Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  13 maggio 2014

Grandi opere, grandi conflitti

‎#FastFoodGlobal, lo sciopero mondiale dei lavoratori dei fast food previsto per il 15 maggio, è stato il tema di apertura della teleconferenza di martedì sera a cui hanno partecipato 16 compagni.

La mobilitazione è partita nel 2012 con gli scioperi di circa 200 addetti alla ristorazione veloce nella città di New York; poi la lotta si è estesa a tutto il territorio statunitense e, nel giro di due anni, ha coinvolto i lavoratori dei fast food dell'intero pianeta. Il comune denominatore è l'hashtag #FightFor15, la richiesta di un salario minimo di 15 dollari l'ora contro gli attuali 7.25; viene inoltre rivendicato il diritto ad organizzarsi sindacalmente senza subire ritorsioni da parte dei datori di lavoro. Lo sciopero globale del 15 maggio è stato preceduto da un incontro di categoria, il primo a livello mondiale, organizzato a New York dall'International Union of Food (una federazione composta da 396 sindacati di 126 paesi per un totale di 12 milioni di lavoratori) a cui hanno partecipato lavoratori e dirigenti sindacali provenienti da tutto il mondo, tra i quali anche alcuni delegati della Filcams Cgil. A dimostrazione che, quando si mettono in moto movimenti generalizzati, i sindacati non possono che accodarsi ad essi, anche solo per non essere del tutto marginalizzati.

In Italia prosegue lo stato di agitazione anche nel settore della logistica. Qualche giorno fa i magazzini dell'Ikea di Piacenza sono stati bloccati in seguito al licenziamento di una trentina di facchini di una cooperativa in appalto. La polizia ha sgomberato il presidio con cariche e lanci di lacrimogeni. In solidarietà sono stati organizzati un flash mob all'interno dell'Ikea di Bologna e un corteo per le strade di Piacenza. Intorno alle lotte della logistica si sta formando un movimento di solidarietà nazionale e non è da escludere che si metta in moto una catena di mutuo appoggio a livello internazionale come avvenuto con le lotte nei fast food.

Manifestazioni e proteste continuano anche in Brasile, dove la mobilitazione contro i mondiali di calcio continua a crescere. Il governo brasiliano gestirà la World Cup con una massiccia presenza militare, approntando un vero e proprio piano di guerra contro la popolazione: in 12 delle maggiori città in cui si giocheranno le partite saranno mobilitati 57 mila militari e, di questi, 21mila saranno a disposizione della cosiddetta "forza di contingenza". Le autorità temono che la situazione possa sfuggire di mano e si preparano a gestire una possibile rivolta sociale di ampie dimensioni. Si prevedono inoltre attacchi cibernetici, e il livello di sorveglianza dei confini con i paesi limitrofi è stata innalzato. I lavori per ultimare gli stadi e le strutture ricettive sono in ritardo e sono decine i morti sul lavoro negli immensi cantieri. Insegnanti e forze di polizia sono in sciopero. Come se non bastasse, per il 15 maggio è stato lanciato il #DayAgainstWorldCup, una giornata internazionale di lotta contro la coppa. Di fronte allo sciupio di denaro ed energia sociale per l'evento calcistico mentre la stragrande maggioranza della popolazione soffre la fame e la miseria, matura una netta divisione tra difensori del Capitale e comunità-contro.

policeBrasil2014police Brasil maggio 2014

Anche l'Italia sarà a breve protagonista di un grande evento mondiale: l'Expo 2015 di Milano, finito proprio in questi giorni sotto i riflettori per i casi di corruzione emersi dalle indagini della Magistratura. Lo scorso luglio Cgil, Cisl e Uil hanno firmato con l'ad di Expo 2015 Giuseppe Sala un protocollo per disciplinare le modalità di assunzione e impiego del personale nei sei mesi dell'esposizione universale. Giustificando l'evento come di importanza strategica per il Paese si è valutato di impiegare 20 mila volontari, cioè precari che lavoreranno gratis. Per queste grandi opere da una parte si adottano tecnologie di esagerata potenza rispetto ai fini per poi lamentarsi dello scarso "utilizzo degli impianti"; dall'altra si riduce il personale fisso, sostituito ormai da una maggioranza di precari amministrati, anzi somministrati come recita la legge, da aziende apposite specializzate in outsourcing. Nuovi apparati privati assolutamente dissipativi sostituiscono gli uffici di collocamento e, in generale, la compravendita di forza lavoro avviene come al supermercato, dove la merce sta esposta sugli scaffali in attesa del compratore.

Tav, Expo, World Cup. Le grandi opere producono anche grandi conflitti, movimenti di lotta che tendono a coordinarsi e a cui gli Stati rispondono con la militarizzazione del territorio, in una spirale offesa/difesa che diventa incontrollabile. Rispetto agli albori del capitalismo le iniziative contemporanee come l'Expo rappresentano un vero e proprio sciupio di energia sociale: si muove una grande massa di capitale per ricavare un incremento del profitto sempre minore. La ricchezza capitalistica non sta nella proprietà del lavoro morto, ma nella possibilità di sfruttare quello vivo. E questa ricchezza sta sparendo, il meccanismo si è inceppato. Le grandi opere invece di avviare quei meccanismi keynesiani di redistribuzione della ricchezza, anacronisticamente rivendicati dai sinistri, rappresentano piuttosto la classica zappa sui piedi del Capitale. Man mano che il capitalismo autonomizzato conquista il mondo, si manifesta in modo sempre più virulento il fenomeno previsto da Marx nel Libro III del Capitale (Cap. XIII):

"Lo sviluppo della produttività sociale del lavoro si esprime in una tendenza alla caduta progressiva del saggio di profitto e, d'altro lato, in un aumento costante della massa assoluta del profitto accaparrato; cosicché, nell'insieme, alla diminuzione relativa del capitale variabile e del profitto corrisponde un aumento assoluto di entrambi. Questo duplice effetto può rappresentarsi solo in un aumento del capitale totale in progressione più rapida di quella in cui discende il saggio di profitto. Per impiegare un capitale variabile aumentato in assoluto, [fermi gli altri dati], il capitale totale deve crescere non solo proporzionalmente alla composizione elevatasi, ma ancora più in fretta. Ne segue che più si sviluppa il modo di produzione capitalistico, più è necessario aumentare il capitale per impiegare la stessa forza lavoro. Su base capitalistica, la produttività crescente del lavoro produce quindi di necessità una sovrappopolazione operaia permanente."

Articoli correlati (da tag)

  • Un fenomeno globale

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le ultime notizie in arrivo dalla Spagna.

    Nei giorni scorsi la Corte suprema spagnola si è pronunciata sul referendum promosso dagli indipendentisti catalani nell'ottobre del 2017, ed ha accusato nove leader del movimento di attentato all'unità dello stato distribuendo un centinaio di anni di carcere. Immediatamente migliaia di manifestanti hanno invaso le strade di Barcellona, per poi dirigersi verso l'aeroporto El Prat causando la cancellazione di decine di voli e il blocco dell'autostrada all'altezza di Girona. La polizia si è fatta trovare in assetto antisommossa e ne sono nati violenti scontri. Indetto per la giornata di venerdì lo sciopero generale.

    Ci sembra di poter dire che a Barcellona stanno passando in secondo piano la questione nazionale, l'irredentismo o la volontà di autonomia, mentre incidono con sempre maggior forza la miseria crescente e il disagio sociale che da essa deriva. La carica di violenza sprigionata dagli apparati repressivi, in Spagna, così come in Francia o ad Haiti, è sempre più pesante. Evidentemente è in corso un'escalation: il pacifismo sta scomparendo dalle piazze, anche perché di fronte a forze di polizia armate e coordinate, i manifestanti non possono che muoversi di conseguenza.

  • Automatismi catastrofici

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata commentando il recente attacco in Arabia Saudita ai siti petroliferi di Abqaiq, uno dei principali giacimenti del paese, e Khurais.

    Dall'iniziale ipotesi dell'invio di droni da parte dei ribelli Houthi, attivi in Yemen contro la coalizione a guida saudita, nel giro di poche ore le maggiori agenzie di stampa sono passate ad identificare l'azione di guerra come un qualcosa di più strutturato, condotta con decine di missili cruise e con velivoli comandati a distanza provenienti, probabilmente, da Iraq o Iran. Secondo la Rivista Italiana Difesa, sono stati inviati fino a 40 razzi, soprattutto da crociera, 19 dei quali hanno colpito e distrutto il bersaglio. I danni hanno causato il dimezzamento della produzione del complesso petrolifero, il più grande del mondo, con un calo del 5% della produzione mondiale ed un aumento immediato del 19% del prezzo del petrolio.

    Certamente non si tratta di un attacco di combattenti irregolari, poiché per un'operazione del genere occorrono sistemi complessi e conoscenze al di fuori della portata di eserciti partigiani. D'altra parte, è difficile che paesi come l'Iran o l'Iraq, esecutori diretti o passivi consenzienti, corrano il rischio di rappresaglie "proporzionate". In ogni caso, si sono innescati meccanismi automatici che potrebbero sfociare in un'escalation militare. In seguito all'episodio alcuni senatori americani hanno chiesto il bombardamento delle raffinerie iraniane, mentre il governo iraniano ha parlato di "compellenza". Il termine, che significa forzare qualcuno a fare qualcosa che lo danneggi, non ha riscontro nella lingua italiana, ma nella guerra moderna ha più valore degli stessi armamenti.

  • Paradossi stridenti

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata prendendo spunto da alcune notizie provenienti da Hong Kong.

    Secondo il New York Times, la vera miccia che ha innescato le proteste in corso è la questione delle abitazioni: in una città di 7,4 milioni di abitanti, diverse centinaia di migliaia di persone con bassi salari vivono in appartamenti piccolissimi. Il motore delle proteste sarebbe quindi da ricercare nella miseria crescente: da una parte l'élite finanziaria che detiene tutta la ricchezza, al polo opposto milioni di senza riserve che con il loro lavoro permettono il funzionamento della metropoli. Dello stesso avviso è Wired, secondo il quale alla narrazione di eroici giovani pro-democrazia, teleguidati dagli Usa contro il totalitarismo cinese, bisogna opporre la condizione in cui vivono milioni di precari, disoccupati e lavoratori impoveriti. Hong Kong detiene il record della metropoli dove i lavoratori hanno la settimana lavorativa più lunga del mondo.

Rivista n°45, aprile 2019

copertina n°45f6Editoriale
Fine della preistoria umana
f6Articoli
- Dalla partecipazione alla schiavitù. Genesi delle società divise in classi
- Poscritto al Grande Ponte. Connessione tra le arcate
- Brexit
f6Doppia direzione
Il nome e l'ombra

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 235, 31 agosto 2019

f6La telecamera e il carro armato
f6Che capitalismo è mai questo?
f6Anti-imperialismo selettivo
f6La guerra delle valute
f6Fisiologia della sicurezza
f6Ex foresta amazzonica

Leggi la newsletter 235
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email