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  • Resoconto teleriunione  8 dicembre 2015

Il collasso del sistema imperialista globale

Durante la teleconferenza di martedì, presenti 18 compagni, si è discusso di guerra e marasma sociale in corso.

Secondo alcune stime, l'ultimo trimestre economico avrebbe registrato una forte contrazione della crescita a livello europeo. Nonostante la guerra, che storicamente serviva anche a rilanciare l'industria, l'apparato produttivo non trova sfogo. D'altro canto, non si può spremere di più un proletariato... che non lavora. Se è vero che sale il numero dei proletari in Cina e India, è altrettanto vero che in Europa aumenta quello dei senza lavoro. E siccome non si può estrarre da un solo operaio lo stesso plusvalore che si può cavare da 10, i consumi ristagnano e le conseguenze si ripercuotono sulle economie dei "paesi emergenti". Disoccupazione, marasma sociale e guerra: questo è il presente capitalistico.

Dal punto di vista delle dottrine e dei metodi ogni nuova guerra incomincia là dove è finita quella precedente. Dov'è finita la guerra mondiale precedente? Con le partigianerie (Achtung! Banditen, cioè "terroristi"), con la teoria della "guerra limitata", o blitzkrieg, o guerra di movimento (Tukhacevskij, Fuller, Guderian, Liddel Hart) e con le operazioni di commando, cioè terrorismo istituzionalizzato (il bombardamento a tappeto sulle città e l'arma atomica rappresentano l'estremo limite del terrorismo). Nasce il "soldato politico" (teorizzato dalle SS, ma incarnato in tutti gli eserciti della II GM, oggi esportatore di democrazia nella "Guerra infinita").

Si dice che all'occorrenza gli eserciti di specialisti pagati saranno rimpiazzati da quelli di leva. Con i criteri della II GM, che mise in campo una cinquantina di milioni di soldati, ne occorrerebbero alcune centinaia di milioni. L'ipotesi è una stupidaggine: ammesso e non concesso che si arrivi a tanto, la borghesia non distribuirà mai armi e controllo di sistemi come quelli attuali a un numero così stratosferico di soldati di leva.

Questa è una guerra mondiale combattuta a "pezzi", come predica Papa Francesco. L'imperialismo è il capitalismo di oggi, ed è uno solo, nel quale si muovono nazioni, classi, paesi "imperialisti". Se l'insieme è unico e non frammentato in "patrie", allora la guerra d'oggi è già guerra civile.

Al solito, bisogna partire dall'assetto materiale del capitalismo, dalla legge tendenziale della caduta del saggio di profitto e da quella della miseria crescente. Fatta nostra questa chiave di lettura, allora possiamo capire il perchè delle migrazioni e i loro effetti sociali, come la vittoria della destra di Le Pen in Francia. Il sistema è fatto così, nessun uomo o gruppo ha la possibilità di invertire volontaristicamente la situazione. I mercati si muovono in un certo modo, il capitale è autonomizzato e i capitalisti annaspano cercando di stare dietro ai movimenti caotici della finanza mondiale (bello il film Margin Call di J. C. Chandor).

Abbiamo quindi ripreso alcuni dei temi trattati sul numero 38 della rivista (prossimo all'uscita), in particolare quello dell'intelligenza diffusa a rete. Una concezione sballata della guerra sottointende una concezione sballata anche della lotta di classe e della funzione del partito nella rivoluzione. Il partito di domani non potrà essere al di sotto del sistema reticolare di comunicazione che fa il giro del globo configurandosi come un vero e proprio cervello sociale. Anche in ambito borghese sono sempre di più coloro che si accorgono che qualcosa di nuovo sta emergendo. Notevole quanto scriveva nel 1938 H.G. Wells:

"Una chiarificante organizzazione universale della conoscenza e delle idee, ossia l'emergere di ciò che ho chiamato Cervello mondiale, rimpiazzerà la nostra molteplicità di gangli scoordinati... in quella e in quella soltanto, è certo, vi è l'unica chiara speranza di trovare un Amministratore Competente per le questioni mondiali. Non vogliamo dittature, oligarchie o domini di classe, vogliamo un'intelligenza diffusa a livello mondiale e autocosciente." (Il Cervello Mondiale)

La borghesia è come l'apprendista stregone incapace di controllare le potenze sotterranee da lui stesso evocate (Manifesto). Pur avendo a disposizione un sistema capace di collezionare enormi quantità di informazione, non sa che farsene della potenza dei big data. La raccolta di dati è essenziale affinchè un sistema conosca se stesso e riesca ad auto-organizzarsi, ma il mondo capitalistico utilizza la scienza esclusivamente per vendere merce e fare profitto. L'intelligenza della nostra specie è sciupata in un sistema siffatto.

Secondo il Censis la rete Internet rende sempre più d'attualità un'economia basata sulla condivisione: nell'ultimo anno 2 milioni di italiani, il 4% della popolazione, hanno utilizzato il car sharing. Cresce anche il coworking e il couchsurfing, modi per lavorare e viaggiare insieme. Cresce il crownfounding, la raccolta fondi attraverso piattaforme specializzate su Internet. Il comportamento spontaneo di milioni di "atomi sociali" sta dando vita a una nuova forma di economia, a nuovi stili di vita che coinvolgono la società nel suo insieme. Microsoft ha implementato Windows 10 gratuitamente in milioni di computer, e anche se è coinvolta solo una base ristretta di utenti (i possessori di Windows 7 e 8), ciò che una volta era venduto oggi è regalato. Se prevale l'aspetto della condivisione su quello della concorrenza, il capitalismo non ha più ragione d'essere.

Lo hanno capito quelli del Venus Project e del Movimento per il Paradismo, che descrivono l'avvento di una società comunistica basata esclusivamente sui risultati tecnico-scientifici già raggiunti entro questa società.

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    "Nella misura in cui tratta di una questione puramente tecnica, la soluzione dipende dagli strumenti tecnologico-scientifici che si riescono ad approntare. Ma, nel momento in cui il campo si allarga – ed è il caso della nostra contemporaneità – il ritmo del progresso tecnico impone alla coscienza umana l'obbligo di adattare le regole alle circostanze, precisando con le sue scelte i criteri che gli consentono di agire. Ed è qui che il pensiero filosofico innesta ancor oggi la sua forza di propulsione."

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