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La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata parlando dei riscontri positivi avuti recentemente riguardo al lavoro di "n+1". Questo ci ha dato modo di fare il punto su quella che comunemente viene chiamata "propaganda".

Tutti i mezzi di comunicazione sono validi per riverberare il nostro lavoro all'esterno, ma nell'epoca di Internet acquistano una certa importanza siti, blog e, soprattutto, social network. Detto questo, la discriminante non è data dal mezzo di comunicazione, ma dall'atteggiamento che si ha quando lo si adopera: che si intervenga in una radio oppure sul Web, l'importante è non partecipare a parlamentini o dibattiti, tenendo sempre presente che il compito dei comunisti è quello di conservare la linea del futuro della propria classe. Per Engels, come per la nostra corrente, l'opportunismo è il metodo che sacrifica l'avvenire del Partito al successo di un giorno. E come scritto nelle "Considerazioni sull'organica attività del partito..." del 1965, rivendichiamo tutte le forme di attività proprie dei momenti favorevoli nella misura in cui i rapporti reali di forze lo consentono. In quasi tutti gli ambienti politici si pratica il dibattito, perciò siamo stati piacevolmente colpiti dal fatto che alcuni compagni che abbiamo conosciuto recentemente hanno spontaneamente metabolizzato il lavoro della Sinistra Comunista "italiana" (SCi) e di n+1 rendendo possibile una proficua doppia direzione.

Qualcosa sta cambiando nella società. Come andiamo dicendo da tempo, superata una certa soglia gli atomi sociali, che poco prima erano scollegati e si muovevano in ordine sparso, cominciano ad aggregarsi formando nuove strutture. E' quella che la nostra corrente ha definito "polarizzazione" o "ionizzazione" delle molecole sociali. La diffusione dei risultati a cui è arrivata la SCi è fondamentale, in particolare i fili del tempo. E' stato ricordato che, immediatamente dopo la morte di Amadeo Bordiga, il "partito" ha pubblicato sul giornale una serie di articoli sulla lotta nell'Internazionale nel corso degli anni '20, tralasciando i lavori del dopoguerra, in primis le Tesi del dopoguerra, e poi testi come "Proprietà e Capitale" (1948), "Questioni di economia marxista" (1959), ecc. Il movimento di allora aveva "scelto" di rimanere ancorato al passato invece di proiettarsi nel futuro. Sappiamo com'è andata a finire.

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata con un breve resoconto sulla condizione dei Rohingya in Myanmar, un'etnia di religione musulmana perseguitata dal governo centrale birmano. Lo scorso agosto, dopo alcuni attacchi alle stazioni di polizia da parte di ribelli armati nella regione di Rakhine, l'esercito ha reagito duramente operando violenti rastrellamenti che hanno dato inizio ad un esodo nel vicino Bangladesh. In più parti del pianeta milioni di esseri umani si muovono alla disperata ricerca di condizioni di vita migliori, fuggendo da guerre, persecuzioni religiose o etniche, e finendo per ingrossare le fila di immensi campi profughi.

La riunione è proseguita con il commento dell'articolo dell'Economist "Once considered a boon to democracy, social media have started to look like its nemesis" sull'influenza dei social network nella formazione delle idee. Secondo il settimanale inglese, i social, che hanno avuto un ruolo primario nelle rivolte degli ultimi anni (in Ucraina a partire da piazza Maidan, in Egitto con la caduta di Mubarak), sono anche utilizzati per manovrare la cosiddetta opinione pubblica e tale settore è caratterizzato da una limitata libertà in cui grandi gruppi come Facebook, Twitter e Google monopolizzano l'informazione, condizionando milioni di esseri umani. Quello che l'Economist non dice è che la guerra moderna si combatte online e che la Rete è diventata un'arma più efficace di un cannone; e come in ogni guerra, gli Stati cercano di intervenire per difendere i loro interessi e, soprattutto, per controllare il loro grande avversario, il proletariato.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando la lectio magistralis del prof. Antonio Casilli su "Intelligenze artificiali e digital labour" tenuta durante le Giornate del Lavoro organizzate dalla CGIL a Lecce.

Nel mondo sono circa 100 milioni i micro-lavoratori impiegati nell'inserimento di dati in piattaforme digitali e questo dimostra, secondo Casilli, che la crescita e il potenziamento dell'intelligenza artificiale sono possibili solo grazie all'erogazione di lavoro umano mal pagato, senza alcun contratto e senza inquadramento sindacale. A parte le conclusioni (lotta per diritti, per le garanzie, ecc.), la lectio offre una panoramica interessante sulle piattaforme di crowdsourcing e sulle modalità di impiego dei lavoratori.

Siri, l'assistente digitale sviluppato dalla Apple, cresce e "apprende" grazie ai milioni di dati raccolti dagli umani. Lo stesso avviene per Cortana e Alexa, i software di assistenza e riconoscimento vocale messi a punto rispettivamente da Microsoft e Amazon. Facebook a sua volta ha creato M, un assistente virtuale che impara attraverso le informazioni ricavate dalle conversazioni di quel miliardo di utenti che utilizza quotidianamente il social network. Insomma, navigando nella Rete produciamo ricchezza per altri.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando il Rapporto Oxfam del 2016.

Secondo lo studio, intitolato significativamente Un'economia per il 99%, gli 8 più ricchi del pianeta (e non più 62 come l'anno precedente) detengono la stessa ricchezza della metà della popolazione mondiale, circa 3,6 miliardi di esseri umani. "La novità di quest'anno è che la diseguaglianza non accenna a diminuire, anzi continua a crescere, sia in termini di ricchezza che di reddito", ha spiegato la direttrice della campagna di Oxfam Italia.

Al rapporto Oxfam è da affiancare un altro studio, quello dell'istituto McKinsey, in cui si afferma che fra pochi anni il 49% della produzione potrà essere sostenuto dai robot. E' al passo coi tempi Adidas che ha annunciato di voler tornare in Germania: se le scarpe le fanno gli automi, abbattendo le spese per la manodopera, tenere gli impianti in Cina genera solo inutili costi di trasporto. Insomma, l'automazione restringe sempre più i margini di profitto mentre le delocalizzazioni non sono più un toccasana per il Capitale.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato nove compagni, è cominciata con il commento di un articolo circolato nella nostra piccola rete di lavoro: Red Plenty Platforms di Nick Dyer-Witheford. In questo testo vengono affrontati e messi insieme temi quali la cibernetica, la logistica, la liberazione dal lavoro e l'equilibrio metabolico della società a venire. Quello che ci interessa sottolineare non è tanto la considerazione dell'autore sull'URSS come Stato socialista degenerato a causa dell'arretratezza tecnologica, quanto invece il fatto che il capitalismo stesso, attraverso l'emergere di fenomeni come l'open source, il peer-to-peer, la creazione di reti informatiche, di super-calcolatori e sistemi di gestione della logistica molto complessi, pone le basi per una nuova forma sociale. Per approcciarsi a questo lavoro le chiavi di lettura sono almeno due: la prima è quella citata nello stesso articolo, cioè il famoso frammento sulle macchine dei Grundrisse; la seconda è il criterio utilizzato da Marx a proposito della dottrina dei modi di produzione, che è appunto il dissolversi delle forme n che trascendono a n+1 (n+1 utilizza, per affermarsi, le ultime categorie di n, nella fase in cui negano sé stesse).

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2013

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