli, sia l'ammontare degli interventi da parte degli istituti di credito e delle banche centrali. Ma nonostante questi dati, sembra che le crisi d'oggi non provochino disastri paragonabili alla Grande Depressione americana che durò dieci anni e affamò milioni di proletari. Mi chiedo: se questi sconquassi sono solo il frutto di speculazioni da parte dei privati, perché mai governi e banche centrali hanno interesse ad accorrere in loro soccorso? Non potrebbero lasciarli perdere con tutte le loro avventure al casinò delle borse? Invece nell'ultima crisi, quella cosiddetta "dei mutui", hanno iniettato sul mercato centinaia di miliardi di euro, che saranno utilizzati per riprendere il carosello della speculazione. Perché non è vero valore quello che si è guadagnato e poi perso, ma valore virtuale dovuto ad aumento e diminuzione dei prezzi a seconda degli alti e bassi del mercato dei titoli o dei cambi. Persino i proletari sono cascati nell'illusione speculativa, accendendo mutui che non potevano pagare così salato, solo nella speranza che l'aumento del prezzo delle case li coprisse, mettendo il proprio futuro nelle mani della speculazione.

Pubblicato in Doppia direzione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 12 compagni.

In apertura si è accennato al lavoro in corso sulla sessualità (leggi la traccia nel resoconto del 7 maggio). Anche in questo caso lo sviluppo del tema non può prescindere dal collegamento a tutti gli altri aspetti dell'agire umano. Ad esempio, facendo un parallelo con le avanguardie artistiche russe, vediamo che anch'esse furono spinte in avanti dalla rivoluzione, riuscendo ad aprire squarci sul futuro, per poi rinculare sotto i colpi della controrivoluzione. Lo stalinismo, non a caso, ricostruì tutte le barriere abbattute dall'esplosione dell'energia rivoluzionaria tanto in campo artistico quanto in quello sessuale. Per trarre insegnamento dalle lezioni delle controrivoluzioni bisogna considerare non solo l'aspetto teorico ma anche quello storico.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 14 compagni.

Si è iniziato discutendo delle lotte immediate dei proletari e delle nuove forme di organizzazione che questi si stanno dando. Flash mob, organizzazione territoriale e coordinamento via Internet, rendono il mondo sempre più piccolo mentre le singole vertenze assumono un carattere glocale. In questi giorni c'è stato lo sciopero dei dipendenti dei fast food di New York e sul sito Chicago86 è stato pubblicato un articolo a tal riguardo. Il sindacato che ha promosso lo sciopero è il Fast Food Forward, attivo nel settore della ristorazione, ma dietro l'ampia organizzazione delle mobilitazioni c'è il sostegno attivo di 99 Pickets Line ("99 Pickets, a working group from Occupy Wall Street, seeks to build a mass worker's movement in New York City and beyond. We are workers, immigrants, artists, the unemployed, students and retirees: the 99%"). E' fondamentale il coordinamento dei lavoratori attraverso la Rete: tramite i social network e la galassia di siti e blog, nati in questi anni sull'onda del movimento Occupy, sta prendendo piede a livello mondiale un movimento sempre più interconnesso.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

La riunione pubblica di n+1 "Non è una crisi congiunturale", che si è svolta a Parigi lo scorso 25 gennaio e che ha visto l'inaspettata presenza di una quarantina di persone, ha seguito un percorso espositivo suddiviso in tre fasi: una parte metodologica, una centrale di approfondimento ed infine una dedicata alle previsioni per il futuro. Il pubblico presente ha mostrato interesse ed attenzione per tutta la durata della conferenza.

Al termine della relazione alcuni intervenuti hanno criticato il lavoro di n+1 sia perché non sarebbe abbastanza incentrato su temi fondamentali, quali la rivoluzione e il partito, sia per "evidenti" tendenze all'ecologismo e al comunitarismo. Decisamente più stimolante invece l'interessamento di un giovane, estraneo agli ambienti terzinternazionalisti, che ha proposto uno studio di approfondimento delle tabelle sulla mineralizzazione. Tra gli intervenuti anche i rappresentanti di un gruppo di ferrovieri (Assemblea Generale interpo "Gare de l'Est et Île de France") i quali hanno espresso un giudizio positivo sulla relazione e sul lavoro presentato. L'esperienza parigina è stata molto positiva e proficua per il lavoro.

In relazione alla recenti conferenze tenutesi a Milano e Torino da Loren Goldner, si segnala un'intervista radio allo studioso americano in circolazione su Facebook dal titolo "Dalla crisi al movimento Occupy – una chiaccerata con Loren Goldner".

Durante la teleconferenza erano in corso le votazioni per l'elezione del presidente degli Stati Uniti, elezioni che hanno visto contrapposti il democratico Obama e il repubblicano Romney. Nel periodo di campagna elettorale i siti della galassia Occupy - abbiamo tenuto d'occhio un campione di 12 tra gli hub più importanti del movimento – non hanno pubblicato articoli o interventi in merito all'importante sfida ostentando piuttosto indifferenza verso i risultati della votazione. Solo alla fine della grande baraonda mediatica, da cui è uscito vittorioso Barack Obama, il sito di Occupy Wall Street ha pubblicato un interessantissimo post in cui si mette a confronto l’incapacità dello Stato di gestire l'emergenza (non solo quella legata all’uragano Sandy, ma quella quotidiana del 99%) e la catena organizzativa di solidarietà messa in piedi dal movimento sull'esperienza maturata durante l'occupazione di Zuccotti Park.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Si è commentata la traiettoria di OWS: gli americani continuano a ri-lanciare date e appuntamenti internazionali ma sembra che, ad oggi, la forma (organizzativa) prevalga sul contenuto (politico). In tutti i casi il movimento Occupy, o quello che nascerà dalle sue ceneri, sarà obbligato a raggiungere una coincidenza tra forma e contenuto per passare ad un livello superiore.

In Italia si assiste al massimo al lancio del "No Monti day" fissato per il 27 Ottobre. Nella penisola la protesta sembra attenuata ma, applicando la legge di potenza anche ai movimenti sociali, l'esplosione sarà di certo poderosa proprio per l'energia accumulata. Le manifestazioni in Spagna anticipano quanto potrebbe accadere anche qui da noi e, essendo l'Italia un importante hub europeo, la sua influenza sugli altri nodi della rete sarà inevitabile. Lo possiamo già riscontrare, seppur in maniera contraddittoria, in quanto sta accadendo a Taranto: anche se il Comitato Cittadini Liberi e Pensanti spinge verso il blocco della produzione piuttosto che della città, la rivendicazione che affiora è quella di un salario per vivere.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Rivista n°46, novembre 2019

copertina n°46f6Editoriale: Rapporto diretto
f6Articoli: Che fine ha fatto il futuro?, Rivoluzione e cibernetica
f6Rassegna: La bicicletta di Leonardo
f6Terra di confine: Apprendisti stregoni
f6Spaccio al bestione trionfante: Inflazione cercasi
f6Recensione: Intelligenza artificiale, evoluzione naturale
f6Doppia direzione: Centralismo democratico e centralismo organico

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 236, 18 novembre 2019

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