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  • Resoconto teleriunione  6 maggio 2014

Il sistema ribolle e produce caos

La teleconferenza di martedì sera, collegati una quindicina di compagni, è cominciata con una veloce rassegna delle notizie di attualità sul tema della vita senza senso. In particolare è stato commentato un articolo del Corriere della Sera intitolato La spirale di violenza che alimenta la tensione degli uomini in divisa:

"In un clima dove tutto si mescola, e ogni episodio viene preso a pretesto per contestazioni e nuove accuse reciproche, non è difficile prevedere ulteriori tensioni, nelle piazze e nel confronto tra le diverse componenti. Anche all'interno della polizia, unica forza dell'ordine non militare, dove il malessere per condizioni economiche e di lavoro di certo non ottimali tende a esplodere in occasioni simili. Al punto che il sito Internet di Magistratura democratica, la corrente dei giudici di sinistra, s'interroga sulle cause del 'disagio e dell'insofferenza di qualche sindacato, e delle dure posizioni corporative che sfociano in manifestazioni che non è esagerato definire eversive'."

Nel testo vengono accomunati alcuni fatti recenti: gli scontri avvenuti in occasione del corteo del Primo Maggio a Torino, i disordini dell'Olimpico, la manifestazione a sostegno di quattro militanti No Tav accusati di terrorismo, il plateale applauso che i delegati del Sap hanno riservato ai colleghi condannati per la morte di Federico Aldrovandi. Si tratta di episodi apparentemente scollegati fra loro, ma, a ben vedere, essi sono nodi di una stessa rete che si influenzano a vicenda. Sono fenomeni che, come abbiamo scritto nel numero 18 della rivista, "segnalano una tendenza, statisticamente registrata, all'intensificazione. A noi, lo ribadiamo, non interessano né la psicologia (del singolo o collettiva) né la sociologia dei gruppi umani, che le discipline apposite portano ad osservare come un turista osserva gli animali allo zoo. A noi interessa il sistema termodinamico che vede aumentare la propria temperatura sociale e quindi la velocità di movimento delle proprie molecole. Ci interessa la potenzialità fisica, non la 'spiegazione' ideologica.

E non ci importa nulla se scandalizziamo qualcuno quando nel sistema analizziamo alla maniera invariante, come si fa con le molecole, il suicida e l'ultrà da stadio, il proletario in cerca della sua umanità e il guerrigliero che sacrifica intenzionalmente la propria vita per uccidere quanti più 'nemici' possibile, il 'folle' che spara a caso per la strada e il cittadino qualunque che va con altri milioni al funerale di un papa o di una principessa. È ovvio che il sistema ribolle e produce caos; meno ovvio, almeno per la maggior parte delle persone, che solo dal caos può scaturire un livello di ordine superiore".

Solo dal caos può nascere un nuovo ordine. Pensiamo ad esempio al Primo Maggio a Torino: in quella circostanza c'erano tutti gli ingredienti perché potesse succedere qualcosa di diverso rispetto alla solita manifestazione-sfilata. Lo spezzone degli amministratori era più blindato del solito, in due occasioni si sono generate situazioni caotiche in cui la polizia è rimasta spiazzata rispetto al comportamento della piazza, il confine tra antagonisti e "gente comune" si è fatto labile fino a svanire. Nel contesto generale, nella rete globale che collega ogni evento autoalimentandosi, quanto accaduto è il segnale di un equilibrio capitalistico sempre più fragile.

La consapevolezza di una vita senza senso varia ovviamente da individuo a individuo, ma il maturare della situazione produce nel sottosuolo di questa società una moltiplicazione delle talpe invisibili che rodono le sue strutture portanti. Il tutto va inquadrato a livello mondiale, con esempi che vanno dal Bangladesh all'Ucraina. Analizzare il marasma sociale in corso con un'ottica generale, permette di andare oltre le specificità di ogni contingenza e di evidenziare la dinamica generale in atto e i caratteri comuni ad ogni situazione, come la tendenza a trasformare la guerra in uno stato permanente della società, sia dal punto di vista della repressione armata di ogni movimento controcorrente che da quello del coinvolgimento massiccio delle popolazioni. Elemento decisamente poco rassicurante per l'1%, perché fino a quando c'è un nemico chiaramente individuabile è facile reagire, ma quando il nemico diventa il 99% gli apparati repressivi statali faticano a capire contro chi scagliarsi.

L'abbiamo detto più di una volta: la "politica del futuro" è la negazione del movimento rivendicativo. Le proteste di massa valgono ormai più per se stesse che per quello che chiedono gli organizzatori. Dalla Turchia al Brasile, di saggi di futuro ne abbiamo avuti parecchi, e ora anche in Italia c'è il sentore che un'epoca di "pace sociale" stia finendo. Le manifestazioni cominciano a farsi minacciose perché quando scatta la polarizzazione sociale gli orpelli democratici vengono spazzati via lasciando il posto ai nudi e crudi rapporti di forza. Anche nel movimento No Tav, che resiste da anni alla repressione statale e coinvolge tutto e il contrario di tutto, da chi opera sabotaggi e rifiuta il compromesso a chi si presenta alle elezioni, si verificano picchi di polarizzazione. Oggi non c'è più spazio per una forza socialdemocratica come L'Altra Europa con Tsipras, l'opzione è fallita in partenza. I sinistri attuali non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli che negli anni Venti teorizzavano il "parlamentarismo rivoluzionario": questi, che lasciano per strada le istanze antiformiste molto prima di sedere sugli scranni parlamentari, dicono chiaramente che vogliono entrare nelle istituzioni per farle funzionare meglio. Grillo docet.

Nel mondo le manifestazioni di violenza si fanno sempre più acute: repressione cruenta dei Fratelli Mussulmani in Egitto, crocifissioni in Siria, uomini bruciati nel palazzo dei sindacati a Odessa. In Ucraina la situazione è esplosa con la rivolta di Majdan, dopo di che tutti si sono schierati ed ora si è arrivati alla guerra civile. Sembrava che la dialettica democratica potesse reggere ancora alle pressioni sociali, mentre ora il paese si ritrova a rischio balcanizzazione e vede salire l'odio.

L'imbarbarimento generale conferma l'assunto di partenza per cui, nel capitalismo, la vita ha sempre meno senso. Nell'ultimo numero della rivista (L'Italia nell'Europa Feudale) si dimostra come in ogni modo di produzione siano presenti in embrione i caratteri di quello successivo. Analizzare la vecchia forma feudale (n-1) vuol dire considerarla come capitalismo in divenire verso la forma comunista futura (n+1). Ciò non significa tanto scovare "elementi di capitalismo nel passato" quanto individuare la dinamica che porta ad esso (n). Chiunque può dare l'innesco a una rivoluzione, ma solo chi ha un programma che arriva dal futuro può facilitare il percorso per arrivarci. Nella passata transizione, quella che ha portato alla formazione del rapporto capitalistico, la classe borghese poteva anche servire ai feudatari e convivere con essi; oggi la classe borghese e quella proletaria sono in contrasto totale e la transizione rivoluzionaria non sarà graduale ma catastrofica. Secondo alcuni storici (Pierre Léon) la popolazione dell'Impero romano al suo culmine ammontava a 60 milioni di abitanti per poi crollare alla vigilia dell'espansione franca guidata da Carlo Magno, in seguito alla Guerra gotica, alle pestilenze e alle carestie, a 12-20. La prossima transizione avrà le stesse caratteristiche? Già oggi in alcune parti del mondo la vita di un essere umano vale poco meno di un dollaro e, se vogliamo fare un raffronto con la fine dell'Impero, vediamo che la situazione si prospetta ben peggiore: se all'epoca il 90% della popolazione era agricola e il 10% cittadina, oggi invece l'urbanizzazione del pianeta ha raggiunto livelli d'allarme rosso per cui la rottura di determinati equilibri all'interno delle metropoli globali produrrebbe scenari catastrofici facilmente immaginabili. Per approfondire l'argomento consigliamo la lettura del saggio Il medioevo prossimo venturo di Roberto Vacca.

La teleconferenza si è conclusa con un accenno ai recenti provvedimenti presi dal governo italiano in materia di economia. Gli ottanta euro promessi da Matteo Renzi sono una presa in giro, una misura tampone che non risolverà nulla. Il problema non è la cifra in sé, ma i milioni di giovani che non hanno futuro e sono fuori, e lo saranno per sempre, dal mercato del lavoro. E' almeno dal Protocollo del 1993 che tutto è bloccato. Il malato assuefatto non reagisce più ai farmaci come un tempo e gli anticorpi escogitati dall'organismo lo portano sempre più verso l'immunodeficienza e la catastrofe. Mentre i sindacati, in profonda crisi di rappresentanza, vanno ai tavoli delle trattative e firmano contratti a perdere, Renzi vorrebbe scavalcarli offrendo poche decine di euro a qualche milione di italiani. Siamo alla manifestazione più chiara della follia del sistema: da una parte miliardi di euro spesi per salvare le banche dalla speculazione, dall'altra un proletariato sempre più sfruttato e gabellato. Se fossimo dei borghesi saremmo preoccupati, siamo comunisti e abbiamo più ragioni per l'entusiasmo che per la paura.

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Rivista n°45, aprile 2019

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