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  • Resoconto teleriunione  17 giugno 2014

Triviale rigurgito di illuminismo

La notizia del superamento del test di Turing in un esperimento pubblico condotto dall'Università di Reading presso la Royal Society di Londra ha scatenato il dibattito in rete e sui giornali di tutto il mondo. La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'argomento.

In una sorta di rigurgito illuminista, sono stati in molti ad indignarsi in seguito alle dichiarazioni di Kevin Warwick, il docente di cibernetica che ha coordinato il progetto, e in molti a prodigarsi per dimostrare che i risultati ottenuti non provano affatto che un computer possa pensare. In questi casi è facile cadere in equivoci da fantascienza, immaginando un mondo di macchine antropomorfizzate più intelligenti dell'uomo. Il fine del test di Turing non sta nella dimostrazione della capacità di pensiero da parte di una macchina, ma in quella di simulazione di un umano (vedi Computing Machinery and Intelligence). Nell'ottica del sistema di macchine descritto da Marx, ogni passo avanti compiuto dalla scienza in questa direzione è importante, perché se le macchine riusciranno in via di principio a simulare l'attività umana senza che si possa avvertire la differenza, non ci sarà bisogno di aspettare che diventino intelligenti per sostituirci. Lo sviluppo e l'utilizzo della robotica si traducono nell'eliminazione di tempo di lavoro e di conseguenza nella potenziale vittoria a favore del tempo di vita. Anche se più stupide, le macchine riescono meglio degli uomini, ancor di più se utilizzate con mezzi consoni e cioè quando corrono su ruote o cingoli, volano con ali e motori, esplorano Marte, calcolano con intelligenza a base silicio miliardi di volte più veloci di un cervello a base carbonio (il nostro), misurano distanze, raccolgono informazioni, le restituiscono elaborate, custodiscono dati in memorie infinite, formano sistemi planetari di reti di comunicazione, ecc.

Rimanendo nel campo dello sviluppo informatico, è interessante quanto si legge nell'articolo Le app in movimento di Daniele Pizio. In una breve cronistoria del rapporto tra movimenti di piazza e tecnologia, l'articolo racconta di alcuni progetti per l'implementazione di applicazioni sviluppate da attivisti e destinante all'organizzazione del "movimento", come la spagnola Memetro o l'italiana RiseApp.

Se i lavoratori dell'UPS nel 1997 furono i primi a utilizzare gli strumenti di lavoro a proprio vantaggio, adoperando i GPS per coordinare i picchetti, a quanto pare oggi i movimenti globali si stanno dotando di strumenti personalizzati "fai-da-te" per coordinarsi sul territorio, non accontentandosi più "di usare in modo tattico le app delle grandi companies californiane", ma producendone di proprie. Le strutture che danno vita a queste esperienze, seppur specifiche, ricordano quella nata dalla galassia Occupy, a dimostrazione del fatto che le dinamiche che si mettono in moto sono le stesse ovunque, al di là degli intenti individuali o locali, e che ad ogni tentativo di censura o blocco da parte degli stati, spunta qualcosa di nuovo in grado di aggirarne gli effetti.

Blocchi e maggiori controlli sono previsti per la giornata dell'11 luglio a Torino, data della mobilitazione europea contro la disoccupazione: molto probabilmente sarà predisposta la sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione nei paesi aderenti all'accordo. L'evento sta raccogliendo molte adesioni, dai centri sociali ai sindacati di base, a varie realtà di movimento italiane e europee. Le occasioni non mancano perché la data dell'11 diventi catalizzatore del malessere diffuso. Ad esempio il sit-in al centro per l'impiego di Cinecittà a Roma, dove alcuni giovani disoccupati si sono ribellati all'ennesima presa per i fondelli da parte dello stato, che con il piano europeo Youth Garantee spaccia lavoro gratuito, attraverso stage, tirocini, servizio civile, ecc., per percorsi d'inserimento lavorativo o di formazione. Cosa succederebbe se questo tipo di iniziative si diffondesse a livello nazionale coordinandosi via social network? Sarebbe un bel grattacapo per i tutori dell'ordine borghese.

La teleconferenza è quindi proseguita con il commento riguardo le notizie provenienti dall'Iraq (avanzata dell'Isis verso Baghdad). Abbiamo ribadito che il marasma sociale che stiamo analizzando da qualche anno a questa parte è un'onda sismica la cui energia sotterranea è la stessa per tutti i differenti fenomeni di superficie, dove qua crolla un muro, là si apre una voragine e altrove cade una frana.

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    La mancata unificazione delle leggi che stanno alla base della teoria della relatività con quelle della meccanica quantistica rappresenta un grosso problema per gli scienziati. L'affermarsi della meccanica quantistica segna il trionfo della teoria dualistica, ovvero della separazione tra corpo e spirito, materia ed energia, ecc. Tale teoria sostiene che la realtà non esiste poichè costituita solo dalle informazioni che noi abbiamo su di essa. Nel Secondo Dopoguerra, nell'ambito dello studio sulla teoria della conoscenza, Bordiga si schiera decisamente per una concezione scientifica anti-dualistica, ponendosi contro l'interpretazione di Copenaghen, basata sul dualismo onda-particella e la cui metafisica viene definita da alcuni dei suoi seguaci come un ritorno ad Aristotele. Nel 1955 scrive un piccolo saggio a sostegno della tesi deterministica e monistica della natura, intitolato "Relatività e determinismo, in morte di Albert Einstein" (Il programma comunista n. 9 del 1955).

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