Visualizza articoli per tag: crisi

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie di carattere economico.

Nell'articolo "Il reddito di cittadinanza del M5s non basta: per lo sviluppo serve la moneta fiscale", il giornalista Enrico Grazzini descrive la problematica condizione in cui versa l'economia italiana:

"Sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere. Ma non sono solo i poveri a soffrire. La situazione italiana è disastrosa: la disoccupazione ufficiale è al 12%, solo il 60% della popolazione è in attività, metà dei giovani non trova lavoro e il sud sprofonda. Le divisioni sociali e territoriali aumentano."

Per far fronte a tale situazione, Micromega ha lanciato un manifesto/appello (alla cui stesura ha collaborato lo stesso Grazzini) per una nuova moneta fiscale. Per alimentare la domanda e fare uscire l'economia italiana dalla trappola della liquidità, ma rispettando le regole e i vincoli dell'Europa, lo stato dovrebbe iniziare ad emettere una "nuova moneta fiscale", complementare all'euro, nella misura di qualche centinaio di miliardi.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2017

La teleconferenza di martedì sera, connessi 13 compagni, è iniziata commentando alcuni dati sulla crisi del settore edilizio in Italia.

Nel 2002 abbiamo scritto Le case che salvarono il mondo (quando il plusvalore si tramuta in rendita), prendendo spunto da un articolo dell'Economist in cui si annotava che un mucchio di capitali in cerca di valorizzazione si era riversato sul mattone evitando il crash. Il settimanale britannico mostrava tutto il suo entusiasmo poiché il mercato immobiliare aveva effettivamente "salvato" il capitalismo. Il crash arrivò qualche anno più tardi, con la crisi dei mutui subprime.

In Italia circa l'85 per cento delle famiglie possiede una casa di proprietà. Non pagare l'affitto, come dice Engels in La questione delle abitazioni, va ad incidere sulla quantità di beni utili per la riproduzione della forza lavoro tenendo basso il costo della stessa. Ora, sempre secondo l'Economist, saremmo in un periodo di ripresa. Strano, perché ne basterebbe anche solo l'avvisaglia per vedere un'enorme quantità di capitali riversarsi nella cosiddetta economia reale provocando disastri. Comunque, questo significa che oggi le case non possono più salvare il capitalismo e nemmeno si riescono ad individuare altri settori che lo possano fare.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2017

La teleconferenza di martedì, presenti 11 compagni, è iniziata commentando le ultime news riguardo la Deutsche Bank.

L'istituto tedesco è passato agli onori della cronaca nei giorni scorsi, quando il Dipartimento di Giustizia statunitense ha chiesto quattordici miliardi di dollari (poi passati a 5) per chiudere il contenzioso sulla vendita di titoli garantiti da mutui nella fase precedente la crisi del 2008. In parallelo sono venuti a galla i risultati degli stress test di giugno del FMI secondo cui la banca tedesca sarebbe altamente a rischio vista l'esposizione di 55 mila miliardi di dollari in derivati: una cifra che vale 15 volte il Pil della Germania e oltre duemila volte la sua capitalizzazione.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie finanziarie.

Con l'innalzamento del quantitative easing da 60 a 80 miliardi al mese, i tecnici della Bce dimostrano che i tentativi messi in campo per risollevare l'economia non stanno dando i risultati sperati. Le munizioni sono finite, scriverebbe l'Economist. Intanto il Sole 24 Ore pubblica l'articolo Sui mercati il rischio sistemico torna a salire (nonostante l'euforia dei giorni scorsi) e conferma, a modo suo, quanto da tempo andiamo dicendo sulla finanziarizzazione e la conseguente autonomizzazione del Capitale: sul mondo graverebbero 699 mila miliardi di dollari in derivati (9 volte il PIL mondiale) a cui va aggiunta la massa di quelli non conteggiati nelle statistiche ufficiali, tale elefantismo finanziario sarebbe causato proprio dalla continua immissione di liquidità che invece di facilitare gli investimenti nella cosiddetta economia reale finisce per minare alle fondamenta il Sistema:

"Insomma: le politiche monetarie varate per risollevare le sorti del mondo e le normative prudenziali create per ridurre i rischi globali hanno prodotto numerosi effetti collaterali. Hanno prodotto, in seno ai mercati finanziari, nuovi potenziali rischi sistemici."

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato cinque compagni. Attualmente la nostra rete di lavoro è alle prese con la progettazione della nuova sede di n+1 che comprenderà anche la strutturazione di un archivio cartaceo e digitale. Si è pertanto discusso delle possibili modalità di organizzazione dell'archivio a partire dalle tecniche finora messe a disposizione dalla biblioteconomia.

Si è proceduto con il discutere dell'inesorabile legge della caduta tendenziale del saggio di profitto direttamente collegata alla sovrapproduzione di merci. Proprio a causa della sovrapproduzione, infatti, il valore delle singole merci tende a diminuire. Ad oggi il mercato si trova dinanzi ad una scelta obbligata: puntare alla formazione di una massa crescente di profitto nelle mani di pochi centri di accumulazione per poter contrastare la tendenza al ribasso del saggio di profitto. Ma questa "scelta" conduce all'inevitabile chiusura e al fallimento di molte piccole e medie aziende e al relativo impoverimento della popolazione.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati una decina di compagni, abbiamo fatto il punto della situazione sulla crisi mondiale e sulle sue ripercussioni a livello sociale.

Dopo la destabilizzazione dovuta alla crisi americana del 2007 con oscillazioni intorno a tassi minimi di crescita, il rapporto tra debito e Pil a livello globale è salito di 17 punti percentuali. Il mondo ha cioè cumulato un debito complessivo pari a tre volte il valore del Pil mondiale.

Fino a poco tempo fa gli Stati Uniti parevano avere l'asso nella manica per avviare la ripresa: grazie al fracking avrebbero aumentato, sostenevano, la produzione energetica e fatto ripartire la locomotiva dell'economia. Un'illusione. Gli investitori globali considerano ormai la tecnica estrattiva della fratturazione idraulica un business rischioso. Con il petrolio texano a 47 dollari al barile e quello del Mare del Nord a 52,8, il fracking è sempre meno conveniente e le aziende del settore comiciano a chiudere.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando un articolo dell'Economist del 13 giugno sulla crisi in corso, intitolato Watch out.

Da sempre considerato la bibbia del capitalismo, The Economist fonda la propria attività sui principi teorici elaborati da Adam Smith e nel corso degli anni ha criticato dettagliatamente ogni forma di keynesismo, sia come scuola di pensiero che come sistema di governo. Lo Stato, secondo l'assunto principale dell'analisi smithiana, deve limitarsi a favorire il libero sviluppo del capitalismo.

Nell'articolo suddetto, il periodico inglese fa notare che a tutt'oggi, 8 anni dopo il crollo dell'economia del 2007-2008, la crisi perdura e gli interventi operati dagli stati (il tentativo di drogare il sistema, diremmo noi) altro non hanno fatto che ingigantire i problemi che si volevano risolvere. Prima o poi ci sarà una nuova recessione, avverte l'Economist, e potrebbe accadere che i governi e le banche centrali si ritrovino senza cartucce a disposizione per farvi fronte, avendo già attinto a tutte le risorse nei propri arsenali: il debito pro capite medio dei paesi ricchi dal 2007 è aumentato del 50%, e i paesi con un debole accesso ai mercati obbligazionari, come quelli della periferia dell'eurozona, potrebbero non essere in grado di lanciare programmi di stimolo fiscale.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

La teleconferenza di martedì, a cui si sono collegati 14 compagni, si è aperta con alcune considerazioni sulle vicende romane legate a "Mafia Capitale", ed in particolare alla manifestazione davanti al Campidoglio.

Più che di manifestazione si è trattato di un assedio: lavoratori della cooperativa Multiservizi, militanti di varie formazioni di destra e soprattutto aderenti al Movimento 5 Stelle hanno cercato di entrare nella sala dove era in corso il consiglio comunale, ma sono stati respinti dalle forze dell'ordine. Mentre a Roma andava in scena l'assedio, sul Web l'hashtag #OccupyCampidoglio, lanciato da Grillo, diventava virale. Al di là delle dichiarazioni dei vari protagonisti e degli obiettivi specifici dei gruppi coinvolti nella vicenda, rimane che tutta una serie di lotte ha trovato spontaneamente convergenza nell'assedio di un palazzo istituzionale, mentre in rete il fatto è stato sostenuto con un chiaro richiamo alla galassia Occupy. Qualunque siano le strumentalizzazioni messe in atto dal M5S o da altri, il messaggio è forte e chiaro: occupate il Campidoglio. E perché no, la prossima volta, il Parlamento?

Pur di contenere il fermento sociale, diverse forze politiche riformiste sono costrette ad accelerare il passo, aprendo a rivendicazioni che fino a qualche tempo fa godevano di scarsa risonanza. E' il caso della Coalizione Sociale che, insieme ai 5 Stelle, si è schierata a favore del reddito di cittadinanza.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2015

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 14 compagni, è iniziata dal commento di due articoli di giornale su temi economici.

Il primo, comparso sul Venerdì di Repubblica, è una recensione di Riccardo Staglianò al libro Ego. Gli inganni del capitalismo di Frank Schirrmacher. Nel testo si stima che il valore dei derivati presenti sul mercato mondiale, nel 1970 pari a zero, abbia raggiunto i 1200 trilioni di dollari nel 2010. La cifra è da capogiro. Se davvero gli investimenti stanno per ripartire, questa enorme massa di capitale fittizio, la prima a riattivarsi e a muoversi nei mercati in caso di ripresa economica, minaccia di avere un impatto tremendo sui circuiti della finanza globale.

Nel secondo articolo commentato, Ma i Nobel riaccendono l'allarme ora il rischio è la stagnazione secolare, il giornalista Federico Rampini richiama l'attenzione sulla necessità di un aumento della produttività per salvare il capitalismo da una stagnazione secolare. Ne hanno discusso a New York i guru dell'economia mondiale, tra cui il Nobel Edmund Phelps che ha dichiarato: "L'innovazione tecnologica non si trasmette più come una volta negli aumenti di produttività del lavoro. Crediamo di vivere in un'epoca prodigiosamente innovativa, ma i gadget sfornati dalla Silicon Valley non stanno aumentando la produttività umana ai ritmi che erano tipici degli anni Sessanta. E se non riparte la produttività, c'è un altro freno alla ripresa delle buste paga."

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2015

La teleconferenza di martedì scorso, connessi 14 compagni, è cominciata riprendendo alcuni dei temi trattati ne Il programma immediato della rivoluzione proletaria e le trasformazioni nel campo dell'informazione, dello spettacolo e dello sport, relazione presentata durante il 58° incontro redazionale (20-21-22 febbraio, Torino). In particolare abbiamo ripreso la parte sul Medioevo cristiano e l'informazione come ideologia.

L'Ordine cistercense nasce in Francia (abbazia di Cîteaux, 1098) e ha come fine il ritorno alla stretta osservanza della regola di San Benedetto e ad un monachesimo fondato sul lavoro e la preghiera personale e comune. San Bernardo impone un canone anche per l'edilizia monastica, affinchè tutte le strutture vengano costruite rispettando un preciso orientamento, abbiano un chiostro, una biblioteca, una cucina allestita in una certa area della struttura, ecc. Ogni monastero può diventare abbazia madre fondando filiali, su cui esercita i diritti di sorveglianza. In ambito musicale vi è un ritorno alla tradizione originaria del canto gregoriano (ovviamente la polifonia non era contemplata) su cui viene fatto un ulteriore intervento di impoverimento. I cistercensi danno così vita ad un gigantesco taylorismo abbaziale e diventano una potenza economica organizzata a rete, dove l'informazione, anch'essa ridotta ai minimi termini e veicolata da un'estetica che elimina tutto ciò che è ritenuto superficiale mantenendo solo l'essenziale, viaggia sull'esempio di un modulo che si diffonde e si replica.

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, ha ripreso il tema legato alle ultime elezioni greche. Insediatosi al governo, Tsipras ha cominciato a fare la voce grossa e non pochi, nelle cancellerie europee, si sono agitati sulle poltrone: se davvero la Grecia uscisse dall'Euro, un pericoloso effetto domino potrebbe prendere il via con conseguenze nefaste per l'intera Unione.

Intanto il successo di Syriza esce dai confini nazionali e arriva in Spagna dove contribuisce alla crescita di Podemos. Il nuovo partito spagnolo, sorpresa delle scorse elezioni europee quando riuscì a far eleggere 5 eurodeputati, continua nella sua ascesa. Recentemente ha organizzato la "marcha del cambio", formula mutuata dalla "marcha de la dignidad" degli indignados, portando in piazza 300.000 persone. Nel comizio finale il leader Pablo Iglesias da una parte ha ribattuto le ragioni del movimento 15-M, dall'altra si è richiamato alla patria:

"Hanno voluto umiliare il nostro paese con questa truffa che chiamano austerità. Mai più la Spagna senza la sua gente, mai più la Spagna come marca per gli affari dei ricchi. Non siamo una marca, siamo un paese di cittadini, sogniamo come Don Chisciotte, però prendiamo molto sul serio i nostri sogni. E oggi diciamo patria con orgoglio, e diciamo che la patria non è una spilletta sulla giacca, non è un braccialetto, la patria è quella comunità che assicura che si proteggano tutti i cittadini, che rispetta le diversità nazionali, che assicura che tutti i bambini, qualunque sia il colore della loro pelle, vadano puliti e ben vestiti a una scuola pubblica, la patria è quella comunità che assicura che i malati vengano assistiti nei migliori ospedali con le migliori medicine, la patria è quella comunità che ci permette di sognare un paese migliore, però credendo fermamente nel nostro sogno."

Nella teleconferenza di martedì scorso, presenti 15 compagni, abbiamo parlato della vittoria elettorale di Tsipras in Grecia. Un compagno ha letto parte di un articolo di Gad Lerner intitolato La sinistra italiana e il vento dell'est, in cui il giornalista legge la vittoria di Syriza come il risultato di un'attività continuativa del partito basata sul mutuo soccorso: "Un'intera generazione di medici e infermieri volontari che hanno dato vita a ambulatori gratuiti; e poi mercati popolari di generi alimentari, mense, ricoveri notturni...". Gli fa eco il noto riformista Fausto Bertinotti: "La cosa straordinaria di Syriza è il suo essere insieme nuovo e antico. Si pensi a quanto ci sia nel suo programma di mutualismo di stampo ottocentesco. Lo stato sociale autogestito, la tutela delle famiglie, la preoccupazione per gli indigenti: tutti temi simili a quelli delle società di mutuo soccorso di fine '800."

Il paragone viene facile, ma attenzione, i fenomeni vanno storicizzati perché può accadere che essi si somiglino ma non siano la stessa cosa. Società di mutuo soccorso, cooperative e sindacati nati nell'800, subiscono una stessa dinamica per cui arrivano tutti all'integrazione nello Stato. Oggi questo tipo di esperienze si sviluppano in una situazione differente. Le società operaie di mutuo soccorso di fine '800 erano strutture di auto-aiuto che si contrapponevano allo sfruttamento tout court del proletariato da parte di un efficiente stato borghese. Le neo-comunità odierne di senza riserve nascono invece sull'onda della dissoluzione degli stati capitalistici. Sono perciò strutture non più rispondenti ad esigenze immediate all'interno di uno stato che funziona, ma a reazioni verso uno stato che non funziona più.

La teleconferenza di martedì sera, connessi 17 compagni, si è aperta con il commento delle principali notizie della settimana appena trascorsa.

In Messico è stata scoperta una fossa comune in cui sembra siano stati ritrovati i corpi di 28 dei circa 50 studenti scomparsi dopo le imponenti manifestazioni contro la riforma dell'istruzione. Per quanto il livello della violenza nel paese sia normalmente elevato, è significativo che la notizia sia stata sottaciuta o relegata alle colonne minori dalle maggiori testate giornalistiche.

Sempre in primo piano invece il Medio Oriente, dove l'avanzata dell'Is, dotato di carri armati e cannoni a lunga gittata (probabilmente presi all'esercito siriano), non si arresta ed è ormai vicina alla conquista della città di Kobane. Se l'espansione dello Stato Islamico procede a questo ritmo, a breve assisteremo all'annessione ufficiale al Califfato di mezza Siria e di un terzo dell'Iraq. Vale la pena ribadire la sua attuale estensione: 200.000 Kmq di territori controllati, 10 milioni di abitanti, 60 centri abitati, 10.000 miliziani armati e specialisti del terrore, un budget da un milione di dollari al giorno, una rete internazionale mobilissima con presenze "federate" dal Mali all'Indonesia, dall'Europa all'Africa. Di fronte a tutto ciò la guerra dall'aria (sono centinaia i bombardamenti), condotta dalla coalizione capeggiata dagli Usa, sembra non sortire effetti.

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Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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