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  • Resoconto teleriunione  16 settembre 2014

Troppo capitale, poca valorizzazione

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, è iniziata col commento della situazione economica italiana. Secondo l'Unione Europea la produzione dell'industria italiana nel 2013 ha perso un ulteriore 5% per arrivare a circa -25% rispetto al 2007. Non arrivano segnali positivi neanche dall'Ocse, secondo cui il Pil quest'anno si contrarrà dello 0,4% dopo il -1,8% fatto registrare l'anno scorso. Sulla caduta tendenziale del saggio di profitto abbiamo ricordato due lavori, Un modello dinamico di crisi e La legge del valore e la sua vendetta, in cui si afferma:

"L'aumento della produttività sociale si ottiene con la sostituzione di impianti e macchine a uomini e comporta necessariamente l'appiattimento della curva del saggio di profitto. Così, mentre la curva della produttività sociale si impenna con una cuspide, quella del saggio di profitto (o tasso di accumulazione o sviluppo economico, o indice della produzione industriale) si arrotonda in un sigmoide (da Sigma, curva ad esse). Nella differenza fra le due forme di diagrammi è la contraddizione principale dello sviluppo capitalistico, la forma catastrofica del suo divenire."

I dati sul Pil stimolano il varo delle riforme annunciate dal governo, in primis quella in materia di lavoro. L'Italia, paese capitalistico ultramaturo, avrebbe bisogno di impiegare nel ciclo produttivo quantità massicce di forza lavoro disoccupata, ma non può adottare soluzioni alla "tedesca" perchè quello nordico è un capitalismo ancora giovane e non è possibile far girare all'indietro la ruota della storia.

Curiosa la spiegazione che alcuni economisti danno della deflazione: la popolazione non acquista merce perché aspetta che i prezzi calino ulteriormente. Si fornisce una motivazione psicologica, peraltro assurda, invece di riconoscere che i consumi diminuiscono perché le famiglie hanno meno soldi da spendere. Altri esperti suggeriscono che per uscire dalla crisi l'Italia dovrebbe puntare sulla produzione di macchine automatiche, dato che il loro impiego porterebbe all'aumento del profitto. Sì, generando però al contempo l'incremento della disoccupazione e facendo calare ancor di più i consumi. Insomma, come dice Paul Krugman, siamo alla disfatta degli economisti.

La crescita del Pil mondiale è asfittica, mentre il movimento di capitali è circa venti volte superiore al Pml. Siccome l'"economia reale" non è in grado di mettere in moto tutto questo capitale in eccesso, l'unica soluzione è quella di cancellarlo, di qui lo scoppio della crisi del 2008. Fare i keynesiani oggi significa disconoscere che il sistema oramai è assuefatto e non risponde più alle iniezioni di "droga" statale. Nonostante continuino a regalare soldi alle banche, queste non li investono nelle imprese ma preferiscono acquistare titoli di Stato.

Si sta verificando una sorta di bioestinzione a livello produttivo. La previsione della nostra corrente sul corso del capitalismo è pienamente confermata: la curva ascendente della massa minerale prodotta ha effettivamente incrociato la curva discendente della biomassa del pianeta. L'auxologia, la disciplina che studia la crescita fisica dell'uomo nell'età evolutiva, può essere applicata anche all'economia e ci dice che, ad un certo punto, la curva della crescita si appiattisce. Allo stesso tempo l'economia mondiale è talmente integrata che quando cambia qualche parametro locale si producono sconquassi a livello generale. Esempio: quando il governo cinese, per placare le rivolte operaie e spingere in alto i consumi interni, ha aumentato del 20% i salari nei distretti dove si produce anche per Walmart, quest'ultima ha interpellato direttamente il presidente Obama avvertendo che una tale decisione avrebbe gettato gli Stati Uniti nella deflazione. I due governi hanno quindi trovato un accordo per limitare i danni.

Sconquassi e contraddizioni si acuiscono anche in Medioriente: alcuni generali statunitensi hanno affermato che consiglieri americani operano sul territorio a fianco dei soldati iracheni. Qualche giorno fa Obama aveva assicurato che l'azione militare sarebbe stata solamente aerea e nessun soldato avrebbe messo piede sul suolo iracheno. Gli Usa sono preparati alla guerra con armi super-tecnologiche, ma alla fine dovranno comunque fare ampio uso dei fantaccini terrestri.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato al recente acquisto di Twitch da parte di Amazon. Twitch, un servizio che permette di condividere in streaming le proprie esperienze, conta già 55 milioni di utenti al mese e nelle ultime settimane ha generato un traffico dati superiore a Facebook e Hulu. "La trasmissione e la visione di video relative al gameplay è un fenomeno globale – spiega il comunicato di annuncio dell'acquisizione – e Twitch ha costruito una piattaforma che permette a milioni di persone di guardare milioni di minuti di contenuto relativo ai videogiochi ogni mese". Con questo acquisto l'azienda di Jeff Bezos punta a costruire un vero e proprio monopolio, tendenza in cui si inserisce anche il recente tentativo di fidelizzare i clienti offrendo l'Amazon Fire Phone (che riconosce oggetti, musica e film) a 99 centesimi anziché a 199 dollari. Bezos non mira tanto a fare soldi con la vendita del dispositivo, ma a creare un link diretto tra gli utenti e il suo vasto ecosistema fatto di prodotti, libri digitali, musica, film. Come all'interno della fabbrica l'operaio parziale cede terreno all'operaio globale (Marx, VI cap. inedito), così sul mercato globale la merce discreta cede terreno alla merce continua, che non è un oggetto fisico da comprare una volta e consumare, ma si paga a canone per tutta la vita.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata con la segnalazione di alcune novità nel settore automobilistico.

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    Insomma, si prepara un'invasione di auto elettriche, bisogna solo vedere se le popolazioni immiserite avranno i soldi per comprarsele. I dati delle vendite parlano chiaro: "La produzione italiana di autovetture è calata del 19%, sia a luglio che nei primi 7 mesi dell'anno rispetto agli stessi mesi del 2018. Ha invece registrato un calo del 7,5% a luglio la produzione dell'industria automotive italiana nel suo insieme (non solo fabbricazione di autoveicoli, ma anche di carrozzerie autoveicoli, rimorchi e di parti e accessori per autoveicoli e loro motori)" (Ansa). Anche in Germania i problemi nell'industria si aggravano: "A trascinare verso il basso la produzione è soprattutto il settore auto che diminuisce ad aprile del 17,1% rispetto allo stesso mese del 2018" (Il Fatto Quotidiano).

    I grandi gruppi automobilistici, tra cui Volkswagen che è leader nel settore con oltre 10 milioni di autoveicoli prodotti annualmente, hanno bisogno di proporre nuovi modelli per attrarre i consumatori, tentando allo stesso tempo di rimodernare la struttura completa del sistema automobile. L'auto a combustione endogena è un dinosauro dal punto di vista del rendimento, e per la sua produzione vengono messe in moto forze esagerate che alimentano un sistema ultra-dissipativo.

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    "Lo svolgimento politico dei partiti della classe borghese in questa fase contemporanea, conduce a forme di più stretta oppressione, e le sue manifestazioni si sono avute nell'avvento dei regimi che sono definiti totalitari e fascisti. Questi regimi costituiscono il tipo politico più moderno della società borghese e vanno diffondendosi attraverso un processo che diverrà sempre più chiaro in tutto il mondo."

    Quindi, al di là delle alchimie politiche di cui l'Italia è maestra, il prossimo governo avrà dei margini di manovra ridotti, dato il livello di (non) crescita del Pil combinato con un debito pubblico che tocca i 2.386 miliardi di euro. E' abbastanza chiaro che il sostegno di molti sinistri all'alleanza PD-M5S in funzione antifascista, non è che il solito partigianesimo risorgente e tenace che preferisce una parte della borghesia rispetto all'altra. Ma il fascismo non è il prodotto del Salvini di turno che fa i decreti sicurezza, bensì dell'esperienza statale fascista sperimentata durante il Ventennio e da cui non si è più tornati indietro. Tant'è vero che alcuni enti istituiti negli anni Trenta non sono stati soppressi dai successori post-fascisti (IMI, IRI, ecc.).

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