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La teleconferenza di martedì sera, presenti 19 compagni, è iniziata con le ultime notizie sugli attentati di Parigi.

Come dice Papa Francesco, si tratta di una guerra mondiale combattuta a pezzi. Jihadisti, servizi segreti, polizie e dosi massicce di propaganda confondono lo scenario e gettano ombra sulle reali cause della guerra e del marasma sociale in corso. Comunque, non si tratta di semplice terrorismo, questo è il nuovo modo di fare la guerra. Il vuoto di strategia da parte borghese è dovuto al fatto che gli stati non sanno più che pesci pigliare. La lotta al terrorismo di cui si parla dall'11 settembre in poi non ferma gli attentati, li moltiplica. I recenti attacchi a Parigi (messi in atto da cellule jihadiste auto-organizzate) sono una risposta ai bombardamenti dei francesi alle postazioni siriane dello Stato Islamico. A cui la Francia ha a sua volta replicato intensificando le incursioni aeree in Siria, in una spirale senza soluzione di continuità.

Oggi la guerra permea la società, è il suo modo di essere. Non c'è più confine fra le sue varie componenti. La continuità della guerra si esprime non solo nel fatto che essa c'è sempre, ma che tutta la società vi si attrezza, rendendo labilissimo il confine fra "civile" e "militare" (Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio, n+1 n. 21). Una cosa è certa, non è possibile la guerra asimmetrica: nella logica della guerra (da quella antica a quella moderna) se c'è scontro è perché si è raggiunta una simmetria di qualche tipo.

Nella teleconferenza di martedì sera, connessi 14 compagni, sono stati affrontati i seguenti punti:

- In Siria, l'assedio di Kobane continua. Le unità militari curde presenti sul territorio, coadiuvate dai raid aerei della coalizione internazionale, sono riuscite a bloccare l'avanzata delle truppe jihadiste nel centro della cittadina. Migliaia i profughi che hanno lasciato la zona di guerra e si sono diretti in cerca di rifugio verso la vicina frontiera turca. La Turchia ha però bloccato l'accesso al paese, schiacciando i profughi tra il fuoco dell'Is e i militari turchi a presidio del confine; ha inoltre bombardato alcune postazioni del PKK nel sud-est del paese, in risposta, secondo le fonti di sicurezza interna, all'assedio di una caserma turca da parte dei ribelli.

- In Libia è alto il livello di infiltrazione dell'Is: sono attestate formazioni jihadiste, provenienti dal Mali, al Sud del paese e nelle città di Tripoli e Bengasi.

- In Iraq si susseguono i tentativi di assalto alla Capitale, operazioni con cui il Califfato vuole probabilmente saggiare la capacità di resistenza delle forze militari irachene a difesa della città. I media occidentali non danno grande risalto ai tentati assedi di Baghdad e continuano a minimizzare il configurarsi del Califfato come un vero e proprio stato moderno, con tanto di scuole, polizia, esercito, amministrazione, ecc. Lo Stato Islamico e le forze ad esso affiliate mostrano compattezza e lucidità strategica e militare, mentre i maggiori attori statali coinvolti, come Arabia Saudita e Emirati Arabi, non riescono a trovare una linea d'intervento comune, dato che ognuno continua a giocare per i propri interessi immediati.

La teleconferenza di martedì sera, connessi 17 compagni, si è aperta con il commento delle principali notizie della settimana appena trascorsa.

In Messico è stata scoperta una fossa comune in cui sembra siano stati ritrovati i corpi di 28 dei circa 50 studenti scomparsi dopo le imponenti manifestazioni contro la riforma dell'istruzione. Per quanto il livello della violenza nel paese sia normalmente elevato, è significativo che la notizia sia stata sottaciuta o relegata alle colonne minori dalle maggiori testate giornalistiche.

Sempre in primo piano invece il Medio Oriente, dove l'avanzata dell'Is, dotato di carri armati e cannoni a lunga gittata (probabilmente presi all'esercito siriano), non si arresta ed è ormai vicina alla conquista della città di Kobane. Se l'espansione dello Stato Islamico procede a questo ritmo, a breve assisteremo all'annessione ufficiale al Califfato di mezza Siria e di un terzo dell'Iraq. Vale la pena ribadire la sua attuale estensione: 200.000 Kmq di territori controllati, 10 milioni di abitanti, 60 centri abitati, 10.000 miliziani armati e specialisti del terrore, un budget da un milione di dollari al giorno, una rete internazionale mobilissima con presenze "federate" dal Mali all'Indonesia, dall'Europa all'Africa. Di fronte a tutto ciò la guerra dall'aria (sono centinaia i bombardamenti), condotta dalla coalizione capeggiata dagli Usa, sembra non sortire effetti.

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, abbiamo ripreso e sviluppato alcuni dei temi affrontati nelle recenti riunioni pubbliche di Roma e Torino sulla guerra.

La notizia del bombardamento in terra siriana da parte degli Stati Uniti si aggiunge a quelle che, ormai quotidianamente, arrivano dal Medio Oriente, soprattutto dalle fila jihadiste. Mentre i militanti dello Stato Islamico perseguono determinati la realizzazione del loro grande progetto, il Califfato, gli americani riescono finalmente a mettere in piedi una (sgangherata) coalizione anti-IS. Al di là delle dichiarazioni di allenza dei vari paesi, sembra però che l'unico intento condiviso nella coalizione sia quello di lasciare ai curdi la patata bollente dello scontro a terra, pur senza garantire loro la creazione dello Stato curdo. D'altronde, l'imperialismo ha bisogno di partigiani: che si arruolino e combattano in prima linea (visto che non ha soldati a sufficienza da schierare sul campo) o che "da casa" facciano propaganda a favore di un fronte borghese contro l'altro. Che dire quindi del fascino esercitato dalla resistenza curda e dagli altri movimenti guerriglieri sui sinistri nostrani?

La teleconferenza di martedì, connessi dieci compagni, è iniziata con l'elenco di alcune notizie recenti che forniscono un quadro dello scenario politico-economico mondiale a dir poco disastroso:
-sette anni di crisi: miseria crescente e crollo dei consumi in Italia e altrove (allarme deflazione);
-Germania: aumento dei disoccupati e calo di fiducia delle imprese nell'economia;
-Francia: dichiarazioni anti-austerity del ministro dell'Economia e conseguente rimpasto di governo, instabilità politica che tocca il cuore dell'Europa;
-Draghi: ipotizza l'avvio di un piano di acquisto di titoli di Stato dell'Eurozona da parte della Bce;
-Usa: possibile alleanza con Assad per ostacolare l'avanzata degli jihadisti in Siria e Iraq;
-Libia: il paese ormai è diviso con due presidenti e due governi, mentre Egitto ed Emirati Arabi Uniti bombardano gli islamisti;
-Ucraina: carri armati russi entrano nel sud-est del paese;
-Papa: annuncia l'inizio della terza guerra mondiale.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2014

La teleconferenza di martedì sera (presenti 8 compagni) è iniziata con alcuni aggiornamenti sulla situazione in Medioriente. I miliziani dell'IS dopo aver conquistato l'importante snodo di Mosul e i pozzi petroliferi dell'area, marciano ora su Kirkuk. Caos politico-militare anche in Libia, dove proseguono da settimane i combattimenti per il controllo dell'aeroporto di Tripoli e le milizie islamiche di Ansar al Sharia hanno preso il controllo completo di Bengasi, dichiarando in città l'istituzione di un "emirato islamico".

Per inquadrare storicamente la materia abbiamo ripreso Le cause storiche del separatismo arabo. In quel testo si affermava che gli arabi, magnifici conquistatori, non sono riusciti a sviluppare e soprattutto consolidare uno Stato nazionale:

"Volendo uscire dal campo delle congetture e restare sul terreno storico, emerge, dallo studio del ciclo storico degli arabi, una conclusione che può sembrare quasi ovvia. Per l'incapacità a fondare uno Stato nazionale, gli arabi divennero da conquistatori conquistati, e furono tagliati fuori dal progresso storico, cioè condannati a restare nel fondo del feudalesimo mentre gli Stati d'Europa si preparavano ad uscirne per sempre e acquistare in tal modo la supremazia mondiale".

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2014

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